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5 agosto 2008

Giorni

Weekend molto movimentato.
Sabato a pranzo abbiamo avuto due amici di L. che lasciano Berlino per San Pietroburgo. Sono arrivati con un furgoncino stracarico, lui di San Pietroburgo, lei Bielorussa. Tipica coppia russa: lui di una ieratica compostezza centro-asiatica, che a noi secolarizzati Europei potrebbe erroneamente sembrare insignificanza; lei un piccolo instancabile ciclone di parole, gesti, risatine, pettegolezzi. Sfruttando l'ultimo sole estivo abbiamo mangiato in giardino.
Mi era molto difficile seguire la loro conversazione soprattutto quella di lei, che parlava alla velocitá della luce, sebbene con accento piacevole all'udito; non usavano nessuna precauzione (come usare un lessico piú semplice) ed esaurivo tutte le energie a capire e non riuscivo a entrare decentemente nella conversazione.
Sono ripartiti verso le cinque.
Il tempo per un pisolo veloce e per fare la pasta per la pizza e verso le otto sono arrivati altri ospiti: una collega russa di L. con marito russo e figlioletta di tre anni. Vivono a Tampere e sono venuti a Hki per portare la figlioletta allo zoo. L. é stata loro ospite, quando ero a Berlino a studiar Tedesco, e si é innamorata della bambina. Bella, educata e obbediente. Che dopo un po' ha superato la timidezza e si lasciava accarezzare sulle guance paffute e rispondeva alle mie domande in Russo e in Finlandese (la madre mi ha chiesto di parlarle in Finlandese per vedere se ne avesse appreso un po' all'asilo).
Il padre della bambina é uno di quegli omoni grandi grossi barbuti e mansueti. Schivo, ma tenace.
É la madre che tiene banco.
É andata a vivere in Finlandia con il marito quando era incinta della figlia, qualche settimana dopo il mio trasferimento a Hki. In tre anni e mezzo ancora non si é accorta dell'odio che i Finlandesi provano per i Russi; ci ha raccontato un sacco di episodi in cui i Finlandesi le rinfacciano di tutto in quanto Russa, ma, per qualche oscura ragione, non li ha elaborati, ma li lascia in paratattico abbandono nella memoria.
Senza troppi giri di parole, l'ho messa di fronte all'evidenza dell'odio dei Finlandesi per i Russi, forse con troppa veemenza, perché L. mi ha chiesto tacitamente di andarci piano.
Dopo tre anni e mezzo di Finlandia la fase di innamoramento-esaltazione per la Finlandia dovrebbe essere stata giá sostituita da sentimenti piú prosaici quali la disillusione, la luciditá, il realismo, ma la collega vive ancora nella fase positiva. Cinicamente direi che é ancora nella fase prematura del piacere e non é ancora nella fase postmatura della convenienza.

NOTA Ci tengo a precisare che non parlo a vanvera. I miei riferimenti a fasi sono frutto di accurate osservazioni sui molteplici stranieri che conosco e frequento (non faccio riferimento ad uno sparuto gruppetto di Italiani che non parlano il Finlandese) FINE NOTA

Abbiamo servito ai Russi la mia pizza fatta in casa; ne é avanzato solo un pezzetto; persino la bambina ci ha dato sotto col mangiare (con una sua tecnica: mangiava prima il prosciutto messo sopra, poi rosicchiava i bordi e poi attaccava la polpa).
Dopo un sonno ristoratore e una frugale colazione (come quelle di Tex Willer), i nostri ospiti sono ripartiti.
Tempo per tirare un attimo il fiato e dopo un paio d'ore arrivano tre mie amiche italiane, due umbre e una patavina.
Antipasto con prosciutto e melone, melanzane grigliate e marinate, pomodoretti secchi sott'olio.
Poi ricca fettuccina con pancetta, porcini e panna. Fluiscono vari tipi di vino, fluiscono vari tipi di cazzate.
Chiudiamo il pranzo con fragole zuccherate e lambrusco bianco.
Una delle umbre, dopo tre anni di granducato, ne ha le saccocce piene e il mese prossimo se ne va ad Amburgo.

Nel giro di qualche giorno le nuvole hanno conquistato il cielo e la temperatura é calata di una decina di gradi (meno male che é calato pure il prezzo della benzina). La fine dell'estate?
Ieri un vento despota spostava brutalmente di qua e di lá per l'acies celeste le nuvole, come in una gigantesca esercitazione militare. Pareva che da un momento all'altro stesse per scoppiare la battaglia definitiva tra due potenze cosmiche. Ho vissuto una giornata con il fiato sospeso e il naso all'insú, attendendo l'apocalisse e sentendomi piccolo piccolo, un misero uomo solo contro la vasta invincibile forza della Natura.
Ho acceso il riscaldamento, infilato il mio kimono di seta vietnamita e ho continuato la lettura di Petrolio. Mi ha colpito una frase che non ricordo con esattezza e che faceva riferimento a quel momento in cui la notte é piú profonda, quasi da essere persa nella sua oscuritá e nel suo silenzio, momento che precede la grigia luminescenza dell'aurora.
Qui la notte o é troppo breve per poter distinguere diversi gradi di oscuritá, o é troppo lunga e spossante e quasi non si distinguono gradi di luce. Mi sono tornate in mente notti estive in Italia, passate a tirar tardi, mi é tornata in mente quell'oretta prima dell'alba in cui l'umiditá dell'aria e la stanchezza condensano un pizzicore di freschetto sulla tua pelle e un silenzio senza coscienza cade sulla cittá; si sentono solo i camion dei netturbini ravanare tra i resti dei fasti della notte appena terminata e rare macchine che sfrecciano come raschi gutturali.

31 luglio 2008

Vecchi disegni - 3

Nell'autunno del 2001 passai un week end di studio con un'amica nella villetta della sua famiglia al Circeo.
A queste latitudini settentrionali il mare non ha carattere. Puó essere bello, anche molto bello, ma é inodore, insapore, non si sente il sale, non si sente lo iodio. Ha l'insipidezza scivolosa di un laghetto qualsiasi. É acqua, non mare. É scipito come le genti sulle cui rive abitano.
Il Mediterraneo é l'esatto opposto del Baltico. Ha carattere, forza, puó sfoggiare machismo sopra le righe o languire in ozi capuani. Per questo suscita in te sempre emozioni, indifferentemente dalla stagione.
Le passeggiate notturne che facemmo sulla spiaggia del Circeo furono il perfetto basso continuo nella tempesta di sentimenti che mi scuoteva; il mare continuamente ghermiva la terra senza poterla portare nelle profonditá dei suoi abissi.
Quel che ricordo chiaramente di quel week end fu quel che non accadde.
Di quei due giorni mi rimane una poesia che non trascriveró e un disegno della mia amica mentre studiava:

Femme qui etudie
Seduta di spalle, senza mostrare il volto,
immersa in una luce da cui io, nella penombra, sono escluso.
Passó l'inverno. Fui ammesso ad altre luci.
E in primavera partii per il mio primo soggiorno finlandese.
Il disegno seguente é piú o meno coevo. Rappresenta un paesino a una sessantina di km da Roma dove abbiamo una seconda casa. Mi fu meta di chiuse di studio e di temporanei esili in solitaria meditazione.

Segni

8 luglio 2008

Vecchi disegni - 2

Due disegni fatti durante il CAR, Luglio 2002. Ho utilizzato due libere uscite domenicali per un paio di gite a Ravenna e Urbino (il CAR l'ho fatto a Pesaro).
La gita a Ravenna, mi sono portato dietro un pari-scaglione romano, che si è sorbito le mie dettagliatissime spiegazioni sull'architettura bizantina, con ricche digressioni sulla tecnologia costruttiva, la statica e i mosaici (inclusi doverosi cenni storici ed etimologici). Abbiamo visitato Sant'Apollinare in Classe (Classe sta per classis, flotta; un tempo lì erano gli ormeggi di una delle flotte imperiali) e il complesso San Vitale e Mausoleo di Galla Placidia, che ho colto l'occasione di schizzare:

Mausoleo di Galla Placidia
La Domenica successiva il pari-sca ha preferito andare a Rimini con il resto della compagnia e io me ne sono andato solo soletto a Urbino, a visitare il Palazzo Ducale, che ospita la Galleria Nazionale delle Marche.
Urbino è bella di per sè, il Palazzo Ducale per un fan dell'Alberti quale il sottoscritto è un valore aggiunto. Ecco un veloce studio del cortile del Palazzo:

Palazzo ducale di Urbino
Nella collezione della Galleria Nazionale sono conservati il ritratto ufficiale del duca Federico di Pedro Berruguete, la Flagellazione di Piero della Francesca (su cui ho letto un paio di anni fa l'acuto e accurato saggio "L'enigma di Piero" di Silvia Ronchey), la Muta di Raffaello, la Città ideale attribuita al Laurana e molti altri notevoli dipinti. Non dimentichiamoci dello studiolo del duca.
Rientrato a Pesaro, prima di tornare in caserma, mi sono concesso due belle piade.

3 dicembre 2007

Classic Radio

Non sono mai stato un ascoltatore di radio, perché ho sempre considerato le radio tout court dei meri contenitori di scontatezze (musicali e non). Inoltre, il mio tempo libero é occupato essenzialmente dalla lettura (e, per quel che vale, dalla scrittura) e la concentrazione richiesta mal si concilia con il rumore di fondo di una radio accesa. Non capisco quelli che appena alzati accendono la radio e durante la giornata non possono stare senza la compagnia di una radio accesa.
L’eccezione é quando guido. Se avessi uno stereo che legge gli mp3 probabilmente non l’ascolterei, ma la radio offre piú varietá di un cd e non devo cambiarlo quando voglio sentire qualcos’altro (cosa che diminuisce la mia concentrazione al volante). Non che passi tanto tempo in macchina: un’ora al giorno o poco piú (il traffico a Hki é scarsino).
Insomma, alla guida, ascolto Classic Radio, come si puó intuire una radio finlandese di sola musica classica.
Quando vivevo ancora a Roma, ogni tanto provavo ad ascoltare la Filodiffusione, ma non ne cavavo grande diletto, soprattutto perché nella programmazione, a mio modesto avviso, si eccedeva nel dar spazio alla musica del XX secolo, fruibile piú da esperte orecchie di musicologi che da ineducate orecchie quali le mie. E inoltre perché non sopportavo il tono spocchioso e algido dei presentatori, che mi portava alla furia omicida quando affettavano con tutta l’arroganza possibile pronunce in lingue straniere, spiattellando le parole a noi comuni e ignoranti mortali sul naso e con mala grazia. Se c’é proprio una cosa che non tollero é la puerile vanitá di coloro che sfoggiano “cultura” per affermare implicitamente (e rozzamente) la loro pretesa superioritá (soprattutto quando “cultura”, nel senso di “paideia”, presupporrebbe anche una crescita morale).
Quello che piú amo di Classic Radio invece é proprio il tono dei presentatori (a parte l’ampio spazio che dedicano alla musica barocca). Introducono la musica con dolcezza e familiaritá, come una nonna che insegni a impastare alla nipotina; comunicano calore; e quando presentano un pezzo di musica dodecafonica, lo fanno sospirando, come se, raccontando una favola, fossero arrivati al punto in cui l’eroe sembra che non riesca piú a liberare la principessa prigionera della strega.
Ad essere sincero, la cosa non mi stupisce: per quel poco che conosco i piccoli Finni, li so generalmente alieni dall’affettazione di snobismo (a parte la gioventú che si dá un tono ascoltando pop di quarta categoria o heavy metal satanico e vestendo sciattamente H&M).

11 giugno 2007

Mattina in spiaggia - Mar Tirreno - Infanzia

Camminando all’ombra delle cabine sento sotto i piedi sabbia fresca e umida. Amalgamate alla brezza satura di iodio e al risaccar delle onde, scambio per arie di Bach le canzonette che la radio del bar diffonde a basso volume, prima del chiasso. Le mie dita toccano con piacere legno roso dalla salsedine, la vernice scrostata; l'incuria delle cose. Lo zoccolare del bagnino sui quadrotti di cemento é sfacciato; mi sorprende la sua sicurezza nel camminare sulla sabbia.
Ma presto odore di crema solare. Giá m’inebria il ruggito del sole. Nelle borse di plastica lucida si nascondono tesori di pizzette avvolte in carta unta e bottiglie d’acqua ancora fredda. Cominciano le cerimonie tra vicini d’ombrellone. Si leggono giornali nell’attesa di cimentarsi con le parole crociate. Leggo un romanzo di Verne nell’attesa del bagno. Odorare il libro mi aiuta a sognare avventure.

16 maggio 2007

Italia

"Finchè esisteranno frammenti di bellezza, qualcosa si potrá ancora capire del mondo. Via via che spariscono, la mente perde capacitá di afferrare e dominare. Questo grande rottame naufrago col vecchio nome di Italia é ancora, per la sua bellezza residua, un non pallido aiuto alla pensabilitá del mondo."
(Guido Ceronetti, Un viaggio in Italia, 8, Milano, 2004, Einaudi)

5 marzo 2007

D&G

Non sono d'accordo con quanti si scandalizzano per le immagini dell'ultima campagna pubblicitaria di Dolce&Gabbana.
Lo scandalizzarsi mi pare cosa di cattivo gusto: fa molto imam incazzato, fa molto perbenista di sinistra.
Lo scandalizzarsi é conseguenza naturale del sentirsi giusti (chi si scandalizza è chi si sente in diritto di scagliare la prima pietra). Trovo incosciente ed ingenuo il sentirsi giusti: incosciente perché non é sicuramente di stimolo alla ricerca del proprio miglioramento, ingenuo perché ti porta ad illuderti di saper distinguere il bene dal male. Personalmente ritengo molto difficile credere alla buona fede di quanti si sentono giusti (e non penso solo a bigotti e baciapile, ma anche a imam incazzati e barbuti, a perbenisti di sinistra ben vestiti, a no global canna e kefia).

Se non sono d’accordo con quelli che si sono scandalizzati, figuriamoci se la possa pensare come quelli che richiedono le scuse dei due stilisti, come la CGIL (o con quelli che esigono che i manifesti siano disaffissi). In primo luogo, mi sfugge totalmente in nome di chi la CGIL richieda le scuse ufficiali di D&G; forse sarebbe meglio che tornassero ad occuparsi dei lavoratori. In secondo luogo, richiedere le scuse non é solo ingannarsi di saper distinguere il bene dal male, ma é addirittura arrogarsi il diritto di amministrare giustizia (richiedere le scuse e soprattutto richiedere di disaffiggere le immagini é una vera e propria sentenza).

Per quel che puó significare, io esprimo la mia solidarietá ai due stilisti.