22 luglio 2008

Matrimonio a Hausjärvi - Cerimonia in chiesa

Sabato scorso si é sposata una coppia di amici, lui fiammingo, lei finlandese.
La cerimonia si é tenuta nella vecchia chiesa di Hausjärvi (vicino Riihimäki, ca. 70 km a Nord di Helsinki), classica chiesetta evangelica in legno con volte a padiglione.
Nell'ambito del rispetto sostanziale della tradizione (cerimonia in chiesa), la coppia si permette alcune gustose variazioni, soprattutto in tema di abbigliamento:

Stijn&Kirsi

I maligni ricameranno supposizioni su chi é l'uomo e chi la donna nella coppia (forse nemmeno con tutti i torti), ma snickers bianche, completo di lino bianco H&M e camicia abbinata con il ciclamino dell'abito della sposa meritano il rispetto che si ha per lo stile. Personalmente ritengo che l'abito bianco per la sposa non possa essere oggetto di compromessi o soluzioni alternative (soprattutto se é il primo matrimonio; per spose di seconda mano o non piú giovanissime probabilmente il discorso si fa meno rigido).
In chiesa la dislocazione é stata classica: a sinistra i parenti della sposa e a destra quelli dello sposo, che, giocando in trasferta, non aveva molti tifosi.
La chiesa di Hausjärvi é tenuta da evangelici tra i piú progressisti, dal momento che il matrimonio é stata celebrato da un prete-donna. Non ho gridato allo scandalo, non ho abbandonato la cerimonia, ma a me il prete-donna non va giú: per me é un chiaro scarto dalla linea tracciata da Gesú, é il frutto di un'ignoranza selvaggia. Tutto sommato, considerando che la Finlandia si avvia gioiosamente ad essere una ginecocrazia nel giro di qualche generazione, é assolutamente logico che la donna finlandese assuma (usurpi) il ruolo dell'uomo finlandese (che ormai si accorge della propria virilitá solo quando gli urge di scopare).
Da uomo di mondo, ho mandato giú il boccone del prete-donna (non certo l'unico sintomo della degenerescenza dell'Occidente) e ho rivolto il mio disgusto alla moda femminile imperante: il revival anni '80 secondo H&M. Le ragazze hanno un non so che di infagottato, sciatto e terribilmente uniforme, con quelle ballerine senza tacchi, i pantacollant a metá polpaccio, i miserabili accessori da quattro soldi. Tanto vale infilarsi in un sacco di iuta.
Terminata la breve cerimonia, prima di scroccare un passaggio per il ristorante
ad uno dei tanti zii della sposa, che sfoggiava una cravatta rossa con girasoli arancioni, mi sono studiato gli ospiti. I Finlandesi erano generalmente in abito nero, camicia bianca e cravatta orripilante (sorvolo sulle scarpe); le Finlandesi sfoggiavano i tessuti nazionali Marimekko e andando avanti con l'etá ampi tendaggi da salone nobiliare a coprire le forme nutrite di birra e makkara (la salsiccia nazionale che contiene fino al 40% di carne). I Fiamminghi, quasi nessuno portava la cravatta e alcuni osavano anche il jeans. La peggiore in assoluto era una Fiamminga con un abito corto turchese e mezzi stivali di vernice blu che non c'entravano un piffero con il vestitino, una cosa inguardabile.
(continua)

15 luglio 2008

Groove FM

In un post precedente ho giá espresso la mia opinione sull'ascoltare la radio: non mi piace, ma faccio un'eccezione quando guido.
Durante lo scorso (troppo mite) inverno, ho ascoltato Classic Radio, apprezzando la programmazione di musica barocca. Ma con il passare dei mesi la selezione musicale si é spostata decisamente verso il ventesimo secolo, da Arnold Schönberg (mi sono arrischiato a sentire non mi ricordo piú quale sua dodecafonica composizione alla Filarmonica di Berlino ed é stata una mazzata sui cosiddetti; per fortuna per qualche oscura ragione ero solo e alla mia metá non é stato inflitto codesto martirio) fino allo sperimentalismo piú astruso del dopoguerra, cosa che certo non mi ha entusiasmato (certo per la mia scarsa cultura musicale); inoltre i musicisti indigeni, in primis Sibelius, hanno preso il sopravvento, ma anche loro, alla fine sono abbastanza modesti e dopo un po' stufano (per vedere la sala del centro musicale Sibeliustalo a Lahti, mi son tafazzianamente sorbito un concerto di Sibelius e Englund; l'acustica era disumanamente perfetta, by the way; se é  per questo mi sono anche sorbito la Sinfonia fantastica di Berlioz e la Terza di Beethoven alla Finlandiatalo; la Radion Sinfoniaorkesteri merita molto di piú della Finlandiatalo; a dirigere quella sera c'era un simpatico incrocio tra un barile di rum e Babbo Natale). Non parliamo della pubblicitá: gli eventi di musica classica in Finlandia sono minimi e propinarmeli alla grancassa ogni cinque minuti non fa altro che farmeli sembrare ancora piú marginali (come ad esempio il resital organizzato in memoria di Pavarotti con tempismo disumano).
Fatto sta che ho tradito Classic Radio per Russkoe Radio: almeno mi faccio un po' di Russo, mi son detto. E poi fa anche molto ribelle ascoltare Russkoe Radio, essendo i Russi al primo posto nella lista dei popoli odiati dai Finlandesi (seguono Svedesi ed Estoni, ma staccati di molto). Ma anche questa radio é stata una delusione: programmano esclusivamente pop e commerciale, ma di livello infimo, per il popolino piú ignorante, roba che Tiziano Ferro in confronto é Jacques Brel. Soprattutto i testi dei brani sono assolutamente banali.
Russkoe Radio mi ha deluso anche perché la musica russa che propongono é praticamente identica a quella americana che si sente dappertutto, solo che é cantata in Russo: di Russo non c'é rimasto niente! Ma ai Russi gli va bene: finalmente anche la loro musica é normale (piú che vergognarsi del passato sovietico, i Russi si vergognano del periodo dei torbidi, come Sol
ženicyn l'ha chiamato con riferimento ai torbidi tra la morte di Ivan il terribile e l'ascesa dei Romanov, cioé degli anni '90; inoltre i Russi sentono molto il confronto con l'Occidente e il gap tra i nostri standard e i loro; popolo indefinibile quello dei Russi, non sono occidentali e nemmeno orientali: sono il tertium non datur).
Fatto sta che ho lasciato al suo destino anche Russkoe Radio e sono tornato ai cd. Ma anche Bach, Händel, Vivaldi, Albinoni, Scarlatti, Corelli, Pergolesi, Gluck e Telemann, ascoltati e riascoltati, a lungo andare stuccano e mi sono di nuovo trovato nell'urgente necessitá di trovare un sottofondo musicale per quando guido.
Pare che le mie ricerche abbiamo dato frutto: Groove FM.
La selezione predilige R&B, disco anni '70 e '80 e brani famosi tra gli anni '60 e i '90. Fortunatamente evitano di programmare il pop finlandese, che é anche un po' heavy e soprattutto fa cagare.
Il fascino ambiguo di Groove FM risiede anche nel fatto che spesso vengono proposti pezzi noti in versioni mai sentite, ma versioni brutte, con arrangiamenti datati o interpreti non all'altezza. Mi ricordano d'istinto quei quei terribili cofanetti di Unforgettable Love Songs o di Greatest Successes of Latino Music made in Malaysia, che dalle spiagge tropicali del Pahang sono arrivati poi fino a Roma (e qualche cd anche quassú), realizzati non con la professionale keyboard e nemmeno con la passabile tastiera, ma con una scrausissima pianola da banda di liscio di provincia. Per divertimento le Unforgettable Love Songs le chiamavo le Untramontable Love Songs.

10 luglio 2008

Mondegreen

Oggi ho letto un articolo sull'edizione online del Corriere. L'articolo parlava di nuovi etimi (un centinaio) entrati ufficialmente nell'Inglese d'America. Tra gli altri c'è il nostrano prosecco. Una parola su tutte mi ha incuriosito: mondegreen.
Mondegreen è un errore di interpretazione o comprensione nell'ascolto di una brano di prosa o poesia recitato o di una canzone, errore che però non confligge con quanto ascoltato, anzi, ci sta a pennello.
La scrittrice americana Sylvia Wright, da bambina, amava ascoltare la madre leggerle una ballata scozzese, The bonny Earl of Murray.
La prima quartina recita:

Ye Highlands and ye Lawlands,
Oh! Where ha'e ye been:
They ha'e slain the Earl of Murray,
And they laid him on the Green.
(Voi Highlands e voi Lawlands,
Oh, dove eravate?
Hanno ammazzato il conte di Murray
e l'hanno lasciato sul prato)
Ma Sylvia Wright capiva:
They ha'e slain the Earl of Murray,
And Lady Mondegreen.
(hanno ammazzato il conte di Murray
e lady Mondegreen).

Si può notare che l'errore di comprensione non scombina il senso della frase, ma ne trova un altro. Cose come queste avrebbero mandato in brodo di giuggiolo Borges.
Nel mio piccolo vorrei citare due mondegreens, una mia e una di L.
Ero con mio fratello alla Messa di Natale dalle Missionarie della Carità nella loro casa al Celio; la cappellina è spoglia e senza fronzoli, c'è solo un crocifisso con la scritta I thirsty, un piccolo altare e tappeti su cui sedere. L'invito delle suore di Madre Teresa è per noi motivo di orgoglio perchè è riservato ai collaboratori più stretti. La lingua ufficiale dell'ordine è l'Inglese e le suore comunicano tra di loro esclusivamente in Inglese, onde anche la Messa è in Inglese.
Non è molto difficile da capire l'Inglese liturgico (per esempio si usa shall al posto di will, thou al posto di you e thy al posto di your), ma molto dipende dalla pronuncia di chi dice Messa. Di solito c'è un vecchio prete americano, un arzillo nonnetto, ma una volta abbiamo beccato un prete irlandese (presumo), azzimatissimo e INCOMPRENSIBILE. Per tutta la Messa ha parlato del Senegal, ogni 30 secondi nominava il Senegal; mio fratello ed io ci guardavamo a occhioni sgranati.
Solo dopo qualche giorno di tortura mentale ho capito che quel Senegal altri non era che un distortissimo Son of God!
La mondegreen di L. risale alla sua infanzia.
Da bambina imparó una canzone di Sofia Rotaru (una cantante ucraina degli anni '80), Аист на крыше (La cicogna sul tetto); ecco il testo:

Люди, прошу я,
Потише, потише,
Войны пусть сгинут во мгле.
Аист на крыше,
Аист на крыше,
Мир на земле.
(Gente, vi prego,
fate più piano, più piano,
lasciate scomparire le guerre nell'oscurità.
La cicogna sul tetto,
la cicogna sul tetto,
pace in terra)

Ma L. capiva il terzo verso:

Войны пусть сгинут в омлет
(lasciate scomparire le guerre nella frittata)

per omofonica similitudine tra va mgliè (nell'oscurità) e v amlièt (nella frittata).

8 luglio 2008

Vecchi disegni - 2

Due disegni fatti durante il CAR, Luglio 2002. Ho utilizzato due libere uscite domenicali per un paio di gite a Ravenna e Urbino (il CAR l'ho fatto a Pesaro).
La gita a Ravenna, mi sono portato dietro un pari-scaglione romano, che si è sorbito le mie dettagliatissime spiegazioni sull'architettura bizantina, con ricche digressioni sulla tecnologia costruttiva, la statica e i mosaici (inclusi doverosi cenni storici ed etimologici). Abbiamo visitato Sant'Apollinare in Classe (Classe sta per classis, flotta; un tempo lì erano gli ormeggi di una delle flotte imperiali) e il complesso San Vitale e Mausoleo di Galla Placidia, che ho colto l'occasione di schizzare:

Mausoleo di Galla Placidia
La Domenica successiva il pari-sca ha preferito andare a Rimini con il resto della compagnia e io me ne sono andato solo soletto a Urbino, a visitare il Palazzo Ducale, che ospita la Galleria Nazionale delle Marche.
Urbino è bella di per sè, il Palazzo Ducale per un fan dell'Alberti quale il sottoscritto è un valore aggiunto. Ecco un veloce studio del cortile del Palazzo:

Palazzo ducale di Urbino
Nella collezione della Galleria Nazionale sono conservati il ritratto ufficiale del duca Federico di Pedro Berruguete, la Flagellazione di Piero della Francesca (su cui ho letto un paio di anni fa l'acuto e accurato saggio "L'enigma di Piero" di Silvia Ronchey), la Muta di Raffaello, la Città ideale attribuita al Laurana e molti altri notevoli dipinti. Non dimentichiamoci dello studiolo del duca.
Rientrato a Pesaro, prima di tornare in caserma, mi sono concesso due belle piade.

4 luglio 2008

Vecchi disegni - 1

Due disegni fatti durante un viaggio a Lisbona nell'Agosto del 2001.
Nel primo una vista del quartiere di Baixa Chiado. Quel pomeriggio ero solo e mi godevo la brezza oceanica che stemperava l'irraggiamento solare; il giorno dopo sarebbe arrivata la persona che stavo aspettando. Questa è la frase che ho scritto per accompagnare il disegno: "m'inchioda al silenzio il ponentino del vespro che annotta il clamore dei sensi e mi tenta con un fantoccio di pace sanscrito, ma non rinuncio al mio ergo sum e non mi sciolgo dall'abbraccio del logos".

Baixa Chiado
Mi sciolsi dall'abbraccio del logos, quando quella persona arrivò.
Il secondo disegno l'ho fatto durante una mezza giornata di mare a Cascais, vicino Lisbona; rappresenta una donna grassa sdraiata sulla spiaggia con le figlie adolescenti (una botolo come la madre e una bellissima e sognante):

Cascais

1 luglio 2008

La scintilla assatanata

Qualche giorno fa arriva uno dei tre Indiani alla mia stanza. Si stava facendo un giretto, visto il clima vacanziero e rilassato.
Tutto contento mi dice che il suo visto é in scadenza e deve tornare in India per rinnovarlo da lí. Gli ci vorranno almeno un paio di mesi e quindi dovrá starsene in forzate ferie a casa.
Aveva negli occhi una scintilla assatanata, non giustificata dalla sola idea di starsene due mesi a casa.
Poi mi chiede se sono single. Che no, gli dico. E tu?, ribatto. Che sí, mi risponde e poi aggiunge che i suoi genitori gli stanno cercando una moglie e che quest'estate si sposerá. Viene da una regione interna dell'India, a Est di Mumbai, e lí usa che i genitori cerchino la moglie per il figlio. Ma dai, faccio io, qui invece facciamo tutto da soli. Ma puoi rifiutare?, gli chiedo. Lui mi assicura che a scegliere sará lui (sí, ma tra le candidate proposte dai genitori).
Beh, in bocca al lupo!, dico. Ma la scintilla assatanata nei suoi occhi non era spiegabile con le sue prossime nozze.
Poi aggiunge (coniugando candore e allupamento): in India non é permesso dormire con la propria moglie prima del matrimonio.
Aaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh: ecco da dove veniva la scintilla assatanata!

26 giugno 2008

L'ingegnere - 2 Studio di un caso (umano)

Questa settimana abbiamo partecipato ad un corso interno su un programma (Robot Millennium per il cemento armato); durante la pausa pranzo, sono capitato (mio malgrado) vicino al neolaureato (di cui al post precedente) e, contro l'abitudine locale al silenzio, mi ha amabilmente intrattenuto con la sua conversazione (mentre dall'altra parte del tavolo un collega si gustava un delizioso piatto di fettuccine salame e ananas): ha esordito chiedendomi cosa ne pensassi del programma. Io ho risposto evasivamente: carino. E lui, con gli occhi persi nel vuoto, come se mi sciorinasse la Tradizione guénoniana: questo programma non mi convince; come facciamo a sapere che il programma non commetta errori? Ci sono talmente tanti dati da inserire. Bisogna ricalcolare tutto a mano per essere sicuri. Allora, gli ho fatto notare, é chi lo usa, chi deve inserire i dati, che deve stare attento a non commettere errori; se sbagli a introdurre i dati, sei tu che sbagli, non il programma. E lui, granitico e stolido: ma ci sono talmente tanti dati da inserire, come faccio ad essere sicuro che il programma non commetta errori?
Mi sono tornate in mente le domande che infliggeva al trainer per mostrare la sua perspicuitá professionale, domande che scavando nell'inconscio della meccanica del continuo, volevano scovare l'errore nel programma o nel trainer, domande assolutamente impertinenti visto che trattavamo di cemento armato (dove cioé la precisione chirurgica é inutile): usava parole "torsione" che mi provocano conati di vomito (non reggo nemmeno allo stimolo al rigurgito quando sento "secondo ordine", ma almeno mi sono abituato a "instabilitá").
Avrei dovuto ribattere: é vero, bisogna stare attenti; ma non mi andava di darla vinta a quest'idiota che vuole darsi arie da gran progettista. Ho risposto che il programma funziona benissimo, che non c'era ragione di dubitare, ma che l'operatore deve stare molto attento. Quanto a controllare i risultati facendo i calcoli a mano, ho aggiunto, si puó fare nel caso in cui calcoli ad esempio una singola trave -come capita a te, cocco mio-, non quando progetti un edificio di mille mila metri quadrati su diversi piani.
Con la testardaggine di chi non ha il senso della realtá, lui ha continuato: ma come faccio a sapere che l'armatura di una trave é quella giusta: devo ricalcolare a mano. E io: si vede proprio che tu non hai progettato tante travi, perché se una trave é poco o troppo armata si vede a occhio.
Lui ha insistito ancora a non essere convinto di un programma che puó commettere errori se introduci i dati sbagliati (il programma sbaglia, non tu, eh?). E io, sbriciolato: bisogna stare attenti a inserire bene.
Abbiamo finito in silenzio la nostra Cobb-salaatti: uovo al tegame, pancetta fritta, pezzetti di petto di pollo, pezzetti di aurajuusto (formaggio simil-gorgonzola), olive e pomodori (era abbastanza mangiabile, soprattutto in confronto alle fettuccine salame e ananas).

CONCLUSIONE: Il neolaureato é un perfetto esempio di ingegnere ingegnere che vive nel suo mondo Lego (con l'aggravante che crede di essere figo, ma é solo insopportabilmente pedante).

L'ingegnere - 1 Fenomenologia di uno stereotipo

Gli ingegneri si dividono in due specie: ingegneri ingegneri e ingegneri "ma io non sono il tipico ingegnere".
Gli ingegneri ingegneri discendono direttamente dagli omini Lego, credono cioé nell'esistenza del solo mondo Lego (cioé il loro mondo professionale), ignorando a bella posta tutto il resto, e sono fanatici assertori delle leggi fisiche fino al paradosso antisociale. Sono riconoscibili da una serie di attributi come la panza, la pelata, i culi di bottiglia davanti gli occhi, la sfiga con l'altro sesso (controbilanciata da una passione instancabile per informatica e gadget tecnologici) e soprattutto la camicia a manica corta con taschino zeppo di penne.
Gli ingegneri "ma io non sono il tipico ingegnere" (specie al quale appartiene lo scrivente), sono professionalmente simili agli ingegneri ingegneri, ma si distinguono da questi ultimi per l'irresistibile appeal e soprattutto per uno o piú interessi/attivitá che hanno totalmente al di fuori del loro mondo professionale (per il sottoscritto: letteratura, viaggi e pittura olandese).
Secondo la mia esperienza, si diventa ingegneri ingegneri o ingegneri "ma io non sono il tipico ingegnere" per predisposizione genetica, in altre parole: é destino (e tu non ci puoi fare niente).

Un fulgido esempio di questa predisposizione genetica é riscontrabile in un neolaureato che é stato trainee da noi (e che molto probabilmente continuerá a lavorare da noi).
Ero rimasto molto colpito dal fatto che era venuto a presentarsi poco tempo dopo il mio arrivo; ero rimasto intrigato dalla banalitá della sua conversazione e folgorato dalla sua ignoranza di cose italiane (pur non essendo mai stato in Italia, ne parlava con consumata competenza, descrivendo il nostro Paese come una specie di far west mafioso con montagne di monnezza invece dei canyons dell'Arizona e guidato da una sorta di Mugabe bianco; ovviamente le mie parole di spiegazione risultavano totalmente inutili).

24 giugno 2008

Weekend a Tallinn - 2

Ho fatto un paio di disegni durante il w/e  a Tallinn. 
Il primo rappresenta un'Estone di mezz'etá curiosamente addormentata a bocca aperta su uno dei ponti (coperti) del traghetto: un incrocio tra l'urlo di Munch e una statua di Bomarzo.

donna addormentata  
Il secondo disegno é un tentativo di raffigurare uno scorcio del centro storico di Tallinn (una strada chiamata Pikk), tutto viuzze tortuose, spioventi, finestroni e abbaini. Ma la giornata non era delle migliori per il gran vento che tirava (non era un granché piacevole sedere all'aperto), né gradivo la compagnia di un gruppo di Brits che sedeva al tavolino accanto (troppo rumorosi, banali all'ennesimo grado e soprattutto non hanno degnato di un sorriso la bella cameriera estone tutta riccioli d'oro e occhioni azzurri, ma, con un provincialismo che gli esterofili italiani non vedono mai, hanno controllato con zelo contabile voce per voce il conto - alla faccia della sterlina che la corona estone se la magna e se la ricaca).

Pikk 
Avevo solo una penna a sfera blu.

22 giugno 2008

Weekend a Tallinn - 1

Ci siamo concessi un weekend a Tallinn in uno spa hotel, il Kalev SPA. Praticamente una piscina da 50m (con aquapark, wellness center e beauty center) con un hotel intorno.
L'hotel è concepito per i gusti dei turisti finlandesi, cosa che si può riscontrare ad esempio nel buffet che offre pietanze finlandesi (da notare che gli Estoni cucinano il cibo finlandese meglio dei Finlandesi stessi).
L'aquapark è nuovo e ben fatto. Wellness center e beauty center anche.
Il servizio è estone. Forse un misto tra la rude semplicità finlandese e spartana semplicitá sovietica.
Non sapevo mai che lingua usare, se fare uno sforzo in Finlandese o sfoggiare un po' di Russo; l'Inglese lo parlano generalmente in una maniera incomprensibile.
Di Tallinn non abbiamo visto praticamente niente: siamo arrivati il Venerdì sera tardi e stanchissimi, Sabato l'abbiamo passato a dormire, a vagare di jacuzzi in jacuzzi e a farci massaggiare. Siamo usciti solo la sera per andare a mangiare un boccone. Pioveva, i Russi (indigeni e turisti) erano elettrizzati per l'imminente match Olanda-Russia e, dopo trasognato vagare sotto la pioggia durante la notte bianca, siamo entrati al Peppersack,
un ristorante di ispirazione tedesco-medievale (che ci ha ricordato vagamente un ristorante di Amburgo dove siamo stati l'anno scorso): buon cibo (io ho preso maiale alla griglia con salsa di funghi e insalata di cavolo marinato e cetrioli sottaceto, L. salmone al forno con riso).
Ottima la birra estone (sinceramente non è difficile fare meglio di quella finlandese): ho apprezzato l'A. le Coq scura.
Oggi avevamo ancora dei trattamenti nel wellness e beauty center e c'è scappata solo una passeggiatina per il centro. Tutto sommato Tallinn è carina come qualsiasi città di provincia in Europa.
Ho notato che i Finlandesi si trasformano appena mettono piede sul suolo estone: assumono l'atteggiamento arrogante tipico del dominatore coloniale (con l'unico intento di sbronzarsi come galli cedroni). Non credo di allontanarmi troppo dal vero nell'affermare che i Finlandesi si sentano in diritto di aspettarsi che gli Estoni gli debbano baciare il culo perchè vanno a spendere il loro superfluo a Tallinn. La loro (presunta) maggiore ricchezza e l'odio che provano per gli Estoni li portano ad aspettarsi questo. Nota bene: gli Estoni sono solo al terzo posto nella lista dell'odio: al primo ci sono i Russi e di gran lunga staccati gli Svedesi).
Tra i Russi vige lo stereotipo dell'Estone lento (nel parlare, nel pensare e nell'agire). Devo dire che il senso di questo stereotipo mi sfuggiva, perchè già i Finlandesi mi parevano lenti, ma gli Estoni lo sono ancora di più! Incredibile.