Abbiamo portato la
bambina a prendere un po' d'aria cogliendo l'occasione del temporaneo
innalzamento della temperatura (solo -6 oggi!).

22 dicembre 2009
Passeggiata nei dintorni
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Ubicazione:
Espoo, Finlandia
21 dicembre 2009
Global warming
Mercoledí 16 (a mezzogiorno) dalla ns camera da letto:
Venerdí 18 questo segnava il termometro di prima mattina:
(considerando che, essendo il termometro
incollato al vetro esterno della cucina, un minimo di calore comunque
passa per irraggiamento e la temperatura indicata é sempre leggermente
ottimista); questa era la vista dalla ns camera da letto:
Stamattina, dopo l'abbondante nevicata di questa notte:

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Ubicazione:
Espoo, Finlandia
26 novembre 2009
L'arte di saper ascoltare - 2
Non
rimpiango niente della mia vita a Roma. Non nel senso sociale e politico
che l'Italia sia un medioevo oscurantista clerico-fascista
berlusconiano, mentre la Finlandia l'evo moderno il progresso la civiltá
ecc. Penso invece di vivere al di lá del limes, nella barbarie di un
mondo ancora acerbo e troppo giovane, un mondo che non ha ancora trovato
un equilibrio in senso storico e che é necessariamente incivile (e con
"incivile" intendo la mancanza di affinamento astrattivo che invece é
propria della civiltá urbana europea; per dirla con termini della
scolastica: in Finlandia gli "universalia" sono soltanto probabilmente
"ante rem" e sicuramente "in re" e non giá anche "post rem" come nella
civiltá europea, nella sintesi proposta da Alberto Magno e san Tommaso;
per dirla in parole povere la Finlandia é "parla come magni", anzi,
"parla come bevi" e le sono estranee le fantasie rappresentative, le
seghe mentali e gli spiriti contemplativi come il mio).
La mia mancanza di rimpianti di cui sopra é tutta personale. E non é il tema di questo post. Ma pe sbajo c'entra perché é l'oggetto di uno dei pochi rimpianti romani che ho, cioé le mie conversazioni cor Pinta.
Un lettore pignolo mi chiederebbe: ma come, titoli "l'arte del saper ascoltare" e poi vuoi parlarci di conversazioni? E non avrebbe torto, almeno filologicamente, a ravvisare la contraddizione. Basterebbe peró conoscere er Pinta per non trovare alcuna contraddizione.
La mia mancanza di rimpianti di cui sopra é tutta personale. E non é il tema di questo post. Ma pe sbajo c'entra perché é l'oggetto di uno dei pochi rimpianti romani che ho, cioé le mie conversazioni cor Pinta.
Un lettore pignolo mi chiederebbe: ma come, titoli "l'arte del saper ascoltare" e poi vuoi parlarci di conversazioni? E non avrebbe torto, almeno filologicamente, a ravvisare la contraddizione. Basterebbe peró conoscere er Pinta per non trovare alcuna contraddizione.
La notte romana puó essere molto generosa, nonostante l'umiditá e le zanzare, nonostante il chiasso volgare degli open bar e le scimmie dei casting, nonostante le parabole, le city car e le suonerie dei cellulari, nonostante gli abbrutiti dal cocco, i perennemente incazzati di sinistra, le fatalone stivalate, le checche sguaiate e gli stundentelli che pensano basti una birretta per fare Bohème; la notte romana offre sempre un buen retiro per quegli spiriti inquieti che non sanno stare a casa a guardare il GF, che evitano il carnaio yankee di Trastevere e il pendolare scopereccio tra Campo de' fiori e piazza Navona; la notte romana ha sempre in serbo un angolo dimenticato dove le gattare lasciano il piatto, dove la luce della luna cola sul tronco smozzicato di una colonna che poggia la sua ombra su un vecchio muro spanciato, un cantuccio buio dove chi passa si accende una paja per farsi coraggio, dove gira una miccia o scatta una pisciata, dove trova la veloce intimitá di un bacio una coppia che non durerá fino all'alba.
Er Pinta e io avevamo trovato uno di questi posti: una scalinata consumata vicino ad un baretto irlandese dalle parti di san Pietro in vincoli, un'enclave di tranquillitá in mezzo alla caciara. D'estate, col culo sui gradini, una pinta e una miccia, e poi ancora una pinta e una miccia, e un pacchetto morbido di Diana rosse: consumavamo la notte in chiacchiere (d'inverno vagavamo senza bussola, decisi a non arrenderci all'italica noia).
Er Pinta mi faceva confidente delle sue pene d'amore; oppure proponeva spunti dalle cronache politiche, ma si finiva sempre a mandarci reciprocamente affanculo (lui e io antipodali per quanto riguarda politica e religione), ma mai con rancore; altre volte si cazzeggiava senza un argomento preciso. In quest'ultimo caso er Pinta dava il meglio di sé come oratore e io, incidentalmente, il meglio di me come ascoltatore: er Pinta riusciva a tener banco (e a tenermi sveglio) per ore, non chiedendo in cambio niente, se non da parte mia qualche intercalare di circostanza (tipo: ammazza, ma dai!, teribbile). Er Pinta parlava a marea e tra onde e risacca il suo vocione ipnotico e un po' rauco mi cullava e io, a mo' di ciuccio, fumavo una sigaretta dopo l'altra, godendomele intensamente respiro per respiro (e chi fuma o ha fumato sa cosa voglio dire). Er Pinta ogni volta mi raccontava di amici in comune, di conoscenti e parenti suoi, ma non erano pettegolezzi: era la vita spiegata a puntate.
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21 novembre 2009
L'arte del saper ascoltare - 1
Approfitto del santo (e spero perdurante) sonno della bimba.
Anni fa, a una festa a Hki in casa d'Italiani, conobbi un tale, Ligure se non erro, dottorato in Fisica e impiegato presso l'Istituto meteorologico finlandese (o come diavolo si chiama).
Credo di essere in generale un ottimo compagno di chiacchiera, nel senso che lascio la gente parlare perché so ascoltare e mi piace ascoltare; spesso assumo volutamente un ruolo passivo nella conversazione per dar modo al mio interlocutore di sentirsi piú forte e sicuro e lasciarsi andare a ruota libera, fino a sbrodolarsi e rendersi ridicolo se necessario (talvolta, quanto il mio interlocutore é timido, ottengo lo stesso con un paio di domande a bruciapelo; talvolta invece nisba).
Lasciai parlare il Ligure perché fin da subito mi pareva personaggio pieno di sé e quindi potenzialmente gravido di baggianate, fesserie e meschineria. Non mi sbagliavo.
All'inizio, saputo che ero ingegnere e stimandomi uno sfigato insignificante, inizió a fare ironia proprio sulla professione dell'ingegnere, paragonandolo ad un'instancabile formichina tutta presa dalle sue semplici e innumerevoli formulette, mentre lui, PhD in Fisica, mandava palloni per le nuvole e si districava tra complessi algoritmi (sottintendendoli incomprensibili a noi ingegneri). Questo cocktail di presupponenza, pregiudizio e cattivo gusto mi deliziava.
Sorrisi come per dargli ragione e lui ne trasse coraggio per continuare a vantare la sua superioritá intellettuale.
Alla fine della conversazione, a statuire che la sua non era una vita, ma una missione o a enunciare persino la sua superioritá morale (fate voi), mi confessó che viveva in un monolocale di 20 mq a Ruoholahti (un alienante quartiere sorto tra il porto occidentale e il centro), che durante il fine settimana l'angustia dello spazio lo soffocava e che era costretto a uscire pure se fuori faceva -20.
Sorrisi ancora, come per dargli conforto. Io giá allora vivevo in questa casetta di 90 mq con sauna e giardinetto e immersa nel verde.
Prossima puntata: le mie conversazioni cor Pinta.
Anni fa, a una festa a Hki in casa d'Italiani, conobbi un tale, Ligure se non erro, dottorato in Fisica e impiegato presso l'Istituto meteorologico finlandese (o come diavolo si chiama).
Credo di essere in generale un ottimo compagno di chiacchiera, nel senso che lascio la gente parlare perché so ascoltare e mi piace ascoltare; spesso assumo volutamente un ruolo passivo nella conversazione per dar modo al mio interlocutore di sentirsi piú forte e sicuro e lasciarsi andare a ruota libera, fino a sbrodolarsi e rendersi ridicolo se necessario (talvolta, quanto il mio interlocutore é timido, ottengo lo stesso con un paio di domande a bruciapelo; talvolta invece nisba).
Lasciai parlare il Ligure perché fin da subito mi pareva personaggio pieno di sé e quindi potenzialmente gravido di baggianate, fesserie e meschineria. Non mi sbagliavo.
All'inizio, saputo che ero ingegnere e stimandomi uno sfigato insignificante, inizió a fare ironia proprio sulla professione dell'ingegnere, paragonandolo ad un'instancabile formichina tutta presa dalle sue semplici e innumerevoli formulette, mentre lui, PhD in Fisica, mandava palloni per le nuvole e si districava tra complessi algoritmi (sottintendendoli incomprensibili a noi ingegneri). Questo cocktail di presupponenza, pregiudizio e cattivo gusto mi deliziava.
Sorrisi come per dargli ragione e lui ne trasse coraggio per continuare a vantare la sua superioritá intellettuale.
Alla fine della conversazione, a statuire che la sua non era una vita, ma una missione o a enunciare persino la sua superioritá morale (fate voi), mi confessó che viveva in un monolocale di 20 mq a Ruoholahti (un alienante quartiere sorto tra il porto occidentale e il centro), che durante il fine settimana l'angustia dello spazio lo soffocava e che era costretto a uscire pure se fuori faceva -20.
Sorrisi ancora, come per dargli conforto. Io giá allora vivevo in questa casetta di 90 mq con sauna e giardinetto e immersa nel verde.
Prossima puntata: le mie conversazioni cor Pinta.
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Espoo, Finlandia
10 novembre 2009
Autunno finlandese
Vista dalla nostra camera da letto stamattina:
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5 novembre 2009
Anastasia é nata!
Lunedí 2 alle 19:51!
Dettagli in seguito. Siamo appena tornati a casa! RIPOSO!
Dettagli in seguito. Siamo appena tornati a casa! RIPOSO!
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19 ottobre 2009
"Berlin" di Eraldo Affinati (Rizzoli)
Erano
anni che non mi capitava: pensavo di avere un fiuto infallibile con i
libri, invece ho toppato alla grande con "Berlin" di Eraldo Affinati
(Rizzoli).
L'ho comprato indotto dal mio cieco amore per questa città (e da una ben scritta recensione).
Ho trovato nel libro evidenza di due limiti insormontabili: 1) l'autore non è mai vissuto a Berlino; 2) l'autore (per sua ammissione) non parla Tedesco.
Tra il 2005 e il 2007 calavo a Berlino per un weekend ogni due o tre settimane: ci andavo così spesso che potevo a buon diritto affermare di avervi una vita sociale (e l’avevo). Di Berlino conoscevo un sacco di posti, di cose, di locali, ma non ci vivevo e non parlavo Tedesco: allora avrei condiviso e sottoscritto in pieno le sensazioni e le opinioni di Affinati. Poi dal 2008 ho cominciato a studiare Tedesco e ho passato in due occasioni alcune settimane di studio a Berlino: la mia visione e la mia conoscenza della città sono radicalmente cambiate, si sono approfondite (ero entrato in interazione con la città, vivevo i suoi ritmi, mi adeguavo alle sue abitudini, parlavo la sua lingua): ora le riflessioni di Affinati, per quanto erudite e pregnanti, mi sembrano le piccole impressioni di un turista saccente (che ha letto duemila libri, ma non capisce il cartellone pubblicitario che gli sta sotto il naso): sommando i luoghi che lui ha visto e di cui ha scritto si ottiene molto meno che Berlino.
Ho trovato nel libro evidenza di due limiti insormontabili: 1) l'autore non è mai vissuto a Berlino; 2) l'autore (per sua ammissione) non parla Tedesco.
Tra il 2005 e il 2007 calavo a Berlino per un weekend ogni due o tre settimane: ci andavo così spesso che potevo a buon diritto affermare di avervi una vita sociale (e l’avevo). Di Berlino conoscevo un sacco di posti, di cose, di locali, ma non ci vivevo e non parlavo Tedesco: allora avrei condiviso e sottoscritto in pieno le sensazioni e le opinioni di Affinati. Poi dal 2008 ho cominciato a studiare Tedesco e ho passato in due occasioni alcune settimane di studio a Berlino: la mia visione e la mia conoscenza della città sono radicalmente cambiate, si sono approfondite (ero entrato in interazione con la città, vivevo i suoi ritmi, mi adeguavo alle sue abitudini, parlavo la sua lingua): ora le riflessioni di Affinati, per quanto erudite e pregnanti, mi sembrano le piccole impressioni di un turista saccente (che ha letto duemila libri, ma non capisce il cartellone pubblicitario che gli sta sotto il naso): sommando i luoghi che lui ha visto e di cui ha scritto si ottiene molto meno che Berlino.
Quello che mi é rimasto dalla lettura é il
fastidio dell’onanistica soddisfazione dell’autore, che ha scritto un libro su una cittá di cui non ha capito
nulla.
Nel
libro inoltre ci sono veniali errori (ma non tanto veniali se si pensa
che Affinati pubblica per Rizzoli e non su un blogghetto sconosciuto
come questo): Affinati
ad esempio afferma che la Neue National-Galerie é di vetro e cemento, mentre é di
vetro e acciaio (questa é una svista grave perché l'edificio
dichiara smaccatamente i materiali di cui é fatto); non mi vanno giú le citazioni dal
Tedesco, perché Affinati mette sempre prima il Tedesco e poi la
traduzione in Italiano e questa é disonestá bella e buona, perché se non
si parla il Tedesco non si ha il diritto a citare direttamente dal
Tedesco (e poi allegare la traduzione) a meno che non si voglia far
fessi i lettori e sembrare quello che non si é (inoltre Affinati ha il
cattivo gusto di non citare mai il traduttore; forse vuole che
immaginiamo che le traduzioni siano sue?); Affinati “dimentica” di
parlare della Philharmonie (come scrivere un libro su Milano e
dimenticarsi di menzionare la Scala). Non continuo con la lista
dei difetti, sennó famo notte.
Un’ultima
cosa: Affinati si pavoneggia spesso dei suoi viaggi in giro per il
mondo e poi insiste a parlare di Berlino secondo le categorie piú trite
del turista. Una su tutte: il clima. Parla di stagni ghiacciati, di
vento polare. Affinati é affetto da quella sindrome (tipica di
moltissimi Italiani) per cui tutto quello che é a Nord delle Alpi (o a
Nord della periferia meridionale di Milano) é Polo Nord: tra gli inverni
di Monaco di Baviera e quelli di Rovaniemi non c’é differenza; é tutto
un freddo lappone, un vento polare, un trionfo di stagni ghiacciati e di
brume gelate. Non voglio dire che Berlino sia una cittá mediterranea, ma
non é Helsinki, né San Pietroburgo.
E
qui si svela la differenza tra chi ha viaggiato (anche tanto), ma é
sempre vissuto nello stesso posto e chi invece vive all’estero.
Differenza di cui Affinati é suo malgrado testimone. Chi
é sempre vissuto nello stesso posto, per quanto abbia viaggiato,
raramente sviluppa delle categorie di pensiero diverse da quelle comuni
alla gente che vive nella sua stessa cittá (o Paese); per il semplice
fatto che i viaggi sono di solito troppo brevi per poter comprendere un
posto (figuriamoci poi se non se ne parla la lingua!) e per poter
modificare la propria mentalitá: cioé continua a leggere l'estero come
se si trovasse ancora a casa. Chi ci vive, all’estero, invece si trova
continuamente nella condizione di verificare la relatività delle proprie
convinzioni e di dover mettere sempre in discussione la saldezza delle
proprie certezze (processi critici necessariamente impossibili in
patria, dove si é tutti immersi nella tepida gelatina di una sicura Weltanschauung).
Ed
ecco da dove vengono le brume ghiacciate e il vento polare: per aver
visto un po’ di ghiaccio per strada e aver sentito una tramontana un po’
piú fredda.
Ubicazione:
Espoo, Finlandia
6 settembre 2009
Zuppa di funghi!
Ieri sono venuti a trovarci amici (lui russo, lei bielorussa) da San Pietroburgo.
Ragione del viaggio in Finlandia: giocare a golf e andare a pesca: sono andati a giocare a golf (e si sono fregati una pallina), sono andati a pesca (ma non hanno preso niente); hanno trovato anche il tempo per raccogliere dei funghi, spuntati copiosi in seguito alle "forti precipitazioni dei giorni scorsi".

Un buon inizio per una zuppa di funghi!
Qualcuno si é messo alacremente al lavoro:

qualcun altro aveva la scusa della trentaquattresima settimana:

Nonostante le avversitá, i lavori proseguirono:

fino al piatto:
e fino allo stomaco (previo testamento, non si sa mai).
Oltre ai funghi, ci sono patate, carote, foglie di alloro, sale e pepe.
Chiedo venia per la scarsa documentazione iconografico-metodologica, ma ero altrove a leggere un'avvincente storia dell'Unione sovietica (ero all'inizio degli anni '80).
Serata russofona e tedescofona, ma ravvivata dall'introduzione presso i nostri amici dell'italianissimo rum&pera; i nostri amici hanno poi passato in rassegna tutta la nostra rispettabile raccolta di rum, con divagazioni nella grappa, fino al collasso. Er Pinta non avrebbe sfigurato.
Stamattina, sempre in seguito alle "forti precipitazioni dei giorni scorsi", abbiamo trovato questa sorpresina abbarbicata sul telo che copre il grill:

Ragione del viaggio in Finlandia: giocare a golf e andare a pesca: sono andati a giocare a golf (e si sono fregati una pallina), sono andati a pesca (ma non hanno preso niente); hanno trovato anche il tempo per raccogliere dei funghi, spuntati copiosi in seguito alle "forti precipitazioni dei giorni scorsi".
Un buon inizio per una zuppa di funghi!
Qualcuno si é messo alacremente al lavoro:
qualcun altro aveva la scusa della trentaquattresima settimana:
Nonostante le avversitá, i lavori proseguirono:
fino al piatto:
e fino allo stomaco (previo testamento, non si sa mai).
Oltre ai funghi, ci sono patate, carote, foglie di alloro, sale e pepe.
Chiedo venia per la scarsa documentazione iconografico-metodologica, ma ero altrove a leggere un'avvincente storia dell'Unione sovietica (ero all'inizio degli anni '80).
Serata russofona e tedescofona, ma ravvivata dall'introduzione presso i nostri amici dell'italianissimo rum&pera; i nostri amici hanno poi passato in rassegna tutta la nostra rispettabile raccolta di rum, con divagazioni nella grappa, fino al collasso. Er Pinta non avrebbe sfigurato.
Stamattina, sempre in seguito alle "forti precipitazioni dei giorni scorsi", abbiamo trovato questa sorpresina abbarbicata sul telo che copre il grill:
Ubicazione:
Espoo, Finlandia
22 agosto 2009
Ancora Tallinn
Una delle capitali piú insipide d'Europa, giunta alla ribalta del turismo di massa grazie alle compagnie aeree low cost: Tallinn.
Insipida, ma mai quanto Hki, ça va sans dire. Che anzi acquista il suo miracoloso significato di bellezza (turistica) proprio e solo per chi, come noi, viene da Hki (per i Finni in primis rappresenta alcohol e donne a buon mercato e per noi, in extremis, l'altro dal Granducato).
Tallinn dai graziosi scorci:
dai graziosi tetti:
dai graziosi (e complessi) toponimi:
(piazza della chiesa)
dai graziosi manifesti:
dai graziosi graffiti:
e dalle graziose Estoni.
Non mancano infatti a caccia della scopata vacanziera le brigate di abbronzati turisti dall'Europa meridionale di tutte le etá, di buona volontá e spesso di bocca buona: studentelli zaino in spalla, quarantenni nonostante tutto ancora disperatamente giovani e signorotti di mezz'etá con moglie al guinzaglio e l'occhio irrequieto.
Prima di imbarcarci sul traghetto che ci avrebbe riportato a Hki, non ci siamo fatti mancare un tramonto comme il faut:
Durante il tragitto, accanto a noi sedeva uno strano terzetto:
un Finlandese sui quaranta sbronzo marcio;
la sua compagna russa, sui cinquanta, platinatissima;
un giovanotto ucraino di Kiev (che non ho capito bene cosa c'entrasse con i primi due).
Il Finlandese teneva banco: era evidentemente un uomo di successo, nel lavoro e nella vita privata.
Dispensava all'Ucraino massime come: non si scopa mai abbastanza. Implicitamente sosteneva che Kiev fosse un posto di merda, visto che chiedeva all'Ucraino se avesse mai sentito il bisogno di vedere quello che ci fosse dall'altra parte della collina (intendeva forse che avrebbe fatto meglio a trasferirsi in Finlandia?). Gli raccomandava di guardare sempre nelle palle degli occhi le persone con cui faceva affari, perché affettare sicurezza dava il vantaggio dell'essere padroni della situazione. Guardare gli altri nelle palle degli occhi poteva risultare utile anche nelle discoteche, per liberarsi dei rivali invidiosi delle proprie prede; ma all'occorrenza bisognava saper menare le mani, meglio se in maniera rapida (pam pam!).
Poi cominció a tessere le lodi della thai box e a quel punto ho smesso di ascoltare, perché mi aveva fatto venire il mal di mare.
Ubicazione:
Espoo, Finlandia
23 luglio 2009
In luogo di Pappa Pizza
Come tutti ben sanno la Finlandia é un posto elettrizzante. Dove succedono tantissime cose eccitanti.
Persino nel nostro quartiere.
Persino nel nostro quartiere.
Tralasciando l'indimenticabile episodio
del volpino sfuggito alla padrona, conclusosi con un lieto fine
hollywoodiano (dopo un'estenuante ricerca di oltre una mezz'oretta), uno
degli avventimenti piú importanti dell'anno é stato sicuramente il
trasloco di Pappa Pizza, un'istituzione gastronomica del nostro quartiere mandata avanti da un'audace manipolo di Turchi. Spostatasi Pappa Pizza di un paio di incroci (causa inammissibile rincaro del fitto, sic tradunt), al suo posto é sorto un colosso della ristorazione multiculturale, che s'imporrá presto quale city mark (come lo chiamano gli urbanisti), soprattutto per il suo nome originale: Pizza Point.
Non abbiamo ben capito da dove vengano i gestori, se dal Pakistan o dall'India, dal Bangladesh o dallo Sri Lanka, ma questi sono dettagli, perché qui si parla di cibo e non di passaporti.
E quindi veniamo al menú. Che si compone di ben 7 sezioni.
1) Pizze
2) Indiano (Pollo, Vegetariano, Agnello)
3) Pollo
4) Kebab
5) Falafel
6) Insalate
7) Bevande
Tralasciando le sezioni dalla 2 alla 7, concentriamoci sulla sezione 1: Pizze.
Le combinazioni offerte sono simili a quelle che si trovano in tutte le pizzerie locali. Ritroviamo ad esempio la FRANSESCANA (sic; con kinkku, una pessima imitazione del cotto, e funghi sott'aceto).
Scorrendo il menú scopriamo le combinazioni piú inaudite, creative e geniali, come:
PICCANTIE (sic): kinkku, salame, carne macinata, cipolla e miscela di pepe;
EMPIRE SPECIAL: kinkku, salame, gamberetti, cipolla e tuplajuusto (una pessima imitazione del cheddar);
AMERICANA: kinkku, ananas, aurajuusto (una cattiva imitazione del gorgonzola);
CAPITAL (evoluzione dell'AMERICANA): kinkku, gamberetti, ananas e aurajuusto.
Non manca la scelta di ben tre diverse varianti di KEBAB PIZZA, ma ci manca il cuore per riportare il condimento.
La migliore in assoluto, secondo noi, é la QUATTRO MELONI (kinkku, gamberetti, funghi e asparagi), che pare venga servita congiuntamente da Pamela Anderson e Serena Grandi.
Non abbiamo ben capito da dove vengano i gestori, se dal Pakistan o dall'India, dal Bangladesh o dallo Sri Lanka, ma questi sono dettagli, perché qui si parla di cibo e non di passaporti.
E quindi veniamo al menú. Che si compone di ben 7 sezioni.
1) Pizze
2) Indiano (Pollo, Vegetariano, Agnello)
3) Pollo
4) Kebab
5) Falafel
6) Insalate
7) Bevande
Tralasciando le sezioni dalla 2 alla 7, concentriamoci sulla sezione 1: Pizze.
Le combinazioni offerte sono simili a quelle che si trovano in tutte le pizzerie locali. Ritroviamo ad esempio la FRANSESCANA (sic; con kinkku, una pessima imitazione del cotto, e funghi sott'aceto).
Scorrendo il menú scopriamo le combinazioni piú inaudite, creative e geniali, come:
PICCANTIE (sic): kinkku, salame, carne macinata, cipolla e miscela di pepe;
EMPIRE SPECIAL: kinkku, salame, gamberetti, cipolla e tuplajuusto (una pessima imitazione del cheddar);
AMERICANA: kinkku, ananas, aurajuusto (una cattiva imitazione del gorgonzola);
CAPITAL (evoluzione dell'AMERICANA): kinkku, gamberetti, ananas e aurajuusto.
Non manca la scelta di ben tre diverse varianti di KEBAB PIZZA, ma ci manca il cuore per riportare il condimento.
La migliore in assoluto, secondo noi, é la QUATTRO MELONI (kinkku, gamberetti, funghi e asparagi), che pare venga servita congiuntamente da Pamela Anderson e Serena Grandi.
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