28 ottobre 2008

Il manipolatore di coscienze

Ieri al corso di Russo.
Come buon esercizio di conversazione, l'insegnante chiede ad ogni studente di raccontare quello che ha fatto uno o due giorni prima.
Visto che Domenica l'ho passata montando il mobile, indovinate cosa ho detto?
Che Domenica ho montato un mobile.
Ho aggiunto che le istruzioni facevano schifo e che le parti non combaciavano. Al che, frementi di orgoglio nazionale, le signore-madri e l'essere asessuato dal capello unto hanno chiesto: é un mobile Ikea?
NOTA
Essendo gli Svedesi secondi nella lista dell'odio (i Russi sono primi e irraggiungibili), i Finni hanno piacere nell'ennesima dimostrazione della qualitá infima di tutto quello che proviene dall'altro lato del golfo di Botnia (cioé la Svezia).
FINE NOTA
CONSIDERAZIONE SUL RAZZISMO
L'odio contro gli altri i popoli (maxime Russi, Svedesi, Estoni e Somali) e lo sciovinismo becero in Finlandia é ubiquo e lo si trova senza l'ombra del dubbio in tutte le classi sociali, dall'operaio al top manager.
Quando gli Italiani si dicono addosso di essere un popolo razzista, peccano per provinciale superbia: da quello che vedo andando in giro per il mondo, noi Italiani non siamo affatto razzisti.
FINE CONSIDERAZIONE
Insomma, sentivo su di me il peso dell'attesa della battuta che dissipa l'errore: sí, era un mobile Ikea!
Ma non lo era! E lasciando le signore-madri e l'essere asessuato a bocca aperta, ho dichiarato di aver comprato il mobile in un mobilificio finlandese.
Ho rischiato l'incidente internazionale. No, di piú: ho detto qualcosa di talmente aberrante per le orecchie finniche da neppur poter esser compreso dai loro modesti cervelli! Una cosa prodotta in Finlandia che non é fatta bene???
I filosofi stoici lo chiamavano semplicemente adynaton: impossibile.
Le signore-madri e l'essere asessuato mi chiedevano quale mobilificio finlandese potesse mai produrre un mobile non assolutamente perfetto. Io nicchiavo, traccheggiavo, davo informazioni totalmente inutili.
La tensione cresceva.
Giá sentivo serpeggiare contro di me tacite accuse di menzogna, di malafede (fidarsi di un Italiano sposato con una Russa?); un attimo prima che l'odio si scatenasse irrefrenabile, un attimo prima che le torpide coscienze finniche esprimessero definitivamente e irrevocabilmente contro di me il pollice verso, la catarsi: sí il mobilificio era finlandese, ma il mobile é stato prodotto in Estonia.
Eccola la quadratura del cerchio, la dimostrazione ultima del teorema! Sospiro di sollievo!
I cattivi Estoni lavorano male, bevono sul lavoro, si drogano prima e dopo il lavoro e poi vendono prodotti di infima qualitá ai poveri, innocenti, buoni Finlandesi.
L'ordine cosmico non é stato spezzato, ogni cosa ora é di nuovo a posto e la lezione é proseguita senza intoppi.

23 ottobre 2008

Interpretazione scientifica di fenomeni altrimenti inspiegabili

L'importanza degli studi scientifici!
So interpretare con correttezza un particolare fenomeno che si verifica in ufficio.
Qualche giorno fa avevo notato che er Ciáina non lasciasse piú scie radioattive all'aglio al suo passaggio. Romanticamente avevo ipotizzato l'influenza di una bella Cinesina.
Mi sbagliavo.
Adesso che er Ciáina é avvicinabile, é diventato inavvicinabile quell'Indiano sveglio ma primitivo, che viene dalle parti di Calcutta e che ha la ragazza russa.
Oltre che lasciare scie appesta anche le stanze nelle quali s'intrattiene.
DIVAGAZIONE
Er Carcutta, sposerá il prossimo Febbraio la sua Natassia. La cerimonia avverrá in India. Accanite le discussioni tra me e L. circa la natura del legame tra er Carcutta e la sua Natassia: per me sopportare le maniere primitive der Carcutta (in confronto a lui i pur selvaggi Finni paiono schizzinosi cicisbei) e la di lui ascella nucleare é prova lampante della disperazione di chi cerca il benessere e la sicurezza economica dell'Europa e s'attacca a tutto (ma proprio a tutto), per L. (la sua visione é persino piú maligna della mia) la Natassia é talmente semplice, cioé viene da un livello sociale cosí basso, che é naturale per lei aver a che fare con uomini come er Carcutta
FINE DIVAGAZIONE
Pe' falla breve: il terzo principio della dimanica recita che ad ogni azione ne corrisponde una uguale e contraria: tu me togli la puzza der Ciáina e io te rimetto in circolo quella der Carcutta.
E non aveva torto il vecchio Lavoisier ad affermare che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
In puzza.

Talkoot

Sabato scorso ci sono stati i talkoot. Ignoro il significato letterale della parola, si usa per indicare dei lavori collettivi (svolti nel giardino comune del comprensorio).
Famigerato appuntamento, una volta di primavera e l'altra d'autunno.
D'autunno i lavori sono potatura piante e rimozione foglie cadute.
Noi la prendiamo come un'occasione di stare all'aria aperta a far qualcosa, una delle ultime, visto che l'oscuritá e il freddo s'avvicinano inesorabilmente (soprattutto l'oscuritá).
L'anno scorso mi ero limitato a rastrellare le foglie cadute, quest'anno mi sono anche avventurato sul tetto per rimuovere le foglie dalle grondaie. Per chi non ha idea di che acquazzoni puó fare in queste contrade o quante giornate una dopo l'altra puó piovere ininterrottamente non puó capire la necessitá di tener pulite le gronde. Inoltre, d'inverno, l'acqua stagnante congelata potrebbe spaccare tutto.
Prima di salire sul tetto, un vicino mi ha messo un imbracatura con un moschettone dietro la schiena, che serviva per fissarci l'estremitá della corda. Sebbene l'operazione sia stata condotta secondo i crismi della sicurezza, il vicino sfoggiava un sorrisetto da "armiamoci e partite".
Sono salito sul tetto con un altro vicino, padre di due bambini piccoli.
La prima impressione é stata abbastanza adrenalinica: arrivo in cima e passeggiata su una stretta griglia; ci si fa subito l'abitudine. La lamiera zincata del tetto non é nemmeno scivolosa e il vicino teneva saldamente la corda, arrotolata per precauzione due volte intorno alla griglia. Non si poteva cadere nemmeno a buttarsi. Comunque l'arrivo alla grondaia é stato ancora piú adrenalinico. Mentre il rimuovere le foglie é stato quanto di piú prosaico si possa immaginare.
La seconda metá del tetto l'ha pulita il vicino e io gli tenevo la corda.
Dopo l'operazione ci siamo fermati a parlare sul tetto, nonostante il vento, godendoci la vista insolita e il solicello. Il vicino é originario di Oulu (cittá 150 km sotto il circolo polare, dove sono stato anni fa exchange student). Abbiamo parlato di aurore boreali; lui ne ha viste tante, io una sola e di un solo colore (verde). L'aurora boreale assomiglia ad un lungo lenzuolo che sventola nel cielo e che cambia continuamente colore. Quando l'ho vista, non credevo a quello che vedevo, soprattutto perché si muoveva velocemente, mi veniva da chiedermi se per caso fossi sbronzo marcio o sotto effetto delle peggiori droghe.
Tornati giú abbiamo spazzato le ultime foglie e abbiamo terminato i talkoot con una grigliata condominiale: c'erano makkara (salsiccia indigena) e quantitá industriali di birra e sidro.
Dopo quattro makkara e quattro birre ho dato forfait. Mentre i Finnici sono rimasti a scolarsi la birra con 5 gradi al sole.

21 ottobre 2008

Lo scempio del mondo

Nel 1943, durante l'occupazione nazista, lo storico olandese Johan Huizinga scrisse Lo scempio del mondo, un'analisi del significato e della storia della parola civiltá, seguita da una proposta di rinnovamento dell'ordine mondiale a guerra finita. Nel '44 Huizinga sarebbe stato arrestato per aver aiutato la Resistenza e morirá al principio del '45, poco prima dell'arrivo degli Alleati, aetatis suae LXXIII.
Huizinga, sulla base della definizione di civilitas data da Dante nel De Monarchia, intende per civiltá il processo dello sviluppo delle facoltá proprie degli uomini dallo stato di ferinitá verso la felicitá. Secondo Huizinga la storia dell'umanitá é leggibile come un nascere e morire di differenti civiltá. Nei periodi di decandenza si verificano delle perdite di civiltá, soprattutto morali, che non vengono rimpiazzate dal progresso scientifico e tecnico.
Si pensi all'anno in cui il breve saggio é stato scritto.
Nel descrivere la decandenza della civiltá occidentale, Huizinga si mette in compagnia di Guénon, Evola, Jung e molti altri. Tutti questi autori condividono l'idea che ci sia una relazione tra il progresso scientifico e tecnico e la perdita di valori morali e spirituali. A tal proposito Huizinga, ne Lo scempio del mondo, scrive:

Dappertutto si sentono le conseguenze della sempre piú vasta meccanizzazione dei rapporti sociali e della superficialitá della vita del popolo... Tutto ció che fu consacrato alle comunicazioni, all'industrializzazione divoratrice di campagne e all'inondazione di surrogati spirituali andrá registrato nell'elenco delle perdite irrevocabili.

Piú tempo passa e piú piena mi sembra la veritá di queste parole.

20 ottobre 2008

Яр

In questi giorni l'Istituto Russo di Scienza e Cultura (dove studio Russo) organizza un festival di cinema Russo contemporaneo. Giovedí a lezione ho preso un paio di biglietti gratis per un film che avrebbero proiettato Venerdí. Le uniche cose che sapevo del film: il titolo, Яр (Il burrone), e che era tratto da un racconto di Esenin.
Insomma, Venerdí andiamo a vedere Il burrone.
Entrati in sala (massimalista lusso sovietico), le tipologie di spettatori presenti non sono molto variegate. In primis vedo una giovane coppia di studenti: una ragazza con un'aria da intellettuale che si trascina dietro uno di quei ragazzi alti e passivi. Ma soprattutto Russi e Russe: giacche dal taglio antiquato con barba da filosofo per l'uomo, aggressivi stivali di vernice nera ed elaborate criniere bionde per le donne. I Finni, dimessi e insignificanti, quasi non si notano. Alla fine vediamo un volto amico, é quello di una signora-madre (del mio stesso corso) che si porta appresso la figlia.
Comincia il film. Apprendiamo che é del 2007 e che la regia é di Marina Razbežkina. La storia comincia con un sogno del protagonista, Kostja, in cui rivive un episodio dell'infanzia: durante una notte, le donne del villaggio giravano per i campi nude battendo padelle per scacciare il Male; gli uomini se ne stavano tranquillamente chiusi in un'izba a fumare, ma Kostja bambino, spinto dalla curiositá, esce dall'izba e, dobbiamo presumere, si becca in pieno il Male.
Kostja si sveglia, é solo un sogno. Arriva la madre che gli porta la camicia pulita: oggi é il giorno del suo matrimonio.
La prima impressione é favorevole: i costumi e l'ambientazione sono perfetti, la fotografia é magnifica (con viste di campi immersi nella nebbia).
Poi arriva la voce fuori campo del protagonista per dirci seccamente che lui amava un'altra donna, ma sposa Anna solo per obbedire alla madre; lui sa anche che Anna ama Stëpka. Comincio a preoccuparmi: in genere diffido delle voci fuori campo.
Poco dopo inizia un giro di sguardi tra i quattro vertici del chiasmo amoroso, occhi addolorati da filodrammatica di Rocca Sgurgola per le donne e occhiate da Rambo per Kostja. Una cosa pietosa. Se nelle intenzioni della regia c'era quella di suscitare emozioni o tensione, bé, provo emozioni piú intense quando mi si stacca un bottone dalla camicia.
Devi avere le palle di Sergio Leone e la colonna sonora di Morricone (e Clint Eastwood, Lee van Cleef e Eli Wallach) per fare una scena fatta solo di sguardi e senza una parola una. Da questo punto, dopo appena cinque minuti, é iniziata l'involuzione del film, durata altri lunghissimi novantatré minuti.
Si capisce il senso del sogno, cioé che Kostja si era preso il Male, cioé che porta sfiga, perché chiunque gli stia intorno muore. Il film finisce perché sono crepati tutti (a parte Kostja, ovviamente).
La storia é condotta senza uno straccio di filo logico (se non quella che ovunque Kostja vada, tutti quelli che gli stanno intorno prima o poi rendono l'anima).
Ogni tanto do uno sguardo a L.: segue il film impassibile, come se stesse seguendo una lezione di Cinetica discreta dei fluidi in Serbo-croato arcaico.
Quando il film va a rotoli, tutte le magagne vengono a galla. Come dicevo, costumi e ambientazione bellissimi, le comparse e i comprimari credibilissimi come contadini; anche Kostja viene dal villaggio, ma 1) non si sa che professione faccia; 2) lui é strafico: mentre tutti gli altri sono sporchi e mal vestiti, lui é sempre tirato a lucido (soprattutto sbarbato, anche quando vaga senza meta) e pare appena uscito da una boutique alla moda; mentre tutti gli altri sono analfabeti o sanno a mala pena leggere, lui legge Ovidio (tra l'altro sono riusciti a mettergli in bocca una citazione delle piú insulse e che soprattutto non c'entra niente con il film).
Una noia mortale.
L'unica cosa che si salva é la fotografia, che coglie con freschezza la Natura russa (campi, fiumi, foreste, estate, inverno).
Schizziamo via durante i titoli di coda (qualche coraggioso cinefilo siederá fino alla fine).
Prima di andarcene a casa, scambiamo quattro parole con la signora-madre e la figlia. Evitiamo commenti sul film; la signora-madre ci dice che anche la figlia studia Russo, ma da un mese solo. E io alla figlia, simpaticamente: allora fra poco ci raggiungerai (sebbene tra noi e lei ci sia almeno un paio d'anni di studio di differenza); e lei, acidamente, io studio alla Helsinki School of Economics, e il Russo che studiamo é business-oriented! Me cojoni, ma allora sei cazzuta!, avrei voluto dirle, ma non sapevo come tradurre me cojoni in Inglese. Mi limito ad uno: immagino quanto sia business-oriented il tuo Russo dopo appena un mese! E la madre, che aveva visto che la figlia aveva giá a sufficienza cagato fuori dal vasetto e non voleva che continuasse a farla per terra, interviene: sí, sa contare fino a 12!
Piccole stronze crescono. Tra l'altro la Helsinki School of Economic conta quanto il due di picche.

17 ottobre 2008

Sforzo titanico

Della serie "ieri ho salvato una ragazza da uno stupro selvaggio e sai come? trattenendomi".
Tranquilli, ieri non c'era nessuna ragazza e nessun desiderio che non avesse l'imprimatur vaticano. Epperó mi sono titanicamente trattenuto.
Tranquilli, nemmeno faccio riferimento ad alcun improrogabile e incontenibile diktat intestinale.
Piú che altro sto parlando di un gesto nobile e disinteressato, come quello di non calare il due di briscola quando l'avversario é costretto a scartare un asso bollente, cioé di non approfittare della situazione per trarvi spudoratamente vantaggio. Vivere la convinzione che perdere sia da gentiluomini e vincere da cafoni, che sia piú elegante stare in torto che aver ragione ed esser stronzi (a Roma, saggiamente, la ragione é degli stronzi).
Ma non divaghiamo.
QUANDO: ieri
DOVE: corso di Russo
Si leggeva un racconto di
Čehov, in cui alcuni personaggi vengono descritti strafogarsi in una trattoria di Mosca per una colazione alle tre del pomeriggio: gory blinov (montagne di frittelle) spalmate di burro e caviale, bottiglie di vodka, zuppe, etc. Soprattutto quello chiamato hozjain (il padrone) gli dá giú di brutto (e dopo tre ore aveva anche un qualche pranzo ufficiale). Tra l'altro era una tortura indicibile leggere di quell'abbuffata un'oretta-un'oretta e mezzo prima di cena (i miei succhi gastrici facevano scintille).
Insomma, ad un certo punto del racconto uno apostrofa altri come dikary. Ci guardiamo l'un l'altro ignorando il significato di dikary. In realtá non ci guardiamo l'un l'altro, perché i Finlandesi per qualche oscura ragione erano assenti a scuola quando hanno spiegato "condividere i sentimenti"; sono io che guardo gli altri (le signore-madri e l'essere asessuato frangipalle) alla ricerca di un barlume di emozione nelle loro facce (che hanno la rara qualitá di essere flosce e granitiche a un tempo).
L'insegnante che ha l'energia e la comunicativa di un'artista di strada ci viene in soccorso e ci spiega che dikary sono quelli che abitano ad esempio le foreste o luoghi sperduti, vivono allo stato di natura (brillantemente ha descritto lo stato di natura come l'ignoranza del bene e del male) e sono primitivi, belluini: dikary sono i "selvaggi"!
Ed é qui che ho performato lo sforzo titanico, l'epica impresa di trattenermi.
Perché se mi parli di gente che vive nelle foreste, é primitiva e vive allo stato di natura (cioé ha saltato a pie' pari tutto il drammatico percorso della civiltá per ritrovarsi improvvisamente con un Nokia in mano), bé, scusate, ma a me vengono in mente i Finlandesi. Perché la loro semplicitá e il loro essere diretti ad un Europeo possono apparire come patente ferinitá, smaccata rozzezza; soprattutto la loro mancanza totale di background storico li costringe senza redenzione all'ignoranza del conflitto morale che urge nel cuore di ogni uomo civilizzato e, conseguentemente, alla brutale mancanza di qualsiasi profonditá intellettuale.
Semplicemente, non potevo dire quello che pensavo (quella non era la sede adatta).
É stata dura.
Ma ce l'ho fatta
Ho taciuto.

7 ottobre 2008

Domenica 5 e Lunedí 6

Domenica 5
05:30: sveglia;
06:00: taxi per Schönefeld;
07:45: decollo per Ciampino;
09:45: atterraggio a Ciampino, taxi per casa;
10:15: arrivo a casa, piccola colazione (la seconda, dopo la prima a Schönefeld; chi resiste alla crostata di mia madre?), preparativi per il matrimonio;
12:00: Messa in una chiesetta moderna all'Ardeatino;
13:45: uscita degli sposi, accolti a manciate di riso;
14:30: arrivo al ristorante in zona Casale della Lingua (in quel limbo cotto dal sole tra la pineta di Castel Fusano e il lusso di Casal Palocco), buffet all'aperto, buffet all'interno (passiamo la maggior parte del tempo con il fratello dello sposo e sua moglie; apprendiamo che sono in partenza per Sidney; lui si prenderá un anno sabbatico e un MBA; un MBA me lo farei anch'io, ma piú in lá, l'anno sabbatico anche subito);
16:45: declamazione dello scherzoso epitalamio che ho scritto in onore degli sposi;
17:45: partenza dal ristorante;
18:15: arrivo a casa, preparativi per la partenza;
18:45: taxi per Ciampino;
20:35: decollo per Schönefeld;
22:30: atterraggio a Schönefled, aiutiamo un signore di Firenze a prendere la S-bahn;
23:00: sul taxi per casa (lotta selvaggia sotto la pioggia per accaparrarsene uno);
23:30: arrivo a casa;
23:31: sonno profondo.

Lunedí 6
08:10: sveglia; prepariamo le valigie, sistemiamo la nostra stanza, salutiamo la padrona di casa;
09:30: U-bahn per Bahnhof Zoologischer Garten, autobus per Tegel;
10:00: arrivo a Tegel;
11:05: decollo per Hki
14:20: atterraggio a Hki
15:00: in uffcio.

3 ottobre 2008

Viaggio e viaggio nel viaggio

Siamo di nuovo in partenza: oggi pomeriggio saremo a Berlino. Cercheremo di concentrare lo shopping necessario entro oggi, per poterci dedicare Sabato ad una lunga giornata a zonzo senza programmi.
Domenica voleremo a Roma per partecipare al matrimonio di un amico d'infanzia. Ho preparato un epitalamio per l'occasione. Domenica sera torneremo a Berlino e Lunedí mattina di nuovo a Hki.
Due parole sul mio amico d'infanzia.
Le nostre madri erano compagne di scuola. Abitavamo in due palazzine contigue del Quadraro. Ci parlavamo (urlavamo) spesso dal balcone.
Abbiamo fatto l'asilo e le elementari insieme, in una scuola presso l'Acquedotto Felice (il nome di Felice deriva dal nome di Sisto V prima che diventasse papa, Felice Peretti). Passavamo spesso i pomeriggi a giocare a casa mia o sua. Abbiamo combattutto memorabili battaglia con soldatini, Lego e Playmobil. Ai nostri giochi era ammesso suo fratello, di un anno piú piccolo, ma non il mio (a quell'etá i quattro anni e mezzo che ci dividono erano incolmabili).
La famiglia dei miei amici si trasferisce in Belgio, in una base NATO, sono figli di un militare. Fanno in Belgio le superiori e tornano a Roma per studiare in una prestigiosa universitá privata.
Il fratello maggiore fa un'esperienza di lavoro in America. L'America gli piace e ci rimane a lavorare e a studiare. Fa un master in relazioni internazionali a Georgetown. Prende persino la cittadinanza americana. Ma il cuore l'ha lasciato a Roma. Dove c'é la sua ragazza e la loro figlia.
Si sposano Domenica.
Il fratello minore sta facendo una brillante carriera a Parigi.
E io in Finlandia (per ora).
Ne abbiamo fatta di strada dai tempi dell'Acquedotto Felice.

Er Ciáina sfoggia una bella maglia bianca. E solo da una settimana.
Presumo che la porterá come minimo altre due.

Spesso lo sento parlare con uno dei nostri Coreani. Er Ciáina assume toni solonici. Entrambi si lamentano della solitudine.
Certo, se er Ciáina cominciasse a portare maglie e camicie uno o due giorni invece che due o tre settimane e cominciasse a non lasciare mortali scie d'aglio ovunque passi, forse, dico forse, potrebbe lamentarsi meno della solitudine.

30 settembre 2008

Weekend a Roma - 3 il party

Sabato sera cena da Michela, come da programma.
Tre le delizie: 1) gli antipasti fritti e la pizza; 2) la conversazione con gli amici; 3) l'ambiente, i camerieri, i clienti.
Devo spiegare cos'é un supplí? un fiore di zucca fritto? un'oliva ascolana? un filetto di baccalá? una bella pizza romana fina fina e scrocchiarella con funghi e salsicce sopra?
Mi son goduto la chiacchiera cor Pinta e donna (ho lasciato moglie e Polacchi al loro destino, fortunatamente er Cento-all-ora aveva portato un'amica che parla Inglese). A pensarci bene non mi ricordo di cosa abbia parlato cor Pinta: mi pare del suo lavoro, della magnata che si sono fatti a pranzo; mi sono accorto che cominciavo la metá della mie frasi con "a Berlino...". Quello che ci siamo detti (urlati, per essere onesti, perché da Michela c'é sempre un casino "clamoroso" -pleonasmo tipicamente pintiano) alla fine ha poca importanza, quel che conta era il piacere di stare insieme, che era il vero senso intimo delle nostre parole. Non sono mancate rievocazioni di personaggi universitari, di sbronze e di debolezze d'intestino.
Dopo cena e dopo la mezz'oretta abbondante che abbiamo impiegato per salutarci davanti la pizzeria, abbiamo lasciato i Polacchi in albergo, ho lasciato L. stanca a casa e sono andato al party di compleanno della mia amica G.
Arrivo verso l'una, a furori sbolliti, la gente comincia giá ad andarsene. Ho con me un litro di vodka finlandese e per la festeggiata una bottiglia di champagne e la guida automobilistica di Francia del '50 (comprata la mattina).
Al citofono il mio nome non dice nulla, ma per qualche oscura ragione mi aprono e mi fanno pure la grazia di suggermi il piano (come non lo sapessi!).
Entro e la prima impressione é quella di trovarmi alla matinée a casa Guermantes ne Il tempo ritrovato. All'arrivo in casa Guermantes il Narratore aveva l'impressione di trovarsi ad una festa in maschera, gli sembrava che i suoi amici si fossero travestiti da vecchi, lui mancava da anni per essere stato in una casa di cura.
Mi spiace scomodare Proust, ma ci sono molti punti di contatto tra la sua storia e la mia: anch'io vengo da alcuni anni di permanenza in quel sanatorio per malati di mente che é la Finlandia e anche a me la prima impressione é stata il constatare quanto fosse invecchiata gente che non vedevo da quattro o cinque anni. Alcune che avevo lasciato ragazze le ritrovavo donne giá semi-sfiorite.
Solo tre persone sono rimaste le stesse, anzi sono migliorate in bellezza ed eleganza (anche dai Guermantes c'é Odette ancora bella, giovane ed elegante). La padrona di casa G, la sua amica L e l'amico attore S.
S é alto, ha una camicia lillá e la barba da dio greco (sicuramente seduce moltitudini di semidei); L ha sempre quell'aria fresca e ingenua e quella lieve malinconia degli occhi e nella voce; G sprizza gaiezza da tutti i pori, ma con una classe, che di questi tempi volgari pochi sanno apprezzare, e con intelligente luciditá (nonostante i drinks).
Ho scambiato qualche parola con un giovane funzionario del ministero degli Esteri (l'ultima volta che l'ho visto era appena laureato e preparava angosciato concorsi). Mi ha ricordato d'istinto il Carlo Valletti protagonista del pasoliniano Petrolio. In realtá Pasolini descrive Carlo alto, magro, dedito a notti selvagge con venti borgatari alla volta e pieno di nostalgia per il cazzo di Carmelo, mentre il mio amico é basso e di quella rotonditá asessuata e pretesca da cattocomunista (ignoro se vagheggi cazzi). Eppure mi paiono molto simili (forse e soprattutto assomiglia al Carlo-donna o ancora di piú al Carlo-santo castrato al culmine del cursus honorum).
Altro incontro croccante é stato con il piú figo della festa (che aveva al seguito un amico NECESSARIAMENTE non figo, ma devoto).
Ora, io non sono mai stato un figo (in Italia dico, qui in Finlandia gli indigeni sono talmente non-fighi e ineleganti che per essere fighi basta sfoggiare una felpa Baci & Abbracci) anche perché l'esser fighi é una qualitá che non é intrinseca alla persona, ma dipende dal consenso altrui, per cui gran parte dell'esser fighi é generalmente quella di saper interpretare gli standard vigenti (le uniche categorie intellegibili alla "gente"), cioé in soldoni seguire le mode. E se permettete preferisco farmi apprezzare da pochi per quel che sono piuttosto che beneficiare del superficiale plauso generale per quanto sono bravo a seguire la moda.
Insomma, incontro il piú figo della festa con l'amico devoto al seguito (amico che spera nutrirsi delle briciole che cadono dal tavolo del piú figo) proprio vicino al reparto bevande; il vino era praticamente giá finito al mio arrivo e il mio rifornimento di vodka ha dato una notevole accelerata alla festa (di per sé molto sobria).
Nel frattempo qualcuno aveva riesumato il titolo di ingegnere-poeta affibbiatomi per versi scritti anni fa, titolo che serpeggiava nelle conversazioni.
Insomma, il piú figo della festa mentre beve la mia vodka finlandese si trova davanti l'ingegnere-poeta e mi chiede se la vodka l'abbia portata io.
Di solito quando due uomini s'incontrano per la prima volta combattono un veloce duello fatto di sguardi e parole per determinare il piú presto possibile di chi sia la supremazia (si compete maxime in successo professionale e personale). Anche l'incontro del piú figo della festa con l'ingegnere-poeta é stato caratterizzato da questo veloce duello.
Il piú figo della festa, che stupido non é, ha fatto due piú due: ingegnere-poeta (qualunque cosa possa significare), viene dalla Finlandia: questo va trattato con le molle. La sua circospezione ha sconfinato nel rispetto quando gli ho chiesto se per caso fossimo colleghi (mi pareva di aver capito cosí cogliendo brani di una conversazione), lui mi ha dovuto rispondere che é farmacista. Un farmacista del Tiburtino, per quanto ben vestito, per quanto figo, é e rimane un bottegaio (stavolta detto con malizia) e ben poco ha da competere con un ingegnere (poeta) che vive in Finlandia, lasciatemelo dire senza superbia e falsa modestia.
La nostra conversazione si é interrotta lí (continuarla sarebbe stato imbarazzante per il farmacista e poco interessante per me). Non é stata definita la supremazia di nessuno perché lui non avrebbe potuto in nessun caso imporla su me e a me non me ne frega una mazza di imporla su nessuno: sono stati tacitamente concordati non belligeranza e rispetto delle reciproche zone d'influenza; a lungo andare si sarebbe di sicuro scatenato un conflitto, ma certo non durante il breve tempo di una festa (a meno che si fosse in competizione per qualcosa o qualcuna, cosa da escludere per quanto mi riguarda).
C'era qualcosa che non mi convinceva nel farmacista. Sui trentacinque-quaranta ben portati, camicia bianca, elegante giacca blu con pochette (io semplici jeans e camicia nera), mi pareva anche troppo figo per la festa. Sfoggiava una sicurezza un po' irritante (una specie di calma salomonica e sfrontata che gli derivava dal considerarsi figo), ma non osava troppo perché sapeva che piú della giacca elegante (e di quell'aria impettita) poco altro aveva a disposizione. C'era qualcosa che non mi convinceva, dicevo, e alla fine l'ho scoperta! Poco prima di andarmene, il farmacista s'é seduto e ha accavallato la gamba, mostrando uno scarponcino scamosciato verdognolo con un tacco cosí. Primo: sei nano e pure complessato se ti metti un tacco tanto (non c'é niente di male nell'esser bassi, ma ce n'é forse nell'esserne complessati); secondo: la scarpa non c'entra una mazza con la giacca e allora decade l'ipotesi d'eleganza. Avevo capito: il farmacista, il piú figo della festa, non era altro che un ossequioso replicante di modelli televisivi, con la sua giacca blu da mezzobusto da tiggí, non era altro che un farmacista nano travestito da presentatore televisivo. Una gran bolla di sapone. Uno che pensava di "valorizzarsi" mettendosi una giacchetta alla Ricucci, ma alla fin fine stai a venne l'aspirine alle vecchie der Tibburtino.
Dopo le due ci siamo ritrovati seduti in circolo con un nanerottolo ventruto e pelato che ci parlava di riflessologia con lentezza socratica. Il nanerottolo appariva convinto, ci credeva, ma in realtá era solo il buffone del farmacista (nella cui farmacia esercita), che aveva piacere ad esibirlo ed assumeva un'aria tra il manageriale e il paterno. Gli invitati fingevano attenzione con molto garbo.
A me dopo trenta secondi di apologia della riflessologia mi sono scoppiate le palle e sono uscito in terrazzo a godermi la vista sulla basilica di san Giovanni in Laterano. Ci ho trovato un tizio e una Francese ubriaca.
La Francese la conoscevo giá, ha velleitá d'attrice (ero stato in contatto con lei per un mio piccolo monologo, che, essendo in bocca ad una donna belga, era perfetto per la sua erre moscia), ma lei non mi ha riconosciuto subito, marcia com'era (con tre complimenti se la sarebbe rimorchiata pure l'amico devoto del farmacista). Quando mi ha riconosciuto, nota la fede al dito e mi fa, trionfalmente: ti sei sposato! Eh,sí, dico io. E tua moglie? É a casa, era stanca. E lei: sei proprio Italiano! (volendo significare con ció la peggior specie di vigliacco mentitore traditore figlio di ecc.) Io lo prendo come un complimento (meglio passare per maudit che per santo) e ripeto: eh, sí.
Conobbi la Francese a casa di G qualche anno fa. Me la ricordo fasciata in un abito di velluto nero, di una magrezza molto intellettuale e nervosa, con la sigaretta in una mano e un bicchiere di vino bianco nell'altra: mi fece una certa impressione, tant'é vero che la cercai per il monologo (poi non andato in porto). Ora non mi sembrava altro che una segretaria sola, stressata e bulimica. Senza una caccola di fascino, parlava sguaiatamente a voce alta. Non mi ha lasciato altra scelta che tornarmene a casa.

29 settembre 2008

Weekend a Roma - 2 il magazzino dei libri

Sabato mattina ho aperto gli occhi alle cinque e mezza e ho capito subito che non avrebbe avuto molto senso provare a riaddormentarsi, per cui ho preso un numero della rivista Imperi (un tentativo di produrre una pubblicazione di geopolitica da destra, ma che ancora non puó concorrere con Limes) per potermi dedicare almeno ad un'oretta di lettura mattutina, ma poco dopo mio padre s'é alzato ed abbiamo parlato per un paio d'ore di lavoro (si é parlato maxime di Finlandia, Arabia, Russia, Polonia e India). Non ho perso l'occasione per farmi una lauta colazione con certi biscottini di paese che non hanno l'eguale.
Dopo le otto, la casa ha cominciato a prendere vita, la televisione accesa, i fornelli cominciano a lavorare (ne ho approfittatto per un'altrettanto lauta seconda colazione con gli stessi biscottini), viavai nei bagni, le finestre aperte, i rumori e gli odori della strada fluiscono pian piano all'interno, si programma la giornata, si esplora il frigo, ecc.
Fisso una visita al magazzino dei libri.
Esco verso le nove e mezza e raggiungo a piedi il vicino magazzino. Una strada che percorrevo abitualmente quando vivevo a Roma. Mi guidano soprattutto gli odori, tintoria, giornalaio, cassonetti, deiezioni animali, ma anche asfalto, lamiera di macchina sotto il sole, tubo di scappamento, pizza a taglio, gommista, scuola, mercato e viale con platani. Veloce visita alla chiesa parrocchiale, con vecchie velate intente nell'adorazione perenne o in pettegolezzi d'oratorio. Mi godo la luce, che mi é famigliare, l'ombra sui muri di tufo, le facce pregne e un filino amare di chi aspetta l'autobus, scooter che sfrecciano con indifferente prepotenza, rumori di tazzine di caffé dalla penombra dei bar, il raschio dialettale di vecchi fumatori che passano la giornata a parlare di calcio, che ti fanno la radiografia con un'occhiata.
Arrivo al magazzino dei libri e mi tuffo anima e corpo tra gli scatoloni, le casse e la polvere. In una stanzetta trovo subito materiale croccante (Epitteto tradotto in Latino dal Poliziano e in Italiano da Leopardi, in una vecchia edizione tascabile). L'inizio é ottimo: alcuni volumi di una storia dell'Unione sovietica del '76 riedita dall'Unitá nel '90 (mi interessa la lettura della storia dell'URSS fatta dai comunisti quando ancora il comunismo era scientifico -negli anni Settanta- e riproposta ne' '90 -quando la Storia lo stava definitivamente sputtanando). Una chicca meravigliosa: un saggio sull'infanzia negli USA e nell'URSS (sempre degli anni '70) che comincia con la domanda sulla terza di copertina: perché i bambini americani manifestano fin da giovanissimi la tendenza a copiare e a maltrattare l'altrui proprietá? (sottintendendo che quelli sovietici fossero modelli di perfezione) e, per chi non avesse chiara la posizione dell'autore, la sezione dedicata all'America comincia con il capitolo sul fallimento del sistema educativo (sempre sottintendendo il successo di quello sovietico).

DIVAGAZIONE
Via internet ho ordinato un opuscolo pubblicato in Russia in Italiano nel '73, s'intitola URSS 1973. Nella prefazione si dice che il 1973 é un anno importantissimo per l'Unione sovietica perché é quello di mezzo del piano quinquennale 1971-75. Giá nei primi due anni del piano quinquennale tutti gli obiettivi sono stati raggiunti e superati e nel 1973 l'Unione sovietica ha conseguti successi in campo economico, culturale, artistico ecc. (nelle pagine successiva si spiega come sia cresciuta la produzione, di quanto siano aumentati i salari, ecc.).
La veritá é che negli anni '70 i paesi socialisti contrassero ingenti mutui con l'Occidente senza dare praticamente alcuna garanzia di poterli estinguere, pretendendo essenzialmente l'Occidente in cambio maggior rispetto dei dei diritti umani (vilipesi nei paesi socialisti). I paesi socialisti usarono questi fondi per aumentare il benessere materiale del popolo ottenendo un certo ritorno di consenso (piú che altro fu un baratto, un certo relativo benessere per la sospensione temporanea del dissenso che stava diventando incontrollabile giá dalla fine degli anni '60).
FINE DIVAGAZIONE

In un angolo trovo una vecchia edizione tascabile del Gregorovius (ma mancano i primi volumi, quelli che m'interessano di piú) e la scarto. Poi scopro un filone di vecchi bignami degli anni '30: ne scelgo uno che s'intitola Il verbo greco (una raccolta di tutte le forme verbali irregolari, praticamente una lista di aoristi). Se trovassi una vecchia e buona grammatica greca e una latina le prenderei al volo.
Passo nello stanzone principale. Nel filone tedesco (dove peró si sono impunemente infiltrati autori svedesi) scopro un dizionario etimologico tedesco degli anni '30; fecondo anche il filone francese, una guida automobilistica della Francia del '50 (di cui faró buon uso) e una bella bibbia del 1905. Nel filone religioso scovo una raccolta di pensieri di sant'Alfonso Maria de' Liguori del 1888, santo cui mia madre é particolarmente affezionata.
La ricerca non si ferma, prendo alcuni tascabili BUR degli anni '50, un'edizione pregiata di Trilussa (non il mio favorito, gli preferisco di gran lunga il Belli), una biografia di Albert Schweitzer (amato da mio fratello) e una guida dell'Italia centrale del TCI del '37 (l'anno scorso ne trovai una della Lombardia, che donai al mio croccante amico milanese). C'é tutto un filone di pubblicazioni del TCI e a Natale forse prenderó qualcosa (ma fan piú gola ad un urbanista).
Chiudo con una selezione petrarchesca di Natalino Sapegno, con il De Sanctis onnipresente nelle note.
Dopo quasi tre ore una telefonata mi richiama bruscamente alla realtá e torno a casa.