6 marzo 2009

Goodbye yo Berlin

Oggi post letterario.
Ho da poco terminato Goodbye to Berlin di Christopher Isherwood, in un ben conservato Paperback di quarantanni fa recapitatomi dall'amazzone britannica.
Da un po' di tempo ho cominciato a leggere libri in Inglese, sia per il piacere di leggere in lingua originale, sia con l'intento di migliorare il mio Inglese.
L'Inglese é la lingua che uso per lavorare (insieme al Finlandese e al Russo) ed é anche una delle lingue che uso nel tempo libero (nel tempo libero preferisco peró usare l'Italiano e gustarmi accenti ed espressioni dialettali diverse, sapide di italum acetum).
Insomma, mi sono letto Goodbye to Berlin. É una raccolta di appunti durante due soggiorni Berlinesi all'inizio degli anni '30. Non possedendo l'Inglese al 100% magari mi sono perso qualche sfumatura, ma nel complesso me lo sono goduto, una volta entrato nel meccanismo stilistico dell'autore. Isherwood usa una lingua molto mimetica, adattandola di volta in volta al personaggio che parla (ci riesce bene soprattutto quando mette in bocca a differenti Tedeschi ogni volta un differente Inglese; mi é piaciuto moltissimo il Tedesco sgrammaticato, ma efficace che parla un'attricetta britannica amica del protagonista); Céline in questo é maestro.
Alcune descrizioni sono mirabili. Il testo comincia con la dichiarazione che lo sguardo dell'autore si fa telecamera che passa registrando senza selezionare. Le sue descrizioni paiono veramente cosí, ma a ben analizzare si vede la mano selettiva dei dettagli, la mano che crea collegamenti attraverso allusioni e aggettivi, insomma si vede Flaubert tra le righe!
Mi é piaciuta anche la struttura narrativa. I primi capitoli raccontano personaggi e storie in dettaglio e nell'ultimo capitolo tutti i personaggi e le loro storie s'intrecciano l'uno nell'altra dando un mirabile senso di compiutezza e d'unitá al romanzo. Come in un giallo, ogni personaggio racconta la sua storia e alla fine l'investigatore compone un mosaico in cui tutte le tessere trovano il loro posto e tutte insieme compongono un'immagine. Questo é talento, perché durante la lettura, sapevo che gli eventi narrati dovevano essere piú o meno contemporanei e i capitoli mi sembravano un po' scollegati, ma alla fine Isherwood ha dato loro senso cucendoli insieme.
 
 
Adesso ho cominciato The Life and the Opinions of Tristram Shandy, Gentleman di Lawrence Sterne. Sterne é uno dei miei autori preferiti, per me é uno che potrebbe benissimo dare del tu a Cervantes, Proust e Musil. Ho conosciuto Sterne attraverso il Foscolo: con lo pseudonimo di Didimo Chierico, il Foscolo ha tradotto il Sentimental journey sterniano. Avendo amato le avventure di Yorick, il passo al Tristram Shandy é stato breve.
Sia il Sentimental journey, sia il Tristram Shandy li ho letti due volte (la seconda lettura del Tristram Shandy
é avvenuta durante l'interrail del '98, non posso dimenticare). Forte di questa doppia rilettura, mi avventuro nell'originale. A parte la lingua (l'Inglese del '700), la difficoltá é lo stile: Sterne usa frasi sterminate disseminate di digressioni che rendono la lettura un po' straniata, come quando si é un po' sbronzi; Sterne riesce a parlare tantissimo senza dire niente eppure alla fine di ogni capitolo ti sembra che qualcosa ti sia stato comunicato. Piú che una lettura pare una conversazione, é molto simile a Montaigne (al limite a te nemmeno interessa granché quello che Montaigne dice, ma ti fa piacere che lui sia lí con te a chiacchierare). Non dico altro perché sto veramente all'inizio.

27 febbraio 2009

La prova dell'esistenza di Dio e il segreto delle leggi dei mercati

Oggi un post ambiziosetto

1) La prova dell'esistenza di Dio.
Ho la prova inconfutabile della
Sua esistenza!
Metterá d'accordo cattolici ed anglicani, che sfileranno il Primo Maggio per le vie di Belfast bevendo fiumi di birra e sidro!
Si ricrederanno atei, agnostici, rinnegati, spretati, delusi, simoniaci, illuministi, matematici impertinenti, bestemmiatori, indecisi, comunisti (trinariciuti e non), dubbiosi, eretici (in particolare i monofisiti e i nestoriani), revisionisti, negatori dell'Olocausto, panteisti, radical chic e fricchettoni!
Nevica da tre giorni e non é il nostro turno per spalare il parcheggio!
Dio c'é! Giustizia c'é! Distributiva, commutativa e sociale! Fate voi.
Giá gnostici tradizionalisti, che hanno battuto le bancarelle del Lungosenna alla ricerca di introvabili guénoniani, bisbocciano a Oloroso di Jerez dell'87 con rabbini ortodossi nei caffé di le Marais!
Giá Aristotele sussulta di gioia nella sua tomba!
Giá odo i cori festosi dei sindacalisti e dei centri sociali che imboccano la via Cavour dai fori imperiali, mentre Alemanno, er Pecora e Storace, in testa ad una falange di fasci giulivi, li aspettano a piazza della repubblica con petali di rosa e biglietti dell'autobus usati e un gay pride estemporaneo dal Colosseo marcia fino alla basilica di san Giovanni in Laterano per assistere ad una mega Messa in memoria di Jörg Haider accompagnata dai Massive Attack e Gigi d'Alessio!

2) L'andamento dell'economia
Anni fa vidi
π, un bel film americano indipendente, che racconta la storia di un immaginario matematico ebreo newyorkese arrivato a scoprire la legge che regola l'andamento dei titoli di borsa. Siccome questa legge é basata su una sequenza numerica, la scoperta fa gola alla classica multinazionale cattiva e ad un rabbino ultra-ortodosso, che crede che quei numeri siano la sequenza cabbalistica del perduto nome di Dio. Il film termina con un doppio finale: il matematico si suicida o diventa scemo.
Nel film vengono trattati con competenza e chiarezza argomenti complessi come la serie di Fibonacci e lo sviluppo della spirale costruita sulla sezione aurea, argomenti dei quali ho un'ottima cognizione avendoli approfonditi nella mia tesi di laurea insieme ad altri (le proporzioni del pentagono, le relazioni tra spirale e pentagono, i frattali, ecc.; argomenti che mi hanno condotto poi alle discipline esoteriche, ma questa é un'altra storia).
Per farla breve, ho trovato un metodo infallibile per predire l'andamento dell'economia mondiale in relazione all'andamento del prezzo del petrolio! L'aspetto piú stupefacente é che é semplicissimo e non richiede lauree, MBA alla Bocconi, abbonamenti al Sole 24 Ore o l'aver visto Wall Street di Oliver Stone!
Ora vi spiego: il prezzo del diesel, che dipende direttamente dal prezzo del petrolio (fuorché in Italia), varia in progressione perfetta con la quantitá di carburante nel serbatoio della mia macchina! Cioé: non appena il contenuto del serbatoio é inferiore alla metá della sua capienza, il prezzo del diesel (e quindi del petrolio) comincia a salire (e quindi l'economia va in crisi nera, le banche argentine falliscono e si portano nella tomba i risparmi dei lavoratori italiani, le rate del mutuo s'impennano, disoccupati e precari aumentano); il momento peggiore é quando devo fare il pieno: stai sicuro che i prezzi sono schizzati alle stelle (e il mercato globale é a pezzi); appena fatto il pieno, il fenomeno s'inverte: il prezzo del diesel (e quindi del petrolio) cala (e quindi l'economia comincia a riprendersi, segnali di ottimismo dalla banca centrale europea, aumentano i consumi, l'abbondanza di liquido in circolazione permette facile accesso al credito, i tessuti cinesi non fanno piú paura); l'andamento positivo ovviamente dura finché non si supera la metá del serbatoio e tutto ricomincia da capo.
Tutto scientifico! (come il comunismo)

14 febbraio 2009

Livida Berlino - 2

anna_blume_01Abbiamo frequentato piú del solito Prenzlauer Berg, dove vivono molti dei nostri amici russi (di solito bazzichiamo l'Ovest). Mi sono divertito a sentirli discutere animatamente come noi Italiani sulla scelta del posto dove andare a mangiare o a bere.
Ci siamo tornati anche da soli, a Prenzlauer Berg, quando i pomeriggi erano troppo cupi e il vento portava con sè un misto poco intrigante di pioggia, ghiaccio e neve.
Ci é piaciuto piú di tutti Anna Blume, un caffé dal design sobriamente liberty con fioraio annesso (Blume = fiore) sulla Kollwitzstraße.
Il curvo bancone e i lunghi e ondulati divani dalla pelle rossa, specchiati dalla modellatura del controsoffitto, creano calde sinuositá ventrali in cui indugiare a lungo, in cui perdersi in fantasticherie mangiando una succulenta fettona di torta, in cui leggere o chiacchierare o guardare gli altri clienti bevendo un frischer Minztee.
Di primavera o d'estate si puó sedere fuori, godendo della tipica quiete berlinese che spira tra i viali (tanto diversa dallo sterile silenzio di Hki) e del mite solicello.

anna_blume_02Alla nostra destra, manco a farlo apposta, sedeva una studentessa di lingue, che raccontava all'amica finnica del suo studio della lingua finlandese e dei suoi soggiorni in Finlandia. Mi sarebbe tanto piaciuto entrare nella conversazione e dire la mia, ma non mi andava di sporcare l'entusiasmo ingenuo della studentessa.
Alla nostra sinistra sedeva una giovane donna dalla lunga treccia nera, rapita nella conversazione con un uomo di mezz'etá. Ho pensato che la giovane donna fosse una studentessa e il vecchio il suo adorato professore-pigmalione. Lei era troppo felicemente concentrata sul suo interlocutore per poter pensare che questi ne fosse semplicemente il padre. Chissá che l'interesse e l'ammirazione non l'abbiamo spinta a maggiore intimitá con l'uomo. Che mi dava le spalle, onde non potevo coglierne l'espressione, se quella altera di un maestro o quella lubrica di un fauno.
Davanti, ma piú distanti, due anziane signore parlavano sottovoce con gran gesticolare.
Passava qua e lá la giovane cameriera, chiaramente una studentessa, con una smorfia un po' antipatica che le irrigidiva il bel volto.
Non paghi delle lunghe passeggiate, spesso allungavamo volutamente i tragitti in metro per osservare un po' di umanitá varia berlinese.

13 febbraio 2009

Livida Berlino - 1

Abbiamo passato alcuni giorni a Berlino.
Febbraio é forse il mese meno felice per andarsene a spasso (almeno nell'emisfero boreale); va da sé che Berlino c'incanta anche a Febbraio, persino quando é livida (non posso scrivere gelida, venendo da una gelida Helsinki).
Livida come la mattina che ci ha portato a Treptower Park, dove si trova un tempio a cielo aperto, un memoriale alla gloria eterna degli eroi socialisti dell'armata rossa che hanno donato le loro vite per liberare l'umanitá dalla schiavitú fascista (cito a memoria dall'epigrafe russa).
 
treptower park, bassorilievoSebbene io non abbia simpatia alcuna per comunismo, socialismo e sinistra in generale, sebbene il memoriale sia letteralmente farcito di frasi roboanti firmate Iosif Stalin (frasi ripetute a pappagallo per sessant'anni da alti papaveri e da scagnozzi di partito, da demagoghi sindacalisti e da fankazzisti capelloni da centro sociale fino a ridursi a locuzioni retoriche svuotate di ogni reale significato, anche politico oramai; fino a riempirsi di ridicolo in bocca a nani, ballerine, travestiti e telegenici), a Treptower Park si respira fortissimo e vivissimo il fiato greve della tragedia. Della tragedia della guerra.
Il valore politico del memoriale mi sembra passato. Una grande statua in cima ad una tozza torre mostra un soldato che tiene una bambina nel braccio sinistro e una spada reclinata nella destra (mi fa pensare all'angelo che rinfodera la lama sulla sommitá di Castel Sant'Angelo) e che calpesta una svastica spezzata (come Maria la testa del serpente?): ora non ci sono piú svastiche da spezzare, non ci sono piú le schiere hitleriane che invadono la nostra patria socialista (ora abbiamo il nazisionismo e il fascismo islamico), e non ci sono piú liberatori, armate rosse, armate a cavallo (al massimo esportiamo la democrazia o instauriamo la sharia). Il memoriale rimane a dar voce al dolore dell'umanitá ferita dalla guerra, da ogni guerra. Questa voce di dolore, atroce sorda pressione, é ancora viva, ancora lacera i nostri timpani. E nonostante che i Russi arrivassero come liberatori (e ben presto sarebbero rimasti come invasori per cinquant'anni), nonostante l'epos della conquista di Berlino, uscendo dal memoriale di Treptower Park si porta con sé la consapevolezza che la guerra, nessuna guerra é eroica.
 
treptower_parkLo stesso pesante stordimento mi ha colto ai cimiteri alleati di Cassino e alle Fosse Ardeatine.
La visita a Treptower Park ci ha segnato.
Tanto che ci vogliamo tornare in primavera, quando il risveglio della natura dará un profumo di speranza alle nostre meditazioni.
In questi giorni a Berlino c'é la Berlinale. Abbiamo visto un film danese, Lille soldat, di Annette K. Olesen. Il film racconta di Lotte, appena tornata dal servizio militare in Iraq (bella la citazione iniziale da Apocalypse now), di cui non dice niente, ma che certo ha lasciato un segno profondo in lei; senza soldi e lavoro, si vede offrire un posto da autista dal padre, che é stato assente nella vita di Lotte e che ora prospera nel giro della prostituzione. Lotte diventerá l'autista della squillo piú bella e richiesta, la nigeriana Lily. Nel film é descritto l'evolversi del singolare rapporto tra Lotte e Lily, che é anche la donna del padre di Lotte, il suo protettore. Due donne forti, Lotte cancella la propia femminilitá (ma non del tutto), Lily invece la esalta, all'opposto. Non racconto oltre.
Nonostante il tema forte, il film non é retorico o moralistico e, pur con un finale un po' melodrammatico, ti tocca.
Piacevole spizzarsi un po' gli animali da festival: arie impegnate e assorte da intellettuale, barbe incolte, lunghe sciarpe, velluto, baschi di tutte le fogge per tutti i sessi possibili immaginabili; non possono mancare i Giapponesi con la borsa a tracolla della Berlinale.
Nonostante il livido Febbraio, abbiamo fatto lunghe passeggiate in quartieri a noi poco noti: Steglitz e Tempelhof.
Steglitz é un quartiere meridionale. L'ultimo, credo, a una certa densitá prima dei quartieri giardino come Dahlem o Lichterfelde. Ha ancora il carattere herrlich (signorile) di Wilmersdorf o Charlottenburg, con le sue tranquille vie alberate fornite di edifici Gründerzeit. Un centro commerciale appena costruito pare l'abbia scosso dal suo discreto torpore borghese. Un posto dove professionisti vivono, tengono studio e parcheggiano l'Audi.
Tempelhof é piú interessante e (per noi) inaspettato. Il quartiere era fino a poco tempo fa tiranneggiato dall'aeroporto omonino. Ora che l'aeroporto é stato chiuso, si prevede un suo sviluppo, essendo confinante con i trendy (e cari) quartieri di Schöneberg e Kreuzberg. Ancora si respira quasi un'aria di paese, case basse, suono di campane, sebbene Tempelhof sia tutto sommato abbastanza centrale, perché il quartiere é isolato dal resto della cittá da ferrovia e autobahn a ovest e nord, dal vuoto dell'aeroporto a est e da un corso d'acqua a sud.
(continua)

6 febbraio 2009

Di furgoni e passeggiate

Ieri al corso di Russo l'insegnante ci spiegava il significato della parola увлечение (uvlečenie, passione). Ad esempio, mi fa, se tu hai uvlečenie per le belle macchine, ti compri: Ferrari, Ducato... E una delle signore-madri la interrompe aggiungendo: Iaguár (pronuncia russa).
Al sentire Ducato, ho sorriso: certo l'insegnante voleva dire Ducati la moto, e non Ducato il furgone! fiat_ducato
Lí per lí non ci ho badato troppo ed ho continuato a seguire la lezione, ma dopo cinque minuti mi é venuto in mente un garage strafico con una Ferrari, una Lamborghini, una Rolls-Royce, una Iaguár... e un Ducato!
E sono sbottato a ridere. Cosí, di punto in bianco.
L'insegnante, piacevolmente impressa dallo scoppio d'ilaritá, me ne ha chiesto la ragione e quando ha capito che il busillis era l'aver scambiato la Ducati per il Ducato é diventata tutta rossa, nonostante la sollevassi d'ogni responsabilitá per l'oggettiva somiglianza tra Ducati e Ducato.
Dopo il russkij urok, la lezione di Russo, ho un'oretta di buco (come si diceva ai tempi della scuola e dell'uni) dalle sei alle sette, prima che cominci il Deutschkurs.

Di solito, ai tempi dell'uni, l'oretta di buco era l'ideale per una chiacchiera, qualche sigaretta e un caffé (con panna, se girava bene); talvolta questo miscuglio di chiacchiera, sigaretta e caffé consumato ai tavolini del Bar dello Studente (con vista sul Colosseo, mica pizza e fichi!) era cosí avvincente (complice la compagnia di spiriti sopraffini quali er Pinta, er Centallóra, er Tallone e le Quotate Flautiste e galeotto il clima mite romano) che il buco si allargava fino ad inghiottire la lezione successiva, ma questa é un'altra storia!

Eravamo rimasti con questo buco di un'oretta, piacevole chance per un pigro vagolare flâneur.
Meno male che finora il tempo é stato clemente!
Siccome a Hki (e nel resto del granducato) i negozi chiudono alle sei, a parte parrucchieri e supermercati, nel mio passeggiare mi debbo accontentare di vetrine cupamente illuminate, degli sguardi assenti delle sciampiste che frizionano capoccioni di tutte le taglie e del via vai di larve schive con buste della spesa sbiadite. Incontro spesso cani portati a spasso da diafani figuri, mi accorgo all'ultimo istante di gruppi di bambini che giocano nella neve nel piú assoluto silenzio, sorvegliati da genitori mimetizzati nel buio. Dall'odore improvvismo di sigaretta intuisco che mi sta passando vicino qualcuno che fuma.
Sfilano le criniere gialle di stivalate di mezz'etá tutte tacchi e forza, sfilano biondine ricche di modernitá e di giovinezza, maschietti concentrati sulla playlist o sulla frangetta e vecchi professionisti impenetrabili intabarrati disseminatori di figli. Sono a Töölö, zona signorile, quasi europea, e non battuta dalle schiere brute degli alcolizzati.
Incrocio soprattutto donne e non perché l'occhio vede/cerca quello che gli piace, ma perché gli uomini finlandesi campano nel cono d'ombra delle donne finlandesi.
Solo soletto passeggio ruminando i miei pensieri.
Finché il tempo regge.
Quando arriverá il freddo passeró l'oretta di buco leggendo su un divano del centro culturale russo.

4 febbraio 2009

Il centauro

Quando per qualche motivo durante il giorno esco dall'ufficio, spesso trovo all'ingresso di un supermercato un Russo che muove dei burattini al ritmo di rock russo (suonato da uno stereetto scassato).
Un osservatore superficiale penserebbe che i burattini danzino, ma a guardare bene il Russo non fa altro che muoverli su e giú. Lo strepito struggente del rock non fa scopa con lo sguardo assente del burattinaio, perso in chissá quali atarassici mondi, peró fa scopa con la sua aria sdrucita da centauro alto e possente, e soprattutto maledetto. Merito di vecchia bandana, barbone nero e giubbottaccio di pelle.
Peccato che non dia l'idea di avere nemmeno una bicicletta.
Qualche mattina presto, l'ho visto in compagnia di una donna minuta, secchettina; anche lei con l'aria di averne passate tante. Mi sembrava sbronza. E lui l'aiutava ad andare piano piano.
Stamattina dalla finestra invece ho visto lui passare sbronzo e traballante, sorretto da lei.

2 febbraio 2009

La fine della rivoluzione - 2

Partecipo, come sapete, al concorso Blog&Nuvole con il racconto "La fine della rivoluzione".
Questo racconto ha superato la prima selezione ed é stato ammesso tra i 35 che diventeranno fumetti. E ieri anche il fumetto tratto dal mio racconto é stato pubblicato!
Le tavole sono di Michela Lanini.
Michela ha lasciato il mio testo fluttuare come una voce di sottofondo, come un commento orale alle sue forti tavole. Che richiamano gli avanguardisti russi e gli espressionisti tedeschi.


I colori che usa sono il bianco e il rosso scarlatto, che vira in un bruno rossastro, come sangue secco. Pozze di colore in ebollizione primordiale, in lotta titanica. Tra il bianco, i Bianchi, e il rosso, i Rossi.
Le frasi in Russo (alcune: che paura! avanti! non sono solo tra i miei compagni, sapore del sangue in bocca) sono piú che decorazione.
Forse si descrive la genesi cruenta dell'Unione sovietica, forse si descrive uno scontro tra due princípi irriducibili, perché Michela sembra non cercare la fedeltá della rappresentazione storica (infatti sembra ambientata 30 anni dopo la rivoluzione).
Molto bello il Lenin, vivo, che parla alle masse, mentre il mio testo dice di una sua statua quasi stanca, con braccia lungo il corpo.

27 gennaio 2009

Fiati

British AirwaysDurante il volo per St. Lucia, lo scorso novembre, sedeva alla mia sinistra una donna estremo-orientale. Sui trenta e molto minuta.
Vestiva il canonico revival anni '80 e portava in testa tanta lacca da ridurre l'ozono a una groviera. Era cosí preoccupata della sua voluminosa criniera nera che non passavano trenta secondi che non se la rinfoltisse con una bella passata di mano.
Dopo cinque minuti di volo, devastata dalla lettura della rivista delle Britsh Airways, si é attaccata al suo i-Pod per le restanti otto ore di volo e per le restanti otto ore di volo si é dimenata come fosse in discoteca, fortuna che era una scricciolo. Non paga, ha bevuto di tutto, mischiando birra, whisky e gin tonic e non mi ricordo che altro. Normale che dopo un po' non fosse neanche piú capace di versarsi il vino nel bicchiere.
Fin qui la cosa non mi toccava per niente: ero immerso nella lettura dei Simboli di scienza sacra del Guénon (Adelphi) e nell'analisi delle Tentazioni di sant'Antonio di Bosch del Fraenger (Abscondita). Quello che era insopportabile era quanto scricciolo estremo-orientale puzzasse d'alcool, praticamente come una qualsiasi strada di Helsinki. E quello che mi mandava in bestia era quel suo continuo rifarsi il trucco e risistemarsi la criniera nonostante il fiato d'alcool!
AeroflotA questo punto, non posso fare a meno di ricordare quell'omone russo che mi capitó vicino su un volo per Mosca di ritorno dalla Siberia qualche anno fa. Era veramente un armadio, una montagna, saranno stati un paio di metri e almeno centocinquanta chili.
Non so come c'entrasse, ma stava seduto alla mia sinistra; le sue braccia esondavano sugli esili braccioli dell'Aeroflot e a me non rimaneva altra scelta che mettere il mio braccio direttamente sopra il suo. Lui non pareva gradire molto, ma dopo un po' si é addormentato come un macigno.
Siccome mi sovrastava, il suo respiro mi giungeva dall'alto. Fragranze di carne, cipolla e vodka. E io non riuscivo a trovare una posizione dove non mi arrivasse quel bouquet! A destra, a sinistra, in avanti, indietro: NIENTE! Provai a respirare secondo il suo respiro: inspiravo tra le sue inspirazione ed espirazione; funzionava, ma avendo quello i polmoni due volte i miei il suo respiro aveva un ritmo che io non potevo tenere.
Sono arrivato a Mosca che ero uno straccio.

19 gennaio 2009

Serata all'opera

Sabato sera siamo andati a vedere la Tosca al teatro dell'Opera di Hki.
Sedevamo centrali, alle ultime file della platea. Ottimi posti per godersi il palcoscenico. Avrei preferito la prima galleria centrale, donde si vede bene l'orchestra nella buca e soprattutto si spazia per benino sul pubblico. Malignare sulle toilettes delle signore é incluso nel prezzo del biglietto, ma purtroppo in questo non sono supportato dalla mia dolce e buona metá (con un certo mio amico lombardissimo, che é anche decisamente piú melomane di me, ci si sarebbe andati giú pesanti).
Le Finlandesi, quando provano ad acchittarsi, vanno da rinseccoliti business tailleur a pomposi tendaggi stile Buckingham Palace, a seconda della massa di carne da rivestire. Per non parlare delle vegliarde affezionate ai loro caffettani di lana con le renne ricamate.
Sempre e comunque abiti dal gusto pessimo e rigorosamente votati ad ammazzare la bellezza femminile. Mettici pure che tra ad ogni intervallo nessuno rinuncia alla rituale sbevazzata (a parte le vecchie rincancrenite che si fiondano su caffé e brioscina, manco fossero al Radetzky il sabato mattina) e la sala puzza sempre piú di fiati che sanno di vino sudamericano e brandy estone (tanto per i Finni l'unica cosa che conta é che il numerino seguito da % sia il piú alto possibile).
Taccio sulle scarpe.
Ma veniamo all'opera.
Il primo atto é all'interno di sant'Andrea della Valle. L'interno di sant'Andrea era esattamente come ci si aspetta che in un teatro si allestisca un interno di chiesa. Il fatto che sia prevedibile é un demerito? Chi ha ideato le scenografie é mai entrato in una chiesa romana di quelle in pieno stile Controriforma? É mai entrato in una chiesa? Ha idea di cosa sia il sacro? E qui non é questione di crederci o no. La chiesa del primo atto é la chiesa inaridita di chi non ha nemmeno un briciolo di spiritualitá (verosimilmente lo scenografo é Finlandese). Non parliamo dell'impalcatura che serviva a Cavaradossi per salir su fino agli affreschi, pareva una macchina d'assedio medievale.
Il sacrestano, poi, sembrava un fraticello della serie co 'sta pioggia e co 'sto vento chi é che bussa a 'sto convento? Ci manca solo che cominciasse a canticchiare Loaker che bontá! Loaker che bontá!
Di un altro livello Cavaradossi, Tosca e Scarpia.
Cavaradossi (Vladimir Kuzmenko) gran voce e grande interpretazione. Tosca (Olga Romanko) mi é sembrata un po' troppo accademica. Piú di tutti mi é piaciuto Scarpia (Esa Ruuttunen), assai convincente nella sua recitazione quasi da teatro drammatico.
Il secondo atto é nell'appartamento di Scarpia. Anche qui l'appartamento era come ci si aspettasse un appartamento. Ma comunque meglio della chiesa del primo atto. Una scalinata sulla destra portava in una stanza dietro le quinte, dove Cavaradossi viene torturato. Una forte luce proiettava l'ombra di chi facesse le scale sul muro con ottimo effetto. Mi é piaciuta anche la fuga prospettica fino alla grande porta sullo sfondo (dai riflessi metallici, ma dall'aria un po' troppo leggerina per far credere che sia alta vari metri e quindi pesante).
Il tavolo su cui Scarpia cena era fornito con molto gusto e molta cura.
Il terzo atto rappresenta un Castel Sant'Angelo cupo e dai lividi bastioni monolitici; la cupola di san Pietro é sullo sfondo. Durante l'aria in romanesco un gioco di luci che simula l'avanzare dell'alba sulla cupola di san Pietro strappa un applauso a scena aperta. Si vede che non hanno mai visto un presepe! Perché l'impressione era quella.
Buona la prova dell'orchestra (condotta da Kari Tikka). Non conosco molto Puccini, ma ho una certa esperienza di musica orchestrale. Immagino che l'orchestra non debba rubare la scena ai cantanti e al massimo debba sostenerli e accompagnarli e questo l'orchestra faceva, con la forza ctonia dei sentimenti e del destino. Assurgeva a protagonista nei momenti di recitazione muta e ci dava gli stessi brividi che ci davano le voci dei cantanti. Scrivo brividi, perché di brividi si é trattato.
Se il fine dell'opera ultimo sia quello di suscitare emozioni non saprei (lascio la palla agli intenditori), ma devo dire che questa Tosca, con un crescendo non casuale, ci ha tenuto con il fiato sospeso attraverso tutti i colpi di scena fino al suicidio della protagonista.

Abbiamo concluso la serata a cena dal miglior Indiano di Hki. Cibo decente. Peccato che alle 23 del Sabato sera gli unici due clienti del ristorante fossimo noi (fossimo arrivati un po' piú tardi avremmo trovato pure la cucina chiusa).

18 gennaio 2009

Passeggiata domenicale

Temperatura alzata (tornata intorno allo 0; ieri si aggirava sui -10).
Ne approfittiamo per sgranchirci le gambe, anzi per audaci giochi di equilibrismo:

equilibrismo
NB sotto la neve c'é lo stagno ghiacciato:

Laaksolahti04
Il solito ponticello:

Laaksolahti02
Ecco é il lago Lippa, anche lui ghiacciato e innevato:

Lippajärvi02
Una buona occasione per fare quattro passi o pattinare (per tornare lí d'estate bisogna andarci a nuoto o in barca)...

Lippajärvi01