Abbiamo portato la
bambina a prendere un po' d'aria cogliendo l'occasione del temporaneo
innalzamento della temperatura (solo -6 oggi!).

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22 dicembre 2009
Passeggiata nei dintorni
Etichette:
Espoo,
passeggiate
Ubicazione:
Espoo, Finlandia
13 febbraio 2009
Livida Berlino - 1
Abbiamo passato alcuni giorni a Berlino.
Febbraio é forse il mese meno felice per andarsene a spasso (almeno nell'emisfero boreale); va da sé che Berlino c'incanta anche a Febbraio, persino quando é livida (non posso scrivere gelida, venendo da una gelida Helsinki).
Livida come la mattina che ci ha portato a Treptower Park, dove si trova un tempio a cielo aperto, un memoriale alla gloria eterna degli eroi socialisti dell'armata rossa che hanno donato le loro vite per liberare l'umanitá dalla schiavitú fascista (cito a memoria dall'epigrafe russa).
Febbraio é forse il mese meno felice per andarsene a spasso (almeno nell'emisfero boreale); va da sé che Berlino c'incanta anche a Febbraio, persino quando é livida (non posso scrivere gelida, venendo da una gelida Helsinki).
Livida come la mattina che ci ha portato a Treptower Park, dove si trova un tempio a cielo aperto, un memoriale alla gloria eterna degli eroi socialisti dell'armata rossa che hanno donato le loro vite per liberare l'umanitá dalla schiavitú fascista (cito a memoria dall'epigrafe russa).
Il valore politico del memoriale mi sembra passato. Una grande statua in cima ad una tozza torre mostra un soldato che tiene una bambina nel braccio sinistro e una spada reclinata nella destra (mi fa pensare all'angelo che rinfodera la lama sulla sommitá di Castel Sant'Angelo) e che calpesta una svastica spezzata (come Maria la testa del serpente?): ora non ci sono piú svastiche da spezzare, non ci sono piú le schiere hitleriane che invadono la nostra patria socialista (ora abbiamo il nazisionismo e il fascismo islamico), e non ci sono piú liberatori, armate rosse, armate a cavallo (al massimo esportiamo la democrazia o instauriamo la sharia). Il memoriale rimane a dar voce al dolore dell'umanitá ferita dalla guerra, da ogni guerra. Questa voce di dolore, atroce sorda pressione, é ancora viva, ancora lacera i nostri timpani. E nonostante che i Russi arrivassero come liberatori (e ben presto sarebbero rimasti come invasori per cinquant'anni), nonostante l'epos della conquista di Berlino, uscendo dal memoriale di Treptower Park si porta con sé la consapevolezza che la guerra, nessuna guerra é eroica.
La visita a Treptower Park ci ha segnato.
Tanto che ci vogliamo tornare in primavera, quando il risveglio della natura dará un profumo di speranza alle nostre meditazioni.
In questi giorni a Berlino c'é la Berlinale. Abbiamo visto un film danese, Lille soldat, di Annette K. Olesen. Il film racconta di Lotte, appena tornata dal servizio militare in Iraq (bella la citazione iniziale da Apocalypse now), di cui non dice niente, ma che certo ha lasciato un segno profondo in lei; senza soldi e lavoro, si vede offrire un posto da autista dal padre, che é stato assente nella vita di Lotte e che ora prospera nel giro della prostituzione. Lotte diventerá l'autista della squillo piú bella e richiesta, la nigeriana Lily. Nel film é descritto l'evolversi del singolare rapporto tra Lotte e Lily, che é anche la donna del padre di Lotte, il suo protettore. Due donne forti, Lotte cancella la propia femminilitá (ma non del tutto), Lily invece la esalta, all'opposto. Non racconto oltre.
Nonostante il tema forte, il film non é retorico o moralistico e, pur con un finale un po' melodrammatico, ti tocca.
Piacevole spizzarsi un po' gli animali da festival: arie impegnate e assorte da intellettuale, barbe incolte, lunghe sciarpe, velluto, baschi di tutte le fogge per tutti i sessi possibili immaginabili; non possono mancare i Giapponesi con la borsa a tracolla della Berlinale.
Nonostante il livido Febbraio, abbiamo fatto lunghe passeggiate in quartieri a noi poco noti: Steglitz e Tempelhof.
Steglitz é un quartiere meridionale. L'ultimo, credo, a una certa densitá prima dei quartieri giardino come Dahlem o Lichterfelde. Ha ancora il carattere herrlich (signorile) di Wilmersdorf o Charlottenburg, con le sue tranquille vie alberate fornite di edifici Gründerzeit. Un centro commerciale appena costruito pare l'abbia scosso dal suo discreto torpore borghese. Un posto dove professionisti vivono, tengono studio e parcheggiano l'Audi.
Tempelhof é piú interessante e (per noi) inaspettato. Il quartiere era fino a poco tempo fa tiranneggiato dall'aeroporto omonino. Ora che l'aeroporto é stato chiuso, si prevede un suo sviluppo, essendo confinante con i trendy (e cari) quartieri di Schöneberg e Kreuzberg. Ancora si respira quasi un'aria di paese, case basse, suono di campane, sebbene Tempelhof sia tutto sommato abbastanza centrale, perché il quartiere é isolato dal resto della cittá da ferrovia e autobahn a ovest e nord, dal vuoto dell'aeroporto a est e da un corso d'acqua a sud.
(continua)
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Ubicazione:
Espoo, Finlandia
6 febbraio 2009
Di furgoni e passeggiate
Ieri al corso di Russo l'insegnante ci spiegava il significato della parola увлечение (uvlečenie, passione). Ad esempio, mi fa, se tu hai uvlečenie per le belle macchine, ti compri: Ferrari, Ducato... E una delle signore-madri la interrompe aggiungendo: Iaguár (pronuncia russa).
Al sentire Ducato, ho sorriso: certo l'insegnante voleva dire Ducati la moto, e non Ducato il furgone!
Lí per lí non ci ho badato troppo ed ho continuato a seguire la lezione, ma dopo cinque minuti mi é venuto in mente un garage strafico con una Ferrari, una Lamborghini, una Rolls-Royce, una Iaguár... e un Ducato!
E sono sbottato a ridere. Cosí, di punto in bianco.
L'insegnante, piacevolmente impressa dallo scoppio d'ilaritá, me ne ha chiesto la ragione e quando ha capito che il busillis era l'aver scambiato la Ducati per il Ducato é diventata tutta rossa, nonostante la sollevassi d'ogni responsabilitá per l'oggettiva somiglianza tra Ducati e Ducato.
Dopo il russkij urok, la lezione di Russo, ho un'oretta di buco (come si diceva ai tempi della scuola e dell'uni) dalle sei alle sette, prima che cominci il Deutschkurs.
Di solito, ai tempi dell'uni, l'oretta di buco era l'ideale per una chiacchiera, qualche sigaretta e un caffé (con panna, se girava bene); talvolta questo miscuglio di chiacchiera, sigaretta e caffé consumato ai tavolini del Bar dello Studente (con vista sul Colosseo, mica pizza e fichi!) era cosí avvincente (complice la compagnia di spiriti sopraffini quali er Pinta, er Centallóra, er Tallone e le Quotate Flautiste e galeotto il clima mite romano) che il buco si allargava fino ad inghiottire la lezione successiva, ma questa é un'altra storia!
Eravamo rimasti con questo buco di un'oretta, piacevole chance per un pigro vagolare flâneur.
Al sentire Ducato, ho sorriso: certo l'insegnante voleva dire Ducati la moto, e non Ducato il furgone!
Lí per lí non ci ho badato troppo ed ho continuato a seguire la lezione, ma dopo cinque minuti mi é venuto in mente un garage strafico con una Ferrari, una Lamborghini, una Rolls-Royce, una Iaguár... e un Ducato!
E sono sbottato a ridere. Cosí, di punto in bianco.
L'insegnante, piacevolmente impressa dallo scoppio d'ilaritá, me ne ha chiesto la ragione e quando ha capito che il busillis era l'aver scambiato la Ducati per il Ducato é diventata tutta rossa, nonostante la sollevassi d'ogni responsabilitá per l'oggettiva somiglianza tra Ducati e Ducato.
Dopo il russkij urok, la lezione di Russo, ho un'oretta di buco (come si diceva ai tempi della scuola e dell'uni) dalle sei alle sette, prima che cominci il Deutschkurs.
Di solito, ai tempi dell'uni, l'oretta di buco era l'ideale per una chiacchiera, qualche sigaretta e un caffé (con panna, se girava bene); talvolta questo miscuglio di chiacchiera, sigaretta e caffé consumato ai tavolini del Bar dello Studente (con vista sul Colosseo, mica pizza e fichi!) era cosí avvincente (complice la compagnia di spiriti sopraffini quali er Pinta, er Centallóra, er Tallone e le Quotate Flautiste e galeotto il clima mite romano) che il buco si allargava fino ad inghiottire la lezione successiva, ma questa é un'altra storia!
Eravamo rimasti con questo buco di un'oretta, piacevole chance per un pigro vagolare flâneur.
Meno male che finora il tempo é stato clemente!
Siccome a Hki (e nel resto del granducato) i negozi chiudono alle sei, a parte parrucchieri e supermercati, nel mio passeggiare mi debbo accontentare di vetrine cupamente illuminate, degli sguardi assenti delle sciampiste che frizionano capoccioni di tutte le taglie e del via vai di larve schive con buste della spesa sbiadite. Incontro spesso cani portati a spasso da diafani figuri, mi accorgo all'ultimo istante di gruppi di bambini che giocano nella neve nel piú assoluto silenzio, sorvegliati da genitori mimetizzati nel buio. Dall'odore improvvismo di sigaretta intuisco che mi sta passando vicino qualcuno che fuma.
Sfilano le criniere gialle di stivalate di mezz'etá tutte tacchi e forza, sfilano biondine ricche di modernitá e di giovinezza, maschietti concentrati sulla playlist o sulla frangetta e vecchi professionisti impenetrabili intabarrati disseminatori di figli. Sono a Töölö, zona signorile, quasi europea, e non battuta dalle schiere brute degli alcolizzati.
Incrocio soprattutto donne e non perché l'occhio vede/cerca quello che gli piace, ma perché gli uomini finlandesi campano nel cono d'ombra delle donne finlandesi.
Solo soletto passeggio ruminando i miei pensieri.
Finché il tempo regge.
Siccome a Hki (e nel resto del granducato) i negozi chiudono alle sei, a parte parrucchieri e supermercati, nel mio passeggiare mi debbo accontentare di vetrine cupamente illuminate, degli sguardi assenti delle sciampiste che frizionano capoccioni di tutte le taglie e del via vai di larve schive con buste della spesa sbiadite. Incontro spesso cani portati a spasso da diafani figuri, mi accorgo all'ultimo istante di gruppi di bambini che giocano nella neve nel piú assoluto silenzio, sorvegliati da genitori mimetizzati nel buio. Dall'odore improvvismo di sigaretta intuisco che mi sta passando vicino qualcuno che fuma.
Sfilano le criniere gialle di stivalate di mezz'etá tutte tacchi e forza, sfilano biondine ricche di modernitá e di giovinezza, maschietti concentrati sulla playlist o sulla frangetta e vecchi professionisti impenetrabili intabarrati disseminatori di figli. Sono a Töölö, zona signorile, quasi europea, e non battuta dalle schiere brute degli alcolizzati.
Incrocio soprattutto donne e non perché l'occhio vede/cerca quello che gli piace, ma perché gli uomini finlandesi campano nel cono d'ombra delle donne finlandesi.
Solo soletto passeggio ruminando i miei pensieri.
Finché il tempo regge.
Quando arriverá il freddo passeró l'oretta di buco leggendo su un divano del centro culturale russo.
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Ubicazione:
Espoo, Finlandia
18 gennaio 2009
Passeggiata domenicale
Temperatura alzata (tornata intorno allo 0; ieri si aggirava sui -10).
Ne approfittiamo per sgranchirci le gambe, anzi per audaci giochi di equilibrismo:

NB sotto la neve c'é lo stagno ghiacciato:

Il solito ponticello:

Ecco é il lago Lippa, anche lui ghiacciato e innevato:

Una buona occasione per fare quattro passi o pattinare (per tornare lí d'estate bisogna andarci a nuoto o in barca)...
Ne approfittiamo per sgranchirci le gambe, anzi per audaci giochi di equilibrismo:
NB sotto la neve c'é lo stagno ghiacciato:
Il solito ponticello:
Ecco é il lago Lippa, anche lui ghiacciato e innevato:
Una buona occasione per fare quattro passi o pattinare (per tornare lí d'estate bisogna andarci a nuoto o in barca)...
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Ubicazione:
Espoo, Finlandia
22 settembre 2008
Passeggiate autunnali
Una
volta montata la cucina nuova (montata da un operaio con baffo e sorriso
sveglio cui sono molto piaciuti i cioccolatini russi che ingenuamente
abbiamo lasciato indifesi nel salone), pensavamo che il piú fosse fatto.
Ci sbagliavamo. Primo: bisognava mettere al loro novello posto tutte le
cose che avevamo abitato i prischi scaffali e che erano giaciute
neglette in scatoloni; secondo: bisognava ripulire casa dalla zozzeria
accumulata in questi giorni di grandi manovre.
Operazioni che abbiamo portato a termine soprattutto nel w/e, durante il quale abbiamo anche trovato il tempo per due lunghe passeggiate, per goderci l'ultimo tepido sole dell'anno: l'autunno spoglio e oscuro arriverá presto.
Piú che il trascolorare al giallo e al rosso delle foglie, piú che l'abbassarsi inesorabile delle temperature, piú che l'accorciarsi altrettanto inesorabile delle giornate, é la migrazione delle papere a darci la certezza di non poter piú sperare: quando i topi abbandonano la nave... qualche dubbio ti deve venire.
La consapevolezza che questi sono gli ultimi tepori solari dá una magia tutta sua al passeggiare, come l'ultimo bacio prima che un treno ti porti via nella nebbia tra sbuffi di vapore.
Sopra le nostre teste, le papere volano in stormi immensi a forma di V e non posso fare a meno di pensare ad agguerrite formazioni di Stuka.
Noi che ci muoviamo a piedi non diamo peró l'impressione marziale di guerrieri della Vermacht e guadagniamo pacificamente il lago Lippa (Lippajärvi in Finlandese) attraversando una striscia di prato tra giardini curatissimi (come solo dei nazisti maniaci dell'ordine potrebbero avere) e un lembo di bosco. Lungo la nostra linguetta di prato serpeggia un sentierino che arriva ad una microscopica spiaggietta su cui sono tirate in secca tra la verzura barchette colorate e ad un piccolo molo con due panchine.
Il lago é a forma di fagiolo e sue le acque sono di una limpidezza rara. Il lago vicino casa, il lago Lungo (Pitkäjärvi) ha acque torbide (e una forma tipo alabarda spaziale, ma molto tozza).
Flora é ancora verde. Solo le betulle ingialliscono (presto avranno quell'aspetto zen come nelle vignette di Charles Schulz). "Ingialliscono" non é la parola adatta, il loro ingiallire é in realtá una via di mezzo tra lo sfiorire e il rinsecchirsi. La betulla é uno di quegli alberi che da solo mette tristezza e acquista forza solo nel gruppo (un po' come gli individui mediocri). Anche il pado (Prunus Padus) ingiallisce. E poi c'é l'acero. Non so se in Italia ce ne siano (é un albero nordico), qui é molto comune (come in Canada e in Russia). Dire che le sue foglie diventino gialle o arancioni é poco, é scontato, sarebbe come dire che la Nona Sinfonia é bella. Il giallo e soprattutto l'arancione hanno un'intensitá impressionante, una pienezza divina. Si deve parlare di qualitá ontologica: non stiamo piú parlando del colore della foglia, la foglia non é che il povero supporto di un'epifania cromatica.
Sto studiando come un matto Tedesco.
Operazioni che abbiamo portato a termine soprattutto nel w/e, durante il quale abbiamo anche trovato il tempo per due lunghe passeggiate, per goderci l'ultimo tepido sole dell'anno: l'autunno spoglio e oscuro arriverá presto.
Piú che il trascolorare al giallo e al rosso delle foglie, piú che l'abbassarsi inesorabile delle temperature, piú che l'accorciarsi altrettanto inesorabile delle giornate, é la migrazione delle papere a darci la certezza di non poter piú sperare: quando i topi abbandonano la nave... qualche dubbio ti deve venire.
La consapevolezza che questi sono gli ultimi tepori solari dá una magia tutta sua al passeggiare, come l'ultimo bacio prima che un treno ti porti via nella nebbia tra sbuffi di vapore.
Sopra le nostre teste, le papere volano in stormi immensi a forma di V e non posso fare a meno di pensare ad agguerrite formazioni di Stuka.
Noi che ci muoviamo a piedi non diamo peró l'impressione marziale di guerrieri della Vermacht e guadagniamo pacificamente il lago Lippa (Lippajärvi in Finlandese) attraversando una striscia di prato tra giardini curatissimi (come solo dei nazisti maniaci dell'ordine potrebbero avere) e un lembo di bosco. Lungo la nostra linguetta di prato serpeggia un sentierino che arriva ad una microscopica spiaggietta su cui sono tirate in secca tra la verzura barchette colorate e ad un piccolo molo con due panchine.
Il lago é a forma di fagiolo e sue le acque sono di una limpidezza rara. Il lago vicino casa, il lago Lungo (Pitkäjärvi) ha acque torbide (e una forma tipo alabarda spaziale, ma molto tozza).
Flora é ancora verde. Solo le betulle ingialliscono (presto avranno quell'aspetto zen come nelle vignette di Charles Schulz). "Ingialliscono" non é la parola adatta, il loro ingiallire é in realtá una via di mezzo tra lo sfiorire e il rinsecchirsi. La betulla é uno di quegli alberi che da solo mette tristezza e acquista forza solo nel gruppo (un po' come gli individui mediocri). Anche il pado (Prunus Padus) ingiallisce. E poi c'é l'acero. Non so se in Italia ce ne siano (é un albero nordico), qui é molto comune (come in Canada e in Russia). Dire che le sue foglie diventino gialle o arancioni é poco, é scontato, sarebbe come dire che la Nona Sinfonia é bella. Il giallo e soprattutto l'arancione hanno un'intensitá impressionante, una pienezza divina. Si deve parlare di qualitá ontologica: non stiamo piú parlando del colore della foglia, la foglia non é che il povero supporto di un'epifania cromatica.
Sto studiando come un matto Tedesco.
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