18 giugno 2008

Giorni intenZi

Sabato pomeriggio festa di laurea di un'amica finlandese. Si è laureata in Filologia italiana (sono stato revisore di un capitolo della sua tesi), per quanto ci riguarda poteva laurearsi benissimo in Cucina italiana: ha preparato con le sue mani una ricchissima serie di gustose torte salate e si è superata con i dolci (pannacotta e torta di mele in primis!). Bella festa, praticamente tutte donne; sarebbe stata una pacchia per predatori di biondine: gli unici uomini io, ma impegnato, e un Tedesco con un sorriso da ormoni impazziti (l'altro Crucco non lo conto in quanto finlandesizzato). Ci siamo fatti sotto con il buffet e non riuscivamo a smettere di mangiare. Verso l'ora di cena siamo andati al Soul Kitchen, ristorante a Kallio, dove abbiamo cenato con i nostri amici polacchi (mi sono sparato un hamburgerone da paura, che ha destato le invidie del Polacco, che a sua volta non ha resistito alla tentazione di farsi il bis). Dopo cena, non si sa come, siamo riusciti a entrare in macchina.
Domenica ci è venuto a trovare un collega universitario di Lidia, Russo di Lettonia, a Hki per lavoro. Con il suo aiuto sono andato a ritirare il paravento che mi sono fatto costruire da un artigiano andaluso-finlandese di Fiskars (villaggio di designers, artisti e architetti). Poi la mia pizza.
Lunedì mi sono fatto cacciare dal corso di Tedesco, perchè ho obbligato l'insegnante a tenerlo in Tedesco e non in Finlandese (voglio vedere voi a fare gli esercizi traducendo seduta stante dal Finlandese al Tedesco), sebbene io fossi l'unico straniero tra una ventina di Finni. L'insegnante avrebbe voluto tenerlo in Inglese, ma non si fidava del suo Inglese. Se tu parlassi Russo sarebbe meglio, mi ha detto commiserandomi. Per me non c'è problema, si può parlare Russo, le ho risposto, suscitando l'ilarità generale (nessuno si aspetta mai che parli Russo).
In realtà mi hanno silurato dal corso martedì mattina con una telefonata.
Oggi er Ciàina ha finalmente cambiato camicia (gli ci è voluta più di una settimana per decidersi).
Venerdì in Finlandia si celebra Juhannus (san Giovanni) e ne approfittiamo per un weekend a Tallinn in uno spa hotel.

12 giugno 2008

Garlic fall out e non solo

Dopo i miseri tentativi di small talk con il sottoscritto, dopo le tremende e solitarie performances canore, er Ciáina torna alla ribalta per il garlic fall out, lo strascico radioattivo all'aglio. Non solo ha contaminato il micro-onde (e tutta la cucina) con le sue pietanze all'aglio, ma ogni volta che passa per il corridoio lascia una pestifera scia che rimane in giallastra sospensione aerea per qualche minuto.

Il nostro esperto informatico: probabilmente le donne non noteranno altro che i suoi occhi intensissimi tra il verde e l'azzurro, ma non essendo donna non mi sono sfuggiti il suo fisico da habitue di Hesburger (la versione finlandese di McDonald's), e il suo look da ufficio: ciavatta (lessicalmente piú pregna di ciabatta), pantalone della tuta, felpa (di quelle che si mettono quando si ha l'influenza e fuori piove) e capoccia leccatissima di gel.

Continua la saga dei tre del summer job: i due ragazzi, dopo aver vagato per i corridoi per qualche giorno con occhi sbarrati e con un foglio fresco di fotocopia in mano, hanno conquistato una postazione con computer (donde navigheranno tutto il giorno in internet, presumo); la ragazza é stata messa a pulire tutto il pulibile immaginabile: con quella chioma platinata ed esplosa, il look H&M e lo straccio in mano ha un'aria da cenerentola cyberpunk.

11 giugno 2008

Suomenlinna

Lo scorso weekend abbiamo avuto ospiti due amici da Berlino (Tedeschi e non Russi, questa volta). Abbiamo fatto del nostro meglio per viziarli e metterli all'ingrasso (con buoni risultati, devo dire); sfortunatamente non siamo riusciti a fare piú di tre pasti al giorno e siamo dovuti scendere ad odiosi compromessi (anche tenendo conto che i nostri Tedeschi non sono voraci quanto Italiani e Russi), ma non sono mancati cornetti fatti in casa, fettuccine alla boscaiola, pizza fatta in casa, crostata della nonna, bruschette al pomodoro, bistecchine di manzo alla griglia con brie e cipolla verde ecc.
Sabato abbiamo passato la giornata a Suomelinna, un'isoletta a quindici minuti di traghetto da Hki, una delle ultime prima del mare aperto, posto ideale per piazzarci un bell'avamposto difensivo, tenerci una prigione o una seconda casa (forse non in quest'ordine e forse non contemporaneamente); c'é anche chi ci abita in pianta stabile.
Eravamo giá stati a Suomenlinna un paio di settimane fa per il compleanno di un amico polacco; per l'occasione avevamo pranzato al Café Chapman, un ottimo ristorante (ottimo per i livelli finlandesi). Siamo tornati da Chapman anche questa volta e non ci ha deluso (a chi ci capitasse consiglio il buffet).
La giornata era assolata ma ventosa, dopo Chapman ci siamo spalmati sulle rocce della costa per sfuggire al vento e prendere il sole (e se n'é preso un bel po', considerata la latitudine).
Il resto del weekend é trascorso ancora piú pigramente.

5 giugno 2008

Una giornata a Vaasa

Oggi sono stato a Vaasa in visita alla casa madre per l'irrinunciabile Introduction Day, grazie al quale ogni nuovo employee (viene messo a parte dei vincenti segreti del gruppo.
Se fosse stato proibito pronunciare parole come le seguenti: challenging, quality, project, management, business, target, skill, demanding, compete, reliability, resource, task, mission, communication, development, multi-discipline, added values, design, engineering, turn over, multicultural environment e strategy, praticamente ce la saremmo cavata in venti minuti invece che in quattro ore.
Ogni top manager ha fatto la sua relazione con le sue slides: il più pietoso è stato uno che ha concluso il suo intervento assicurandoci che noi siamo i migliori al mondo e che lui non ha visto in tutta la sua carriera professionisti più cazzuti di noi (ovviamente intendeva dire che i Finlandesi sono i migliori al mondo); il più acido è stato uno che doveva parlare dopo la pausa caffè e siccome gli seccava aspettare che la gente tornasse dalla pausa ha iniziato il suo discorso con mezza sala vuota e parlava con la velocità di uno che stesse sciorinando uno scioglilingua in lumachese. Un altro dall'aria volpina alla fine del suo intervento ci ha dispettosamente chiesto quanti dipendenti ci fossero a Oulu per farci scherzosamente (forse) notare che eravano stanchi o disattenti e alla mia esatta risposta di 26 si è messo in tasca il sorrisetto paraculo e se n'è andato via con la coda tra le gambe.
Al ritorno a casa dall'aeroporto ho beccato un tassista russo. All'inizio parlavamo in Finlandese, ma poi ho scoperto che era Russo e abbiamo iniziato a conversare a briglia sciolta in Russo. Mi ha raccontato di sé vita morte e miracoli e io mi sono tolto la soddisfazione di farmi dare da lui del voi, mentre gli davo del tu.

3 giugno 2008

Tre fantasmi

Ieri in ufficio sono arrivati tre giovanissimi per il loro summer job (il lavoretto estivo).
Sono tutti e tre sui 17-18 anni. C'é uno spilungone secco secco, un altro con pelle e occhiaie da adolescente e una ragazza che pare si pettini ogni mattina mettendo il ditino nella presa della corrente (ha i capelli di un colore tra il giallo e il bianco).
Stamattina sono arrivato in ufficio verso le sette meno un quarto, come al solito, e ho notato la presenza di tre giovani fantasmi che vagavano insonnoliti per i corridoi, davano l'acqua alle piante, preparavano il caffé (che tra l'altro, nonostante quanto affermi nel post precedente, non é del tutto disprezzabile essendo, per lo meno, bello forte).
Mi sono sorbito anche oggi il mio curry cappuccino, ormai non posso piú farne a meno. Tra l'altro mi prepara spiritualmente ad applicarmi al kamasutra dell'ingegnere, quell'eccitantissimo e scandaloso manuale che mostra nei piú intimi e scabrosi dettagli tutte le possibili e immaginabili combinazioni di elementi in acciaio e/o in c.a. (previa consultazione del sagomario, ove sono classificati con dovizia di dettagli tutti i membri in acciaio).

30 maggio 2008

Curry cappuccino

Una delle peculiaritá di essere Italiano in Finlandia, a parte essere considerato a priori (cioé indipendentemente da quale sia la tua effettiva condotta) un rimorchione modaiolo (1), mafioso (2) e spaghettaro, é quella di essere ritenuto (sempre a priori) un'autoritá sul caffé.
Mentre i Finlandesi s'inacidiscono e s'irrigidiscono se tu domandi cortesemente quale sia la differenza tra un mobile prodotto in Finalndia ed uno in Estonia (visto che questi ultimi costano circa la metá, ma i Finlandesi preferiscono comprare i mobili nazionali), mentre i Finlandesi ti deridono se tu domandi cortesemente perché comprano frutta e verdura coltivate in serre nazionali e non comprano frutta e verdura importate dall'estero (che costano circa tre volte meno), mentre i Finlandesi sotto sotto s'incazzano se osi cortesemente criticare il makkara (il salsicciotto nazionale che contiene fino al 40% di carne), ti danno invece gravemente ragione se ti lamenti del loro caffé. E farsi dare ragione dai Finlandesi ce ne vuole, visto che detengono il miglior stile di vita del mondo e hanno saggezza da vendere. Ultimamente se la smargiassano affermando che i pizzettari finlandesi fanno la pizza meglio di quelli italiani, stando ad un articolo dell'autorevole settimanale Helsinki Times. Del resto, da buon Romano, di farmi dare ragione me ne strafrego, visto che a Roma la ragione é degli stronzi.
Dicevo, i Finlandesi non fiatano e ti danno pure ragione se dici che il loro caffé é una ciofega. Ma questo solo perché sei Italiano e perché il caffé Italiano é (reputato) il migliore in assoluto.
Tutte queste parole solo per dire che la mattina in ufficio qualche volta mi faccio il cappuccino. Il caffé lo preparo con la moka e l'unica maniera per scaldare il latte é usare il micro-onde, lo stesso che gli Indiani usano per scaldare le loro pietanze al curry, il cui aroma s'é intronato come un marajá all'interno del micro-onde. Aroma che passa immancabilmente al latte e alla fine il mio cappuccino ha un poco invidiabile retrogusto di curry.
NOTE
(1) L'indigena ignavia in fatto di moda non permette di distinguere chiaramente la differenza tra un coatto/tamarro e un uomo di gusto, per cui l'Italiano é a priori "homo elegans" (e questo alla facciaccia di tutti gli altri Europei; purtroppo noi Italiani spesso ci fermiamo alle apparenze, peró).
(2) In Finlandia se non sei niveo di carnagione e hai una felpa con cappuccio, sei automaticamente considerato uno spacciatore; se non sei niveo di carnagione e vesti un gessato, sei automaticamente un mafioso.

28 maggio 2008

I miei nuovi colleghi - 2

C'é anche un Keniota, avevo dimenticato. É l'unico che in ufficio vesta giacca e cravatta (sebbene di pessimo gusto). Molto cordiale e sempre sorridente, qualche giorno fa mi ha cortesemente chiesto come mai l'Italia avesse scelto ancora una volta "Borusconi" e io gli ho garbatamente risposto che l'alternativa ("Boródi", come avrebbe detto lui) era peggio, ma molto peggio.
Vantiamo ben quattro donne, volendo anche cinque, perché una conta per due; anzi, quattro e mezzo, perché una conta per mezza.
Quella che conta per due é la nostra contabile; Finlandese, sa tutto di tutti, casinara, mangia continuamente, odora di crema idratante.
Quella che conta per mezza é la nostra segretaria: Finlandese anche lei, giovanissima, minuta, efficiente (mi ha prenotato un volo alla velocitá della luce; manda almeno cinque email collettive al giorno con pillole informative).
Abbiamo poi una Rumena tutta risatine e frasi di circostanza (vive in simbiosi con i due Finlandesi con cui condivide la stanza) e una mezzosangue di mezz'etá, padre finlandese e madre russa. La mezzosangue mi é gradita perché posso esercitare con lei il Russo; usa in quantitá industriali un profumo terribilmente sdolcinato.
Nel mare magnum degli indigeni abbonda l'inconsistenza. Porto l'esempio di uno spilungone che passa da queste parti solo per andare ad infestare il cesso: rapido e agile come un bradipo, frizzante come una bottiglia di spumante aperta da una settimana.
Nel frattempo er Ciáina ha dismesso i suoi propositi sanremeschi. Quando lo incrocio per il corridoio abbassa gli occhi (come la maggior parte degli indigeni). Lo sento di tanto in tanto argomentare con arrogante presupponenza con i miei mansueti Indiani.

23 maggio 2008

Tortura

Er Ciáina ha smesso di torturare "Woman in love" e da un po' ha cominciato a seviziare "The sound of silence" (stiamo a metá tra la nenia sconsolata di un condannato a morte un'ora prima dell'esecuzione e il delirio da assenzio di un castrato del primo Ottocento). Ma Amnesty International non interviene?
Sono andato dar Ciáina a chiedergli se per caso si stesse esercitando per il prossimo venturo Eurovision Contest e lui ha avuto l'arguzia di rispondermi che no, che si sta preparando per American Idol, ma non ha colto il mio garbato accenno a smettere di guairla come un cane innamorato.
Piú tardi si é anche provato di intrattenere con me uno small talk cominciando la conversazione con la sconvolgente domanda: ma tu fai la spesa nel w/e o tutti i giorni? Conversazione che ho cercato in tutti i modi di freddare esprimendomi solo a monosillabi. Ma er Ciáina non mollava e faceva il simpatico dicendomi che la mia é una stanza da donna perché c'é una pianta. Ho colto un attimo di silenzio per dirgli grazie della chiacchierata, ma non riuscivo a schiodarmelo dai gioielli di famiglia. Alla fine, dopo aver lasciato un po' di ditate sulle mie mappe della Russia, se n'é tornato nella sua stanza ad abusare di "The sound of silence".

22 maggio 2008

Aggiornamento

Uno dei miei nuovi colleghi finlandesi é il cugino (deperito) di Babbo Natale. Ha un'aria piú da nonno che da zio, ha la barba bianca, veste sempre camicie da boscaiolo e last but not least porta sempre le bretelle. Se si vestisse di rosso (e avesse qualche chiletto di piú), sarebbe paro paro Babbo Natale (anzi, Santa Klaus, visto che siamo in Finlandia).
Il Cinese, al quale d'ora in poi mi riferiró come "er Ciáina", é da stamattina che lo sento canticchiare "Woman in love" (canticchiare é una parola grossa; sembra quasi un'Ape Piaggio scassata che s'inerpica per le viuzze di uno di quei paesini arroccati su ripide colline del centro Italia). Probabilmente er Ciáina medita di far colpo in un karaoke bar (qui popolarissimi) sull'altera e sofisticata bellezza dietro la quale sbava da anni; oppure non ha ben chiara ancora la sua identitá sessuale.
Adesso il canto é stato sostituito da un mugolio/rantolo a metá tra una zanzara morente e la ventola di un condizionatore.

21 maggio 2008

I miei nuovi colleghi - 1

E' passato poco più di un mese da quando ho cominciato il nuovo lavoro. Tra le altre cose, mi sono studiato un po' i nuovi colleghi.
La compagnia vanta un'internazionalità che non aveva quella che ho appena lasciato. Abbiamo due Coreani, un Cinese, un Canadese e vari Indiani (selezionati dal branch di Mumbai). Non contando il gran figo italiano appena giunto. L'elemento indigeno rappresenta il 70% circa.
I Coreani sono due studenti di ingegneria meccanica, che mischiano studio e lavoro. Hanno per mito un mio ex collega (un Russo-Finlandese-Francese di madre lingua con moglie coreana). L'ex collega sarà pure un genio della Meccanica del continuo, ma per qualche oscura ragione odia gli Italiani (ed é pure comunista) e mi sta(va) parecchio sulla punta del cosiddetto. Con bel garbo italiano (cosa del tutto sconosciuta all'ex collega), non ho minimamente smontato il mito ai Coreani (del resto sono giovani, un giorno capiranno).
Il Cinese è un essere sfigatissimo. Di quelli pigri, ignoranti, ma presuntuosi e invidiosi. Un collega canadese di solito gli dà ripetizioni di un certo programma e mi diverte come costui pronuncia la parola DRAWING, cioè come "giòin", ma tutta di naso e la ripete spessissimo, fino alla nausea.
Il Canadese è grande e grosso e ha un'aria un po' stolida molto nordamericana.
Per gli Indiani ho un'innata simpatia. I nostri indiani sono molto riservati. Con uno ho parlato un po': vive vicino l'ufficio e va a pranzo a casa; è diventato padre da pochi mesi.
Ma il collega che finora ha soggiogato la mia immaginazione è un Finlandese che in ufficio porta dei vecchissimi zoccoli neri.
Provate a sentire il suono di quegli zoccoli strascicati lungo il corridoio. Se siete cinefili di serie A, vi ricorderete del monologo morettiano sulle calzature alla fine di "Bianca"; se di serie B, vi ricorderete degli zoccoli del coatto Enzo de "Un sacco bello". A me ricordano il passo dei bagnini sui quadrotti di cemento in spiaggia. Mi tornano ogni volta in mente il caldo, la sabbia bollente, i pranzi casarecci nella veranda dello stabilimento tutti ombra, brezza e tovaglie di carta, i pomeriggi passati a giocare a bigliardino (a "biardìno"), i morettoni o i peroncini scolati e le sigarette sturate dopo la giornata in spiaggia (ma questo quando ero già cresciuto e prima di smettere di fumare) e la salsedine, lo iodio, l'odore di pesce fritto e limone, le creme solari, le parole crociate sotto l'ombrellone. Ricordi d'ozio sul litorale romano e di lavoro su quello termolese. Ricordi che mi sembrano lontani più nel tempo, che nello spazio.
Di una dolcezza struggente perchè irraggiungibili.
Ma non ho voglia di fermarmi a ricordare. Voglio fare e costruire ed esplorare ancora.