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26 novembre 2009

L'arte di saper ascoltare - 2

Non rimpiango niente della mia vita a Roma. Non nel senso sociale e politico che l'Italia sia un medioevo oscurantista clerico-fascista berlusconiano, mentre la Finlandia l'evo moderno il progresso la civiltá ecc. Penso invece di vivere al di lá del limes, nella barbarie di un mondo ancora acerbo e troppo giovane, un mondo che non ha ancora trovato un equilibrio in senso storico e che é necessariamente incivile (e con "incivile" intendo la mancanza di affinamento astrattivo che invece é propria della civiltá urbana europea; per dirla con termini della scolastica: in Finlandia gli "universalia" sono soltanto probabilmente "ante rem" e sicuramente "in re" e non giá anche "post rem" come nella civiltá europea, nella sintesi proposta da Alberto Magno e san Tommaso; per dirla in parole povere la Finlandia é "parla come magni", anzi, "parla come bevi" e le sono estranee le fantasie rappresentative, le seghe mentali e gli spiriti contemplativi come il mio).
La mia mancanza di rimpianti di cui sopra é tutta personale. E non é il tema di questo post. Ma pe sbajo c'entra perché é l'oggetto di uno dei pochi rimpianti romani che ho, cioé le mie conversazioni cor Pinta.
Un lettore pignolo mi chiederebbe: ma come, titoli "l'arte del saper ascoltare" e poi vuoi parlarci di conversazioni? E non avrebbe torto, almeno filologicamente, a ravvisare la contraddizione. Basterebbe peró conoscere er Pinta per non trovare alcuna contraddizione.

La notte romana puó essere molto generosa, nonostante l'umiditá e le zanzare, nonostante il chiasso volgare degli open bar e le scimmie dei casting, nonostante le parabole, le city car e le suonerie dei cellulari, nonostante gli abbrutiti dal cocco, i perennemente incazzati di sinistra, le fatalone stivalate, le checche sguaiate e gli stundentelli che pensano basti una birretta per fare Bohème; la notte romana offre sempre un buen retiro per quegli spiriti inquieti che non sanno stare a casa a guardare il GF, che evitano il carnaio yankee di Trastevere e il pendolare scopereccio tra Campo de' fiori e piazza Navona; la notte romana ha sempre in serbo un angolo dimenticato dove le gattare lasciano il piatto, dove la luce della luna cola sul tronco smozzicato di una colonna che poggia la sua ombra su un vecchio muro spanciato, un cantuccio buio dove chi passa si accende una paja per farsi coraggio, dove gira una miccia o scatta una pisciata, dove trova la veloce intimitá di un bacio una coppia che non durerá fino all'alba.
Er Pinta e io avevamo trovato uno di questi posti: una scalinata consumata vicino ad un baretto irlandese dalle parti di san Pietro in vincoli, un'enclave di tranquillitá in mezzo alla caciara. D'estate, col culo sui gradini, una pinta e una miccia, e poi ancora una pinta e una miccia, e un pacchetto morbido di Diana rosse: consumavamo la notte in chiacchiere (d'inverno vagavamo senza bussola, decisi a non arrenderci all'italica noia).
Er Pinta mi faceva confidente delle sue pene d'amore; oppure proponeva spunti dalle cronache politiche, ma si finiva sempre a mandarci reciprocamente affanculo (lui e io antipodali per quanto riguarda politica e religione), ma mai con rancore; altre volte si cazzeggiava senza un argomento preciso. In quest'ultimo caso er Pinta dava il meglio di sé come oratore e io, incidentalmente, il meglio di me come ascoltatore: er Pinta riusciva a tener banco (e a tenermi sveglio) per ore, non chiedendo in cambio niente, se non da parte mia qualche intercalare di circostanza (tipo: ammazza, ma dai!, teribbile). Er Pinta parlava a marea e tra onde e risacca il suo vocione ipnotico e un po' rauco mi cullava e io, a mo' di ciuccio, fumavo una sigaretta dopo l'altra, godendomele intensamente respiro per respiro (e chi fuma o ha fumato sa cosa voglio dire). Er Pinta ogni volta mi raccontava di amici in comune, di conoscenti e parenti suoi, ma non erano pettegolezzi: era la vita spiegata a puntate.

22 agosto 2009

Ancora Tallinn

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Una delle capitali piú insipide d'Europa, giunta alla ribalta del turismo di massa grazie alle compagnie aeree low cost: Tallinn.

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Insipida, ma mai quanto Hki,
ça va sans dire. Che anzi acquista il suo miracoloso significato di bellezza (turistica) proprio e solo per chi, come noi, viene da Hki (per i Finni in primis rappresenta alcohol e donne a buon mercato e per noi, in extremis, l'altro dal Granducato).
Tallinn dai graziosi scorci:

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dai graziosi tetti:

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dai graziosi (e complessi) toponimi:

toponimo
(piazza della chiesa)
dai graziosi manifesti:

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dai graziosi graffiti:

graffito(é la televisione che imita la vita o la vita che imita la televisione?)

e dalle graziose Estoni.
Non mancano infatti a caccia della scopata vacanziera le brigate di abbronzati turisti dall'Europa meridionale di tutte le etá, di buona volontá e spesso di bocca buona: studentelli zaino in spalla, quarantenni nonostante tutto ancora disperatamente giovani e signorotti di mezz'etá con moglie al guinzaglio e l'occhio irrequieto.
Prima di imbarcarci sul traghetto che ci avrebbe riportato a Hki, non ci siamo fatti mancare un tramonto comme il faut:

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Durante il tragitto, accanto a noi sedeva uno strano terzetto:
un Finlandese sui quaranta sbronzo marcio;
la sua compagna russa, sui cinquanta, platinatissima;
un giovanotto ucraino di Kiev (che non ho capito bene cosa c'entrasse con i primi due).
Il Finlandese teneva banco: era evidentemente un uomo di successo, nel lavoro e nella vita privata.
Dispensava all'Ucraino massime come: non si scopa mai abbastanza. Implicitamente sosteneva che Kiev fosse un posto di merda, visto che chiedeva all'Ucraino se avesse mai sentito il bisogno di vedere quello che ci fosse dall'altra parte della collina (intendeva forse che avrebbe fatto meglio a trasferirsi in Finlandia?). Gli raccomandava di guardare sempre nelle palle degli occhi le persone con cui faceva affari, perché affettare sicurezza dava il vantaggio dell'essere padroni della situazione. Guardare gli altri nelle palle degli occhi poteva risultare utile anche nelle discoteche, per liberarsi dei rivali invidiosi delle proprie prede; ma all'occorrenza bisognava saper menare le mani, meglio se in maniera rapida (pam pam!).
Poi cominció a tessere le lodi della thai box e a quel punto ho smesso di ascoltare, perché mi aveva fatto venire il mal di mare.

12 dicembre 2008

Pikkujoulu al Centro Russo di Scienza e Cultura

Il pikkujoulu (letteralmente: piccolo Natale) è un'istituzione finlandese finalizzata alla celebrazione del Natale con i non-famigliari. E cioè amici, colleghi, commilitorni, compagni, camerati, amanti, nani e ballerine.
Ogni gruppo, associazione, società, ufficio, confraternita, loggia ecc. che si rispetti ne organizza uno.
Ieri abbiamo celebrato il pikkujoulu al Centro Russo di Scienza e Cultura (dove studio Russo; complimenti ai Russi che sanno elaborare nomi tanto altisonanti).
Ogni corso ha preparato qualcosa, secondo le sue possibilità. Noi abbiamo cantato la bellissima canzone Vecchio acero; a me, che sono negato per il canto, è stata affibbiata la lettura di un brano dell'Onegin puškinano (7, XXIX,12-XXX,8):

Вот север, тучи нагоняя,
Дохнул, завыл ― и вот сама
Идет волшебница зима.

Пришла, рассыпалась; клоками
Повисла на суках дубов;
Легла волнистыми коврами
Среди полей, вокруг холмов;
Брега с недвижною рекою
Сравняла пухлой пеленою;
Блеснул мороз. И рады мы
Проказам матушки зимы.

Ecco il vento, raccogliendo le nuvole,
ululava e soffiava; ed ecco in persona
viene la Maga dell'Inverno.

Arrivò, si sparse; con i fiocchi
si appese ai rami delle querce;
si distese con ondulati tappeti
in mezzo ai campi, intorno alle colline;
le coste con il fiume immobile
pareggiò di un soffice lenzuolo;
risplendette il gelo. E noi felici
degli scherzetti di Madre Inverno.

(la traduzione letterale e senza pretese è mia)

Ho avuto la fortuna di vivere questi inverni. Leggendo questi versi ne sono persino orgoglioso.
E che gioia leggerli in lingua originale!

19 novembre 2008

Ci vediamo a dicembre!

Stasera partiamo per una breve vacanza di una decina di giorni.
Destinazione: un'isoletta delle Piccole Antille, St. Lucia.
Obiettivo: ignobile oziare
Attivitá principali: rosolarsi al sole, qualche nuotatina, un po' di snorkelling, qualche scarpinata nella giungla (dopo quelle in Malesia del '95-'96; un giorno dovró raccontarvi di quando sono stato circondato da una tribú di scimmie), una doverosa visita alla distilleria di rum, abbuffate di pesce, crostacei e frutta locali.
Lasciamo in Finlandia un tempo che piú brutto non si potrebbe immaginare: é buio, tristemente, cupamente e oppressivamente; la temperatura si aggira intorno ai 2-3 gradi, il significa che non nevica ancora (la neve porta incanto e luce riflessa), ma che piove continuamente e a vento.
Quasi ogni notte si scatena una tempesta. Roba da buttar giú gli alberi.
Mi piace attendere il sonno, ben ravvolto nella coperta, ascoltando la tempesta che infuria: il vento che suona a dovere le chiome delle conifere e la pioggia che mitraglia senza pietá muri e finestre di casa.

28 ottobre 2008

Il manipolatore di coscienze

Ieri al corso di Russo.
Come buon esercizio di conversazione, l'insegnante chiede ad ogni studente di raccontare quello che ha fatto uno o due giorni prima.
Visto che Domenica l'ho passata montando il mobile, indovinate cosa ho detto?
Che Domenica ho montato un mobile.
Ho aggiunto che le istruzioni facevano schifo e che le parti non combaciavano. Al che, frementi di orgoglio nazionale, le signore-madri e l'essere asessuato dal capello unto hanno chiesto: é un mobile Ikea?
NOTA
Essendo gli Svedesi secondi nella lista dell'odio (i Russi sono primi e irraggiungibili), i Finni hanno piacere nell'ennesima dimostrazione della qualitá infima di tutto quello che proviene dall'altro lato del golfo di Botnia (cioé la Svezia).
FINE NOTA
CONSIDERAZIONE SUL RAZZISMO
L'odio contro gli altri i popoli (maxime Russi, Svedesi, Estoni e Somali) e lo sciovinismo becero in Finlandia é ubiquo e lo si trova senza l'ombra del dubbio in tutte le classi sociali, dall'operaio al top manager.
Quando gli Italiani si dicono addosso di essere un popolo razzista, peccano per provinciale superbia: da quello che vedo andando in giro per il mondo, noi Italiani non siamo affatto razzisti.
FINE CONSIDERAZIONE
Insomma, sentivo su di me il peso dell'attesa della battuta che dissipa l'errore: sí, era un mobile Ikea!
Ma non lo era! E lasciando le signore-madri e l'essere asessuato a bocca aperta, ho dichiarato di aver comprato il mobile in un mobilificio finlandese.
Ho rischiato l'incidente internazionale. No, di piú: ho detto qualcosa di talmente aberrante per le orecchie finniche da neppur poter esser compreso dai loro modesti cervelli! Una cosa prodotta in Finlandia che non é fatta bene???
I filosofi stoici lo chiamavano semplicemente adynaton: impossibile.
Le signore-madri e l'essere asessuato mi chiedevano quale mobilificio finlandese potesse mai produrre un mobile non assolutamente perfetto. Io nicchiavo, traccheggiavo, davo informazioni totalmente inutili.
La tensione cresceva.
Giá sentivo serpeggiare contro di me tacite accuse di menzogna, di malafede (fidarsi di un Italiano sposato con una Russa?); un attimo prima che l'odio si scatenasse irrefrenabile, un attimo prima che le torpide coscienze finniche esprimessero definitivamente e irrevocabilmente contro di me il pollice verso, la catarsi: sí il mobilificio era finlandese, ma il mobile é stato prodotto in Estonia.
Eccola la quadratura del cerchio, la dimostrazione ultima del teorema! Sospiro di sollievo!
I cattivi Estoni lavorano male, bevono sul lavoro, si drogano prima e dopo il lavoro e poi vendono prodotti di infima qualitá ai poveri, innocenti, buoni Finlandesi.
L'ordine cosmico non é stato spezzato, ogni cosa ora é di nuovo a posto e la lezione é proseguita senza intoppi.

17 ottobre 2008

Sforzo titanico

Della serie "ieri ho salvato una ragazza da uno stupro selvaggio e sai come? trattenendomi".
Tranquilli, ieri non c'era nessuna ragazza e nessun desiderio che non avesse l'imprimatur vaticano. Epperó mi sono titanicamente trattenuto.
Tranquilli, nemmeno faccio riferimento ad alcun improrogabile e incontenibile diktat intestinale.
Piú che altro sto parlando di un gesto nobile e disinteressato, come quello di non calare il due di briscola quando l'avversario é costretto a scartare un asso bollente, cioé di non approfittare della situazione per trarvi spudoratamente vantaggio. Vivere la convinzione che perdere sia da gentiluomini e vincere da cafoni, che sia piú elegante stare in torto che aver ragione ed esser stronzi (a Roma, saggiamente, la ragione é degli stronzi).
Ma non divaghiamo.
QUANDO: ieri
DOVE: corso di Russo
Si leggeva un racconto di
Čehov, in cui alcuni personaggi vengono descritti strafogarsi in una trattoria di Mosca per una colazione alle tre del pomeriggio: gory blinov (montagne di frittelle) spalmate di burro e caviale, bottiglie di vodka, zuppe, etc. Soprattutto quello chiamato hozjain (il padrone) gli dá giú di brutto (e dopo tre ore aveva anche un qualche pranzo ufficiale). Tra l'altro era una tortura indicibile leggere di quell'abbuffata un'oretta-un'oretta e mezzo prima di cena (i miei succhi gastrici facevano scintille).
Insomma, ad un certo punto del racconto uno apostrofa altri come dikary. Ci guardiamo l'un l'altro ignorando il significato di dikary. In realtá non ci guardiamo l'un l'altro, perché i Finlandesi per qualche oscura ragione erano assenti a scuola quando hanno spiegato "condividere i sentimenti"; sono io che guardo gli altri (le signore-madri e l'essere asessuato frangipalle) alla ricerca di un barlume di emozione nelle loro facce (che hanno la rara qualitá di essere flosce e granitiche a un tempo).
L'insegnante che ha l'energia e la comunicativa di un'artista di strada ci viene in soccorso e ci spiega che dikary sono quelli che abitano ad esempio le foreste o luoghi sperduti, vivono allo stato di natura (brillantemente ha descritto lo stato di natura come l'ignoranza del bene e del male) e sono primitivi, belluini: dikary sono i "selvaggi"!
Ed é qui che ho performato lo sforzo titanico, l'epica impresa di trattenermi.
Perché se mi parli di gente che vive nelle foreste, é primitiva e vive allo stato di natura (cioé ha saltato a pie' pari tutto il drammatico percorso della civiltá per ritrovarsi improvvisamente con un Nokia in mano), bé, scusate, ma a me vengono in mente i Finlandesi. Perché la loro semplicitá e il loro essere diretti ad un Europeo possono apparire come patente ferinitá, smaccata rozzezza; soprattutto la loro mancanza totale di background storico li costringe senza redenzione all'ignoranza del conflitto morale che urge nel cuore di ogni uomo civilizzato e, conseguentemente, alla brutale mancanza di qualsiasi profonditá intellettuale.
Semplicemente, non potevo dire quello che pensavo (quella non era la sede adatta).
É stata dura.
Ma ce l'ho fatta
Ho taciuto.

12 settembre 2008

Il ritorno dell'ingegnere ingegnere

Tempo fa ho scritto un paio di post (qui e qui) su un neolaureato che lavora da noi. Il neolaureato é il tipico esempio di ingegnere ingegnere (cioé l'ingegnere totalmente immerso nel suo mondo, da evitare il piú possibile, come la peste in fase terminale di aids e un principio di lebbra).
Ultimamente il neolaureato mi ha intrattenuto sfoggiando la sua conoscenza in materia di fonti energetiche, servendosi di parole come "peak oil", "plateau" eccetera; mi aveva quasi convinto quando mi ha detto che "siamo dei professionisti e quindi DOBBIAMO avere un'opinione al riguardo",  ma poi, quando gli ho chiesto il prezzo di un barile di petrolio, lui mi ha detto 140 dollari e in quei giorni era giá sceso intorno ai 120.
Stamattina, mentre mi preparavo il mio cappuccio al curry, lo sentivo blaterare di seriosi argomenti d'ingegneria con i colleghi anziani (i quali trarranno sicuramente gran beneficio dalla sua profonda esperienza di neolaureato).
Quel suo prendersi maledettamente sul serio (che in soldoni significa andarsene in giro con uno sguardo fisso e perso nel vuoto e vestito sciattamente), quella sua pedante cocciutaggine nello sviscerare qualsiasi aspetto della meccanica del continuo (che certo scatena la libidine femminile), unita al darsi arie di decennale esperienza sul campo, sono il mio esatto opposto.
Insomma, io mi stavo preparando il mio cappuccio al curry e lui entra in cucina a prendere un po' di quella ciofega che esce dalle macchine del caffé finniche; peró, mancando oggi la segretaria, il caffé non era stato fatto. E lui se n'esce con uno strano ibrido anglo-finlandese: Perkele, kahvi's ended! (Diavolo, il caffé é finito!). Ma l'ha detto con un tono agghiacciante, come se il mondo ora non potesse piú essere salvato, come se a Superman la mattina al bar rifilassero un cornetto alla kriptonite, come se la diga che aveva progettato e la cui costruzione seguito per anni, cedesse all'inaugurazione e la valanga d'acqua investisse la classica scolaresca sfigata in gita.
Ma non ti rendi conto quanto sei ridicolo? Con la tua aria da bufalo immusonito a meditare le armonie celesti, con la tua aria idiota da dio in Terra e soprattutto con il tenente Colombo come personal shopper!

8 settembre 2008

Un duro weekend

Questa settimana ci monteranno la nuova cucina.
Il weekend é stato speso nello svuotare tutti i pensili (che é stata anche impagabile occasione per buttare un sacco di roba scaduta) e nel rimuovere la vecchia carta da parati dalla cucina.
La vecchia cucina era quella originale degli anni '80 (di quando é stata costruita la casa; a queste latitudini gli anni '80 sono l'epoca di Cola di Rienzo e gli anni '50 quella di Cheope e Micerino); funzionava ancora bene, per caritá (a parte la lavastoviglie), ma andava sempre piú assomigliando alla cucina di nonna Papera.
Ho progettato la cucina secondo il compromesso di assecondare le nostre esigenze e quelle di un futuro acquirente finnico: l'ibrido mi pare piacevole, per lo meno sulla carta; vedremo come sará dal vivo!
Sabato abbiamo spezzato il duro lavoro festeggiando il compleanno della ns amica polacca.
Abbiamo cominciato al solito Sea Horse (la zuppa di salmone non ci ha deluso nemmeno questa volta): eravamo una decina di persone (nazionalitá presenti: 3 Polacchi, 2 Italiani, 2 Finlandesi, 1 Russa, 1 Colombiana e 1 Olandese).
Italiani: io era una ragazza della provincia di Forlí; ha il ragazzo indigeno (ma indigeno evoluto, parla Italiano e gesticola come un Italiano! NB evoluto non perché parla Italiano, ma perché imbevuto di standard sociali e culturali europei; abbiamo piacevolmente conversato di Joyce e Proust (siamo partiti da Svevo), che lei (laureata in Lingue) ha letto in lingua originale.
Dopo cena siamo andati al solito Kaisla e mi sono concentrato sui ns amici polacchi (coppia che andrá a Roma nobiscum a fine mese).
Il Polacco afferma di non amare il pesce. Sfido, dico io, non sei mai andato piú a Sud di Breslavia: tu il vero pesce non l'hai mai mangiato!
Quando saremo a Roma, ti porto a mangiare il VERO pesce a Ostia in un certo ristorantino. Il Polacco mi esterna un cauto ottimismo. Ma siccome io sono bastardo dentro, non ho perso l'occasione di terrorizzare lui e la moglie (la festeggiata), descrivendo con inquietanti accenti una semplice insalata di mare come un orribile miscuglio di tentacoli di polipo in spasmi e calamari tremolanti, il piacere di un'ostrica come un supplizio nazista (per l'ostrica); sono rimasti interdetti persino dalla mia ambigua descrizione di un semplicissimo fiore di zucca fritto. Adesso non sanno piú se essere contenti di andare a Roma o no. Aggiungiamoci il fatto che li abbiamo sistemati in un convento di suore vicino casa, che nella loro mente é qualcosa di simile al monastero de Il nome della rosa (ma che in realtá é una classica palazzina romana anni '50, di un nitore ospedaliero).
A metá serata, l'Olandese si presenta con un vassoio con due bottiglie e vari bicchieri. Le due bottiglie sono di una birra di albicocca prodotta in Belgio. L'olandese é appassionato di birre, ne parlerebbe per ore; peccato che abbia la stessa vis icastica di una vecchietta che recita il rosario!
Questa birra odora di merda, ma il gusto é un po' meglio, ci dice l'Olandese (traduzione letterale). La odoro: al mio olfatto arrivano fragranze di vomito, con nuances acide. Il sapore é terribile. Lui é l'unico che l'ha bevuta. Ogni volta che lui si allontanava, io  gli riempivo il bicchiere con gli avanzi degli altri bicchieri. Lui il suo bicchiere lo vuotava sempre: o era sbronzo marcio e avrebbe bevuto qualsiasi cosa o beveva per non darci la soddisfazione di ammettere di averci offerto una ciofega.

4 settembre 2008

Pioggia e chiacchiere

Non mi ricordo da quanti giorni piova.
Ogni tanto c'é una pausa, di solito quando sono in ufficio o casa. Poi riprende con intensitá maggiore, soprattutto sugli arredi in legno del giardino (che si sono raddoppiati di volume per l'acqua presa).
Stamattina andando al lavoro pioveva a catinelle (a secchiate) e a vento (e non é nemmeno la condizione peggiore: il peggio é la nevicata a vento, meglio se di notte, alla fine dell'inverno e con croste di ghiaccio sparse irregolarmente sull'asfalto; roba che ti devi portare appresso due paia di mutande di ricambio) e non ho potuto resistere alla tentazione di guidare ascoltando la Musica sull'acqua di Händel (avevo il cd in macchina).
Ieri proficua conversazione in ufficio con il Canadese.
Figura infelice, come tutti gli stranieri che sono venuti in Finlandia per la bionda, ha fatto la solita trafila matrimonio-prole-divorzio e ora é condannato a vivere in Finlandia per star vicino a detta prole. Ne ho incontrati a pacchi come lui: aspettano che i figli arrivino a 18 anni per poter andarsene. Anche er Canada é della combriccola, ma piú lucidamente ammette che quando i figli saranno maggiorenni lui avrá 50 anni e "a 50 anni dove cazzo vado?" mi ha chiesto (traduzione libera, ma fedele). Secondo lui il 90% degli stranieri in Finlandia si trova nella sua stessa situazione (non posseggo statistiche ufficiali, ma la percentuale mi pare verosimile), intentendo per stranieri gli Occidentali (gli altri, marocchi, bangladesh e somalia, sono esclusi dalle statistiche in quanto rifugiati, scroccatori di assegni di mantenimento o clandestini).
Poi er Canada é passato a raccontarmi delle sue passate esperienze lavorative: in Finlandia ha lavorato in una grossa multinazionale, ma nella filiale finnica c'erano 200 Finni, lui e un Olandese. Diceva che i Finni lo trattavano come una merda e non gli davano fiducia sul lavoro perché straniero (gli posso credere), mentre la nostra compagnia, dal punto di vista sociale, é molto meglio (ed é vero, essendo i Finni maggioranza relativa e quindi costretti ad evolversi dalla loro provinciale ferinitá per simpatetico beneficio dovuto alla vicinanza con stranieri, anche se del secondo o terzo mondo).
La ciliegina sulla torta: secondo er Canada il lavoro é organizzato male e c'é una sacco di gente che non fa una mazza, tipo er Ciáina, che non sa che ruolo abbia nella compagnia (me lo chiedo anch'io) e che si fa vivo ad ogni morte di papa quando ha un problema (anche da me qualche volta si é affacciato con domande al limite dell'implausibile).
Er Ciáina da questo punto di vista mi ricorda un tale che lavorava al dipartimento di architettura dell'universitá di Oulu (dove facevo la tesi) con la misteriosa mansione di "architetto di laboratorio". Tutti si chiedevano in che consistessero i suoi compiti e io lo vedevo sempre affacciato alla balconata interna con quell'aria scazzata da impiegato pubblico (figura professionale che ho avuto modo di conoscere per benino da vicino quando ero attaché al ministero della difesa ai tempi della naja). Una volta sono entrato nel suo ufficio e ho notato che vi era appesa una sola immagine: un collage sbiadito di un progetto di villetta unifamiliare con foto (mi ricordo di due donne sorridenti e con acconciature anni '80 sedute nel salotto), sicuramente l'unico suo progetto in tutta la sua vita

11 agosto 2008

Ferragosto si avvicina

Clima autunnale: pioggia, prime foglie che cadono. La terra é ancora verde, verde cupo; passeggiando per i sentieri di campagna dietro casa sento la Natura al massimo della sua pienezza, all'apice della parabola, curva sotto ricchi e pesanti drappi di fertilitá dalla fragranza zuccherina quasi stordente; ma giá i fiori hanno dato i loro nettari e ondeggiano spogliati al vento come moncherini; i tepori estivi si fanno piú volatili, piú incostanti; il sole comincia ad essere l'eccezione e non la norma. É tornata la notte, rivediamo le stelle e i tramonti.
A tutto penso meno a che sará Ferragosto tra quattro giorni.

Ieri siamo stati a cena con un collega e la sua ragazza. Il collega é indiano, ma vive da molti anni in Finlandia, tanto da aver giá collezionato prole e prammatico divorzio.

DIVAGAZIONE SUL DIVORZIO IN FINLANDIA
Considerato che:
1) la Finlandia é una ginecocrazia in fieri;
2) la legislazione vigente in materia di divorzio é tutta a favore della donna;
3) tutte le professioni interessate dall'espletamento del divorzio sono esercitate quasi esclusivamente da donne (giudici e psicologhe in primis);
4) lo Stato supporta generosamente e amorevolmente i single parents e i singles in generale (essendo i Finlandesi tradizionalmente dei solitari);
si evince che:
é conveniente per la moglie, dopo aver messo su casa e sfornato eredi, liberarsi della zavorra del marito (le cui principali attivitá sono bere birra e guardare hockey) perché:
1) le sará assegnata detta casa (che toccherá comunque pagare all'ex marito, che sará costretto a trascinare sua esistenza in squallidi mq 40 in affitto);
2) le saranno assegnati detti eredi (che la ex moglie affiderá al marito nei w/e in cui vorrá folleggiare con le amiche in disco, sbronzandosi come una iena ed eventualmente dandola al gallo di turno).
FINE DIVAGAZIONE

NOTA SULLA DIVAGAZIONE
Ho notato che molti stranieri, abbindolati da donne finlandesi, si sono trasferiti a codeste latitudini, hanno messo su casa, prolificato e dopo qualche anno hanno ricevuto il benservito; costoro rimangono poi a condurre amare esistenze in una terra che non li accoglie né li respinge per la sola ragione di star vicino a detta prole.
Ne ho conosciuti moltissimi. In ufficio, ad esempio, ce ne sono almeno tre (l'Indiano, il Canadese e uno dei Coreani).
FINE NOTA

Siamo andati a mangiare al solito Soul Kitchen.
Avremmo preferito stare a casa, ma il collega ha insistito tanto.
Mi aveva un po' infastidito perché si era autoinvitato da noi. Dirottata la serata sul ristorante, mi ha poi quasi ordinato di venirli a prendere con la mia macchina. Il che mi ha infastidito ancora di piú.
La sua ragazza é russa e lui sarebbe contento se stringesse amicizie con Russe che giá vivono in Finlandia. Io ho sempre detto che mi avrebbe fatto piacere incontrarci, ma, da buon Italiano, visto che non me ne fregava piú di tanto, posponevo sempre l'incontro. Alla fine ho visto un decisivo vantaggio nell'incontrarli: avrei fatto parlare il collega per sapere un po' di piú sulla nuova compagnia in cui lavoro.
L. ha parlato tutta la sera con la ragazza; la ragazza viene dalla Carelia e lavora in un asilo nido; l'ha definita molto semplice, cioé di un'ignoranza spaventosa (non sapeva dove fosse Roma, non sapeva niente della Germania); del resto ben s'accoppia all'Indiano, anche lui molto semplice, cioé spaventosamente rozzo (ai limiti dello schifo e io non sono né viziato, né schizzinoso; del resto non conosce che l'India e la Finlandia e ignora qualunque
costumanza urbana, scontata per noi Europei). Peró sveglio, molto sveglio ed era un piacere starlo a sentire raccontarmi le cose della compagnia.

FLASHBACK
Qualche settimana fa ho avuto una conversazione con l'Indiano sulla religione. Lui, ateo scientista (ma senza chiara coscienza di ció), ha una posizione diametralmente opposta alla mia. Come ho detto sopra é molto sveglio, ma senza una cultura di base é difficile condurre una conversazione di un certo livello. Io sono sceso al suo, di livello e non mi sono servito di citazioni bibliche o riferimenti filosofici (non sono un teologo, ma qualche argomento ce l'ho in saccoccia).
Lui si vede che é abituato a parlare con i Finni, che hanno la stessa relazione con la divinitá e la religione che potrebbe avere mia nonna, se fosse viva, con un iPhone e che soprattutto sono mansuetissimi conversatori, cioé parlano a turno e danno tutto il tempo di esprimersi all'interlocutore.
Ma con me casca male l'Indiano. Sebbene io non sia uno di quelli che si accaniscano in dispute verbali e che paciughino in discussioni politico-religiose, essendo Italiano ho dovuto almeno in parte imparare a parlare, cioé imparare ad interrompere, a sostenere la mia tesi e a trovare difetti in quella altrui (e alla fine concordare la sintesi per i prammatici tarallucci al vino) e a questo lui non era abituato, palesemente. Credeva di essere l'unico con diritto di interrompere e soprattutto non capiva perché uno debba difendere la sua opinione (quand'é ovvio che lui pensa bene e gli altri no).
Nello specifico discutevamo sul fatto che la religione, qualunque sia, non é altro che un paio di paraocchi che ti fa vivere secondo un principio informatore a te estraneo e senza dubbi; lui senza dubbi credeva che ognuno ha in se stesso il proprio principio informatore.
Io mi sono limitato a dimostrargli che fede e dubbio possano convivere nella stessa persona.
FINE FLASHBACK

6 agosto 2008

Aggiornamento

Ieri sera L. mi ha fornito un'interessante ipotesi per spiegare perché la sua collega sia ancora in fase di innamoramento per la Finlandia e non giá in quella di disillusione.
Fino ad un anno fa abitavano in una cittadina a qualche decina di km da Hki. In questa cittadina non ci sono mai stato, ma sono stato in altre simili: queste cittadine sono paesi gonfiati dalla vicinanza con l'area metropolitana di Hki e senza piú un'identitá propria, perché il baricentro civico é Hki, sono posti bacati.
Ad esempio la collega ha raccontato a L. che quando portava la bambina al parco, sentiva su di sé e la bambina lo sguardo d'odio delle altre mamme, che malignavano su di lei (carpiva spesso la parola venäläinen, Russo o Russa). Da un annetto si sono trasferiti in un quartiere residenziale vicino Tampere e le migliorate condizioni hanno temporaneamente interrotto la fase di disillusione per una ripresa di quella d'innamoramento. Anche io ebbi un'esperienza simile quando lasciai la cupa, grigia bruttezza di Helsinki e andai a vivere nel verde a Espoo.
Tampere, del resto, é una bellissima cittá. La provincia in Finlandia é piú sana dell'area metropolitana di Hki: i Finlandesi non sono un popolo urbano. Tampere gode di questa sua positiva provincialitá e al contempo é sufficientemente grande da poter offrire tutto quello che offre una cittá vera e propria, inclusa una vivace univerisitá, che rifornisce costantemente di stranieri (che assicurano l'avvicinamento a stardard europei di vita sociale).

5 agosto 2008

Giorni

Weekend molto movimentato.
Sabato a pranzo abbiamo avuto due amici di L. che lasciano Berlino per San Pietroburgo. Sono arrivati con un furgoncino stracarico, lui di San Pietroburgo, lei Bielorussa. Tipica coppia russa: lui di una ieratica compostezza centro-asiatica, che a noi secolarizzati Europei potrebbe erroneamente sembrare insignificanza; lei un piccolo instancabile ciclone di parole, gesti, risatine, pettegolezzi. Sfruttando l'ultimo sole estivo abbiamo mangiato in giardino.
Mi era molto difficile seguire la loro conversazione soprattutto quella di lei, che parlava alla velocitá della luce, sebbene con accento piacevole all'udito; non usavano nessuna precauzione (come usare un lessico piú semplice) ed esaurivo tutte le energie a capire e non riuscivo a entrare decentemente nella conversazione.
Sono ripartiti verso le cinque.
Il tempo per un pisolo veloce e per fare la pasta per la pizza e verso le otto sono arrivati altri ospiti: una collega russa di L. con marito russo e figlioletta di tre anni. Vivono a Tampere e sono venuti a Hki per portare la figlioletta allo zoo. L. é stata loro ospite, quando ero a Berlino a studiar Tedesco, e si é innamorata della bambina. Bella, educata e obbediente. Che dopo un po' ha superato la timidezza e si lasciava accarezzare sulle guance paffute e rispondeva alle mie domande in Russo e in Finlandese (la madre mi ha chiesto di parlarle in Finlandese per vedere se ne avesse appreso un po' all'asilo).
Il padre della bambina é uno di quegli omoni grandi grossi barbuti e mansueti. Schivo, ma tenace.
É la madre che tiene banco.
É andata a vivere in Finlandia con il marito quando era incinta della figlia, qualche settimana dopo il mio trasferimento a Hki. In tre anni e mezzo ancora non si é accorta dell'odio che i Finlandesi provano per i Russi; ci ha raccontato un sacco di episodi in cui i Finlandesi le rinfacciano di tutto in quanto Russa, ma, per qualche oscura ragione, non li ha elaborati, ma li lascia in paratattico abbandono nella memoria.
Senza troppi giri di parole, l'ho messa di fronte all'evidenza dell'odio dei Finlandesi per i Russi, forse con troppa veemenza, perché L. mi ha chiesto tacitamente di andarci piano.
Dopo tre anni e mezzo di Finlandia la fase di innamoramento-esaltazione per la Finlandia dovrebbe essere stata giá sostituita da sentimenti piú prosaici quali la disillusione, la luciditá, il realismo, ma la collega vive ancora nella fase positiva. Cinicamente direi che é ancora nella fase prematura del piacere e non é ancora nella fase postmatura della convenienza.

NOTA Ci tengo a precisare che non parlo a vanvera. I miei riferimenti a fasi sono frutto di accurate osservazioni sui molteplici stranieri che conosco e frequento (non faccio riferimento ad uno sparuto gruppetto di Italiani che non parlano il Finlandese) FINE NOTA

Abbiamo servito ai Russi la mia pizza fatta in casa; ne é avanzato solo un pezzetto; persino la bambina ci ha dato sotto col mangiare (con una sua tecnica: mangiava prima il prosciutto messo sopra, poi rosicchiava i bordi e poi attaccava la polpa).
Dopo un sonno ristoratore e una frugale colazione (come quelle di Tex Willer), i nostri ospiti sono ripartiti.
Tempo per tirare un attimo il fiato e dopo un paio d'ore arrivano tre mie amiche italiane, due umbre e una patavina.
Antipasto con prosciutto e melone, melanzane grigliate e marinate, pomodoretti secchi sott'olio.
Poi ricca fettuccina con pancetta, porcini e panna. Fluiscono vari tipi di vino, fluiscono vari tipi di cazzate.
Chiudiamo il pranzo con fragole zuccherate e lambrusco bianco.
Una delle umbre, dopo tre anni di granducato, ne ha le saccocce piene e il mese prossimo se ne va ad Amburgo.

Nel giro di qualche giorno le nuvole hanno conquistato il cielo e la temperatura é calata di una decina di gradi (meno male che é calato pure il prezzo della benzina). La fine dell'estate?
Ieri un vento despota spostava brutalmente di qua e di lá per l'acies celeste le nuvole, come in una gigantesca esercitazione militare. Pareva che da un momento all'altro stesse per scoppiare la battaglia definitiva tra due potenze cosmiche. Ho vissuto una giornata con il fiato sospeso e il naso all'insú, attendendo l'apocalisse e sentendomi piccolo piccolo, un misero uomo solo contro la vasta invincibile forza della Natura.
Ho acceso il riscaldamento, infilato il mio kimono di seta vietnamita e ho continuato la lettura di Petrolio. Mi ha colpito una frase che non ricordo con esattezza e che faceva riferimento a quel momento in cui la notte é piú profonda, quasi da essere persa nella sua oscuritá e nel suo silenzio, momento che precede la grigia luminescenza dell'aurora.
Qui la notte o é troppo breve per poter distinguere diversi gradi di oscuritá, o é troppo lunga e spossante e quasi non si distinguono gradi di luce. Mi sono tornate in mente notti estive in Italia, passate a tirar tardi, mi é tornata in mente quell'oretta prima dell'alba in cui l'umiditá dell'aria e la stanchezza condensano un pizzicore di freschetto sulla tua pelle e un silenzio senza coscienza cade sulla cittá; si sentono solo i camion dei netturbini ravanare tra i resti dei fasti della notte appena terminata e rare macchine che sfrecciano come raschi gutturali.

22 luglio 2008

Matrimonio a Hausjärvi - Festa di nozze

Il festa di nozze si é tenuta presso il lago di Valkjärvi, il tipico paradiso naturale finlandese:

Valkjärvi

Sulle rive del lago é stato servito un modesto aperitivo (brut catalano e gustose fragole indigene), aperitivo durato un po' troppo (cioé il tempo servito agli sposi per salutare tutti gli ospiti e fare le foto di rito; di solito in Italia é un assalto all'arma bianca a vari trionfi enogastronomici).
Abbiamo notato con piacere che era presente una nutrita banda di bambini di tutte le etá, banda attratta irresistibilmente dal lago (avranno fatto avanzare la riva di qualche metro a forza di tirar sassi nell'acqua).
Un fratello dello sposo vive a Hong Kong con la moglie coreana, da cui ha avuto due gemelli, uno moro e una bionda.
Lo sposo e la sposa si sono conosciuti a Roma durante l'erasmus. La prima lingua che hanno parlato tra di loro é stato l'Italiano (e ancora lo parlano, frammisto al Fiammingo e al Finlandese). Molti dei loro amici parlano Italiano e anche i genitori dello sposo (che hanno una seconda casa in Toscana). L'italiano era, lo dico con orgoglio, la lingua ufficiosa della festa (quelle ufficiali il Fiammingo e il Finlandese e quella di servizio l'Inglese).
Dopo l'erasmus la sposa é tornata a Helsinki per finire gli studi, lo sposo l'ha seguita quasi subito (appena terminati i suoi) e a Helsinki ci siamo conosciuti (seguendo un corso penoso sull'architettura del legno). Ora entrambi vivono ad Anversa (cosa notevole, soprattutto alla luce del fatto che le Finlandesi spesso "impongono" ai partner stranieri di vivere in Finlandia; questo, tra l'altro, la dice lunga su chi porta i pantaloni nella coppia e chi li sembra portare).
Quando ormai ci eravamo rassegnati a rimanere a digiuno, una voce imperiosa ci ordina in Finlandese e in Inglese di andare a mangiare. La sala dove si é tenuto il banchetto era all'interno di questo tipico cottage a tronchi:

Kesäranta (spiaggia estiva)

Banchetto é una parola grossa, il buffet é quella che ci vuole. Ho scelto il posto in pole position per il buffet, vicino a noi si é seduta una coppia cantabrica (lei, architetto, é amica della sposa dai tempi dell'Erasmus e parla Italiano, lui, musicista jazz, suona in una band con due Romani; entrambi vivono a Pamplona). Ho sfoggiato un po' di Finlandese traducendo il menú (che era in Finlandese e Fiammingo).
Del resto dalle cene di lavoro ai banchetti di nozze i menú sono sempre gli stessi: salmone (crudo, affumicato o al forno), aringhe, siika (lavarello), insalata, arrosto di maiale e/o polpettine e gli immancabili karjalanpiirakat (dei tortini di farina di segale dalla vaga forma di vulva, ripieni di riso e miglio e serviti caldi con una "crema" di burro e uovo sodo).
L'alcool l'ha portato su da Tallinn, dove (ancora) costa poco, la famiglia della sposa (c'era vino spagnolo che in Spagna bevono i poveracci e gli studenti, ma che a queste latitudini é ritenuto ambrosia; birra, sidro e lonkero, una brutta copia del gin tonic in lattina).
Il cibo era caldo, avevamo fame e non siamo andati troppo per il sottile. L'unica cosa che non ho mangiato era una specie di hamburger di barbabietola.
Era contemplata una pausa prima della torta, che abbiamo usato per sgranchirci un po' le gambe.
Tornati in sala, insieme ai Cantabrici abbiamo preso (fregato) qualche biscotto preparato per il caffé (che sarebbe stato servito dopo la torta) e la cameriera non ha resistito all'impulso di venirci a rimproverare (tipico esempio del savoir faire finlandese) e noi non abbiamo resistito alla tentazione di prendere (fregare) altri biscotti (contribuendo con ció a rafforzare nella cameriera l'idea che i meridionali, per un Finlandese non c'é differenza tra uno Spagnolo, un Italiano, un Libico o un Turco, siano tutti sfacciati malandrini, come i Russi, del resto, al primo posto nella lista dei popoli odiati dai Finlandesi).
É arrivata la torta, anzi, le torte, che abbiamo provato e apprezzato tutte. Poi il caffé con i biscotti (che avevamo sfrontatamente mangiato in contropiede).
Dopo di che la sala di é svuotata e siamo andati a goderci il freschetto. Un padiglione fungeva da pista di ballo, dove, come da tradizione, gli sposi hanno ballato un Finnish tango (piú patetico e insipido di quello argentino), seguiti a ruota da coppie di vecchi lupi da balera. Noi ci siamo concessi qualche valzer e qualche chiacchiera con parenti dello sposo e della sposa. In particolare abbiamo soddisfatto la curiositá avida e provinciale tipica dei Finlandesi (soprattutto di quelli piú selvaggi, cioé quelli che non vivono nella regione metropolitana di Helsinki), parlando con un cugino della sposa. Appena abbiamo voltato le spalle (in senso letterale), il cugino ha tradotto agli altri la nostra conversazione (tra l'altro molto ingenuamente non ha aspettato nemmeno che ci allontanassimo, dandomi modo di intentere tutto, sebbene gli avessi detto di parlare Finlandese): io sono stato definito civil engineer (probabilmente qualifica talmente irraggiungibile da non poter nemmeno essere tradotta in Finlandese; secondario che fossi Italiano) e Lidia, con la concisione dell'odio cieco, venäläinen Siperiasta (Russa di Siberia). Tra l'altro il cugino (che mi sventolava sotto il naso due viaggi di lavoro a Shanghai, manco fosse diventato il CEO della Nokia) ha voluto sapere in quale compagnia lavorasse Lidia e con quale mansione, sperando di sentire che andasse a pulire i cessi dei malati di lebbra, ma é stato ampiamente deluso.
Poi le zanzare hanno preso il sopravvento. Non si poteva stare piú da nessuna parte; zampironi accesi dappertutto che pareva un sacrario militare; gli ospiti si infilavano in camicie di crema anti-zanzare; per ogni elicottero abbattuto ne arrivavano altri dieci. Unica cosa da fare: svignarsela!
Salutiamo al volo gli sposi e riusciamo a scroccare un passaggio fino a Riihimäki, dov'era il nostro hotel.

Matrimonio a Hausjärvi - Cerimonia in chiesa

Sabato scorso si é sposata una coppia di amici, lui fiammingo, lei finlandese.
La cerimonia si é tenuta nella vecchia chiesa di Hausjärvi (vicino Riihimäki, ca. 70 km a Nord di Helsinki), classica chiesetta evangelica in legno con volte a padiglione.
Nell'ambito del rispetto sostanziale della tradizione (cerimonia in chiesa), la coppia si permette alcune gustose variazioni, soprattutto in tema di abbigliamento:

Stijn&Kirsi

I maligni ricameranno supposizioni su chi é l'uomo e chi la donna nella coppia (forse nemmeno con tutti i torti), ma snickers bianche, completo di lino bianco H&M e camicia abbinata con il ciclamino dell'abito della sposa meritano il rispetto che si ha per lo stile. Personalmente ritengo che l'abito bianco per la sposa non possa essere oggetto di compromessi o soluzioni alternative (soprattutto se é il primo matrimonio; per spose di seconda mano o non piú giovanissime probabilmente il discorso si fa meno rigido).
In chiesa la dislocazione é stata classica: a sinistra i parenti della sposa e a destra quelli dello sposo, che, giocando in trasferta, non aveva molti tifosi.
La chiesa di Hausjärvi é tenuta da evangelici tra i piú progressisti, dal momento che il matrimonio é stata celebrato da un prete-donna. Non ho gridato allo scandalo, non ho abbandonato la cerimonia, ma a me il prete-donna non va giú: per me é un chiaro scarto dalla linea tracciata da Gesú, é il frutto di un'ignoranza selvaggia. Tutto sommato, considerando che la Finlandia si avvia gioiosamente ad essere una ginecocrazia nel giro di qualche generazione, é assolutamente logico che la donna finlandese assuma (usurpi) il ruolo dell'uomo finlandese (che ormai si accorge della propria virilitá solo quando gli urge di scopare).
Da uomo di mondo, ho mandato giú il boccone del prete-donna (non certo l'unico sintomo della degenerescenza dell'Occidente) e ho rivolto il mio disgusto alla moda femminile imperante: il revival anni '80 secondo H&M. Le ragazze hanno un non so che di infagottato, sciatto e terribilmente uniforme, con quelle ballerine senza tacchi, i pantacollant a metá polpaccio, i miserabili accessori da quattro soldi. Tanto vale infilarsi in un sacco di iuta.
Terminata la breve cerimonia, prima di scroccare un passaggio per il ristorante
ad uno dei tanti zii della sposa, che sfoggiava una cravatta rossa con girasoli arancioni, mi sono studiato gli ospiti. I Finlandesi erano generalmente in abito nero, camicia bianca e cravatta orripilante (sorvolo sulle scarpe); le Finlandesi sfoggiavano i tessuti nazionali Marimekko e andando avanti con l'etá ampi tendaggi da salone nobiliare a coprire le forme nutrite di birra e makkara (la salsiccia nazionale che contiene fino al 40% di carne). I Fiamminghi, quasi nessuno portava la cravatta e alcuni osavano anche il jeans. La peggiore in assoluto era una Fiamminga con un abito corto turchese e mezzi stivali di vernice blu che non c'entravano un piffero con il vestitino, una cosa inguardabile.
(continua)

15 luglio 2008

Groove FM

In un post precedente ho giá espresso la mia opinione sull'ascoltare la radio: non mi piace, ma faccio un'eccezione quando guido.
Durante lo scorso (troppo mite) inverno, ho ascoltato Classic Radio, apprezzando la programmazione di musica barocca. Ma con il passare dei mesi la selezione musicale si é spostata decisamente verso il ventesimo secolo, da Arnold Schönberg (mi sono arrischiato a sentire non mi ricordo piú quale sua dodecafonica composizione alla Filarmonica di Berlino ed é stata una mazzata sui cosiddetti; per fortuna per qualche oscura ragione ero solo e alla mia metá non é stato inflitto codesto martirio) fino allo sperimentalismo piú astruso del dopoguerra, cosa che certo non mi ha entusiasmato (certo per la mia scarsa cultura musicale); inoltre i musicisti indigeni, in primis Sibelius, hanno preso il sopravvento, ma anche loro, alla fine sono abbastanza modesti e dopo un po' stufano (per vedere la sala del centro musicale Sibeliustalo a Lahti, mi son tafazzianamente sorbito un concerto di Sibelius e Englund; l'acustica era disumanamente perfetta, by the way; se é  per questo mi sono anche sorbito la Sinfonia fantastica di Berlioz e la Terza di Beethoven alla Finlandiatalo; la Radion Sinfoniaorkesteri merita molto di piú della Finlandiatalo; a dirigere quella sera c'era un simpatico incrocio tra un barile di rum e Babbo Natale). Non parliamo della pubblicitá: gli eventi di musica classica in Finlandia sono minimi e propinarmeli alla grancassa ogni cinque minuti non fa altro che farmeli sembrare ancora piú marginali (come ad esempio il resital organizzato in memoria di Pavarotti con tempismo disumano).
Fatto sta che ho tradito Classic Radio per Russkoe Radio: almeno mi faccio un po' di Russo, mi son detto. E poi fa anche molto ribelle ascoltare Russkoe Radio, essendo i Russi al primo posto nella lista dei popoli odiati dai Finlandesi (seguono Svedesi ed Estoni, ma staccati di molto). Ma anche questa radio é stata una delusione: programmano esclusivamente pop e commerciale, ma di livello infimo, per il popolino piú ignorante, roba che Tiziano Ferro in confronto é Jacques Brel. Soprattutto i testi dei brani sono assolutamente banali.
Russkoe Radio mi ha deluso anche perché la musica russa che propongono é praticamente identica a quella americana che si sente dappertutto, solo che é cantata in Russo: di Russo non c'é rimasto niente! Ma ai Russi gli va bene: finalmente anche la loro musica é normale (piú che vergognarsi del passato sovietico, i Russi si vergognano del periodo dei torbidi, come Sol
ženicyn l'ha chiamato con riferimento ai torbidi tra la morte di Ivan il terribile e l'ascesa dei Romanov, cioé degli anni '90; inoltre i Russi sentono molto il confronto con l'Occidente e il gap tra i nostri standard e i loro; popolo indefinibile quello dei Russi, non sono occidentali e nemmeno orientali: sono il tertium non datur).
Fatto sta che ho lasciato al suo destino anche Russkoe Radio e sono tornato ai cd. Ma anche Bach, Händel, Vivaldi, Albinoni, Scarlatti, Corelli, Pergolesi, Gluck e Telemann, ascoltati e riascoltati, a lungo andare stuccano e mi sono di nuovo trovato nell'urgente necessitá di trovare un sottofondo musicale per quando guido.
Pare che le mie ricerche abbiamo dato frutto: Groove FM.
La selezione predilige R&B, disco anni '70 e '80 e brani famosi tra gli anni '60 e i '90. Fortunatamente evitano di programmare il pop finlandese, che é anche un po' heavy e soprattutto fa cagare.
Il fascino ambiguo di Groove FM risiede anche nel fatto che spesso vengono proposti pezzi noti in versioni mai sentite, ma versioni brutte, con arrangiamenti datati o interpreti non all'altezza. Mi ricordano d'istinto quei quei terribili cofanetti di Unforgettable Love Songs o di Greatest Successes of Latino Music made in Malaysia, che dalle spiagge tropicali del Pahang sono arrivati poi fino a Roma (e qualche cd anche quassú), realizzati non con la professionale keyboard e nemmeno con la passabile tastiera, ma con una scrausissima pianola da banda di liscio di provincia. Per divertimento le Unforgettable Love Songs le chiamavo le Untramontable Love Songs.

30 maggio 2008

Curry cappuccino

Una delle peculiaritá di essere Italiano in Finlandia, a parte essere considerato a priori (cioé indipendentemente da quale sia la tua effettiva condotta) un rimorchione modaiolo (1), mafioso (2) e spaghettaro, é quella di essere ritenuto (sempre a priori) un'autoritá sul caffé.
Mentre i Finlandesi s'inacidiscono e s'irrigidiscono se tu domandi cortesemente quale sia la differenza tra un mobile prodotto in Finalndia ed uno in Estonia (visto che questi ultimi costano circa la metá, ma i Finlandesi preferiscono comprare i mobili nazionali), mentre i Finlandesi ti deridono se tu domandi cortesemente perché comprano frutta e verdura coltivate in serre nazionali e non comprano frutta e verdura importate dall'estero (che costano circa tre volte meno), mentre i Finlandesi sotto sotto s'incazzano se osi cortesemente criticare il makkara (il salsicciotto nazionale che contiene fino al 40% di carne), ti danno invece gravemente ragione se ti lamenti del loro caffé. E farsi dare ragione dai Finlandesi ce ne vuole, visto che detengono il miglior stile di vita del mondo e hanno saggezza da vendere. Ultimamente se la smargiassano affermando che i pizzettari finlandesi fanno la pizza meglio di quelli italiani, stando ad un articolo dell'autorevole settimanale Helsinki Times. Del resto, da buon Romano, di farmi dare ragione me ne strafrego, visto che a Roma la ragione é degli stronzi.
Dicevo, i Finlandesi non fiatano e ti danno pure ragione se dici che il loro caffé é una ciofega. Ma questo solo perché sei Italiano e perché il caffé Italiano é (reputato) il migliore in assoluto.
Tutte queste parole solo per dire che la mattina in ufficio qualche volta mi faccio il cappuccino. Il caffé lo preparo con la moka e l'unica maniera per scaldare il latte é usare il micro-onde, lo stesso che gli Indiani usano per scaldare le loro pietanze al curry, il cui aroma s'é intronato come un marajá all'interno del micro-onde. Aroma che passa immancabilmente al latte e alla fine il mio cappuccino ha un poco invidiabile retrogusto di curry.
NOTE
(1) L'indigena ignavia in fatto di moda non permette di distinguere chiaramente la differenza tra un coatto/tamarro e un uomo di gusto, per cui l'Italiano é a priori "homo elegans" (e questo alla facciaccia di tutti gli altri Europei; purtroppo noi Italiani spesso ci fermiamo alle apparenze, peró).
(2) In Finlandia se non sei niveo di carnagione e hai una felpa con cappuccio, sei automaticamente considerato uno spacciatore; se non sei niveo di carnagione e vesti un gessato, sei automaticamente un mafioso.

3 dicembre 2007

Classic Radio

Non sono mai stato un ascoltatore di radio, perché ho sempre considerato le radio tout court dei meri contenitori di scontatezze (musicali e non). Inoltre, il mio tempo libero é occupato essenzialmente dalla lettura (e, per quel che vale, dalla scrittura) e la concentrazione richiesta mal si concilia con il rumore di fondo di una radio accesa. Non capisco quelli che appena alzati accendono la radio e durante la giornata non possono stare senza la compagnia di una radio accesa.
L’eccezione é quando guido. Se avessi uno stereo che legge gli mp3 probabilmente non l’ascolterei, ma la radio offre piú varietá di un cd e non devo cambiarlo quando voglio sentire qualcos’altro (cosa che diminuisce la mia concentrazione al volante). Non che passi tanto tempo in macchina: un’ora al giorno o poco piú (il traffico a Hki é scarsino).
Insomma, alla guida, ascolto Classic Radio, come si puó intuire una radio finlandese di sola musica classica.
Quando vivevo ancora a Roma, ogni tanto provavo ad ascoltare la Filodiffusione, ma non ne cavavo grande diletto, soprattutto perché nella programmazione, a mio modesto avviso, si eccedeva nel dar spazio alla musica del XX secolo, fruibile piú da esperte orecchie di musicologi che da ineducate orecchie quali le mie. E inoltre perché non sopportavo il tono spocchioso e algido dei presentatori, che mi portava alla furia omicida quando affettavano con tutta l’arroganza possibile pronunce in lingue straniere, spiattellando le parole a noi comuni e ignoranti mortali sul naso e con mala grazia. Se c’é proprio una cosa che non tollero é la puerile vanitá di coloro che sfoggiano “cultura” per affermare implicitamente (e rozzamente) la loro pretesa superioritá (soprattutto quando “cultura”, nel senso di “paideia”, presupporrebbe anche una crescita morale).
Quello che piú amo di Classic Radio invece é proprio il tono dei presentatori (a parte l’ampio spazio che dedicano alla musica barocca). Introducono la musica con dolcezza e familiaritá, come una nonna che insegni a impastare alla nipotina; comunicano calore; e quando presentano un pezzo di musica dodecafonica, lo fanno sospirando, come se, raccontando una favola, fossero arrivati al punto in cui l’eroe sembra che non riesca piú a liberare la principessa prigionera della strega.
Ad essere sincero, la cosa non mi stupisce: per quel poco che conosco i piccoli Finni, li so generalmente alieni dall’affettazione di snobismo (a parte la gioventú che si dá un tono ascoltando pop di quarta categoria o heavy metal satanico e vestendo sciattamente H&M).