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2 aprile 2009

Appunti da Vaasa

In questa trasferta di lavoro, divido uno degli appartamenti della compagnia con un collega indiano, anche lui in trasferta. Occupa una posizione di rilievo nel nostro ufficio a Mumbai e si vede: é istruito, ma non ha solo titoli universitari, é (abbastanza) pulito e ha anche quel po' di savoir faire dell'uomo di mondo.
Si vede pure che gioca fuori casa, tiene la cresta abbassata perché non conosce le regole del gioco in Europa, ma da certe sue sfumature un po' decisioniste intuisco che é abituato a ordinare e ad essere obbedito.
Non mi pare uno stronzo. La mattina mi prepara il té, ieri al supermercato ha preteso di portare il cestino della spesa (forse io sono troppo abituato allo stile finlandese: ognuno fa per sé e non provare ad avvicinanrti!).
Vaasa non offre granché per distrarsi dopo il lavoro e dividere l'appartamento é un bene, perché si possono fare le cose insieme. Per me non sarebbe un problema stare da solo: mi porterei in avanti sulla tabella di lettura, ma l'Indiano, visto che la tele ha solo 4 canali, non saprebbe che fare da solo (a parte rimbambirsi di internet).
Ieri sera ho fatto all'Indiano una carbonara spiccia e la sera prima lui mi ha preparato dei noodles indiani che abbiamo condito con il masala fatto dalla moglie (trattasi di salsa piccantissima preparata con una trentina di ingredienti, tutti piccantissimi).
Dopo cena l'Indiano si stura sempre un paio di bicchieri di rum indiano (42.8%) e ogni tanto scompare in balcone a fumare e io apro il libro e volo a Shandy Hall nel 1718 a conversare con i fratelli Shandy, il caporale Trim e il dottor Slop.
Stamattina l'Indiano é andato al lavoro con scarpe da ginnastica, pantaloni scuri, camicia a maniche corte con taschino (con penne inserite), cravatta e giacca non abbinata ai pantaloni.
Si consideri che in tutto l'ufficio (saremo un 200 persone) gli unici a portare la cravatta eravano l'Indiano e il sottoscritto.

A Vaasa la minoranza finlandese di lingua svedese é meno minoranza che altrove. In ufficio lo Svedese si sente quanto, se non piú, del Finlandese. In bocca ai Finlandesi lo Svedese ha un suono strano, pare una specie di cantilena con vocali chiuse tipo: brispo franfo ciriciciúúre.
Suona come una lingua dolce, ma secca, l'ideale per i film di Bergman.

Vaasa é composta da un reticolo di strade; l'asse principale va dal mare verso l'interno. Lungo questo asse ci sono due piazze l'una dopo l'altra, divise solo da un isolato o due. Una piazza é piú antica: é praticamente una solida chiesa a cortina con un vuoto intorno circondato da austeri edifici pubblici (in una delle piú tristi declinazioni dello stile Gründerzeit indigeno). Nel mondo occidentale moderno, Stato e Chiesa non sono piú tenuti in considerazione come autoritá morali, per cui questa piazza é passata di moda ed é del tutto negletta (sempre entro i limiti dello standard finlandese per "negletto"). Mentre l'altra piazza, sebbene non cosí blasonata dalle vetrate colorate della chiesa e dai bassorilievi degli edifici pubblici, sebbene sia un vuoto grigio senza particolare genio urbanistico (sarebbe da chiamare spiazzo e non piazza), é il cuore del centro di Vaasa, il buco nero che catalizza l'attenzione urbana, tutto vetrine di negozi e di locali.
É questo il cuore dell'Occidente, un vuoto grigio spazzato da venti gelidi la cui infertile oscuritá é violata dai bagliori colorati di vetrine.

7 novembre 2008

Vaasa e varie

Mercoledí della settimana scorsa si é tenuto un section meeting presso il nostro quartier generale a Vaasa.
Vaasa dista 50 minuti di aereo o 4 ore di treno da Helsinki ed é una sorta di capoluogo di quella sottile striscia di costa occidentale in cui si parla Svedese invece che Finlandese.
Va da sé che il section meeting é stato di una noia mortale. Il relatore aveva la brillantezza e l'appeal di uno zombi.
Dopo il meeting tutti in sauna (rigorosamente divisi per sesso in due edifici). Tra una sauna e l'altra ci siamo scolati varie casse di birra (non esagero).
Cena vichinga. Siamo stati tutti dotati di elmo cornuto e tunica da usare come tovagliolo e hanno portato quantitá abominevoli di carne (manzo e maiale) e salmone. Unica posata un coltellaccio. La fiera della proteina. I boccali non si faceva in tempo a vuotarli che subito venivano riempiti.
Verso le dieci di sera (la cena é cominciata alle sei), ci hanno scaricati al centro di Vaasa e tolto la catena. Io sono andato in un locale tranquillo vicino l'albergo, ma molti colleghi sono sciamati abbaiando alla ricerca della disco e del casino (impresa ardua il Mercoledí notte a Vaasa, credetemi).
Il giorno dopo erano tutti grigi, senza espressione, alle prese con un postumo terribile; ripetevano come un mantra "per quest'anno basta sbronze".
Tornati a Hki i colleghi sono andati a completare il collasso a casa, mentre io, dopo una doccia ristoratrice, sono andato al corso di Tedesco e poi di nuovo ad un party, l'inaugurazione di uno studio fotografico, probabilmente il principale di tutta la Finlandia, una di quelle feste di cui si parla nei giornali patinati.
Ambiente per me praticamente nuovo. Metá delle persone al party erano potenziali clienti dello studio e metá "artisti" che campicchiano con il sussidio.
Lo studio fotografico é subentrato nei locali di un jazz bar che ho frequentato negli anni scorsi (ci suonava spesso un amico), uno spazio ipogeo grandissimo e articolatissimo nel cuore urbano di Hki.
Il dj, mezzo persiano mezzo tedesco, creava un ambiente di house con forte colore mediorientale (il suo scagnozzo poi avrebbe spostato verso l'India le suggestioni sonore). Bar fornitissimo (ma io mi sono limitato ad un bianchetto spiccio). Fiera dei personaggi bislacchi. Un Chesterton sarebbe andato in brodo di giuggiole.
La categoria che mi ha impressionato di piú é stata quella degli ex modelli. L'ex-modello é piú decadente dell'ex-modella.
Ne ho visti un paio in giacchette da quattro soldi, misero tentativo di seguire la moda con le misere risorse del sussidio statale. Aria depressa, sbattuta, sfiorita, senza speranza. Invitati per crudeltá a party ai quali partecipano per illudersi di stare a galla. Non mancavano dei suonatori (non ce la faccio a chiamarli "musicisti"), famosi in Finlandia, lerci lerci e sbronzi marci; si definivano "artisti", ma mi pareva solo una scusa per imporre la volgaritá del loro sudiciume e del loro eccesso.
Ho visto cataloghi umani di nevrotici, vari casi umani, ragazzette vestite malissimo che si credevano Grace Kelly. Ho passato la maggior parte del tempo con il mio amico polacco (uno dei soci dello studio) e la moglie (anche lei polacca).
Il piú sfigato in assoluto della festa é un tizio americano che ha l'appartamento nello stesso pianerottolo dove abita l'ex moglie finlandese (mai dimenticata) con il nuovo marito (uno Svedese imbottito di soldi). Ma cambiare casa no, eh?
A causa della mia barba nera e incolta e della camicia nera, sono stato scambiato per un pasdar, la guardia della rivoluzione in Iran.

5 giugno 2008

Una giornata a Vaasa

Oggi sono stato a Vaasa in visita alla casa madre per l'irrinunciabile Introduction Day, grazie al quale ogni nuovo employee (viene messo a parte dei vincenti segreti del gruppo.
Se fosse stato proibito pronunciare parole come le seguenti: challenging, quality, project, management, business, target, skill, demanding, compete, reliability, resource, task, mission, communication, development, multi-discipline, added values, design, engineering, turn over, multicultural environment e strategy, praticamente ce la saremmo cavata in venti minuti invece che in quattro ore.
Ogni top manager ha fatto la sua relazione con le sue slides: il più pietoso è stato uno che ha concluso il suo intervento assicurandoci che noi siamo i migliori al mondo e che lui non ha visto in tutta la sua carriera professionisti più cazzuti di noi (ovviamente intendeva dire che i Finlandesi sono i migliori al mondo); il più acido è stato uno che doveva parlare dopo la pausa caffè e siccome gli seccava aspettare che la gente tornasse dalla pausa ha iniziato il suo discorso con mezza sala vuota e parlava con la velocità di uno che stesse sciorinando uno scioglilingua in lumachese. Un altro dall'aria volpina alla fine del suo intervento ci ha dispettosamente chiesto quanti dipendenti ci fossero a Oulu per farci scherzosamente (forse) notare che eravano stanchi o disattenti e alla mia esatta risposta di 26 si è messo in tasca il sorrisetto paraculo e se n'è andato via con la coda tra le gambe.
Al ritorno a casa dall'aeroporto ho beccato un tassista russo. All'inizio parlavamo in Finlandese, ma poi ho scoperto che era Russo e abbiamo iniziato a conversare a briglia sciolta in Russo. Mi ha raccontato di sé vita morte e miracoli e io mi sono tolto la soddisfazione di farmi dare da lui del voi, mentre gli davo del tu.