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21 novembre 2009

L'arte del saper ascoltare - 1

Approfitto del santo (e spero perdurante) sonno della bimba.

Anni fa, a una festa a Hki in casa d'Italiani, conobbi un tale, Ligure se non erro, dottorato in Fisica e impiegato presso l'Istituto meteorologico finlandese (o come diavolo si chiama).
Credo di essere in generale un ottimo compagno di chiacchiera, nel senso che lascio la gente parlare perché so ascoltare e mi piace ascoltare; spesso assumo volutamente un ruolo passivo nella conversazione per dar modo al mio interlocutore di sentirsi piú forte e sicuro e lasciarsi andare a ruota libera, fino a sbrodolarsi e rendersi ridicolo se necessario (talvolta, quanto il mio interlocutore é timido, ottengo lo stesso con un paio di domande a bruciapelo; talvolta invece nisba).
Lasciai parlare il Ligure perché fin da subito mi pareva personaggio pieno di sé e quindi potenzialmente gravido di baggianate, fesserie e meschineria. Non mi sbagliavo.
All'inizio, saputo che ero ingegnere e stimandomi uno sfigato insignificante, inizió a fare ironia proprio sulla professione dell'ingegnere, paragonandolo ad un'instancabile formichina tutta presa dalle sue semplici e innumerevoli formulette, mentre lui, PhD in Fisica, mandava palloni per le nuvole e si districava tra complessi algoritmi (sottintendendoli incomprensibili a noi ingegneri). Questo cocktail di presupponenza, pregiudizio e cattivo gusto mi deliziava.
Sorrisi come per dargli ragione e lui ne trasse coraggio per continuare a vantare la sua superioritá intellettuale.
Alla fine della conversazione, a statuire che la sua non era una vita, ma una missione o a enunciare persino la sua superioritá morale (fate voi), mi confessó che viveva in un monolocale di 20 mq a Ruoholahti (un alienante quartiere sorto tra il porto occidentale e il centro), che durante il fine settimana l'angustia dello spazio lo soffocava e che era costretto a uscire pure se fuori faceva -20.
Sorrisi ancora, come per dargli conforto. Io giá allora vivevo in questa casetta di 90 mq con sauna e giardinetto e immersa nel verde.

Prossima puntata: le mie conversazioni cor Pinta.

25 giugno 2009

Ars et labor

Ho dato una mano ad un amico architetto a progettare dei tavoli sospesi per il nuovo ufficio di una societá di produzione di giochi on line. É tutta farina del suo sacco, io l'ho solo aiutato a massimizzare la stabilitá del sistema di cavi (e dato qualche piccolo consiglio per la struttura dei tavoli). Il risultato non é per niente male:

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6 febbraio 2009

Di furgoni e passeggiate

Ieri al corso di Russo l'insegnante ci spiegava il significato della parola увлечение (uvlečenie, passione). Ad esempio, mi fa, se tu hai uvlečenie per le belle macchine, ti compri: Ferrari, Ducato... E una delle signore-madri la interrompe aggiungendo: Iaguár (pronuncia russa).
Al sentire Ducato, ho sorriso: certo l'insegnante voleva dire Ducati la moto, e non Ducato il furgone! fiat_ducato
Lí per lí non ci ho badato troppo ed ho continuato a seguire la lezione, ma dopo cinque minuti mi é venuto in mente un garage strafico con una Ferrari, una Lamborghini, una Rolls-Royce, una Iaguár... e un Ducato!
E sono sbottato a ridere. Cosí, di punto in bianco.
L'insegnante, piacevolmente impressa dallo scoppio d'ilaritá, me ne ha chiesto la ragione e quando ha capito che il busillis era l'aver scambiato la Ducati per il Ducato é diventata tutta rossa, nonostante la sollevassi d'ogni responsabilitá per l'oggettiva somiglianza tra Ducati e Ducato.
Dopo il russkij urok, la lezione di Russo, ho un'oretta di buco (come si diceva ai tempi della scuola e dell'uni) dalle sei alle sette, prima che cominci il Deutschkurs.

Di solito, ai tempi dell'uni, l'oretta di buco era l'ideale per una chiacchiera, qualche sigaretta e un caffé (con panna, se girava bene); talvolta questo miscuglio di chiacchiera, sigaretta e caffé consumato ai tavolini del Bar dello Studente (con vista sul Colosseo, mica pizza e fichi!) era cosí avvincente (complice la compagnia di spiriti sopraffini quali er Pinta, er Centallóra, er Tallone e le Quotate Flautiste e galeotto il clima mite romano) che il buco si allargava fino ad inghiottire la lezione successiva, ma questa é un'altra storia!

Eravamo rimasti con questo buco di un'oretta, piacevole chance per un pigro vagolare flâneur.
Meno male che finora il tempo é stato clemente!
Siccome a Hki (e nel resto del granducato) i negozi chiudono alle sei, a parte parrucchieri e supermercati, nel mio passeggiare mi debbo accontentare di vetrine cupamente illuminate, degli sguardi assenti delle sciampiste che frizionano capoccioni di tutte le taglie e del via vai di larve schive con buste della spesa sbiadite. Incontro spesso cani portati a spasso da diafani figuri, mi accorgo all'ultimo istante di gruppi di bambini che giocano nella neve nel piú assoluto silenzio, sorvegliati da genitori mimetizzati nel buio. Dall'odore improvvismo di sigaretta intuisco che mi sta passando vicino qualcuno che fuma.
Sfilano le criniere gialle di stivalate di mezz'etá tutte tacchi e forza, sfilano biondine ricche di modernitá e di giovinezza, maschietti concentrati sulla playlist o sulla frangetta e vecchi professionisti impenetrabili intabarrati disseminatori di figli. Sono a Töölö, zona signorile, quasi europea, e non battuta dalle schiere brute degli alcolizzati.
Incrocio soprattutto donne e non perché l'occhio vede/cerca quello che gli piace, ma perché gli uomini finlandesi campano nel cono d'ombra delle donne finlandesi.
Solo soletto passeggio ruminando i miei pensieri.
Finché il tempo regge.
Quando arriverá il freddo passeró l'oretta di buco leggendo su un divano del centro culturale russo.

19 gennaio 2009

Serata all'opera

Sabato sera siamo andati a vedere la Tosca al teatro dell'Opera di Hki.
Sedevamo centrali, alle ultime file della platea. Ottimi posti per godersi il palcoscenico. Avrei preferito la prima galleria centrale, donde si vede bene l'orchestra nella buca e soprattutto si spazia per benino sul pubblico. Malignare sulle toilettes delle signore é incluso nel prezzo del biglietto, ma purtroppo in questo non sono supportato dalla mia dolce e buona metá (con un certo mio amico lombardissimo, che é anche decisamente piú melomane di me, ci si sarebbe andati giú pesanti).
Le Finlandesi, quando provano ad acchittarsi, vanno da rinseccoliti business tailleur a pomposi tendaggi stile Buckingham Palace, a seconda della massa di carne da rivestire. Per non parlare delle vegliarde affezionate ai loro caffettani di lana con le renne ricamate.
Sempre e comunque abiti dal gusto pessimo e rigorosamente votati ad ammazzare la bellezza femminile. Mettici pure che tra ad ogni intervallo nessuno rinuncia alla rituale sbevazzata (a parte le vecchie rincancrenite che si fiondano su caffé e brioscina, manco fossero al Radetzky il sabato mattina) e la sala puzza sempre piú di fiati che sanno di vino sudamericano e brandy estone (tanto per i Finni l'unica cosa che conta é che il numerino seguito da % sia il piú alto possibile).
Taccio sulle scarpe.
Ma veniamo all'opera.
Il primo atto é all'interno di sant'Andrea della Valle. L'interno di sant'Andrea era esattamente come ci si aspetta che in un teatro si allestisca un interno di chiesa. Il fatto che sia prevedibile é un demerito? Chi ha ideato le scenografie é mai entrato in una chiesa romana di quelle in pieno stile Controriforma? É mai entrato in una chiesa? Ha idea di cosa sia il sacro? E qui non é questione di crederci o no. La chiesa del primo atto é la chiesa inaridita di chi non ha nemmeno un briciolo di spiritualitá (verosimilmente lo scenografo é Finlandese). Non parliamo dell'impalcatura che serviva a Cavaradossi per salir su fino agli affreschi, pareva una macchina d'assedio medievale.
Il sacrestano, poi, sembrava un fraticello della serie co 'sta pioggia e co 'sto vento chi é che bussa a 'sto convento? Ci manca solo che cominciasse a canticchiare Loaker che bontá! Loaker che bontá!
Di un altro livello Cavaradossi, Tosca e Scarpia.
Cavaradossi (Vladimir Kuzmenko) gran voce e grande interpretazione. Tosca (Olga Romanko) mi é sembrata un po' troppo accademica. Piú di tutti mi é piaciuto Scarpia (Esa Ruuttunen), assai convincente nella sua recitazione quasi da teatro drammatico.
Il secondo atto é nell'appartamento di Scarpia. Anche qui l'appartamento era come ci si aspettasse un appartamento. Ma comunque meglio della chiesa del primo atto. Una scalinata sulla destra portava in una stanza dietro le quinte, dove Cavaradossi viene torturato. Una forte luce proiettava l'ombra di chi facesse le scale sul muro con ottimo effetto. Mi é piaciuta anche la fuga prospettica fino alla grande porta sullo sfondo (dai riflessi metallici, ma dall'aria un po' troppo leggerina per far credere che sia alta vari metri e quindi pesante).
Il tavolo su cui Scarpia cena era fornito con molto gusto e molta cura.
Il terzo atto rappresenta un Castel Sant'Angelo cupo e dai lividi bastioni monolitici; la cupola di san Pietro é sullo sfondo. Durante l'aria in romanesco un gioco di luci che simula l'avanzare dell'alba sulla cupola di san Pietro strappa un applauso a scena aperta. Si vede che non hanno mai visto un presepe! Perché l'impressione era quella.
Buona la prova dell'orchestra (condotta da Kari Tikka). Non conosco molto Puccini, ma ho una certa esperienza di musica orchestrale. Immagino che l'orchestra non debba rubare la scena ai cantanti e al massimo debba sostenerli e accompagnarli e questo l'orchestra faceva, con la forza ctonia dei sentimenti e del destino. Assurgeva a protagonista nei momenti di recitazione muta e ci dava gli stessi brividi che ci davano le voci dei cantanti. Scrivo brividi, perché di brividi si é trattato.
Se il fine dell'opera ultimo sia quello di suscitare emozioni non saprei (lascio la palla agli intenditori), ma devo dire che questa Tosca, con un crescendo non casuale, ci ha tenuto con il fiato sospeso attraverso tutti i colpi di scena fino al suicidio della protagonista.

Abbiamo concluso la serata a cena dal miglior Indiano di Hki. Cibo decente. Peccato che alle 23 del Sabato sera gli unici due clienti del ristorante fossimo noi (fossimo arrivati un po' piú tardi avremmo trovato pure la cucina chiusa).

14 gennaio 2009

A Vaasankatu

Ieri ho portato il portatile di L. a riparare in un negozietto sulla Vaasankatu (via Vaasa).
Conosco la Vaasankatu per aver abitato sulla contigua Porvoonkatu per due anni.
Sebbene mi bastasse traversare un incrocio per imboccare la Vaasankatu, raramente ci mettevo piede, essendo Vaasankatu una serie ininterrotta di sexi shop, massaggi tailandesi, teatrini di spogliarelliste e localacci lerci di quart'ordine. Non per pruderie bigotta, ma semplicemente perché queste cose non mi attraggono.
Ma, mio malgrado, mi é toccato rimetterci piede. In Vaasankatu.
Era quell'ora indecisa alla fine del tramonto, in cui la notte non ha ancora preso il sopravvento e i neon delle spogliarelliste o delle massaggiatrici ancora non irrompono di prepotenza sulla strada; quell'ora in cui ancora puoi vedere due amiche bere un té in uno di quei localacci dove tra poco il tuo onore sará misurato sulla quantitá di pinte ingollate e dai cc di cilindrata della tua moto.
A dare un'aria di degrado contribuivano le impalcature di remontti (ristrutturazione) che creavano arcate di tubi arrugginiti sotto cui passare. Teloni di pellicola trasparente a proteggere le vetrine dei sexi shop le facevano ancora piú ambigue.
Assolutamente l'ultimo posto al mondo dove avrei immaginato di trovare un artigiano dell'informatica.
Perché di artigiano si tratta: pare rimasto ai tempi di MS-DOS mentre il mondo corre alla velocitá pazzesca iperconnessa dei pacchetti cellophanati preconfezionati di centinaia di Gbit, migliaia di ram, di PS3, XBOX, Guitar Hero. E invece lui é rimasto fedele a se stesso, ed eccolo, un nerd invecchiato, un nonno nerd dalla capigliatura alla Einstein. Con le sue battute divertentissime sul consumo di energia dei vecchi monitor.
E il suo negozietto é riproduzione ad alta fedeltá di lui medesimo! Immaginate un antro da rigattiere totalmente cosparso di pc, portatili, monitor, schede madri, km di cavi ritorti di tutte le grandezze e di tutti i colori, poltroncine scassate e mobilio caduto in prescrizione (cosparso é la parola giusta, perché é come se tutto vi fosse caduto ondeggiando lentamente).
Scommetto che il simpatico nonnino sará piú che aggiornato quando sará il momento di presentarmi il conto.

12 dicembre 2008

Pikkujoulu al Centro Russo di Scienza e Cultura

Il pikkujoulu (letteralmente: piccolo Natale) è un'istituzione finlandese finalizzata alla celebrazione del Natale con i non-famigliari. E cioè amici, colleghi, commilitorni, compagni, camerati, amanti, nani e ballerine.
Ogni gruppo, associazione, società, ufficio, confraternita, loggia ecc. che si rispetti ne organizza uno.
Ieri abbiamo celebrato il pikkujoulu al Centro Russo di Scienza e Cultura (dove studio Russo; complimenti ai Russi che sanno elaborare nomi tanto altisonanti).
Ogni corso ha preparato qualcosa, secondo le sue possibilità. Noi abbiamo cantato la bellissima canzone Vecchio acero; a me, che sono negato per il canto, è stata affibbiata la lettura di un brano dell'Onegin puškinano (7, XXIX,12-XXX,8):

Вот север, тучи нагоняя,
Дохнул, завыл ― и вот сама
Идет волшебница зима.

Пришла, рассыпалась; клоками
Повисла на суках дубов;
Легла волнистыми коврами
Среди полей, вокруг холмов;
Брега с недвижною рекою
Сравняла пухлой пеленою;
Блеснул мороз. И рады мы
Проказам матушки зимы.

Ecco il vento, raccogliendo le nuvole,
ululava e soffiava; ed ecco in persona
viene la Maga dell'Inverno.

Arrivò, si sparse; con i fiocchi
si appese ai rami delle querce;
si distese con ondulati tappeti
in mezzo ai campi, intorno alle colline;
le coste con il fiume immobile
pareggiò di un soffice lenzuolo;
risplendette il gelo. E noi felici
degli scherzetti di Madre Inverno.

(la traduzione letterale e senza pretese è mia)

Ho avuto la fortuna di vivere questi inverni. Leggendo questi versi ne sono persino orgoglioso.
E che gioia leggerli in lingua originale!

7 novembre 2008

Vaasa e varie

Mercoledí della settimana scorsa si é tenuto un section meeting presso il nostro quartier generale a Vaasa.
Vaasa dista 50 minuti di aereo o 4 ore di treno da Helsinki ed é una sorta di capoluogo di quella sottile striscia di costa occidentale in cui si parla Svedese invece che Finlandese.
Va da sé che il section meeting é stato di una noia mortale. Il relatore aveva la brillantezza e l'appeal di uno zombi.
Dopo il meeting tutti in sauna (rigorosamente divisi per sesso in due edifici). Tra una sauna e l'altra ci siamo scolati varie casse di birra (non esagero).
Cena vichinga. Siamo stati tutti dotati di elmo cornuto e tunica da usare come tovagliolo e hanno portato quantitá abominevoli di carne (manzo e maiale) e salmone. Unica posata un coltellaccio. La fiera della proteina. I boccali non si faceva in tempo a vuotarli che subito venivano riempiti.
Verso le dieci di sera (la cena é cominciata alle sei), ci hanno scaricati al centro di Vaasa e tolto la catena. Io sono andato in un locale tranquillo vicino l'albergo, ma molti colleghi sono sciamati abbaiando alla ricerca della disco e del casino (impresa ardua il Mercoledí notte a Vaasa, credetemi).
Il giorno dopo erano tutti grigi, senza espressione, alle prese con un postumo terribile; ripetevano come un mantra "per quest'anno basta sbronze".
Tornati a Hki i colleghi sono andati a completare il collasso a casa, mentre io, dopo una doccia ristoratrice, sono andato al corso di Tedesco e poi di nuovo ad un party, l'inaugurazione di uno studio fotografico, probabilmente il principale di tutta la Finlandia, una di quelle feste di cui si parla nei giornali patinati.
Ambiente per me praticamente nuovo. Metá delle persone al party erano potenziali clienti dello studio e metá "artisti" che campicchiano con il sussidio.
Lo studio fotografico é subentrato nei locali di un jazz bar che ho frequentato negli anni scorsi (ci suonava spesso un amico), uno spazio ipogeo grandissimo e articolatissimo nel cuore urbano di Hki.
Il dj, mezzo persiano mezzo tedesco, creava un ambiente di house con forte colore mediorientale (il suo scagnozzo poi avrebbe spostato verso l'India le suggestioni sonore). Bar fornitissimo (ma io mi sono limitato ad un bianchetto spiccio). Fiera dei personaggi bislacchi. Un Chesterton sarebbe andato in brodo di giuggiole.
La categoria che mi ha impressionato di piú é stata quella degli ex modelli. L'ex-modello é piú decadente dell'ex-modella.
Ne ho visti un paio in giacchette da quattro soldi, misero tentativo di seguire la moda con le misere risorse del sussidio statale. Aria depressa, sbattuta, sfiorita, senza speranza. Invitati per crudeltá a party ai quali partecipano per illudersi di stare a galla. Non mancavano dei suonatori (non ce la faccio a chiamarli "musicisti"), famosi in Finlandia, lerci lerci e sbronzi marci; si definivano "artisti", ma mi pareva solo una scusa per imporre la volgaritá del loro sudiciume e del loro eccesso.
Ho visto cataloghi umani di nevrotici, vari casi umani, ragazzette vestite malissimo che si credevano Grace Kelly. Ho passato la maggior parte del tempo con il mio amico polacco (uno dei soci dello studio) e la moglie (anche lei polacca).
Il piú sfigato in assoluto della festa é un tizio americano che ha l'appartamento nello stesso pianerottolo dove abita l'ex moglie finlandese (mai dimenticata) con il nuovo marito (uno Svedese imbottito di soldi). Ma cambiare casa no, eh?
A causa della mia barba nera e incolta e della camicia nera, sono stato scambiato per un pasdar, la guardia della rivoluzione in Iran.

28 ottobre 2008

Il manipolatore di coscienze

Ieri al corso di Russo.
Come buon esercizio di conversazione, l'insegnante chiede ad ogni studente di raccontare quello che ha fatto uno o due giorni prima.
Visto che Domenica l'ho passata montando il mobile, indovinate cosa ho detto?
Che Domenica ho montato un mobile.
Ho aggiunto che le istruzioni facevano schifo e che le parti non combaciavano. Al che, frementi di orgoglio nazionale, le signore-madri e l'essere asessuato dal capello unto hanno chiesto: é un mobile Ikea?
NOTA
Essendo gli Svedesi secondi nella lista dell'odio (i Russi sono primi e irraggiungibili), i Finni hanno piacere nell'ennesima dimostrazione della qualitá infima di tutto quello che proviene dall'altro lato del golfo di Botnia (cioé la Svezia).
FINE NOTA
CONSIDERAZIONE SUL RAZZISMO
L'odio contro gli altri i popoli (maxime Russi, Svedesi, Estoni e Somali) e lo sciovinismo becero in Finlandia é ubiquo e lo si trova senza l'ombra del dubbio in tutte le classi sociali, dall'operaio al top manager.
Quando gli Italiani si dicono addosso di essere un popolo razzista, peccano per provinciale superbia: da quello che vedo andando in giro per il mondo, noi Italiani non siamo affatto razzisti.
FINE CONSIDERAZIONE
Insomma, sentivo su di me il peso dell'attesa della battuta che dissipa l'errore: sí, era un mobile Ikea!
Ma non lo era! E lasciando le signore-madri e l'essere asessuato a bocca aperta, ho dichiarato di aver comprato il mobile in un mobilificio finlandese.
Ho rischiato l'incidente internazionale. No, di piú: ho detto qualcosa di talmente aberrante per le orecchie finniche da neppur poter esser compreso dai loro modesti cervelli! Una cosa prodotta in Finlandia che non é fatta bene???
I filosofi stoici lo chiamavano semplicemente adynaton: impossibile.
Le signore-madri e l'essere asessuato mi chiedevano quale mobilificio finlandese potesse mai produrre un mobile non assolutamente perfetto. Io nicchiavo, traccheggiavo, davo informazioni totalmente inutili.
La tensione cresceva.
Giá sentivo serpeggiare contro di me tacite accuse di menzogna, di malafede (fidarsi di un Italiano sposato con una Russa?); un attimo prima che l'odio si scatenasse irrefrenabile, un attimo prima che le torpide coscienze finniche esprimessero definitivamente e irrevocabilmente contro di me il pollice verso, la catarsi: sí il mobilificio era finlandese, ma il mobile é stato prodotto in Estonia.
Eccola la quadratura del cerchio, la dimostrazione ultima del teorema! Sospiro di sollievo!
I cattivi Estoni lavorano male, bevono sul lavoro, si drogano prima e dopo il lavoro e poi vendono prodotti di infima qualitá ai poveri, innocenti, buoni Finlandesi.
L'ordine cosmico non é stato spezzato, ogni cosa ora é di nuovo a posto e la lezione é proseguita senza intoppi.

20 ottobre 2008

Яр

In questi giorni l'Istituto Russo di Scienza e Cultura (dove studio Russo) organizza un festival di cinema Russo contemporaneo. Giovedí a lezione ho preso un paio di biglietti gratis per un film che avrebbero proiettato Venerdí. Le uniche cose che sapevo del film: il titolo, Яр (Il burrone), e che era tratto da un racconto di Esenin.
Insomma, Venerdí andiamo a vedere Il burrone.
Entrati in sala (massimalista lusso sovietico), le tipologie di spettatori presenti non sono molto variegate. In primis vedo una giovane coppia di studenti: una ragazza con un'aria da intellettuale che si trascina dietro uno di quei ragazzi alti e passivi. Ma soprattutto Russi e Russe: giacche dal taglio antiquato con barba da filosofo per l'uomo, aggressivi stivali di vernice nera ed elaborate criniere bionde per le donne. I Finni, dimessi e insignificanti, quasi non si notano. Alla fine vediamo un volto amico, é quello di una signora-madre (del mio stesso corso) che si porta appresso la figlia.
Comincia il film. Apprendiamo che é del 2007 e che la regia é di Marina Razbežkina. La storia comincia con un sogno del protagonista, Kostja, in cui rivive un episodio dell'infanzia: durante una notte, le donne del villaggio giravano per i campi nude battendo padelle per scacciare il Male; gli uomini se ne stavano tranquillamente chiusi in un'izba a fumare, ma Kostja bambino, spinto dalla curiositá, esce dall'izba e, dobbiamo presumere, si becca in pieno il Male.
Kostja si sveglia, é solo un sogno. Arriva la madre che gli porta la camicia pulita: oggi é il giorno del suo matrimonio.
La prima impressione é favorevole: i costumi e l'ambientazione sono perfetti, la fotografia é magnifica (con viste di campi immersi nella nebbia).
Poi arriva la voce fuori campo del protagonista per dirci seccamente che lui amava un'altra donna, ma sposa Anna solo per obbedire alla madre; lui sa anche che Anna ama Stëpka. Comincio a preoccuparmi: in genere diffido delle voci fuori campo.
Poco dopo inizia un giro di sguardi tra i quattro vertici del chiasmo amoroso, occhi addolorati da filodrammatica di Rocca Sgurgola per le donne e occhiate da Rambo per Kostja. Una cosa pietosa. Se nelle intenzioni della regia c'era quella di suscitare emozioni o tensione, bé, provo emozioni piú intense quando mi si stacca un bottone dalla camicia.
Devi avere le palle di Sergio Leone e la colonna sonora di Morricone (e Clint Eastwood, Lee van Cleef e Eli Wallach) per fare una scena fatta solo di sguardi e senza una parola una. Da questo punto, dopo appena cinque minuti, é iniziata l'involuzione del film, durata altri lunghissimi novantatré minuti.
Si capisce il senso del sogno, cioé che Kostja si era preso il Male, cioé che porta sfiga, perché chiunque gli stia intorno muore. Il film finisce perché sono crepati tutti (a parte Kostja, ovviamente).
La storia é condotta senza uno straccio di filo logico (se non quella che ovunque Kostja vada, tutti quelli che gli stanno intorno prima o poi rendono l'anima).
Ogni tanto do uno sguardo a L.: segue il film impassibile, come se stesse seguendo una lezione di Cinetica discreta dei fluidi in Serbo-croato arcaico.
Quando il film va a rotoli, tutte le magagne vengono a galla. Come dicevo, costumi e ambientazione bellissimi, le comparse e i comprimari credibilissimi come contadini; anche Kostja viene dal villaggio, ma 1) non si sa che professione faccia; 2) lui é strafico: mentre tutti gli altri sono sporchi e mal vestiti, lui é sempre tirato a lucido (soprattutto sbarbato, anche quando vaga senza meta) e pare appena uscito da una boutique alla moda; mentre tutti gli altri sono analfabeti o sanno a mala pena leggere, lui legge Ovidio (tra l'altro sono riusciti a mettergli in bocca una citazione delle piú insulse e che soprattutto non c'entra niente con il film).
Una noia mortale.
L'unica cosa che si salva é la fotografia, che coglie con freschezza la Natura russa (campi, fiumi, foreste, estate, inverno).
Schizziamo via durante i titoli di coda (qualche coraggioso cinefilo siederá fino alla fine).
Prima di andarcene a casa, scambiamo quattro parole con la signora-madre e la figlia. Evitiamo commenti sul film; la signora-madre ci dice che anche la figlia studia Russo, ma da un mese solo. E io alla figlia, simpaticamente: allora fra poco ci raggiungerai (sebbene tra noi e lei ci sia almeno un paio d'anni di studio di differenza); e lei, acidamente, io studio alla Helsinki School of Economics, e il Russo che studiamo é business-oriented! Me cojoni, ma allora sei cazzuta!, avrei voluto dirle, ma non sapevo come tradurre me cojoni in Inglese. Mi limito ad uno: immagino quanto sia business-oriented il tuo Russo dopo appena un mese! E la madre, che aveva visto che la figlia aveva giá a sufficienza cagato fuori dal vasetto e non voleva che continuasse a farla per terra, interviene: sí, sa contare fino a 12!
Piccole stronze crescono. Tra l'altro la Helsinki School of Economic conta quanto il due di picche.

17 ottobre 2008

Sforzo titanico

Della serie "ieri ho salvato una ragazza da uno stupro selvaggio e sai come? trattenendomi".
Tranquilli, ieri non c'era nessuna ragazza e nessun desiderio che non avesse l'imprimatur vaticano. Epperó mi sono titanicamente trattenuto.
Tranquilli, nemmeno faccio riferimento ad alcun improrogabile e incontenibile diktat intestinale.
Piú che altro sto parlando di un gesto nobile e disinteressato, come quello di non calare il due di briscola quando l'avversario é costretto a scartare un asso bollente, cioé di non approfittare della situazione per trarvi spudoratamente vantaggio. Vivere la convinzione che perdere sia da gentiluomini e vincere da cafoni, che sia piú elegante stare in torto che aver ragione ed esser stronzi (a Roma, saggiamente, la ragione é degli stronzi).
Ma non divaghiamo.
QUANDO: ieri
DOVE: corso di Russo
Si leggeva un racconto di
Čehov, in cui alcuni personaggi vengono descritti strafogarsi in una trattoria di Mosca per una colazione alle tre del pomeriggio: gory blinov (montagne di frittelle) spalmate di burro e caviale, bottiglie di vodka, zuppe, etc. Soprattutto quello chiamato hozjain (il padrone) gli dá giú di brutto (e dopo tre ore aveva anche un qualche pranzo ufficiale). Tra l'altro era una tortura indicibile leggere di quell'abbuffata un'oretta-un'oretta e mezzo prima di cena (i miei succhi gastrici facevano scintille).
Insomma, ad un certo punto del racconto uno apostrofa altri come dikary. Ci guardiamo l'un l'altro ignorando il significato di dikary. In realtá non ci guardiamo l'un l'altro, perché i Finlandesi per qualche oscura ragione erano assenti a scuola quando hanno spiegato "condividere i sentimenti"; sono io che guardo gli altri (le signore-madri e l'essere asessuato frangipalle) alla ricerca di un barlume di emozione nelle loro facce (che hanno la rara qualitá di essere flosce e granitiche a un tempo).
L'insegnante che ha l'energia e la comunicativa di un'artista di strada ci viene in soccorso e ci spiega che dikary sono quelli che abitano ad esempio le foreste o luoghi sperduti, vivono allo stato di natura (brillantemente ha descritto lo stato di natura come l'ignoranza del bene e del male) e sono primitivi, belluini: dikary sono i "selvaggi"!
Ed é qui che ho performato lo sforzo titanico, l'epica impresa di trattenermi.
Perché se mi parli di gente che vive nelle foreste, é primitiva e vive allo stato di natura (cioé ha saltato a pie' pari tutto il drammatico percorso della civiltá per ritrovarsi improvvisamente con un Nokia in mano), bé, scusate, ma a me vengono in mente i Finlandesi. Perché la loro semplicitá e il loro essere diretti ad un Europeo possono apparire come patente ferinitá, smaccata rozzezza; soprattutto la loro mancanza totale di background storico li costringe senza redenzione all'ignoranza del conflitto morale che urge nel cuore di ogni uomo civilizzato e, conseguentemente, alla brutale mancanza di qualsiasi profonditá intellettuale.
Semplicemente, non potevo dire quello che pensavo (quella non era la sede adatta).
É stata dura.
Ma ce l'ho fatta
Ho taciuto.

8 settembre 2008

Un duro weekend

Questa settimana ci monteranno la nuova cucina.
Il weekend é stato speso nello svuotare tutti i pensili (che é stata anche impagabile occasione per buttare un sacco di roba scaduta) e nel rimuovere la vecchia carta da parati dalla cucina.
La vecchia cucina era quella originale degli anni '80 (di quando é stata costruita la casa; a queste latitudini gli anni '80 sono l'epoca di Cola di Rienzo e gli anni '50 quella di Cheope e Micerino); funzionava ancora bene, per caritá (a parte la lavastoviglie), ma andava sempre piú assomigliando alla cucina di nonna Papera.
Ho progettato la cucina secondo il compromesso di assecondare le nostre esigenze e quelle di un futuro acquirente finnico: l'ibrido mi pare piacevole, per lo meno sulla carta; vedremo come sará dal vivo!
Sabato abbiamo spezzato il duro lavoro festeggiando il compleanno della ns amica polacca.
Abbiamo cominciato al solito Sea Horse (la zuppa di salmone non ci ha deluso nemmeno questa volta): eravamo una decina di persone (nazionalitá presenti: 3 Polacchi, 2 Italiani, 2 Finlandesi, 1 Russa, 1 Colombiana e 1 Olandese).
Italiani: io era una ragazza della provincia di Forlí; ha il ragazzo indigeno (ma indigeno evoluto, parla Italiano e gesticola come un Italiano! NB evoluto non perché parla Italiano, ma perché imbevuto di standard sociali e culturali europei; abbiamo piacevolmente conversato di Joyce e Proust (siamo partiti da Svevo), che lei (laureata in Lingue) ha letto in lingua originale.
Dopo cena siamo andati al solito Kaisla e mi sono concentrato sui ns amici polacchi (coppia che andrá a Roma nobiscum a fine mese).
Il Polacco afferma di non amare il pesce. Sfido, dico io, non sei mai andato piú a Sud di Breslavia: tu il vero pesce non l'hai mai mangiato!
Quando saremo a Roma, ti porto a mangiare il VERO pesce a Ostia in un certo ristorantino. Il Polacco mi esterna un cauto ottimismo. Ma siccome io sono bastardo dentro, non ho perso l'occasione di terrorizzare lui e la moglie (la festeggiata), descrivendo con inquietanti accenti una semplice insalata di mare come un orribile miscuglio di tentacoli di polipo in spasmi e calamari tremolanti, il piacere di un'ostrica come un supplizio nazista (per l'ostrica); sono rimasti interdetti persino dalla mia ambigua descrizione di un semplicissimo fiore di zucca fritto. Adesso non sanno piú se essere contenti di andare a Roma o no. Aggiungiamoci il fatto che li abbiamo sistemati in un convento di suore vicino casa, che nella loro mente é qualcosa di simile al monastero de Il nome della rosa (ma che in realtá é una classica palazzina romana anni '50, di un nitore ospedaliero).
A metá serata, l'Olandese si presenta con un vassoio con due bottiglie e vari bicchieri. Le due bottiglie sono di una birra di albicocca prodotta in Belgio. L'olandese é appassionato di birre, ne parlerebbe per ore; peccato che abbia la stessa vis icastica di una vecchietta che recita il rosario!
Questa birra odora di merda, ma il gusto é un po' meglio, ci dice l'Olandese (traduzione letterale). La odoro: al mio olfatto arrivano fragranze di vomito, con nuances acide. Il sapore é terribile. Lui é l'unico che l'ha bevuta. Ogni volta che lui si allontanava, io  gli riempivo il bicchiere con gli avanzi degli altri bicchieri. Lui il suo bicchiere lo vuotava sempre: o era sbronzo marcio e avrebbe bevuto qualsiasi cosa o beveva per non darci la soddisfazione di ammettere di averci offerto una ciofega.

15 agosto 2008

Cazzeggio

Oggi a pranzo il Troll mi ha dato buca, onde me ne sono andato a mangiare da solo al nostro ristorante del Venerdí, il Wossikka (zona Pitäjänmäki).
Mi sono sparato un paio di piatti di jaeger-schnitzel (fettina panata con salsa di funghi) e di makkara (lo scarso wurst indigeno) al forno con formaggio; contorno di puré e verdure al forno.
Durante il pasto mi sono visto un eccitantissimo scampolo di Olimpiade. Di tiro con l'arco.
Prima si sono misurati un Russo (di Tartaria) con un Ucraino; ha vinto quest'ultimo. Poi un Messicano e un Sud-Coreano.
No, il messicano non aveva il sombrero, era una fighetta international, uno di quelli che sa perdere (perché della medaglia non gliene frega una mazza e gli basta caricarsi una hostess all'elegante cocktail party che segue la gara e sapere che a casa in garage c'é il Porsche), ma mi pare abbia vinto sull'Asiatico, che invece era troppo concentrato, troppo gelido per non esplodere alla fine e cagarsi addosso dalla fifa, pur essendo stato in vantaggio per gran parte della gara.

18 giugno 2008

Giorni intenZi

Sabato pomeriggio festa di laurea di un'amica finlandese. Si è laureata in Filologia italiana (sono stato revisore di un capitolo della sua tesi), per quanto ci riguarda poteva laurearsi benissimo in Cucina italiana: ha preparato con le sue mani una ricchissima serie di gustose torte salate e si è superata con i dolci (pannacotta e torta di mele in primis!). Bella festa, praticamente tutte donne; sarebbe stata una pacchia per predatori di biondine: gli unici uomini io, ma impegnato, e un Tedesco con un sorriso da ormoni impazziti (l'altro Crucco non lo conto in quanto finlandesizzato). Ci siamo fatti sotto con il buffet e non riuscivamo a smettere di mangiare. Verso l'ora di cena siamo andati al Soul Kitchen, ristorante a Kallio, dove abbiamo cenato con i nostri amici polacchi (mi sono sparato un hamburgerone da paura, che ha destato le invidie del Polacco, che a sua volta non ha resistito alla tentazione di farsi il bis). Dopo cena, non si sa come, siamo riusciti a entrare in macchina.
Domenica ci è venuto a trovare un collega universitario di Lidia, Russo di Lettonia, a Hki per lavoro. Con il suo aiuto sono andato a ritirare il paravento che mi sono fatto costruire da un artigiano andaluso-finlandese di Fiskars (villaggio di designers, artisti e architetti). Poi la mia pizza.
Lunedì mi sono fatto cacciare dal corso di Tedesco, perchè ho obbligato l'insegnante a tenerlo in Tedesco e non in Finlandese (voglio vedere voi a fare gli esercizi traducendo seduta stante dal Finlandese al Tedesco), sebbene io fossi l'unico straniero tra una ventina di Finni. L'insegnante avrebbe voluto tenerlo in Inglese, ma non si fidava del suo Inglese. Se tu parlassi Russo sarebbe meglio, mi ha detto commiserandomi. Per me non c'è problema, si può parlare Russo, le ho risposto, suscitando l'ilarità generale (nessuno si aspetta mai che parli Russo).
In realtà mi hanno silurato dal corso martedì mattina con una telefonata.
Oggi er Ciàina ha finalmente cambiato camicia (gli ci è voluta più di una settimana per decidersi).
Venerdì in Finlandia si celebra Juhannus (san Giovanni) e ne approfittiamo per un weekend a Tallinn in uno spa hotel.

11 giugno 2008

Suomenlinna

Lo scorso weekend abbiamo avuto ospiti due amici da Berlino (Tedeschi e non Russi, questa volta). Abbiamo fatto del nostro meglio per viziarli e metterli all'ingrasso (con buoni risultati, devo dire); sfortunatamente non siamo riusciti a fare piú di tre pasti al giorno e siamo dovuti scendere ad odiosi compromessi (anche tenendo conto che i nostri Tedeschi non sono voraci quanto Italiani e Russi), ma non sono mancati cornetti fatti in casa, fettuccine alla boscaiola, pizza fatta in casa, crostata della nonna, bruschette al pomodoro, bistecchine di manzo alla griglia con brie e cipolla verde ecc.
Sabato abbiamo passato la giornata a Suomelinna, un'isoletta a quindici minuti di traghetto da Hki, una delle ultime prima del mare aperto, posto ideale per piazzarci un bell'avamposto difensivo, tenerci una prigione o una seconda casa (forse non in quest'ordine e forse non contemporaneamente); c'é anche chi ci abita in pianta stabile.
Eravamo giá stati a Suomenlinna un paio di settimane fa per il compleanno di un amico polacco; per l'occasione avevamo pranzato al Café Chapman, un ottimo ristorante (ottimo per i livelli finlandesi). Siamo tornati da Chapman anche questa volta e non ci ha deluso (a chi ci capitasse consiglio il buffet).
La giornata era assolata ma ventosa, dopo Chapman ci siamo spalmati sulle rocce della costa per sfuggire al vento e prendere il sole (e se n'é preso un bel po', considerata la latitudine).
Il resto del weekend é trascorso ancora piú pigramente.

11 marzo 2008

Due colleghe

Osservo spesso due colleghe.
Entrambe Finlandesi, sui venticinque anni.
Una é reduce da una chemio. L'ho vista perdere progressivamente i capelli, andare in giro come Kojak e ora dei ciuffetti le stanno spuntando random sulla testa. Ha un fisico mascolino e lineamenti duri (accentuati dalla pelata).
L'altra é l'esatto opposto. Faccino angelico, lunghi capelli biondo scuro, grassa di salute.
Mentre la prima parla con voce roca, sfoggia rudezza maschile e siede scomposta come un ragazzaccio, l'altra invece parla in fil di voce e si muove fluida e in silenzio come una micia.
L'una é uomo, é leader, l'altra é donna, é passiva.
Le vedo sempre insieme, quasi incuranti del resto del mondo. Un'amicizia esclusiva, asimmetrica, complementare.
L'una dá disperate prove di forza, l'altra ha trovato un disperato ripiego alla solitudine.

25 ottobre 2007

Una figura di merda

Giá il fatto di essere Italiano in Finlandia (con le aggravanti del pizzo e della scoppola) mi vale l'esser considerato dalle masse bionde un "geneticamente casanova". Qualche settimana fa ho ulteriormente aggravato la mia posizione.
Sopravvissuto ad un projektilounas, cioé una cena di progetto (che implicava il sopravvivere ad una visita al työmaa, cioé al cantiere; nello specifico il gigantesco sito del porto di Vuosaari); sopravvissuto al projektilounas, dicevo, e cioé ad una misera bistecca di toro con un po' di patate al forno, il tutto innaffiato con abbondante, ma scarso Cabernet-Sauvignon sudafricano, mi apprestavo a lasciare al suo alcoolico destino il gruppo di colleghi ancora molto assetati.
In realtá avrei avuto anche un'altra cena.
Flash back. Un amico di Valencia, giá ricercatore a Berkeley, lascia la California per seguire la bionda moglie nel suo capriccio di ritornare ai patrii lidi; non trovando la rubia manco uno straccio di lavoro in un anno e mezzo a Hki (forse essendo lei di troppe pretese professionali vantando una laureetta in Psicologia), i due decidono di tornare negli Stati Uniti. Fine flash back.
Il mio amico di Valencia e la sua rubia erano in quei giorni proprio a Hki per battezzare il figliolo di pochi mesi e proprio quella sera del projektilounas erano a cena con alcuni amici per presentarci ufficialmente il piccoletto (visto finora solo in foto). Tra gli amici ci dovevo essere anch'io, ma essendo impegnato sul fronte professionale a malincuore mandavo L. da sola, con l'accordo che li avrei raggiunti piú tardi per l'ammazzacaffé (ho preso una grappa; faceva schifo e rimpiansi la grappa di Brunello del Lasipalatsi).
Per farla corta: saluto in fretta i colleghi per raggiungere i miei amici e con un generoso slancio glottologico dico a tutti in Finlandese che ho un appuntamento con mia moglie: sará stata la stanchezza, sará stato il freddo, sará stato il vino: ma invece di dire che ho un appuntamento vaimon kanssa (con mia moglie), dico, candidamente sorridendo, naisen kanssa (con una donna). Cala il silenzio e tutti mi guardano con occhi sbarrati, pensando: questo é sposato da due settimane e non solo tradisce giá la moglie, ma lo sbatte pure ai quattro venti. Dopo qualche secondo una collega sillaba omanainen (la TUA donna). Nell'attesa della mia conferma il silenzio si fa piú fitto e gli occhi piú sbarrati; io, che non mi ero reso ancora conto della gaffe confermo, sempre candidamente sorridendo, omanaisen kanssa (con la MIA donna). Ripensandoci a posteriori: nessuno mi ha creduto.
Mentre un tassí mi portava via, mi resi conto della figura di merda.

13 luglio 2007

Appunti da un giorno di nozze - 2

Lasciamo il Maistraatti di Espoo e cerchiamo un taxi per farci portare a Helsinki; ci facciamo lasciare al Senaatintori.
Il tempo di qualche foto e comincia a piovere e si alza il vento.
Ci rifugiamo al Kappeli per scaldarci con un cappuccio.
Suscitiamo l’interesse di un gruppo di turisti polacchi, che non ci staccano gli occhi di dosso (forse perché non riescono a capire se parliamo tra di noi in Russo, in Inglese o in Italiano; forse perchè in contemplazione di una bellissima giovane donna e del suo elegante cavaliere).
Usciamo quando smette di piovere e riprendiamo il cammino: voglio portare i nostri amici al Töölönlahti, baia che pare un lago, tanto l’accesso al mare aperto è stato manomesso (bello passeggiarci l’inverno quando ghiaccia), presso cui sorge la Finlandiatalo; ma la pioggia ci sorprende ancora dopo aver superato la stazione ferroviaria e ci rifugiamo nell’edificio dello Helsingin Sanomat (il maggiore quotidiano finlandese). Mentre le ragazze si godono una mostra di pittura nella hall, A si gode la mia spiegazione del comportamento meccanico della facciata in vetro e acciaio.
Ormai è tempo di andare al Lasipalatsi, dove ci aspetta un tavolo, e mentre la pioggia tira un attimo il respiro lo raggiungiamo costeggiando il Kiasma.
Cominciamo la cena con un’ottima zuppa di salmone accompagnata dal pane di segale e dal Fiano d’Avellino. La zuppa, ricca di salmone e patate, non è molto cremosa, né molto dolce, a differenza della zuppa del Seahorse, cosa che la fa apparire meno artefatta, meno gonfiata, ti dà l’impressione di schiettezza, essenzialità.
Il piatto principale è lombo di renna con salsa di lampone; per questo piatto ho scelto un Raimat Gran Reserva del 1995. Non sono un appassionato di salse di bacche, ma questa è molto leggera e non copre il sapore della renna.
Per dolce ho preso dei pezzetti di formaggio fresco a pasta molle affogati in una crema calda alla cannella (molto usata in Finlandia) e serviti con delle bacche di camemoro (finlandese: lakka o hilla; bacca arancione pallido che cresce solo nelle paludi del Nord e dal sapore acido); l’ho trovata una combinazione estremamente raffinata: caldo e dolce sapientemente mescolati con freddo e acido. L. ha scelto una creme brulee di caramello con fragole marinate in un liquore alle fragole (non ricordo che cosa abbiano preso gli altri).
Un caffè, un bicchierino di grappa di Brunello, un’ultima corsa in taxi e siamo a casa.

E’ notte (ma a questa latitudine e in questa stagione non è buio): è il momento di un romantico valzer: per la festa che si terrà a Kemerovo L. e io dovremo ballare un valzer e vogliamo dare un saggio ai nostri amici.
Adesso si è fatto davvero tardi! I nostri amici rimangono garbatamente in soggiorno a vedere Gardemariny, vperëd!, una miniserie russa del 1987 in quattro episodi ambientata a metà Settecento (la storia ha l’inverosimiglianza di una fiaba, con attori principali giovani e belli e bravissimi secondi ruoli), mentre io e L. ce ne saliamo in camera.

10 giugno 2007

Il mio addio al celibato finlandese

Appuntamento alle 20:15 a casa di A&S a Otaniemi, a due passi dall'univerità aaltiana.
Si comincia con una cena nel giardinetto condiminiale. Ci sono anche un'amica austriaca e un ragazzo di Pisa. Poco dopo arriva anche C, filosofa della provincia di Forlì (sfortunatamente non vanta origini predappiesi). Mangiamo pasta (fredda) e makkara (tiepidi). Ricevo complimenti per come adagio la senape sul makkara.
La cena all'aperto è animata da una caccia al tesoro. A&S hanno composto undici incantevoli distici rimati sulla vita di coppia (in lingua italiana, ma con forti escursioni nel dialetto umbro). Ad ogni distico è abbinato un oggetto nascosto nel giardinetto.
Tra gli oggetti che ho dissotterrato durante la caccia al tesoro ci sono: un perizoma di gomma mangiabile, un paio di manette con pellicciotto rosa, un paio di occhialoni rosa, una cravatta con un paio di labbroni al posto del nodo, una bandana rosa. Oggetti che ho immediatamente indossato man mano che li trovavo (a parte il perizoma).
Dopo cena siamo andati a ballare al Baker's. Io ero conciato come sopra. Non pago di attirare l'attenzione, ho passato la maggior parte del tempo a sbracciarmi sul cubo (sudando come in sauna: a fine serata ero ridotto in uno stato pietoso, ma con ancora indosso gli irrinunciabili accessori; mi sentivo come un costume di carnevale il Mercoledì delle Ceneri). Al Baker's abbiamo incontrato i ragazzi di C e dell'amica austriaca.
Nonostante le mie amiche A&S si fossero riproposte di farmi bere "a bestia" (toscanismo), sono state loro a sbronzarsi (il giorno dopo ho potuto tranquillamente falciare l'erba del giardino e pulire casa per l'arrivo imminente di L).

30 marzo 2007

Una coppi di Romani - 2

Allora ero in procinto di lasciare il mio appartamento in affitto a Kallio e lui insisteva a visitare l’appartamento (si preoccupava che il balcone desse a Sud per poterci installare la parabola). E io, ingenuamente, non capivo perché volessero trasferirsi da un appartamento centralissimo (tra Kamppi e Punavuori) con tre stanze in uno a Kallio con due.
L’appartamento se lo stava cercando per viverci da solo.
Venne fuori che il tentativo di sfondare nel mercato finlandese non andava come previsto.
Man mano misi insieme i pezzi del puzzle, soprattutto grazie alle parole di lui (che si sfogava con me mentre facevamo la fila al bancone).
Lui e la moglie stavano insieme da circa quindici anni, e da un anno si erano sposati (poco prima di trasferirsi a Helsinki). Ma da quando si erano trasferiti a Helsinki lui voleva "cambiare" (lei usó questo termine per dire che lui stava cercando un’altra donna o, piú probabilmente, molte avventure). Me lo disse con calma, come se il marito avesse deciso di cambiare macchina (lei parlava sempre con calma; piú che calma era un misto di lucida rassegnazione e predacitá sospesa).
Non osai giudicarli.
Lui mi parve vincitore, tutto proiettato nel futuro (meditava di tornarsene a Roma se presto le cose non fossero andate meglio; "si vive anche di professione", mi ripeteva; cercava chiaramente avventure con le biondine); lei, sebbene piú maligna, piú raffinata, mi parve sconfitta, tutta rattrappita nel passato (mi raccontava di rosticcerie e pasticcerie romane; erano quelli gli unici rimpianti che le uscissero di bocca, ma era chiaro che ne aveva di ben altri) o nascosta nelle vite altrui (vantava l’amicizia di una medaglia olimpica di non so quale specialitá).
Recentemente ho saputo che sono tornati a Roma.

Una coppia di Romani - 1

Lo scorso autunno, le mie amiche perugine (una delle quali allora lavorava al ristorante *** a Kamppi), mi invitarono a festeggiare il compleanno di un giovane cuoco del ristorante *** presso la discoteca Lux. Quella sera conobbi vari personaggi (di cui già scrissi in un post precedente), tra cui una coppia di Romani.
Abituato al cattivo gusto finlandese, mi colpì immediatamente il look della coppia.
Lui vestiva in maniera impeccabile un completo blu (mi piacquero molto anche le scarpe), era perfetto per uno di quei locali semi-esclusivi per vippetti, professionisti inquieti e arricchiti vari che animano le notti del centro di Roma; al collo portava una bellissima pietra.
Lei, elegantissima, lussureggiante, aveva lineamenti spagnoli e vestiva un abito nero con scialle nero, a mostrare quello che andava mostrato e coprire quello che andava coperto.
Entrambi liberi professionisti, lui aveva uno studio avviatissimo all'Aventino e lei lavorava in uno studio al centro.
La sera bazzicavano i locali a piazza del Popolo e andavano a ballare in una discoteca che sta tra largo Argentina e il Pantheon ("ci vanno quelli del Grande Fratello", mi dissero).
Lui mi raccontò che si erano trasferiti a Helsinki per provare a sfondare nel mercato finlandese che, a suo dire, non era ancora saturo come quello italiano.
Lei stava un po’ in disparte, mentre lui era molto loquace (mi colpí la sua risata, piú infantile che sguaiata, ripetuta ossessivamente).
Lui non entró in competizione con me per dimostrare di essere quello che aveva piú successo (cosa che spesso accade tra i maschi), essendo io un po’ piú giovane di lui (gli avrei dato 38-40 anni) e soprattutto perché quella sera non ero particolarmente in tiro: si sciolse, abbassó le difese e comincio a mostrarmi un po’ di se stesso.
Incontrai la coppia altre due volte (una volta al Baker’s e un’ultima di nuovo al Dux): lui loquace e spaccone (come tutti i Romani), lei defilata.