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4 febbraio 2009

Il centauro

Quando per qualche motivo durante il giorno esco dall'ufficio, spesso trovo all'ingresso di un supermercato un Russo che muove dei burattini al ritmo di rock russo (suonato da uno stereetto scassato).
Un osservatore superficiale penserebbe che i burattini danzino, ma a guardare bene il Russo non fa altro che muoverli su e giú. Lo strepito struggente del rock non fa scopa con lo sguardo assente del burattinaio, perso in chissá quali atarassici mondi, peró fa scopa con la sua aria sdrucita da centauro alto e possente, e soprattutto maledetto. Merito di vecchia bandana, barbone nero e giubbottaccio di pelle.
Peccato che non dia l'idea di avere nemmeno una bicicletta.
Qualche mattina presto, l'ho visto in compagnia di una donna minuta, secchettina; anche lei con l'aria di averne passate tante. Mi sembrava sbronza. E lui l'aiutava ad andare piano piano.
Stamattina dalla finestra invece ho visto lui passare sbronzo e traballante, sorretto da lei.

13 gennaio 2009

L'odore della cartiera

Sono uscito a comprare il pane per il pranzo (panino con salmone fresco marinato in sale e zucchero e fettine di cetriolo fresco e insalata di cavolo e carote crudi marinati in aceto e aglio).
Giornata plumbea, deprimente.
Tornando dal supermercato ho sentito a un'incrocio un'odore dolciastro, simile al puzzo di cartiera che si respirava a Oulu.
A Oulu (150 km a Sud del circolo polare artico) ho passato l'estate del 2002 e l'autunno del 2003 come exchange student (in mezzo, il servizio militare).
Arrivai la prima volta a Oulu all'inizio di Aprile. La topografia era irriconoscibile sotto montagne di neve, il mondo era come un'oscura pentola scoperchiata in cui un dio crudele avesse versato luce opaca e bluastra. Il fetore dolciastro della cartiera s'impastava al respiro, agli abiti, ti aspettava a casa quando tornavi, ti aspettava fuori quando uscivi per scortarti ovunque volessi andare.
Allora avevo giá viaggiato: Iran (estate '92), Malesia (estati '95 e '96) e vari interrail, soprattutto quello memorabile del 2000 durato un mese (in compagnia der Pinta), ma erano stati viaggi con la famiglia o di vacanza con gli amici. Il soggiorno di studio a Oulu era qualcosa di diverso. E vi arrivavo pieno dell'ingenuitá e dei pregiudizi di chi ha viaggiato poco o niente.
Rido di chi si vanta di non avere pregiudizi (molto probabilmente non ha mai alzato il culo dalla poltrona del salotto o non si é mai trovato a che fare con mondi differenti). La vera intelligenza sta nel conoscere i propri limiti e nel regolarsi di conseguenza.
Ora, dopo quattro anni di Granducato e altri viaggi in Siberia ed Europa (e altre lingue apprese), conosco me stesso molto meglio (e i miei limiti; o almeno alcuni dei quali) e so cosa voglio.
Per trovare se stessi non c'é bisogno di arrampicarsi sulle montagne dell'Himalaya, non c'é davvero bisogno di andare tanto lontano. Basta non considerarsi lo (0;0;0), l'origine del sistema di riferimento: cioé rinunciare all'egosimo. Certo che vedersi da fuori (dall'estero) aiuta un sacco.
La rinuncia all'egoismo non é cosa poi tanto lontana dalla docta ignorantia di Cusano. É un continuo in fieri, un working progress, una via da percorrere. Una Via (centripeta ascendente) che porta alla Veritá e alla Vita. Al Senso della Vita.
E certo é una via rivelata. Inaccessibile alla sola natura umana perché imperfetta.
C'é bisogno di un Maestro.
Accettare il Mistero (anche questo é rinuncia all'egoismo).

23 ottobre 2008

Interpretazione scientifica di fenomeni altrimenti inspiegabili

L'importanza degli studi scientifici!
So interpretare con correttezza un particolare fenomeno che si verifica in ufficio.
Qualche giorno fa avevo notato che er Ciáina non lasciasse piú scie radioattive all'aglio al suo passaggio. Romanticamente avevo ipotizzato l'influenza di una bella Cinesina.
Mi sbagliavo.
Adesso che er Ciáina é avvicinabile, é diventato inavvicinabile quell'Indiano sveglio ma primitivo, che viene dalle parti di Calcutta e che ha la ragazza russa.
Oltre che lasciare scie appesta anche le stanze nelle quali s'intrattiene.
DIVAGAZIONE
Er Carcutta, sposerá il prossimo Febbraio la sua Natassia. La cerimonia avverrá in India. Accanite le discussioni tra me e L. circa la natura del legame tra er Carcutta e la sua Natassia: per me sopportare le maniere primitive der Carcutta (in confronto a lui i pur selvaggi Finni paiono schizzinosi cicisbei) e la di lui ascella nucleare é prova lampante della disperazione di chi cerca il benessere e la sicurezza economica dell'Europa e s'attacca a tutto (ma proprio a tutto), per L. (la sua visione é persino piú maligna della mia) la Natassia é talmente semplice, cioé viene da un livello sociale cosí basso, che é naturale per lei aver a che fare con uomini come er Carcutta
FINE DIVAGAZIONE
Pe' falla breve: il terzo principio della dimanica recita che ad ogni azione ne corrisponde una uguale e contraria: tu me togli la puzza der Ciáina e io te rimetto in circolo quella der Carcutta.
E non aveva torto il vecchio Lavoisier ad affermare che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
In puzza.

3 ottobre 2008

Viaggio e viaggio nel viaggio

Siamo di nuovo in partenza: oggi pomeriggio saremo a Berlino. Cercheremo di concentrare lo shopping necessario entro oggi, per poterci dedicare Sabato ad una lunga giornata a zonzo senza programmi.
Domenica voleremo a Roma per partecipare al matrimonio di un amico d'infanzia. Ho preparato un epitalamio per l'occasione. Domenica sera torneremo a Berlino e Lunedí mattina di nuovo a Hki.
Due parole sul mio amico d'infanzia.
Le nostre madri erano compagne di scuola. Abitavamo in due palazzine contigue del Quadraro. Ci parlavamo (urlavamo) spesso dal balcone.
Abbiamo fatto l'asilo e le elementari insieme, in una scuola presso l'Acquedotto Felice (il nome di Felice deriva dal nome di Sisto V prima che diventasse papa, Felice Peretti). Passavamo spesso i pomeriggi a giocare a casa mia o sua. Abbiamo combattutto memorabili battaglia con soldatini, Lego e Playmobil. Ai nostri giochi era ammesso suo fratello, di un anno piú piccolo, ma non il mio (a quell'etá i quattro anni e mezzo che ci dividono erano incolmabili).
La famiglia dei miei amici si trasferisce in Belgio, in una base NATO, sono figli di un militare. Fanno in Belgio le superiori e tornano a Roma per studiare in una prestigiosa universitá privata.
Il fratello maggiore fa un'esperienza di lavoro in America. L'America gli piace e ci rimane a lavorare e a studiare. Fa un master in relazioni internazionali a Georgetown. Prende persino la cittadinanza americana. Ma il cuore l'ha lasciato a Roma. Dove c'é la sua ragazza e la loro figlia.
Si sposano Domenica.
Il fratello minore sta facendo una brillante carriera a Parigi.
E io in Finlandia (per ora).
Ne abbiamo fatta di strada dai tempi dell'Acquedotto Felice.

Er Ciáina sfoggia una bella maglia bianca. E solo da una settimana.
Presumo che la porterá come minimo altre due.

Spesso lo sento parlare con uno dei nostri Coreani. Er Ciáina assume toni solonici. Entrambi si lamentano della solitudine.
Certo, se er Ciáina cominciasse a portare maglie e camicie uno o due giorni invece che due o tre settimane e cominciasse a non lasciare mortali scie d'aglio ovunque passi, forse, dico forse, potrebbe lamentarsi meno della solitudine.

12 settembre 2008

Il ritorno dell'ingegnere ingegnere

Tempo fa ho scritto un paio di post (qui e qui) su un neolaureato che lavora da noi. Il neolaureato é il tipico esempio di ingegnere ingegnere (cioé l'ingegnere totalmente immerso nel suo mondo, da evitare il piú possibile, come la peste in fase terminale di aids e un principio di lebbra).
Ultimamente il neolaureato mi ha intrattenuto sfoggiando la sua conoscenza in materia di fonti energetiche, servendosi di parole come "peak oil", "plateau" eccetera; mi aveva quasi convinto quando mi ha detto che "siamo dei professionisti e quindi DOBBIAMO avere un'opinione al riguardo",  ma poi, quando gli ho chiesto il prezzo di un barile di petrolio, lui mi ha detto 140 dollari e in quei giorni era giá sceso intorno ai 120.
Stamattina, mentre mi preparavo il mio cappuccio al curry, lo sentivo blaterare di seriosi argomenti d'ingegneria con i colleghi anziani (i quali trarranno sicuramente gran beneficio dalla sua profonda esperienza di neolaureato).
Quel suo prendersi maledettamente sul serio (che in soldoni significa andarsene in giro con uno sguardo fisso e perso nel vuoto e vestito sciattamente), quella sua pedante cocciutaggine nello sviscerare qualsiasi aspetto della meccanica del continuo (che certo scatena la libidine femminile), unita al darsi arie di decennale esperienza sul campo, sono il mio esatto opposto.
Insomma, io mi stavo preparando il mio cappuccio al curry e lui entra in cucina a prendere un po' di quella ciofega che esce dalle macchine del caffé finniche; peró, mancando oggi la segretaria, il caffé non era stato fatto. E lui se n'esce con uno strano ibrido anglo-finlandese: Perkele, kahvi's ended! (Diavolo, il caffé é finito!). Ma l'ha detto con un tono agghiacciante, come se il mondo ora non potesse piú essere salvato, come se a Superman la mattina al bar rifilassero un cornetto alla kriptonite, come se la diga che aveva progettato e la cui costruzione seguito per anni, cedesse all'inaugurazione e la valanga d'acqua investisse la classica scolaresca sfigata in gita.
Ma non ti rendi conto quanto sei ridicolo? Con la tua aria da bufalo immusonito a meditare le armonie celesti, con la tua aria idiota da dio in Terra e soprattutto con il tenente Colombo come personal shopper!

4 settembre 2008

Pioggia e chiacchiere

Non mi ricordo da quanti giorni piova.
Ogni tanto c'é una pausa, di solito quando sono in ufficio o casa. Poi riprende con intensitá maggiore, soprattutto sugli arredi in legno del giardino (che si sono raddoppiati di volume per l'acqua presa).
Stamattina andando al lavoro pioveva a catinelle (a secchiate) e a vento (e non é nemmeno la condizione peggiore: il peggio é la nevicata a vento, meglio se di notte, alla fine dell'inverno e con croste di ghiaccio sparse irregolarmente sull'asfalto; roba che ti devi portare appresso due paia di mutande di ricambio) e non ho potuto resistere alla tentazione di guidare ascoltando la Musica sull'acqua di Händel (avevo il cd in macchina).
Ieri proficua conversazione in ufficio con il Canadese.
Figura infelice, come tutti gli stranieri che sono venuti in Finlandia per la bionda, ha fatto la solita trafila matrimonio-prole-divorzio e ora é condannato a vivere in Finlandia per star vicino a detta prole. Ne ho incontrati a pacchi come lui: aspettano che i figli arrivino a 18 anni per poter andarsene. Anche er Canada é della combriccola, ma piú lucidamente ammette che quando i figli saranno maggiorenni lui avrá 50 anni e "a 50 anni dove cazzo vado?" mi ha chiesto (traduzione libera, ma fedele). Secondo lui il 90% degli stranieri in Finlandia si trova nella sua stessa situazione (non posseggo statistiche ufficiali, ma la percentuale mi pare verosimile), intentendo per stranieri gli Occidentali (gli altri, marocchi, bangladesh e somalia, sono esclusi dalle statistiche in quanto rifugiati, scroccatori di assegni di mantenimento o clandestini).
Poi er Canada é passato a raccontarmi delle sue passate esperienze lavorative: in Finlandia ha lavorato in una grossa multinazionale, ma nella filiale finnica c'erano 200 Finni, lui e un Olandese. Diceva che i Finni lo trattavano come una merda e non gli davano fiducia sul lavoro perché straniero (gli posso credere), mentre la nostra compagnia, dal punto di vista sociale, é molto meglio (ed é vero, essendo i Finni maggioranza relativa e quindi costretti ad evolversi dalla loro provinciale ferinitá per simpatetico beneficio dovuto alla vicinanza con stranieri, anche se del secondo o terzo mondo).
La ciliegina sulla torta: secondo er Canada il lavoro é organizzato male e c'é una sacco di gente che non fa una mazza, tipo er Ciáina, che non sa che ruolo abbia nella compagnia (me lo chiedo anch'io) e che si fa vivo ad ogni morte di papa quando ha un problema (anche da me qualche volta si é affacciato con domande al limite dell'implausibile).
Er Ciáina da questo punto di vista mi ricorda un tale che lavorava al dipartimento di architettura dell'universitá di Oulu (dove facevo la tesi) con la misteriosa mansione di "architetto di laboratorio". Tutti si chiedevano in che consistessero i suoi compiti e io lo vedevo sempre affacciato alla balconata interna con quell'aria scazzata da impiegato pubblico (figura professionale che ho avuto modo di conoscere per benino da vicino quando ero attaché al ministero della difesa ai tempi della naja). Una volta sono entrato nel suo ufficio e ho notato che vi era appesa una sola immagine: un collage sbiadito di un progetto di villetta unifamiliare con foto (mi ricordo di due donne sorridenti e con acconciature anni '80 sedute nel salotto), sicuramente l'unico suo progetto in tutta la sua vita

12 agosto 2008

Rivoluzionaria formula di saluto

Uno dei miei nuovi colleghi é Coreano (non é quello con prole); é ancora studente.
Nato in Corea, cresciuto in Argentina, ora vive in Finlandia e ha un fratello in Nuova Zelanda (ha battuto il precedente record di assurditá che deteneva uno studente conosciuto ad un party: nato a Trinidad y Tobago da genitori indiani ivi emigrati, ora studia in Finlandia).
Insomma, il Corea forse si prende un po' troppa confidenza, distribuisce troppe pacche invece di preoccuparsi della piazza d'armi che gli si sta dissugellando sulla fronte, ma in finale é un bravo pischello; l'altra settimana l'ho salutato con un sonoro: ciao, bello!
Il Corea é rimasto folgorato dal saluto, manco fossimo sulla via di Damasco; mi ha chiesto precisi ragguagli semantico-filologici sulla formula ed é poi passato ad una martellante fase di divulgazione in ufficio.
I colleghi hanno apprezzato questa rivoluzionaria formula di saluto e non la lesinano né a me, né tra di loro. Oggi ne ho trovati quattro, tra cui il Corea, che confabulavano sulla lunghezza dei nomi tailandesi (uno di loro aveva ritagliato dal giornale un annuncio in cui una donna tailandese di 53 kg e dal nome infinito offriva le sue grazie a qualche distintissimo giovanile finalitá matrimonio); poi sono passati a elaborare la rivoluzionaria formula di saluto con il Corea in cattedra che spiegava che alle donne si deve dire ciao, bella! (intraducibile in Finlandese perché non esistono i generi); io mi sono limitato a specificare che il bello sia meglio indirizzarlo ad amici e/o colleghi e non jokaiselle miehelle (ad ogni uomo).

1 luglio 2008

La scintilla assatanata

Qualche giorno fa arriva uno dei tre Indiani alla mia stanza. Si stava facendo un giretto, visto il clima vacanziero e rilassato.
Tutto contento mi dice che il suo visto é in scadenza e deve tornare in India per rinnovarlo da lí. Gli ci vorranno almeno un paio di mesi e quindi dovrá starsene in forzate ferie a casa.
Aveva negli occhi una scintilla assatanata, non giustificata dalla sola idea di starsene due mesi a casa.
Poi mi chiede se sono single. Che no, gli dico. E tu?, ribatto. Che sí, mi risponde e poi aggiunge che i suoi genitori gli stanno cercando una moglie e che quest'estate si sposerá. Viene da una regione interna dell'India, a Est di Mumbai, e lí usa che i genitori cerchino la moglie per il figlio. Ma dai, faccio io, qui invece facciamo tutto da soli. Ma puoi rifiutare?, gli chiedo. Lui mi assicura che a scegliere sará lui (sí, ma tra le candidate proposte dai genitori).
Beh, in bocca al lupo!, dico. Ma la scintilla assatanata nei suoi occhi non era spiegabile con le sue prossime nozze.
Poi aggiunge (coniugando candore e allupamento): in India non é permesso dormire con la propria moglie prima del matrimonio.
Aaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh: ecco da dove veniva la scintilla assatanata!

26 giugno 2008

L'ingegnere - 2 Studio di un caso (umano)

Questa settimana abbiamo partecipato ad un corso interno su un programma (Robot Millennium per il cemento armato); durante la pausa pranzo, sono capitato (mio malgrado) vicino al neolaureato (di cui al post precedente) e, contro l'abitudine locale al silenzio, mi ha amabilmente intrattenuto con la sua conversazione (mentre dall'altra parte del tavolo un collega si gustava un delizioso piatto di fettuccine salame e ananas): ha esordito chiedendomi cosa ne pensassi del programma. Io ho risposto evasivamente: carino. E lui, con gli occhi persi nel vuoto, come se mi sciorinasse la Tradizione guénoniana: questo programma non mi convince; come facciamo a sapere che il programma non commetta errori? Ci sono talmente tanti dati da inserire. Bisogna ricalcolare tutto a mano per essere sicuri. Allora, gli ho fatto notare, é chi lo usa, chi deve inserire i dati, che deve stare attento a non commettere errori; se sbagli a introdurre i dati, sei tu che sbagli, non il programma. E lui, granitico e stolido: ma ci sono talmente tanti dati da inserire, come faccio ad essere sicuro che il programma non commetta errori?
Mi sono tornate in mente le domande che infliggeva al trainer per mostrare la sua perspicuitá professionale, domande che scavando nell'inconscio della meccanica del continuo, volevano scovare l'errore nel programma o nel trainer, domande assolutamente impertinenti visto che trattavamo di cemento armato (dove cioé la precisione chirurgica é inutile): usava parole "torsione" che mi provocano conati di vomito (non reggo nemmeno allo stimolo al rigurgito quando sento "secondo ordine", ma almeno mi sono abituato a "instabilitá").
Avrei dovuto ribattere: é vero, bisogna stare attenti; ma non mi andava di darla vinta a quest'idiota che vuole darsi arie da gran progettista. Ho risposto che il programma funziona benissimo, che non c'era ragione di dubitare, ma che l'operatore deve stare molto attento. Quanto a controllare i risultati facendo i calcoli a mano, ho aggiunto, si puó fare nel caso in cui calcoli ad esempio una singola trave -come capita a te, cocco mio-, non quando progetti un edificio di mille mila metri quadrati su diversi piani.
Con la testardaggine di chi non ha il senso della realtá, lui ha continuato: ma come faccio a sapere che l'armatura di una trave é quella giusta: devo ricalcolare a mano. E io: si vede proprio che tu non hai progettato tante travi, perché se una trave é poco o troppo armata si vede a occhio.
Lui ha insistito ancora a non essere convinto di un programma che puó commettere errori se introduci i dati sbagliati (il programma sbaglia, non tu, eh?). E io, sbriciolato: bisogna stare attenti a inserire bene.
Abbiamo finito in silenzio la nostra Cobb-salaatti: uovo al tegame, pancetta fritta, pezzetti di petto di pollo, pezzetti di aurajuusto (formaggio simil-gorgonzola), olive e pomodori (era abbastanza mangiabile, soprattutto in confronto alle fettuccine salame e ananas).

CONCLUSIONE: Il neolaureato é un perfetto esempio di ingegnere ingegnere che vive nel suo mondo Lego (con l'aggravante che crede di essere figo, ma é solo insopportabilmente pedante).

L'ingegnere - 1 Fenomenologia di uno stereotipo

Gli ingegneri si dividono in due specie: ingegneri ingegneri e ingegneri "ma io non sono il tipico ingegnere".
Gli ingegneri ingegneri discendono direttamente dagli omini Lego, credono cioé nell'esistenza del solo mondo Lego (cioé il loro mondo professionale), ignorando a bella posta tutto il resto, e sono fanatici assertori delle leggi fisiche fino al paradosso antisociale. Sono riconoscibili da una serie di attributi come la panza, la pelata, i culi di bottiglia davanti gli occhi, la sfiga con l'altro sesso (controbilanciata da una passione instancabile per informatica e gadget tecnologici) e soprattutto la camicia a manica corta con taschino zeppo di penne.
Gli ingegneri "ma io non sono il tipico ingegnere" (specie al quale appartiene lo scrivente), sono professionalmente simili agli ingegneri ingegneri, ma si distinguono da questi ultimi per l'irresistibile appeal e soprattutto per uno o piú interessi/attivitá che hanno totalmente al di fuori del loro mondo professionale (per il sottoscritto: letteratura, viaggi e pittura olandese).
Secondo la mia esperienza, si diventa ingegneri ingegneri o ingegneri "ma io non sono il tipico ingegnere" per predisposizione genetica, in altre parole: é destino (e tu non ci puoi fare niente).

Un fulgido esempio di questa predisposizione genetica é riscontrabile in un neolaureato che é stato trainee da noi (e che molto probabilmente continuerá a lavorare da noi).
Ero rimasto molto colpito dal fatto che era venuto a presentarsi poco tempo dopo il mio arrivo; ero rimasto intrigato dalla banalitá della sua conversazione e folgorato dalla sua ignoranza di cose italiane (pur non essendo mai stato in Italia, ne parlava con consumata competenza, descrivendo il nostro Paese come una specie di far west mafioso con montagne di monnezza invece dei canyons dell'Arizona e guidato da una sorta di Mugabe bianco; ovviamente le mie parole di spiegazione risultavano totalmente inutili).

18 giugno 2008

Giorni intenZi

Sabato pomeriggio festa di laurea di un'amica finlandese. Si è laureata in Filologia italiana (sono stato revisore di un capitolo della sua tesi), per quanto ci riguarda poteva laurearsi benissimo in Cucina italiana: ha preparato con le sue mani una ricchissima serie di gustose torte salate e si è superata con i dolci (pannacotta e torta di mele in primis!). Bella festa, praticamente tutte donne; sarebbe stata una pacchia per predatori di biondine: gli unici uomini io, ma impegnato, e un Tedesco con un sorriso da ormoni impazziti (l'altro Crucco non lo conto in quanto finlandesizzato). Ci siamo fatti sotto con il buffet e non riuscivamo a smettere di mangiare. Verso l'ora di cena siamo andati al Soul Kitchen, ristorante a Kallio, dove abbiamo cenato con i nostri amici polacchi (mi sono sparato un hamburgerone da paura, che ha destato le invidie del Polacco, che a sua volta non ha resistito alla tentazione di farsi il bis). Dopo cena, non si sa come, siamo riusciti a entrare in macchina.
Domenica ci è venuto a trovare un collega universitario di Lidia, Russo di Lettonia, a Hki per lavoro. Con il suo aiuto sono andato a ritirare il paravento che mi sono fatto costruire da un artigiano andaluso-finlandese di Fiskars (villaggio di designers, artisti e architetti). Poi la mia pizza.
Lunedì mi sono fatto cacciare dal corso di Tedesco, perchè ho obbligato l'insegnante a tenerlo in Tedesco e non in Finlandese (voglio vedere voi a fare gli esercizi traducendo seduta stante dal Finlandese al Tedesco), sebbene io fossi l'unico straniero tra una ventina di Finni. L'insegnante avrebbe voluto tenerlo in Inglese, ma non si fidava del suo Inglese. Se tu parlassi Russo sarebbe meglio, mi ha detto commiserandomi. Per me non c'è problema, si può parlare Russo, le ho risposto, suscitando l'ilarità generale (nessuno si aspetta mai che parli Russo).
In realtà mi hanno silurato dal corso martedì mattina con una telefonata.
Oggi er Ciàina ha finalmente cambiato camicia (gli ci è voluta più di una settimana per decidersi).
Venerdì in Finlandia si celebra Juhannus (san Giovanni) e ne approfittiamo per un weekend a Tallinn in uno spa hotel.

12 giugno 2008

Garlic fall out e non solo

Dopo i miseri tentativi di small talk con il sottoscritto, dopo le tremende e solitarie performances canore, er Ciáina torna alla ribalta per il garlic fall out, lo strascico radioattivo all'aglio. Non solo ha contaminato il micro-onde (e tutta la cucina) con le sue pietanze all'aglio, ma ogni volta che passa per il corridoio lascia una pestifera scia che rimane in giallastra sospensione aerea per qualche minuto.

Il nostro esperto informatico: probabilmente le donne non noteranno altro che i suoi occhi intensissimi tra il verde e l'azzurro, ma non essendo donna non mi sono sfuggiti il suo fisico da habitue di Hesburger (la versione finlandese di McDonald's), e il suo look da ufficio: ciavatta (lessicalmente piú pregna di ciabatta), pantalone della tuta, felpa (di quelle che si mettono quando si ha l'influenza e fuori piove) e capoccia leccatissima di gel.

Continua la saga dei tre del summer job: i due ragazzi, dopo aver vagato per i corridoi per qualche giorno con occhi sbarrati e con un foglio fresco di fotocopia in mano, hanno conquistato una postazione con computer (donde navigheranno tutto il giorno in internet, presumo); la ragazza é stata messa a pulire tutto il pulibile immaginabile: con quella chioma platinata ed esplosa, il look H&M e lo straccio in mano ha un'aria da cenerentola cyberpunk.

3 giugno 2008

Tre fantasmi

Ieri in ufficio sono arrivati tre giovanissimi per il loro summer job (il lavoretto estivo).
Sono tutti e tre sui 17-18 anni. C'é uno spilungone secco secco, un altro con pelle e occhiaie da adolescente e una ragazza che pare si pettini ogni mattina mettendo il ditino nella presa della corrente (ha i capelli di un colore tra il giallo e il bianco).
Stamattina sono arrivato in ufficio verso le sette meno un quarto, come al solito, e ho notato la presenza di tre giovani fantasmi che vagavano insonnoliti per i corridoi, davano l'acqua alle piante, preparavano il caffé (che tra l'altro, nonostante quanto affermi nel post precedente, non é del tutto disprezzabile essendo, per lo meno, bello forte).
Mi sono sorbito anche oggi il mio curry cappuccino, ormai non posso piú farne a meno. Tra l'altro mi prepara spiritualmente ad applicarmi al kamasutra dell'ingegnere, quell'eccitantissimo e scandaloso manuale che mostra nei piú intimi e scabrosi dettagli tutte le possibili e immaginabili combinazioni di elementi in acciaio e/o in c.a. (previa consultazione del sagomario, ove sono classificati con dovizia di dettagli tutti i membri in acciaio).

30 maggio 2008

Curry cappuccino

Una delle peculiaritá di essere Italiano in Finlandia, a parte essere considerato a priori (cioé indipendentemente da quale sia la tua effettiva condotta) un rimorchione modaiolo (1), mafioso (2) e spaghettaro, é quella di essere ritenuto (sempre a priori) un'autoritá sul caffé.
Mentre i Finlandesi s'inacidiscono e s'irrigidiscono se tu domandi cortesemente quale sia la differenza tra un mobile prodotto in Finalndia ed uno in Estonia (visto che questi ultimi costano circa la metá, ma i Finlandesi preferiscono comprare i mobili nazionali), mentre i Finlandesi ti deridono se tu domandi cortesemente perché comprano frutta e verdura coltivate in serre nazionali e non comprano frutta e verdura importate dall'estero (che costano circa tre volte meno), mentre i Finlandesi sotto sotto s'incazzano se osi cortesemente criticare il makkara (il salsicciotto nazionale che contiene fino al 40% di carne), ti danno invece gravemente ragione se ti lamenti del loro caffé. E farsi dare ragione dai Finlandesi ce ne vuole, visto che detengono il miglior stile di vita del mondo e hanno saggezza da vendere. Ultimamente se la smargiassano affermando che i pizzettari finlandesi fanno la pizza meglio di quelli italiani, stando ad un articolo dell'autorevole settimanale Helsinki Times. Del resto, da buon Romano, di farmi dare ragione me ne strafrego, visto che a Roma la ragione é degli stronzi.
Dicevo, i Finlandesi non fiatano e ti danno pure ragione se dici che il loro caffé é una ciofega. Ma questo solo perché sei Italiano e perché il caffé Italiano é (reputato) il migliore in assoluto.
Tutte queste parole solo per dire che la mattina in ufficio qualche volta mi faccio il cappuccino. Il caffé lo preparo con la moka e l'unica maniera per scaldare il latte é usare il micro-onde, lo stesso che gli Indiani usano per scaldare le loro pietanze al curry, il cui aroma s'é intronato come un marajá all'interno del micro-onde. Aroma che passa immancabilmente al latte e alla fine il mio cappuccino ha un poco invidiabile retrogusto di curry.
NOTE
(1) L'indigena ignavia in fatto di moda non permette di distinguere chiaramente la differenza tra un coatto/tamarro e un uomo di gusto, per cui l'Italiano é a priori "homo elegans" (e questo alla facciaccia di tutti gli altri Europei; purtroppo noi Italiani spesso ci fermiamo alle apparenze, peró).
(2) In Finlandia se non sei niveo di carnagione e hai una felpa con cappuccio, sei automaticamente considerato uno spacciatore; se non sei niveo di carnagione e vesti un gessato, sei automaticamente un mafioso.

28 maggio 2008

I miei nuovi colleghi - 2

C'é anche un Keniota, avevo dimenticato. É l'unico che in ufficio vesta giacca e cravatta (sebbene di pessimo gusto). Molto cordiale e sempre sorridente, qualche giorno fa mi ha cortesemente chiesto come mai l'Italia avesse scelto ancora una volta "Borusconi" e io gli ho garbatamente risposto che l'alternativa ("Boródi", come avrebbe detto lui) era peggio, ma molto peggio.
Vantiamo ben quattro donne, volendo anche cinque, perché una conta per due; anzi, quattro e mezzo, perché una conta per mezza.
Quella che conta per due é la nostra contabile; Finlandese, sa tutto di tutti, casinara, mangia continuamente, odora di crema idratante.
Quella che conta per mezza é la nostra segretaria: Finlandese anche lei, giovanissima, minuta, efficiente (mi ha prenotato un volo alla velocitá della luce; manda almeno cinque email collettive al giorno con pillole informative).
Abbiamo poi una Rumena tutta risatine e frasi di circostanza (vive in simbiosi con i due Finlandesi con cui condivide la stanza) e una mezzosangue di mezz'etá, padre finlandese e madre russa. La mezzosangue mi é gradita perché posso esercitare con lei il Russo; usa in quantitá industriali un profumo terribilmente sdolcinato.
Nel mare magnum degli indigeni abbonda l'inconsistenza. Porto l'esempio di uno spilungone che passa da queste parti solo per andare ad infestare il cesso: rapido e agile come un bradipo, frizzante come una bottiglia di spumante aperta da una settimana.
Nel frattempo er Ciáina ha dismesso i suoi propositi sanremeschi. Quando lo incrocio per il corridoio abbassa gli occhi (come la maggior parte degli indigeni). Lo sento di tanto in tanto argomentare con arrogante presupponenza con i miei mansueti Indiani.

23 maggio 2008

Tortura

Er Ciáina ha smesso di torturare "Woman in love" e da un po' ha cominciato a seviziare "The sound of silence" (stiamo a metá tra la nenia sconsolata di un condannato a morte un'ora prima dell'esecuzione e il delirio da assenzio di un castrato del primo Ottocento). Ma Amnesty International non interviene?
Sono andato dar Ciáina a chiedergli se per caso si stesse esercitando per il prossimo venturo Eurovision Contest e lui ha avuto l'arguzia di rispondermi che no, che si sta preparando per American Idol, ma non ha colto il mio garbato accenno a smettere di guairla come un cane innamorato.
Piú tardi si é anche provato di intrattenere con me uno small talk cominciando la conversazione con la sconvolgente domanda: ma tu fai la spesa nel w/e o tutti i giorni? Conversazione che ho cercato in tutti i modi di freddare esprimendomi solo a monosillabi. Ma er Ciáina non mollava e faceva il simpatico dicendomi che la mia é una stanza da donna perché c'é una pianta. Ho colto un attimo di silenzio per dirgli grazie della chiacchierata, ma non riuscivo a schiodarmelo dai gioielli di famiglia. Alla fine, dopo aver lasciato un po' di ditate sulle mie mappe della Russia, se n'é tornato nella sua stanza ad abusare di "The sound of silence".

22 maggio 2008

Aggiornamento

Uno dei miei nuovi colleghi finlandesi é il cugino (deperito) di Babbo Natale. Ha un'aria piú da nonno che da zio, ha la barba bianca, veste sempre camicie da boscaiolo e last but not least porta sempre le bretelle. Se si vestisse di rosso (e avesse qualche chiletto di piú), sarebbe paro paro Babbo Natale (anzi, Santa Klaus, visto che siamo in Finlandia).
Il Cinese, al quale d'ora in poi mi riferiró come "er Ciáina", é da stamattina che lo sento canticchiare "Woman in love" (canticchiare é una parola grossa; sembra quasi un'Ape Piaggio scassata che s'inerpica per le viuzze di uno di quei paesini arroccati su ripide colline del centro Italia). Probabilmente er Ciáina medita di far colpo in un karaoke bar (qui popolarissimi) sull'altera e sofisticata bellezza dietro la quale sbava da anni; oppure non ha ben chiara ancora la sua identitá sessuale.
Adesso il canto é stato sostituito da un mugolio/rantolo a metá tra una zanzara morente e la ventola di un condizionatore.

21 maggio 2008

I miei nuovi colleghi - 1

E' passato poco più di un mese da quando ho cominciato il nuovo lavoro. Tra le altre cose, mi sono studiato un po' i nuovi colleghi.
La compagnia vanta un'internazionalità che non aveva quella che ho appena lasciato. Abbiamo due Coreani, un Cinese, un Canadese e vari Indiani (selezionati dal branch di Mumbai). Non contando il gran figo italiano appena giunto. L'elemento indigeno rappresenta il 70% circa.
I Coreani sono due studenti di ingegneria meccanica, che mischiano studio e lavoro. Hanno per mito un mio ex collega (un Russo-Finlandese-Francese di madre lingua con moglie coreana). L'ex collega sarà pure un genio della Meccanica del continuo, ma per qualche oscura ragione odia gli Italiani (ed é pure comunista) e mi sta(va) parecchio sulla punta del cosiddetto. Con bel garbo italiano (cosa del tutto sconosciuta all'ex collega), non ho minimamente smontato il mito ai Coreani (del resto sono giovani, un giorno capiranno).
Il Cinese è un essere sfigatissimo. Di quelli pigri, ignoranti, ma presuntuosi e invidiosi. Un collega canadese di solito gli dà ripetizioni di un certo programma e mi diverte come costui pronuncia la parola DRAWING, cioè come "giòin", ma tutta di naso e la ripete spessissimo, fino alla nausea.
Il Canadese è grande e grosso e ha un'aria un po' stolida molto nordamericana.
Per gli Indiani ho un'innata simpatia. I nostri indiani sono molto riservati. Con uno ho parlato un po': vive vicino l'ufficio e va a pranzo a casa; è diventato padre da pochi mesi.
Ma il collega che finora ha soggiogato la mia immaginazione è un Finlandese che in ufficio porta dei vecchissimi zoccoli neri.
Provate a sentire il suono di quegli zoccoli strascicati lungo il corridoio. Se siete cinefili di serie A, vi ricorderete del monologo morettiano sulle calzature alla fine di "Bianca"; se di serie B, vi ricorderete degli zoccoli del coatto Enzo de "Un sacco bello". A me ricordano il passo dei bagnini sui quadrotti di cemento in spiaggia. Mi tornano ogni volta in mente il caldo, la sabbia bollente, i pranzi casarecci nella veranda dello stabilimento tutti ombra, brezza e tovaglie di carta, i pomeriggi passati a giocare a bigliardino (a "biardìno"), i morettoni o i peroncini scolati e le sigarette sturate dopo la giornata in spiaggia (ma questo quando ero già cresciuto e prima di smettere di fumare) e la salsedine, lo iodio, l'odore di pesce fritto e limone, le creme solari, le parole crociate sotto l'ombrellone. Ricordi d'ozio sul litorale romano e di lavoro su quello termolese. Ricordi che mi sembrano lontani più nel tempo, che nello spazio.
Di una dolcezza struggente perchè irraggiungibili.
Ma non ho voglia di fermarmi a ricordare. Voglio fare e costruire ed esplorare ancora.