5 maggio 2008

Appunti dal viaggio a Berlino - Disegni

Ho tenuto la mano in esercizio (non che io sia un gran disegnatore, per carità).
Ecco un edificio che mi è molto caro, la Filarmonica di Scharoun (vista dall'entrata dell'Istituto di cultura latino-americano).

philharmonie
Una sera sono uscito con l'ex di un'amica di L. L'ex è ridotto uno straccio (a dir poco) e quella sera si son fatti discorsi da uomini con fiumi di birra. Arrivati alla foce, io me ne sono torntato a casa in taxi (intrattenendomi in conversari con l'autista pakistano nel mio più bel Tedesco di sempre) e l'ex a fette, ma è stato sequetrato ben presto da una prostituta che, in mancanza di clientela o di voglia di lavorare, gli ha raccontato la storia della sua vita e dettagli scabrosi della professione (non so cosa darei per ascoltare dal vivo queste persone vissute). A casa ero troppo marcio per dormire e mi sono fatto un bel caffè; arrivata l'alba mi sono messo alla finestra a disegnare la vista (e poi sono andato a scuola di Tedesco, fresco come una rosa).

cortile a Eylauerstr.
L'ultimo disegno è una vista di Potsdamer Platz dall'ingresso del Kulturforum. Era una giornata fredda e piovosa e io mi sono messo sotto la tettoia all'entrata, rifugio per i fumatori. Il disegno è incompleto e grezzo perchè il freddo mi induriva la mano.

potsdamer_platz_dalla gemaeldegalerie_9-4-08_edited

4 maggio 2008

Appunti dal viaggio a Berlino - Visita alla Gemäldegalerie (da sbronzo), 10 Aprile

Primitivi fiamminghi. Davanti a me il medioevo di Huizinga si confonde con le teorie della Alpers.
Rubens. Bello, italiano, sensuale, potente. Occhioni languidi e tante tette al vento. Santa Cecila e Andromeda: belle giovanottone in carne (nella minuscola Andromeda rembrandtiana all’Aia c’è pudore, fragilità). San Sebastiano: tema difficile per un pittore eterosessuale.
Baburen, van Hontorst e gli altri caravaggeschi. Anche loro sensuali, ma più allusivi: Bagliori di carne nell’oscurità, non sotto il cocente sole romano.
Franz Hals. Fresco, istantaneo, tratto vigoroso, deciso, mai lezioso. Lumeggiature essenziali.
Bella scena invernale di Philips Wouwerman. Pare una miniatura smaltata a petto del vigore romantico di Jacob van Ruisdael (nei suoi paesaggi orizzonte molto basso, le nuvole hanno un non so che di enigmatico, di magrittiano).
Rembrandt. Nella sua Susanna (come nell’Andromeda) assistiamo ad una violenza, siamo noi che la commettiamo con i nostri sguardi.
Come conati di vomito mi torna su lo Schama. Pagina per pagina. Non ha più senso prendere appunti: mi parrebbe di scrivere sotto dettatura.
Quel gorilla insensibile del custode mi ha chiesto di allontanarmi dal Vecchio con elmo dorato: ero rimasto imprigionato dai filamentosi ghirigori di colore gocciolato sulla tavola di cui sono fatte le decorazioni dell’elmo (e la luce che vi sbatte contro).

Vecchio con eldo dorato

Voglio cadere in ginocchio e piangere di fronte a Rembrandt. Mi vergogno di guardare i suoi quadri.
Bellezza indecifrabile e abbacinante.
Jan J. van Uyl. La mia natura morta ideale: malinconia e liquido languore.
GIOIA
Vedere capire comunicare.
Non ho più bisogno di guardare i quadri. Essere già qui è stupendo.
ESSERE
Io essere affezione
Pienezza e libertà.
Sopra di me una volta a padiglione: un reticolato verdeghiaccio in una luminosa curva cornice bianca.

3 maggio 2008

Appunti dal viaggio a Berlino - Visita alla Neue Nationalgalerie, 8 Aprile

La collezione di espressionisti tedeschi della Neue Nationalgalerie è fantastica (tra quelle che ho visitato, se la gioca con la Neue Pinakothek di Monaco). In queste sale è maturato il mio amore per Emil Nolde.
Di Nolde mi ha incantato questo Cristo e l’adultera (che fa parte di un ciclo biblico).

Cristo e l

Oggi ho scoperto altri artisti.

Max Pechstein: Sitzender weiblicher Akt

ragazza seduta


Vivide macchie di colore intorno a questa ragazzotta nuda (con un gran bel culo e pochi rovelli morali) che pare chiederti: embè? che volemo fà?

Otto Dix: Fiandre

Fiandre

Paesaggio di devastazione bellica, di macerie umane (fisiche e morali). Otto Dix rappresenta la realtà impressa nei suoi occhi di reduce.

Ludwig Meidner: Rivoluzione
rivoluzione Ho visto questa Rivoluzione subito dopo le Fiandre di Otto Dix e non regge il confronto: c’è più affettazione che sangue, più idealizzazione che realtà. Il dipinto è del 1913: la guerra e poi la rivoluzione russa superanno questa rivoluzione fatta di slogan urlati, di bandiere al vento. Dietro la Rivoluzione Meidner ha dipinto un tiepido (e manierato, mi verrebbe da dire) paesaggio di devastazione apocalittica.

2 maggio 2008

Appunti dal viaggio a Berlino - I miei nuovi amici, 10 Aprile

E’ sempre alla fine del soggiorno che si conoscono le persone più interessanti (mi sto scolando un Manhattan da Billy Wilder’s a Potsdamer Platz). Mi riferisco a M (l’insegnante di Tedesco del livello inferiore al mio) e ad A, studente americano di M.
M viene da un paesello del Baden-Württemberg, 32 anni, single, minuta, tranquilla. Vive da 10 anni a Berlino e pensa che siano abbastanza. A 32 anni, sola e con un lavoro (insegnante di Tedesco in una scuola privata) che non ti dà la sicurezza economica che ti permette di possedere qualcosa di veramente tuo, pensa che sia venuto il momento di cambiare aria e tentare da qualche altra parte. Come darle torto?
Non lo dice, ma si capisce che le pesa la solitudine. Mi stupisce che non abbia qualcuno: è carina, socievole, semplice.
A, invece, viene da New York, ha 36 anni ed è pittore. Molto socievole anche lui. E semplice.
Ha un passato di abuso di alcool e droghe pesanti (è ancora sotto farmaci). Viene il dubbio che abbia deciso di trasferirsi a Berlino per lasciarsi alle spalle la vecchia vita.
L’unico vizio rimastogli è il fumo. Anche M fuma.
A è un artista, voglio dire che in lui è tutto istinto ed espressione.
Sono sicuro che lui piaccia a M, ma non è certo il tipo che può darle la sicurezza di cui ha bisogno; inoltre M mi pare abbastanza navigata da non perdere la testa per il primo pittore dal passato oscuro che ti piomba davanti.
Sono pronto a scommettere, però, che prima o poi qualcosa tra i due accada. Sembrano un po’ rincorrersi. Forse il senso materno di M potrebbe prendere il sopravvento (A pare proprio uno di quegli uomini che ispirano nelle donne il senso materno).

Questo Manhattan è ottimo: il borboun si scioglie in un retrogusto d’agrume che s’infiltra per capillarità nel cervello, rigando di liane di soffice stanchezza la ruvida scorza del mio stato di veglia.
Cazzo, comincia ora l’happy hour. Mi sparo un altro Manhattan. Tra poco andrò alla Gemäldegalerie e voglio stravolgere con l’alcool il mio stato di coscienza per una fruizione alterata.

Oggi, dopo la scuola, M, A ed io siamo andati a visitare una galleria dove espone un pittore americano che A conosce (mi è piaciuto un murale con il ritratto di Kennedy; A ci ha intrattenuti con aneddoti poco edificanti sul mondo dell’arte contemporanea) e poi siamo andati a mangiare un boccone da Monsieur Vuong. Abbiamo preso un ottimo caffè in un incrocio (possibile solo a Berlino) tra un alimentari, un bar e un ristorante gestito da una bella signora catanese (adorabili la sua cortesia e il suo accento) a Schönhauser Allee.
Mi trovo molto bene con M e A. Cazzeggiamo come se conoscessimo da una vita. Relazioni sociali del genere te le sogni con quei carciofi insipidi dei Finni.

22 aprile 2008

Appunti dal viaggio a Berlino - Visita ad una mostra di disegni di Matthias Grünewald al Kupferstischkabinett, 2 Aprile

Studi e bozzetti, soprattutto per l’Altare di Isenheim (conservato a Colmar e visto lo scorso settembre).

Volti. Non c’è bellezza, non c’è idealizzazione, né moralizzazione. Grünewald rappresenta un’umanità brutta perchè sofferente, dove la sofferenza è condizione stessa dell’esistere e non una caduta dovuta al peccato; l’umanità è sola e irredimibile: Dio esiste, ma si manifesta in teofanie abbacinanti e indecifrabili all’uomo. Santi e peccatori, tutti sono rappresentati allo stesso modo. Persino gli angeli. Huysmans rileva che persino le sue madonne paiono servette prese dalla strada: ha ragione.

regina inginocchiata con angeli

Nel disegno sopra riprodotto: una regina inginocchiata con due angeli che le tengono il mantello. Gli angeli sembrano in difficoltà, le ali spiegate nel bel mezzo del bosco, a tenere il mantello della regina tra due striminziti alberelli; le regina s’inginocchia verso un’epifania invisibile.

Mani. Piedi. Grünewald non comunica tanto con i volti e le loro espressioni, quanto con le mani e i piedi. Qui riporto la Maddalena e i piedi del crocifisso dell’Altare di Isenheim.
Mani contorte in spasmi al limite della frattura.

Maddalena
Piedi che riassumono la storia dell'umanità.

piedi del crocifisso
Irredimibile astorica sofferenza, impossibilità di progresso come di regresso (solo i malati del fuoco di Sant’Antonio, che il pittore ha rappresentato al limite dell’anfibio, giacciono in un’abiezione maggiore).
Nel suo saggio sui visionari, Focillon ne ricerca le comuni caratteristiche estetiche (ad esempio l’horror vacui); sebbene Grünewald non sia tra gli esempi riportati da Focillon, potrebbe a buon diritto essere uno di loro: basta guardare la sua Resurrezione (sempre dall’Altare di Isenheim).

Resurrezione
 
Ne “Le porte della percezione”, Huxley espone una teoria secondo cui il cervello sia un filtro che limiti le capacità percettive della coscienza. Secondo questa teoria gli uomini, per incrementare le proprie possibilità percettive, devono alterare il proprio equilibrio fisiologico assumendo alcool o droghe (o digiunando; interessante la digressione sulla mistica ortodossa), si verificano talvolta casi di coscienze che hanno di natura percezioni “fuori scala”, come in certi tipi di malati mentali o in alcuni artisti. Huxley, a questo riguardo fa spesso riferimento a William Blake (a sua volta influenzato dal misticismo alchemico-paracelsiano). Chiaramente anche Grünewald appartiene a questo gruppo.

11 marzo 2008

Due colleghe

Osservo spesso due colleghe.
Entrambe Finlandesi, sui venticinque anni.
Una é reduce da una chemio. L'ho vista perdere progressivamente i capelli, andare in giro come Kojak e ora dei ciuffetti le stanno spuntando random sulla testa. Ha un fisico mascolino e lineamenti duri (accentuati dalla pelata).
L'altra é l'esatto opposto. Faccino angelico, lunghi capelli biondo scuro, grassa di salute.
Mentre la prima parla con voce roca, sfoggia rudezza maschile e siede scomposta come un ragazzaccio, l'altra invece parla in fil di voce e si muove fluida e in silenzio come una micia.
L'una é uomo, é leader, l'altra é donna, é passiva.
Le vedo sempre insieme, quasi incuranti del resto del mondo. Un'amicizia esclusiva, asimmetrica, complementare.
L'una dá disperate prove di forza, l'altra ha trovato un disperato ripiego alla solitudine.

3 dicembre 2007

Classic Radio

Non sono mai stato un ascoltatore di radio, perché ho sempre considerato le radio tout court dei meri contenitori di scontatezze (musicali e non). Inoltre, il mio tempo libero é occupato essenzialmente dalla lettura (e, per quel che vale, dalla scrittura) e la concentrazione richiesta mal si concilia con il rumore di fondo di una radio accesa. Non capisco quelli che appena alzati accendono la radio e durante la giornata non possono stare senza la compagnia di una radio accesa.
L’eccezione é quando guido. Se avessi uno stereo che legge gli mp3 probabilmente non l’ascolterei, ma la radio offre piú varietá di un cd e non devo cambiarlo quando voglio sentire qualcos’altro (cosa che diminuisce la mia concentrazione al volante). Non che passi tanto tempo in macchina: un’ora al giorno o poco piú (il traffico a Hki é scarsino).
Insomma, alla guida, ascolto Classic Radio, come si puó intuire una radio finlandese di sola musica classica.
Quando vivevo ancora a Roma, ogni tanto provavo ad ascoltare la Filodiffusione, ma non ne cavavo grande diletto, soprattutto perché nella programmazione, a mio modesto avviso, si eccedeva nel dar spazio alla musica del XX secolo, fruibile piú da esperte orecchie di musicologi che da ineducate orecchie quali le mie. E inoltre perché non sopportavo il tono spocchioso e algido dei presentatori, che mi portava alla furia omicida quando affettavano con tutta l’arroganza possibile pronunce in lingue straniere, spiattellando le parole a noi comuni e ignoranti mortali sul naso e con mala grazia. Se c’é proprio una cosa che non tollero é la puerile vanitá di coloro che sfoggiano “cultura” per affermare implicitamente (e rozzamente) la loro pretesa superioritá (soprattutto quando “cultura”, nel senso di “paideia”, presupporrebbe anche una crescita morale).
Quello che piú amo di Classic Radio invece é proprio il tono dei presentatori (a parte l’ampio spazio che dedicano alla musica barocca). Introducono la musica con dolcezza e familiaritá, come una nonna che insegni a impastare alla nipotina; comunicano calore; e quando presentano un pezzo di musica dodecafonica, lo fanno sospirando, come se, raccontando una favola, fossero arrivati al punto in cui l’eroe sembra che non riesca piú a liberare la principessa prigionera della strega.
Ad essere sincero, la cosa non mi stupisce: per quel poco che conosco i piccoli Finni, li so generalmente alieni dall’affettazione di snobismo (a parte la gioventú che si dá un tono ascoltando pop di quarta categoria o heavy metal satanico e vestendo sciattamente H&M).

25 ottobre 2007

Una figura di merda

Giá il fatto di essere Italiano in Finlandia (con le aggravanti del pizzo e della scoppola) mi vale l'esser considerato dalle masse bionde un "geneticamente casanova". Qualche settimana fa ho ulteriormente aggravato la mia posizione.
Sopravvissuto ad un projektilounas, cioé una cena di progetto (che implicava il sopravvivere ad una visita al työmaa, cioé al cantiere; nello specifico il gigantesco sito del porto di Vuosaari); sopravvissuto al projektilounas, dicevo, e cioé ad una misera bistecca di toro con un po' di patate al forno, il tutto innaffiato con abbondante, ma scarso Cabernet-Sauvignon sudafricano, mi apprestavo a lasciare al suo alcoolico destino il gruppo di colleghi ancora molto assetati.
In realtá avrei avuto anche un'altra cena.
Flash back. Un amico di Valencia, giá ricercatore a Berkeley, lascia la California per seguire la bionda moglie nel suo capriccio di ritornare ai patrii lidi; non trovando la rubia manco uno straccio di lavoro in un anno e mezzo a Hki (forse essendo lei di troppe pretese professionali vantando una laureetta in Psicologia), i due decidono di tornare negli Stati Uniti. Fine flash back.
Il mio amico di Valencia e la sua rubia erano in quei giorni proprio a Hki per battezzare il figliolo di pochi mesi e proprio quella sera del projektilounas erano a cena con alcuni amici per presentarci ufficialmente il piccoletto (visto finora solo in foto). Tra gli amici ci dovevo essere anch'io, ma essendo impegnato sul fronte professionale a malincuore mandavo L. da sola, con l'accordo che li avrei raggiunti piú tardi per l'ammazzacaffé (ho preso una grappa; faceva schifo e rimpiansi la grappa di Brunello del Lasipalatsi).
Per farla corta: saluto in fretta i colleghi per raggiungere i miei amici e con un generoso slancio glottologico dico a tutti in Finlandese che ho un appuntamento con mia moglie: sará stata la stanchezza, sará stato il freddo, sará stato il vino: ma invece di dire che ho un appuntamento vaimon kanssa (con mia moglie), dico, candidamente sorridendo, naisen kanssa (con una donna). Cala il silenzio e tutti mi guardano con occhi sbarrati, pensando: questo é sposato da due settimane e non solo tradisce giá la moglie, ma lo sbatte pure ai quattro venti. Dopo qualche secondo una collega sillaba omanainen (la TUA donna). Nell'attesa della mia conferma il silenzio si fa piú fitto e gli occhi piú sbarrati; io, che non mi ero reso ancora conto della gaffe confermo, sempre candidamente sorridendo, omanaisen kanssa (con la MIA donna). Ripensandoci a posteriori: nessuno mi ha creduto.
Mentre un tassí mi portava via, mi resi conto della figura di merda.

15 ottobre 2007

Tristia di Osip Mandel'stam (1918)

 Я изучилъ науку разставанья
 Въ простоволосыхъ жалобахъ ночныхъ.
 Жуютъ волы, и длится ожиданье,
 Послeднiй часъ веселiй городскихъ,
 И чту обрядъ той пeтушиной ночи,
 Когда, поднявъ дорожной скорби грузъ,
 Глядeли въ даль заплаканныя очи,
 И женскiй плачъ мeшался съ пeньемъ музъ.

 Кто можетъ знать при словe -- разставанье,
 Какая намъ разлука предстоитъ,
 Что намъ сулитъ пeтушье восклицанье,
 Когда огонь въ Акрополе горитъ,
 И на зарe какой то новой жизни,
 Когда въ сeняхъ лeниво волъ жуетъ,
 Зачeмъ пeтухъ, глашатай новой жизни,
 На городской стeнe крылами бьетъ?

 И я люблю обыкновенье пряжи,
 Снуетъ челнокъ, веретено жужжитъ.
 Смотри, навстрeчу, словно пухъ лебяжiй,
 Уже босая Делiя летитъ.
 О, нашей жизни скудная основа,
 Куда какъ бeденъ радости языкъ!
 Все было встарь, все повторится снова,
 И сладокъ намъ лишь узнаванья мигъ.

 Да будетъ такъ: прозрачная фигурка
 На чистомъ блюдe глиняномъ лежитъ,
 Какъ бeличья распластанная шкурка,
 Склонясь надъ воскомъ, дeвушка глядитъ.
 Не намъ гадать о греческомъ Эребe,
 Для женщинъ воскъ, что для мужчины мeдь.
 Намъ только въ битвахъ выпадаетъ жребiй,
 А имъ дано гадая умереть.
  Ho imparato la scienza degli addii
  nel piangere notturno, a testa nuda.
  Ruminano i buoi, dura l’attesa,
  ultima ora di veglie cittadine,
  ed io rispetto il rito della notte dei galli
  quando, sollevato il fardello doloroso del viaggio,
  guardavano lontano occhi di pianto
  e il lamento delle donne accompagnava il canto delle muse.

  Chi può sapere che congedo attende
  nella parola addio,
  cosa ci predice il clamore dei galli
  quando il fuoco arde sull’acropoli
  e perché all’alba di una nuova vita,
  quando nel fieno rumina pigro il bue,
  il gallo araldo della nuova vita
  sulle mura della città sbatte le ali?

  E io amo i gesti quotidiani della tessitura:
  la spola ordisce, il fuso ronza,
  e già, peluria di cigno,
  la scalza Delia vola incontro!
  Meschino ordito della nostra vita,
  come è povera la lingua della gioia!
  Tutto è già stato, tutto si ripete,
  attimo dolce è solo il riconoscere.

  E così sia: una diafana figurina
  sul semplice piatto d’argilla,
  come una pelle appiattita di scoiattolo;
  china sopra la cera una ragazza guarda.
  Non sta a noi divinare il greco Erebo,
  per le donne la cera è come il rame per gli uomini.
  Noi solo in battaglia ci colpisce il fato,
  a loro è dato morire divinando.

10 ottobre 2007

Matrimonio romano - 15 Settembre 2007 - 1

Il matrimonio romano è quello che mi ha coinvolto maggiormente; non solo quanto ad emozioni (il "sì" pronunciato a Espoo, sebbene l'ufficiale civile paresse la cugina del Grande Puffo, sebbene l'attesa in anticamera durasse più della cerimonia, sebbene avessi litigato con il tassista che ci ha portato al Comune, sebbene la giornata fosse fredda e piovosa e dopo tre passi mi si fossero sporcati i mocassini, ebbene quel "sì" è stato un'irripetibile scossa di adrenalina mischiata al suono di un lucchetto che si chiude), ma soprattutto quanto a impegno programmatico, oltre che organizzativo.
Dopo il matrimonio finlandese e quello siberiano, è stato manifesto a tutti che L. ed io ci amiamo e che abbiamo deciso di sposarci e vivere insieme. Roma non era solo il terzo (e ultimo) atto di un triplice matrimonio: a Roma giocavo in casa e non volevo (non potevo) semplicemente ripetere con altre parole quelle che era stato già detto. La posta in gioco era diversa: si trattava di svelare il senso della nostra unione.
SENSO è la chiave di lettura del matrimonio romano. Non abbiamo fatto cose memorabili, non abbiamo cercato l'effetto speciale, anzi, abbiamo cercato ovunque la sobrietà: era il SENSO che stava dentro ad ogni azione e ad ogni parola ad essere la fonte di ricchezza e bellezza della giornata (campale, possiamo ben dirlo). Il SENSO è l'ingrediente magico che fa di una buona pietanza un capolavoro del gusto. E sotto i nostri occhi, la giornata è stata un capolavoro di SENSO e tutto si è svolto come doveva, come la dimostrazione di un teorema di geometria.
Il SENSO di questa giornata è personalissimo; è la nostra privata Weltanschauung.
La giornata si componeva di due parti, della cerimonia in chiesa e del banchetto.
Ho organizzato con la massima attenzione la cerimonia religiosa, dalle letture alle musiche (il culmine è stato nel canto al Vangelo, in cui è stato citato quel brano di Matteo che recita "dove due o tre sono riunuti nel mio nome, io sono in mezzo a loro"; oltre che assicurare alla nostra nuova famiglia la presenza fisica di Gesù, ci si riferisce alla crescita della famiglia, a quei "due o tre", cioè a quei due che possono diventare tre); ho insistito affinchè si introducesse nella liturgia un elemento non tradizionale, cioè l'incoronazione degli sposi. Tra l'altro ho scelto la mia semplice chiesa parrocchiale, e non una delle tante stupende chiese (che a Roma non mancano certo), perchè non cercavamo uno splendido sfondo ad un evento (non tollero che il matrimonio venga chiamato "evento"; a parte il fatto che spesso questa parola venga collegata all'aggettivo "mondano", cioè vano, effimero, patinato, "evento" non significa altro che "accidente"; donde si capisce che non tolleri che ci si riferisca al nostro matrimonio come ad un effimero accidente).
La stessa cura è stata messa nell'organizzazione del banchetto (che si è tenuto a Villa Tuscolana, a Frascati). Abbiamo arricchito il pranzo con dei discorsi tenuti in sette lingue differenti: Italiano, Russo, Finlandese, Inglese, Tedesco, Francese e Spagnolo, tenendo conto delle varie nazionalità presenti ai tavoli. Personalmente ho parlato in Italiano, Russo e Finlandese. Qui il compito è stato più facile, perchè non si doveva operare entro la forma fissa della liturgia.
Alla fine sono molto soddisfatto per come sia andata la giornata, sopratutto perchè alcuni ne hanno capito il SENSO che le abbiamo dato.