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22 agosto 2009

Ancora Tallinn

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Una delle capitali piú insipide d'Europa, giunta alla ribalta del turismo di massa grazie alle compagnie aeree low cost: Tallinn.

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Insipida, ma mai quanto Hki,
ça va sans dire. Che anzi acquista il suo miracoloso significato di bellezza (turistica) proprio e solo per chi, come noi, viene da Hki (per i Finni in primis rappresenta alcohol e donne a buon mercato e per noi, in extremis, l'altro dal Granducato).
Tallinn dai graziosi scorci:

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dai graziosi tetti:

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dai graziosi (e complessi) toponimi:

toponimo
(piazza della chiesa)
dai graziosi manifesti:

manifesto
dai graziosi graffiti:

graffito(é la televisione che imita la vita o la vita che imita la televisione?)

e dalle graziose Estoni.
Non mancano infatti a caccia della scopata vacanziera le brigate di abbronzati turisti dall'Europa meridionale di tutte le etá, di buona volontá e spesso di bocca buona: studentelli zaino in spalla, quarantenni nonostante tutto ancora disperatamente giovani e signorotti di mezz'etá con moglie al guinzaglio e l'occhio irrequieto.
Prima di imbarcarci sul traghetto che ci avrebbe riportato a Hki, non ci siamo fatti mancare un tramonto comme il faut:

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Durante il tragitto, accanto a noi sedeva uno strano terzetto:
un Finlandese sui quaranta sbronzo marcio;
la sua compagna russa, sui cinquanta, platinatissima;
un giovanotto ucraino di Kiev (che non ho capito bene cosa c'entrasse con i primi due).
Il Finlandese teneva banco: era evidentemente un uomo di successo, nel lavoro e nella vita privata.
Dispensava all'Ucraino massime come: non si scopa mai abbastanza. Implicitamente sosteneva che Kiev fosse un posto di merda, visto che chiedeva all'Ucraino se avesse mai sentito il bisogno di vedere quello che ci fosse dall'altra parte della collina (intendeva forse che avrebbe fatto meglio a trasferirsi in Finlandia?). Gli raccomandava di guardare sempre nelle palle degli occhi le persone con cui faceva affari, perché affettare sicurezza dava il vantaggio dell'essere padroni della situazione. Guardare gli altri nelle palle degli occhi poteva risultare utile anche nelle discoteche, per liberarsi dei rivali invidiosi delle proprie prede; ma all'occorrenza bisognava saper menare le mani, meglio se in maniera rapida (pam pam!).
Poi cominció a tessere le lodi della thai box e a quel punto ho smesso di ascoltare, perché mi aveva fatto venire il mal di mare.

3 maggio 2009

Tallinn? Ancora Tallinn?

Perché non cogliere l'occasione del Primo Maggio per una bella gita fuori porta? (soprattutto in considerazione del fatto che non abbiamo fatto scampagnata alcuna a Pasquetta e che non abbiamo goduto del comandato abbacchio alla scottadito con canoniche patate al forno a Pasqua).
Perché non cogliere, dunque, l'occasione del Primo Maggio per un parziale risarcimento per tradizioni non celebrate?
Perché non andarsene un paio di giorni a Tallinn? (ci si arriva con un'ora e mezzo di catamarano) Perché non poltrirsela in vasche bullicanti, saune e bagni turchi? (circondati da bambini russi che sguazzano onnipotenti nell'acqua, belle madri russe che cercano il getto piú rilassante e padri russi che spizzano lo spizzabile con affettata indifferenza; fossero stati Finni, sarebbero rimasti il pomeriggio a fissare accigliati il loro boccale di birra) Perché non concedersi massaggi e trattamenti vari, inclusa chiacchiera in Russo con la parrucchiera? E dopo, affamati e assetati, non sentirsi meritevoli di un bel bisteccone con patate e birra scura? E per finire un piattone di Kaiserschmarrn (un frittellone con prugne spezzettato e affogato nel puré di mele), incluso sfoggio di Tedesco con il donnone bavarese che ci serviva? E, di nuovo, a pranzo (verso le 5, ché la robusta colazione ci negava l'appetito) un'altra succulenta bistecca al vino con patatone arrosto? E infatti non ci siamo fatti mancare niente di tutto questo! Abbiamo evitato il piú possibile le mandrie di turisti, quest'anno Tedeschi e Svedesi (con questi ultimi che mi sono sembrati un po' coglioni); l'anno scorso solo Inglesi (di solito maleducati). Non mancano i turisti russi, ma ci stanno simpatici (o sono della serie "spettinati & vestiti come capita" o della serie "fashion victims con quell'aria sopra le righe un po' partenopea") e non li evitiamo. Né mancano i turisti finlandesi, ma non evitiamo nemmeno questi, chè sono inevitabili, come la Nemesi. Allego alcune foto fatte dalla nostra camera (16esimo piano).
tallinn_maggio_09_02 tallinn_maggio_09_03 tallinn_maggio_09_01 Sul traghetto, al ritorno, son capitato seduto alle spalle di due giovani donne italiane; presumo turiste a Hki che hanno fatto una scappata a Tallinn, vestite coi piumini invernali, una piú nana dell'altra. Ho ascoltato involontariamente la conversazione telefonica di una di queste con... indovinate un po' con chi? Ma con la mamma! Con chi? La tipa (la piú nana delle due) descriveva con parole di soddisfazione Tallinn alla mammina, solo si aspettava piú negozi (evidentemente non ha considerato negozi le rivendite di alcool, che forse per numero sono seconde solo alle birrerie). Per concludere cito dal menú del nostro albergo (di cui per pietá taccio il nome):

PENNE CARBONARA

sun dried tomatoes, peas, smoked ham, garlic cream sauce

(non traduco per la suddetta pietá).

19 dicembre 2008

Idillio ai Caraibi

Mettete una notte tropicale e una spiaggia bianca. Da un lato le onde si rotolano tranquillamente sulla riva, dall'altro snelle palme da cocco ondeggiano alla brezza caraibica, piú in lá rilucono i ventagli umidi delle tozze palme del viaggiatore. Mettete un piccolo padiglione di legno a pochi metri dal mare, solo lo spazio per un tavolino e due sedie. Le sole luci, le stelle e una candela sul tavolo.

Facciamo un passo indietro.
Il penultimo giorno di vacanza la receptionist (quella piú simpatica) ci chiede di posare per un servizio di pubblicitá del ristorante dell'albergo, The Dolphins, piú tardi, verso le sei sei e mezzo (in Finlandia non sarebbe possibile: ti direbbero alle sei o alle sei e mezzo e tu dovresti essere lí alle cinque e cinquantanove o alle sei e ventinove). Fate qualche foto, vi offrono un drink e in un'ora un'ora e mezzo siete liberi.
Il giorno dopo andiamo al ristorante all'ora indicata. Ci siamo messi in ghingheri. Arriviamo e cominciano a servirci da bere i loro ottimi cocktails (comincio con un rum punch e poi mi dirigo verso uno spettacolare cuba libre). Arrivano altri ospiti dell'albergo per la stessa cagione. Scopriamo che non si tratta di foto, ma di un vero e proprio commercial, un filmato di trenta secondi che andrá in onda sulla televisione commerciale di St. Lucia (seguitissima, soprattutto da chi vuole investire nel mattone caraibico).
Arrivano le attrezzature per le riprese, arrivano la truccatrice, l'operatore e l'uomo di fatica, arriva il regista, un nanerottolo di Marsiglia dai tratti mongoli. E arriva l'aiuto regista, rasta di St. Lucia, a dirci che saremo i protagonisti dello spot! Mentre gli altri ospiti appariranno solo in sottofondo, sbocconcellando o sbevazzando, noi sosterremo le tre scene dello spot: l'ingresso al ristorante, la degustazione delle prelibatezze e, da ultimo, il drink nella red room.
Il regista é un tipo pignolo, ci fa cambiare camicia, dirige con febbrile eccitazione. Proviamo e riproviamo la scena dell'arrivo, dove una cameriera ci invita ad entrare e controlla i nostri nomi sul registro delle prenotazioni. Il regista non é soddisfatto, consumiamo i quattro gradini dell'ingresso. Finalmente il regista capisce che la scena non puó essere perfetta perché un semplice vaso la intralcia. Con febbrile eccitazione cerca di spostare il vaso, ma gliene rimane in mano un lembo mentre il resto frana su un altro vaso (innocente) che gli stava dietro. Con un colpo sbreccia un vaso e ne sfascia un altro. Tutti si sganasciano dalle risate, a parte la troupe, la manager del ristorante e il sottoscritto. Il regista, con febbrile eccitazione, non batte ciglio. Riprendiamo a girare. E alla fine, la prima scena é fatta.
Ci spostiamo ai tavoli, dove gli altri ospiti hanno giá preso posto e cominciato a scolarsi cocktails su cocktails (tutti gentilmente offerti e altrettanto gentilmente scroccati). Il regista, con febbrile eccitazione, sistema con cura maniale il nostro tavolo, riposiziona quaranta volte sale e pepe, fa e disfa la tenda una ventina di volte, aggiusta la tovaglia, i tovaglioli. Ho temuto che cominciasse pure a pettinarmi.
Portano da mangiare. A me danno un piatto di agnello panato (lo devo considerare una prelibatezza?) e a Lidia l'aragosta. Ma non possiamo mangiare, ci sono le riprese da fare. Ma le riprese non sono perfette, bisogna spostare un filo e il regista, con febbrile eccitazione, tira via il filo. Peccato che all'altro capo del filo ci fosse una lampada dell'attrezzatura. La lampada si sfracella sul pavimento sotto le risate di tutti. La troupe, la manager e io non ridiamo. Il regista, con febbrile eccitazione, non batte ciglio.
Finalmente arriva il nostro turno di girare la scena della degustazione. Peccato che ormai il cibo sia freddo. Il regista sa che non c'é tempo da perdere e impedisce che il cibo sia riscaldato. Lidia ed io dobbiamo fingere una romantica conversazione e deliziarci di quella roba fredda. La parte divertente é che nel fingere la romantica conversazione diciamo le peggiori cazzate in assoluto e poi assaporiamo quella roba fredda con sguardi al cielo e battiti di ciglia. A forza di provare e riprovare, praticamente ci siamo mangiati mezza cena (fredda). Quando il regista, con febbrile eccitazione, é soddisfatto, ci riscaldano quello che resta e che lo finiamo in santa pace.
Poi la serata si allunga troppo. Il regista perde progressivamente il rispetto degli ospiti, sebbene non abbia sfasciato piú nulla; anzi, gli ospiti stufi cominciano ad andarsene. Alla fine rimarremo solo Lidia ed io a girare in quattro e quattr'otto l'ultima scena, quella del drink nella red room, bevendo un buon caffé.
La manager del ristorante, per scusarsi del disturbo e per averci tenuti occupati tutta la serata (si sono fatte le undici) ci offre una cena a spese del ristorante nel padiglione di cui sopra, che é usato solo per le cerimonie di nozze.

Il cerchio si chiude. Torniamo al piccolo padiglione in riva al mare.
Il tavolo decorato con fiori é apparecchiato. A lato un carrellino porta vino bianco e rosso. Un piccolo menú con i nostri nomi é posato davanti a noi.
Tutto é perfetto. I due camerieri sono impeccabili, senza essere algidi. La cena é buona, ci servono foie gras, zuppa di funghi, mahi mahi (un pesce locale) e arance ripiene di mousse all'arancia.
Il modo migliore per celebrare l'ultima sera della vacanza.

12 dicembre 2008

Vacanze ai Caraibi: due approcci diversi - 2

Eppure c'é chi ha preso il pacchetto tutto incluso!
Che significa: colazione pranzo cena e drinks sempre e comunque in albergo.
Detto cosí pare un'idiozia, sapendo che lí fuori c'é un ben di Dio di ristoranti e locali!
Eppure c'é gente che non mette mai il naso fuori dall'albergo! Che riduce la vacanza a far la spola tra la spiaggia e il baretto dell'hotel (soprattutto i turisti inglesi li ho visti applicarsi con costanza alla frequentazione dei baretti e mantenere ininterrrotta la sbronza per tutto il soggiorno).
Ma per quanto possano variare i ristoranti degli alberghi, la scelta non sará mai comparabile con quella dei 2 km di Reduit Beach Avenue!
E qui scatta il paletto culturale. La maggior parte dei turisti non ha il palato viziato come noi Italiani. Per loro, mangiare una porzione di mahi-mahi con salsette creole e platani fritti oppure agnello panato e verdure au gratin non fa differenza. É tutto esotico, é tutto fico, pure le verdure au gratin (quando poi sentono la nostalgia di casa, si fanno una bella bistecca affogata in una pozza di disgustosa salsa barbecue e nascosta da una valanga di patatine fritte).
Noi Italiani invece ci focalizziamo troppo sul cibo e gli diamo un'importanza che talvolta rasenta il ridicolo (e non lo dico per snobismo e so bene quando da noi la socialitá e il mangiare siano collegati).
Quello che voglio dire é che la maggior parte dei turisti (e a St. Lucia vengono quasi tutti da USA, Canada e UK) non apprezza la possibilitá di una ricca scelta gastronomica.
Per farla breve, l'all inclusive a Reduit Beach é una gran cazzata, perché ti privi di tanta scoperte interessanti.
Quello che sanno fare ovunque, abbiamo notato, sono i cocktails. Ovunque ne abbiamo bevuto, erano sempre strabilianti. E non parlo solo di creazioni complicate. Anche un semplice rum e coca te lo facevano diventare un'esperienza al limite dell'estasi.
Il ristorante che ci é piaciuto piú di tutti é stato il Ti Bananne (ristorante del Coco Palm Resort). Ci abbiamo mangiato ben tre volte: due volte al buffet e una volta á la carte. Fa cucina creola, che é una specie di figliastra della cucina francese fortemente caratterizzata dalle materie prime caraibiche. Usano spesso una salsa al pomodoro piccantina (simile alla nostra, ma meno legata e meno forte per non coprire troppo i sapori), la usano addirittura sul pesce e sull'aragosta (per noi Italiani é strano, perché il pesce siamo abituati a mangiarlo praticamente cosí com'é, se non aggiungendo sale e limone; la tanto vantata aragosta con salsa creola al pomodero mi ha un po' deluso, rimpiango le semplici insalate di aragosta e melone verde che mangiavamo in Malesia dal cantonese Pak Su). Porzioni sufficienti. Dolci divini.
Ci é piaciuto anche il ristorante indiano Razmataz, ha retto bene il paragone con l'Amrit di Berlino e il Namaskaar di Hki.
Da Rituals Coffee (clone di Robert's Coffee) facevano un ottimo caffé. Da Nougatine abbiamo mangiato ottime paste (dolci e salate) e bevuto il tipico té al cioccolato di St. Lucia (fatto con farina di cacao aromatizzata con chiodi di garofano, noce moscata e cinnamomo e servito con un bastoncino di vaniglia).
E da ultimo, sulla strada per Castries, la capitale, c'era il banchetto del cocco fresco. Nostra meta fissa per la colazione (due cocchi freschi a capoccia).

fresh coconut
Quand'é che l'all inclusive conviene? Quando scegli un resort isolato, come l'East Winds Inn (ci é piaciuto molto e ce ne ha parlato molto bene una coppia d'Inglesi conosciuta in gita): spiaggia privata, nessuno che ti rompe le palle, ma ti serve la macchina a nolo (o il taxi) se vuoi andartene a cercare guai altrove.

11 dicembre 2008

Vacanze ai Caraibi: due approcci diversi - 1

Il dilemma, in veritá, si pone per tutte le vacanze. Nella sua formulazione piú generica puó essere cosí espresso: pacchetto tutto incluso o organizzazione fai da te?
Non é detto che una soluzione sia a priori piú conveniente dell'altra, intendendo conveniente non solo economicamente vantaggioso, ma in senso lato.
Nel nostro caso abbiamo preferito organizzare la vacanza da noi, in primis perché non avevamo la flessibilitá che il pacchetto tutto incluso t'impone, in secundis perché il pacchetto tutto incluso non ha la flessibilitá di cui noi avevamo bisogno.
Una volta arrivati sul posto, la scelta si é rivelata azzeccatissima.
L'hotel che abbiamo scelto, il Bay Gardens Beach Resort, si trova sulla Reduit Beach Avenue, un vialone con un lato tutti alberghi beach front (tra cui il nostro) e un lato tutto ristoranti e locali, praticamente il cuore della movida di Rodney Bay (il villaggio di Gros Islet, di cui Rodney Bay é una specie di "frazione", si anima solo il Venerdí sera, mentre a Rodney Bay é sempre Sabato sera). Prendere un all inclusive in mezzo a due chilometri e passa di ristoranti e locali vari non sarebbe stata una grande idea, perché ci saremmo privati della possibilitá di esplorarli!

view from balcony
(la vista dal balcone della nostra stanza)
(continua)

10 dicembre 2008

Premessa doverosa

Se cercate un posto con un inverno simile alla nostra estate italiana, i Caraibi possono fare per voi.
Mesi migliori Dicembre-Aprile. Mesi peggiori: Luglio-Ottobre (stagione delle piogge, o degli uragani, se siete sfigati).
Metteteci anche il mare incontaminato, di un colore turchese (o talvolta azzurro intenso; dipende se lo guardate dalla spiaggia o dal catamarano).
Detto cosí sembra preso paro paro da un volantino di agenzia turistica (da un flyer di tour operator, se vi piace di piú). Del resto queste sono le informazioni chiave che interessano alla maggior parte di chi fa turismo ai Caraibi (come in Tailandia, mar Rosso, Maldive, ecc.). Interessavano anche a noi, per caritá.
Anzi, a noi piú di tutti. D'estate praticamente la temperatura é sempre stata sotto i 20 gradi (a parte, fortunatamente, quando sono venuti a trovarci i miei e degli amici tedeschi). Ed é sempre piovuto (a parte come sopra). Ora abbiamo 4 ore di luce e quando siamo partiti ancora non era smesso di piovere (ora non piove piú: nevica).
Dimmi tu se non avevamo bisogno di sole e luce.
Dimmi tu.

Dennery Bay(questa é la baia del villaggio di Dennery, sulla costa orientale -atlantica- di St. Lucia).

4 dicembre 2008

Tipi da Caraibi

Cominciamo il resoconto dal maggiordomo. Cioé dalla fine.
Cioé disvelando subito i protagonisti del viaggio a St. Lucia (pronuncia ufficiale per chi non fosse anglista: Senlúscia).
Lei:

krutaja devochka in the jungle
E lui:

krutoj parin

2 dicembre 2008

Tornati!

Siamo tornati ieri sera!
Presto scriverò il resoconto della vacanza, corredato di foto.
Per ora mi godo l'invidia dei colleghi per l'abbronzatura!
Durante il viaggio di ritorno ci è esploso in valigia il pacco di cassava (farina di cocco). Ma il rum e gli altri liquori sono arrivati sani e salvi! E noi anche abbastanza indenni dalle boutiques di Heathrow, ché con la sterlina a pezzi resistere è difficile.

19 novembre 2008

Ci vediamo a dicembre!

Stasera partiamo per una breve vacanza di una decina di giorni.
Destinazione: un'isoletta delle Piccole Antille, St. Lucia.
Obiettivo: ignobile oziare
Attivitá principali: rosolarsi al sole, qualche nuotatina, un po' di snorkelling, qualche scarpinata nella giungla (dopo quelle in Malesia del '95-'96; un giorno dovró raccontarvi di quando sono stato circondato da una tribú di scimmie), una doverosa visita alla distilleria di rum, abbuffate di pesce, crostacei e frutta locali.
Lasciamo in Finlandia un tempo che piú brutto non si potrebbe immaginare: é buio, tristemente, cupamente e oppressivamente; la temperatura si aggira intorno ai 2-3 gradi, il significa che non nevica ancora (la neve porta incanto e luce riflessa), ma che piove continuamente e a vento.
Quasi ogni notte si scatena una tempesta. Roba da buttar giú gli alberi.
Mi piace attendere il sonno, ben ravvolto nella coperta, ascoltando la tempesta che infuria: il vento che suona a dovere le chiome delle conifere e la pioggia che mitraglia senza pietá muri e finestre di casa.

26 agosto 2008

Viaggio in Siberia - 2 Visita a Tomsk

Non é mancato il viaggio nel viaggio. A Tomsk.
Tomsk, costruita nel 1604, é una delle cittá piú antiche della Siberia.
É stata una cittá di una certa importanza nei secoli passati, ma adesso non gode di particolare prosperitá. É comunque caotica e viva: la locale universitá richiama numerosissimi studenti (ho sentito che gli studenti rappresentino circa un quinto della popolazione, in una cittá da mezzo milione di abitanti; sinceramente la cifra mi pare eccessiva, anche se tutto il centro di Tomsk é disseminato di edifici universitari).
La cittá giace sulla riva destra del fiume Tom' (affluente dell'Ob'), che fungeva da bastione naturale. Le opere difensive sono ora trasformate in un belvedere.

belvedere sul Tom
Il nucleo piú antico sorgeva ovviamente sulla sommitá della collina ed era difeso da una palizzata di legno. Oggi la cittá é strutturata secondo un maglia reticolare ottocentesca, scandita secondo un cardo e un decumano che s'incrociano a T. Le espansioni novecentesche hanno rotto il ritmo preesistente e sono stati creati nuovi assi viari a stella connessi da immense rotonde o dalla classica grande piazza con la statua di Lenin.

Lenin
L'impressione generale é quella di una cittá intasata, inquinata e decaduta.

per strada a Tomsk
Si sono conservati moltissimi esempi di architettura in legno precedenti la rivoluzione, soprattutto i palazzi di ricchi borghesi e nobili (riconoscibili dalle decorazioni a cortina sopra le finestre). Lo stato di conservazione é variabile.
Insieme a Tobolsk é l'unica cittá ad avere un quartiere tartaro (costruito quasi essenzialmente di edifici in legno).

quartiere tartaro a Tomsk
Notevoli risorse sono impiegate nel restauro degli edifici religiosi (di quelli che sono scampati alla furia iconoclasta rivoluzionaria; in molti casi si tratta di ricostruzione). Questa é la chiesa della Resurrezione:

chiesa della Resurrezione, Tomsk
Abbiamo alloggiato all'Hotel Sputnik, torre sovietica in cemento armato. Le camere sono enormi e arredate in stile sovietico. Deve essere frequentato da molti stranieri, perché tutte le informazioni sono in Russo e in Inglese e la mattina é persino servita la colazione (che di solito non viene offerta negli hotel russi). Le stoviglie che abbiamo usato per la colazione avrebbero fatto la gioia di un collezionista di modernariato.
La sera abbiamo mangiato in una specie di mensa incasinatissima che ospitava un attrezzatissimo angolo giochi per i bambini. La cucina non era per niente male. Offrivano anche la pizza piperoni (sic) e una non meglio specificata pizza tirolese.

pizza a Tomsk
Forti acquazzoni si alternavano a rapide schiarite. La visita al monumento a
Čehov é avvenuta durante uno di questi acquazzoni.
Mi hanno detto che se si esprime un desiderio toccando il naso di Čehov  questo di avveri; io ho chiesto bel tempo, ma non ha funzionato.

čehov

25 agosto 2008

Viaggio in Siberia - 1 La cittá

Purtroppo quest'anno non avevamo molto tempo a disposizione e ci siamo dovuti accontentare di una settimanella. Il minimo anatomico. Ché star meno non avrebbe senso, visto che per andare ci vogliono una ventina di ore tra voli e scalo a Mosca (altrettante per tornare) e in piú ci sono cinque ore di differenza (sei dall'Italia).
Non ci siamo, peró, fatti mancare grigliate casalinghe e incursioni in ristoranti, né un piccolo viaggio nel viaggio (gita a Tomsk).
Domenica si scorsa si é celebrato il Giorno del Minatore (nella regione sono concentrate le maggiori riserve mondiali di carbone) e la cittá ferveva di preparativi febbrili: installazioni di palchi, prove di parate, gran dispiegamento di polizia, nuovi arredi urbani. La cittá diventa sempre piú bella e ordinata e la ricchezza é bene amministrata (soprattutto se la si confronta con le cittá circonvicine, in primis Novosibirsk).
Venerdí, l'antivigilia, nella centralissima piazza dei Soviet, che si sviluppa intorno alla classica statua di Lenin e su cui si affacciano i palazzi delle maggiori amministrazioni urbane e regionali, si é tenuto un vivace mercato aperto.

lenin
Il mercato era rallegrato da ensembles locali di musica tradizionale

musica tradizionale
e offriva essenzialmente materie prime:

-carne

macellaio
-miele:

miele
-ortaggi:

ortaggi
-pesce:

pescheria
Non potevano mancare i tradizionali šašlyki
(spiedini).

shashlyki

4 luglio 2008

Vecchi disegni - 1

Due disegni fatti durante un viaggio a Lisbona nell'Agosto del 2001.
Nel primo una vista del quartiere di Baixa Chiado. Quel pomeriggio ero solo e mi godevo la brezza oceanica che stemperava l'irraggiamento solare; il giorno dopo sarebbe arrivata la persona che stavo aspettando. Questa è la frase che ho scritto per accompagnare il disegno: "m'inchioda al silenzio il ponentino del vespro che annotta il clamore dei sensi e mi tenta con un fantoccio di pace sanscrito, ma non rinuncio al mio ergo sum e non mi sciolgo dall'abbraccio del logos".

Baixa Chiado
Mi sciolsi dall'abbraccio del logos, quando quella persona arrivò.
Il secondo disegno l'ho fatto durante una mezza giornata di mare a Cascais, vicino Lisbona; rappresenta una donna grassa sdraiata sulla spiaggia con le figlie adolescenti (una botolo come la madre e una bellissima e sognante):

Cascais

24 giugno 2008

Weekend a Tallinn - 2

Ho fatto un paio di disegni durante il w/e  a Tallinn. 
Il primo rappresenta un'Estone di mezz'etá curiosamente addormentata a bocca aperta su uno dei ponti (coperti) del traghetto: un incrocio tra l'urlo di Munch e una statua di Bomarzo.

donna addormentata  
Il secondo disegno é un tentativo di raffigurare uno scorcio del centro storico di Tallinn (una strada chiamata Pikk), tutto viuzze tortuose, spioventi, finestroni e abbaini. Ma la giornata non era delle migliori per il gran vento che tirava (non era un granché piacevole sedere all'aperto), né gradivo la compagnia di un gruppo di Brits che sedeva al tavolino accanto (troppo rumorosi, banali all'ennesimo grado e soprattutto non hanno degnato di un sorriso la bella cameriera estone tutta riccioli d'oro e occhioni azzurri, ma, con un provincialismo che gli esterofili italiani non vedono mai, hanno controllato con zelo contabile voce per voce il conto - alla faccia della sterlina che la corona estone se la magna e se la ricaca).

Pikk 
Avevo solo una penna a sfera blu.

22 giugno 2008

Weekend a Tallinn - 1

Ci siamo concessi un weekend a Tallinn in uno spa hotel, il Kalev SPA. Praticamente una piscina da 50m (con aquapark, wellness center e beauty center) con un hotel intorno.
L'hotel è concepito per i gusti dei turisti finlandesi, cosa che si può riscontrare ad esempio nel buffet che offre pietanze finlandesi (da notare che gli Estoni cucinano il cibo finlandese meglio dei Finlandesi stessi).
L'aquapark è nuovo e ben fatto. Wellness center e beauty center anche.
Il servizio è estone. Forse un misto tra la rude semplicità finlandese e spartana semplicitá sovietica.
Non sapevo mai che lingua usare, se fare uno sforzo in Finlandese o sfoggiare un po' di Russo; l'Inglese lo parlano generalmente in una maniera incomprensibile.
Di Tallinn non abbiamo visto praticamente niente: siamo arrivati il Venerdì sera tardi e stanchissimi, Sabato l'abbiamo passato a dormire, a vagare di jacuzzi in jacuzzi e a farci massaggiare. Siamo usciti solo la sera per andare a mangiare un boccone. Pioveva, i Russi (indigeni e turisti) erano elettrizzati per l'imminente match Olanda-Russia e, dopo trasognato vagare sotto la pioggia durante la notte bianca, siamo entrati al Peppersack,
un ristorante di ispirazione tedesco-medievale (che ci ha ricordato vagamente un ristorante di Amburgo dove siamo stati l'anno scorso): buon cibo (io ho preso maiale alla griglia con salsa di funghi e insalata di cavolo marinato e cetrioli sottaceto, L. salmone al forno con riso).
Ottima la birra estone (sinceramente non è difficile fare meglio di quella finlandese): ho apprezzato l'A. le Coq scura.
Oggi avevamo ancora dei trattamenti nel wellness e beauty center e c'è scappata solo una passeggiatina per il centro. Tutto sommato Tallinn è carina come qualsiasi città di provincia in Europa.
Ho notato che i Finlandesi si trasformano appena mettono piede sul suolo estone: assumono l'atteggiamento arrogante tipico del dominatore coloniale (con l'unico intento di sbronzarsi come galli cedroni). Non credo di allontanarmi troppo dal vero nell'affermare che i Finlandesi si sentano in diritto di aspettarsi che gli Estoni gli debbano baciare il culo perchè vanno a spendere il loro superfluo a Tallinn. La loro (presunta) maggiore ricchezza e l'odio che provano per gli Estoni li portano ad aspettarsi questo. Nota bene: gli Estoni sono solo al terzo posto nella lista dell'odio: al primo ci sono i Russi e di gran lunga staccati gli Svedesi).
Tra i Russi vige lo stereotipo dell'Estone lento (nel parlare, nel pensare e nell'agire). Devo dire che il senso di questo stereotipo mi sfuggiva, perchè già i Finlandesi mi parevano lenti, ma gli Estoni lo sono ancora di più! Incredibile.

27 marzo 2007

Paesaggio brandeburghese

25/03/07. Sul treno da Wittenberge a Berlino.
Campi piatti, desolati, acquitrinosi. Macchie di abeti e pini. Superbi filari di querce nere e spoglie si stagliano contro l’orizzonte. Le querce dispiegano i rami con progressione frattale e coscienza spaziale metafisica; alcune sono gravate da nidi spuntati qua e là come metastasi.

Weekend al Neuer Hennings Hof - 2

Alle 15 massaggio ayurveda ai piedi (quando L. mi ha detto che ci aspetta un massaggio ayurveda io ho capito all’inizio juvemerda, poi ho realizzato ayurveda); alle 15:30 è il mio turno. La massaggiatrice ha un’aria timida e forme abbondanti (la massaggiatrice della mattina era un mascolino fascio di nervi). Mi fa stendere sul lettino, mette la solita musichetta new age e inizia a sfregarmi con un due guanti da doccia. Poi mi fa girare sulla schiena, mi stende sul corpo una coperta e mi depone sugli occhi una fascia aromatizzata. L’essenza non è molto esotica: mi ricorda l’odore dello spray anti-zanzare (ma lei aveva il sorriso di una che mi stesse offrendo aloe e terebinto).
La massaggiatrice mi cosparge il piede destro di olio e inizia a massaggiare: il massaggio è notevole e si sviluppa su delle linee ideali che vanno dal tallone alle dita dei piedi (e viceversa); si serve anche di pietre tiepide e fredde. Il massaggio alle dita sembra quasi un pizzicotto. Dopo il piede destro passa al piede sinistro. Pizzicandomi l’alluce sinistro, l’alluce scrocchia (lo fa sempre, ci sono abituato), ma lei si spaventa e mi chiede KAPUTT? Drogato dallo spray anti-zanzare riesco a trattenere le risate e la rassicuro. Finito il massaggio al piede sinistro, mi lascia ancora un po’ al calduccio sotto la coperta a godermi benefiche vibrazioni che dai piedi arrivano fino alla testa.
Poi si china su di me, mi toglie la fascia dagli occhi e mi dice che il massaggio è finito con un accenno di fiatella (che spezza l’incanto e mi fa tornare bruscamente alla realtà). Inizia a dire parole in Russo (forse crede che sia Russo dal cognome di L.): konec (fine), spasibo (grazie), požalujsta (prego). Io le dico che sono Italiano (lei non parla Inglese e io non parlo Tedesco, per cui mi esprimo in Italiano) e lei fa: Italienisch? Mamma mia!
Esco. Rilassato e divertito.
Torniamo nel nostro appartamentino. E’ molto confortevole e ben attrezzato per dei soggiorni superiori al weekend.
Ceniamo presto (non abbiamo pranzato). Il buffet offre: hirschgulasch (gulasch di renna, molto russo; ci torna in mente quel resort nella tajga di Taštagol), petti di pollo con cocco e albicocca (combinazione sonora e gastronomica notevole), seelachs (letteralmente salmone di lago; il traduttore online lo traduce: merluzzo nero) con spinaci; dolci. L. beve il solito (modestissimo) rosso locale e io la solita (gustosa) Hefeweizen scura.
Torniamo in camera (evitando il dancing offerto dall’albergo: in cui, immagino, una gloria localissima con baffi a punta e cocomero sotto la camicia intona di triplo mento nostalgici e struggenti canti della DDR o storpia con la complicità del pianolaro con cravatta da piazzista Funiculì funiculà o Kalinka).
La Domenica mattina é soleggiata e tiepida e a colazione non mi trattengo (esagero soprattutto con quelle mousse deliziose). Secondo un’usanza nordica, viene offerto del prosecco (forse come rimedio per il postumo d’ordinanza; il prosecco ci è stato offerto a colazione anche sulla Viking Line).
Alle 11:40 spaccate il pulmino dell’albergo ci viene a prendere al nostro appartamento e ci riporta alla stazione di Perleberg.

Weekend al Neuer Hennings Hof - 1

(note vergate senza alcun intento letterario)
Nelle loro memorie di viaggio Montaigne e Goethe spendono ottime parole per gli alberghi tedeschi (e pessime per quelli italiani). Con queste due autorevoli referenze ero ansioso di sperimentare di persona e, per quel poco che conta, confermo in tutto e per tutto il giudizio di Montaigne e Goethe.
Il weekend al Neuer Hennings Hof è il regalo di L. per il mio compleanno.
Arriviamo alla stazione di Perlberg dopo il tramonto. Fa più freddo che a Helsinki, piove. Un pulmino dell’albergo ci viene a prendere e ci porta direttamente al nostro appartamentino sul laghetto (memorabile il check-in sul pulmino: L. dice il suo cognome e l’autista le dà le chiavi dell’appartamentino e i due tesserini per l’accesso alle facilities). Giusto il tempo di farmi la barba e andiamo a cena.
Buffet: schweinefleisch (maiale arrosto), maiale stufato, auflauf (stufato di verdure), draniki (frittelle di farina di patate), pollo al coriandolo; aringhe preparate in vari modi; ovunque salsine deliziose; buona scelta di dolci. L. beve un (modestissimo) rosè locale e io una (semplice) Hefewizen chiara. Siamo soddisfattissimi della cena e andiamo a dormire.
Sabato mattina fa ancora freschetto, ma splende il sole. Facciamo colazione abbastanza presto; per qualche oscura ragione riesco a mantenermi abbastanza leggero: le possibilità di strafogarsi al buffet sono numerose: ampia scelta di affettati e formaggi (ci è piaciuto un caprino a pasta molle insaporito all'erba cipollina), di insalata e frutta e dolci (deliziose mousse di fragole, frutti di bosco o cappuccino con una base di pan di spagna).
Alle 11 L. ha il massaggio alla schiena. Mezz’ora dopo tocca a me: la massaggiatrice, nonostante il sorriso d’ufficio, si rivela una salutista integralista un filino lesbo: mi massaggia con vigore, cerco di non opporre resistenza, ma mi batte come un tappeto per le pulizie pasquali (l’effetto è positivo, dal collo al sedere mi sento tonico ed elastico).
La prossima sessione di massaggi è alle 15 e decidiamo di farci qualche sauna e una nuotata in piscina. Prendiamo gli accappatoi e ci cambiamo negli spogliatoi (distinti per donne e per uomini). Dallo spogliatoio si entra in piscina e dalla piscina si entra nella zona sauna. Appena entro nella zona sauna, mi passa davanti una vecchia: si toglie l’accappatoio e si getta nuda nel piccolo frigidarium e poi, sempre nuda, si fa una doccia tiepida. Ingenuamente non ci faccio caso, ma appena ci apprestiamo ad entrare in sauna, l’inserviente ci fa notare che in sauna, per motivi igienici, non si può portare il costume, cioè si deve stare nudi (ma allora perchè lo spogliatoio per donne e per uomini?).
La cosa mi mette in forte imbarazzo (nemmeno in Finlandia sarebbe immaginabile una storia del genere), ma ci adeguiamo: in sauna ci sono solo vecchie e vecchi nudi che non ci prestano la minima attenzione, ma non posso fare a meno di coprirmi e di chiedere a L. di coprirsi. 
Facciamo un po’ di saune e di docce fredde e piano piano il mio imbarazzo si stempera, perchè mi rendo che nessuno indugi nel guardarci (da uomo del Sud mi preoccupo soprattutto che nessun uomo guardi L.!). 
Le saune sono molto confortevoli, nonostante la forzata nudità. Molto tedescamente un cartello vieta di sudare sul legno. Le luci sono bassissime. Ci sono tre saune: la finn-sauna (classica), la kristall-sauna (un fascio di luce alogena illumina un grappolo di cristalli posti sopra il kiuas, cioè il braciere con le pietre; e luci cangianti balenano per la stanzetta: una cazzata new age) e la ambient-sauna (molto umida). 
Facciamo (in accappatoio) una pausa al bar, ci rimettiamo il costume e passiamo in piscina. Le saune stancano e non nuotiamo molto. Aspettiamo l’ora del massaggio sulle sdraio, guardando pigramente dei bambini che giocano in piscina.

23.03.2007

Berlino. Stazione di Jungfernheide. Ore 17:00 circa.

Attendo il regionale per Wittenberge. Incontrerò L. direttamente sul treno. Da Wittenberge prenderemo la coincidenza per Perleberg. E alla stazione di Perleberg un pulmino del Neuer Hennings Hof ci verrà a prendere.
Temperatura perfetta: freddo, ma solo quel tanto che basta per farti venir voglia di metter su un cappottino (senza l’angoscia finlandese di doverti difendere dal gelo e dal vento). Piacevole disperdere nella brezza leggera un po’ di tepore in eccesso.
Aria secca, ma non troppo. Una pigra pioggerellina la umidifica, la fa un po’ frizzante.
Fragranze di forno tedesco suggeriscono tepori domestici.
Il cielo basso e grigio non è minaccioso, imperla di languori madreperlacei le cose.
Persone si alternano nell’attesa dell’S-bahn in silenzio. Un merci mi urla alle spalle sferragliando.
I vagoni dell’S-bahn sono colorati di un rosso opulento e di un giallo stantio. Mi ricordano i tendaggi di un vecchio salotto.