15 maggio 2009

14 racconti di fantascienza russa

Qualche mese fa mi sono letteralmente divorato un'antologia di racconti russi.
Si tratta di 14 racconti di Fantascienza russa, a cura di Jacques Bergier, edizione Feltrinelli del '61, una raccolta di testi scritti tra gli anni ’30 e la fine degli anni ’50.
Non sono un patito della fantascienza; ho letto un' del cyberpunk di William Gibson e qualche classico di Arthur Clarke. Peró, quando ho scovato questo titolo nel magazzino segreto, non ci ho pensato due volte a prenderlo. E non é stata una cattiva idea.
Pensavo che fosse uno di quei libri che si comprano come atto d'amore (per la Russia, nel mio caso). L'ho iniziato a leggere in uno svogliato weekend privo di stimoli e poi mi ha preso tanto che a malincuore me ne andavo a dormire o lavorare.
In realtá alcuni racconti erano piuttosto mediocri (o per lo meno non risvegliavano il mio interesse), tanto che li ho abbandonati dopo qualche pagina.
Ma non mi ha catturato tanto la bellezza dei racconti, quanto il milieu di cui erano impastati. Innanzitutto gli eroi sono (quasi) sempre russi (e noi siamo abituati a protagonisti invariabilmente americani), poi é data per scontata la supremazia sovietica in ogni campo (noi siamo abituati a vedere gli Americani come gli egemoni strafichi, ipertecnologici e superorganizzati). Inoltre i personaggi sono quasi sempre scienziati incorruttibili e animati solo dalla sete di conoscienza, marcantoni tagliati con l'accetta e pronti sempre a sacrificio di sè (che fa molto russo). In molti racconti la Terra é governata da un organismo democratico, schiavitú e imperialismo sono solo ricordi; il credo ufficiale é la Scienza, che ormai ha praticamente svelato ogni mistero. Nei racconti in cui si parla di Unione sovietica, non mancano riferimenti alla maggiore ricchezza e prosperitá di questa sull’America (ricchezza e prosperitá che assicurano agli scienziati maggiori fondi).
A proposito, nei due racconti ambientati in America il capitalismo é descritto come un sistema che genera povertá e disuguaglianza (ovviamente l'Unione sovietica é rappresentata come un modello di democrazia e libertá). Allora si era in piena guerra fredda e la letteratura era terreno di battaglia: ovvio che pure la fantascienza dovesse essere allineata.
I traduttori sembrano un po' aricchiappati. A parte che i neri vengono chiamati negri, in un racconto mi sono imbattuto in un personaggio che cosí inveiva contro la tecnologia: le macchine... le possino!
Il saggetto introduttivo di Jacques Bergier non riserva meno sorprese: si parla di Bulgakov come di un minore, come di un caratterista (da ricordare giusto per la novella Uova fatali; Il maestro e Margherita saró pubblicato solo nel ’67) e gli si contrappone l'accademico Kataev (la cui fama non varca ora le antologie scolastiche russe). In una cosa peró Bergier non sbaglia, nel rilevare il valore del romanzo breve di Ivan Efremov, Navi di stelle, il testo piú lungo della raccolta, che da solo varrebbe tutto il libro, a parte un paio di racconti dei fratelli Strugackie (gli autori di Stalker, per intenderci, da cui Tarkovskij ha tratto il suo film).
Navi di stelle é ambientato nell’immediato dopoguerra.
Un paleontologo cinese, prima di morire ammazzato da briganti, fa in tempo ad inviare ad un suo collega russo un cranio di dinosauro con un foro che sembra quello di un proiettile. Il paleontologo vorrebbe proseguire in Cina gli scavi interrotti, ma i capitalisti non lo permetteranno mai ad un accademico sovietico! Allora dirotta le sue ricerche in Kazahstan, dove trova un suolo simile a quello su il collega cinese lavorava (e che presenta strati coevi a quelli cinesi). Sfruttando lavori di sbancamento per la costruzione di una diga, vengono fatti scavi colossali (all’epoca il costo del lavoro era comunque basso).
Ma come si spiega un cranio vecchio di 70 milioni di anni forato da un proiettile?
Il paleontologo chiede aiuto ad un suo vecchio amico, un biologo.
Facciamo un passo indietro. Il biologo, all’inizio del romanzo breve, riesce (molto miracolosamente) a recuperare il taccuino di un suo studente morto in guerra (ritrova il taccuino dentro la carcassa del carrarmato dove é caduto il suo studente!). Nel taccuino il biologo legge una rivoluzionaria teoria: che le stelle non se ne stiano fisse nello spazio come tanti baccalá, ma che vaghino secondo orbite galattiche! Biologo e paleontologo lasciano mogli brontolanti e cercano conferme all’osservatorio astronomico e, dopo alcune notti insonni, scoprono un gruppo di stelle che 70 milioni di anni fa era nei pressi (a qualche anno luce) della Terra. È possibile, argomentano i due scienziati, che alcune di queste stelle avessero dei sistemi solari da portarsi appresso nelle loro orbite (da qui viene la bella idea delle Navi di stelle). Ed é possibile che in alcuni di questi sistemi solari si trovassero dei pianeti abitati da intelligenze evolute in grado di viaggiare fino alla Terra per andarvi a cercare dell’uranio (necessario ai loro motori atomici).
Bella teoria, ma bisogna trovare una prova. Le sole speranze sono riposte negli scavi.
In Kazahstan intanto gli scavi procedono febbrili, ma senza risultati. Addirittura gli operai, contagiati dall’entusiasmo dei paleontologi, offrono gratuitamente il loro aiuto (un bell’esempio di come il Lavoro aiuti la Scienza, commenta Efremov). Finalmente, verso la fine del romanzo breve, viene trovato il reperto tanto cercato, sotto lo scheletro di un dinosauro si scopre il cranio di una creatura sconosciuta, ma che doveva essere molto intelligente a giudicare dalle dimensioni della capoccia (simili a quelle del cranio umano). L’unica differenza é che al posto della bocca, il cranio presenta un bel becco.

3 maggio 2009

Tallinn? Ancora Tallinn?

Perché non cogliere l'occasione del Primo Maggio per una bella gita fuori porta? (soprattutto in considerazione del fatto che non abbiamo fatto scampagnata alcuna a Pasquetta e che non abbiamo goduto del comandato abbacchio alla scottadito con canoniche patate al forno a Pasqua).
Perché non cogliere, dunque, l'occasione del Primo Maggio per un parziale risarcimento per tradizioni non celebrate?
Perché non andarsene un paio di giorni a Tallinn? (ci si arriva con un'ora e mezzo di catamarano) Perché non poltrirsela in vasche bullicanti, saune e bagni turchi? (circondati da bambini russi che sguazzano onnipotenti nell'acqua, belle madri russe che cercano il getto piú rilassante e padri russi che spizzano lo spizzabile con affettata indifferenza; fossero stati Finni, sarebbero rimasti il pomeriggio a fissare accigliati il loro boccale di birra) Perché non concedersi massaggi e trattamenti vari, inclusa chiacchiera in Russo con la parrucchiera? E dopo, affamati e assetati, non sentirsi meritevoli di un bel bisteccone con patate e birra scura? E per finire un piattone di Kaiserschmarrn (un frittellone con prugne spezzettato e affogato nel puré di mele), incluso sfoggio di Tedesco con il donnone bavarese che ci serviva? E, di nuovo, a pranzo (verso le 5, ché la robusta colazione ci negava l'appetito) un'altra succulenta bistecca al vino con patatone arrosto? E infatti non ci siamo fatti mancare niente di tutto questo! Abbiamo evitato il piú possibile le mandrie di turisti, quest'anno Tedeschi e Svedesi (con questi ultimi che mi sono sembrati un po' coglioni); l'anno scorso solo Inglesi (di solito maleducati). Non mancano i turisti russi, ma ci stanno simpatici (o sono della serie "spettinati & vestiti come capita" o della serie "fashion victims con quell'aria sopra le righe un po' partenopea") e non li evitiamo. Né mancano i turisti finlandesi, ma non evitiamo nemmeno questi, chè sono inevitabili, come la Nemesi. Allego alcune foto fatte dalla nostra camera (16esimo piano).
tallinn_maggio_09_02 tallinn_maggio_09_03 tallinn_maggio_09_01 Sul traghetto, al ritorno, son capitato seduto alle spalle di due giovani donne italiane; presumo turiste a Hki che hanno fatto una scappata a Tallinn, vestite coi piumini invernali, una piú nana dell'altra. Ho ascoltato involontariamente la conversazione telefonica di una di queste con... indovinate un po' con chi? Ma con la mamma! Con chi? La tipa (la piú nana delle due) descriveva con parole di soddisfazione Tallinn alla mammina, solo si aspettava piú negozi (evidentemente non ha considerato negozi le rivendite di alcool, che forse per numero sono seconde solo alle birrerie). Per concludere cito dal menú del nostro albergo (di cui per pietá taccio il nome):

PENNE CARBONARA

sun dried tomatoes, peas, smoked ham, garlic cream sauce

(non traduco per la suddetta pietá).

25 aprile 2009

L'albero di Pasqua

Oggi non abbiamo potuto evitare i talkoot, una sorta di celebrazione borghese del giardinaggio condominiale, un rito che si tiene due volte l'anno (in primavera e in autunno) in cui ognuno è sacerdote e il cui porre in essere si esplica attraverso il semplice dandosi da fare o dando l'impressione di darsi da fare (in autunno il lavoro non manca, perchè si raccolgono tutte le foglie cadute e si prepara la terra per la gelida morsa invernale; ma in primavera c'è ben poco da fare e tutti danno il meglio di sé nel trovarsi occupazioni credibili).
Ho colto l'occasione igienica per liberarmi di un cadavere che da Gennaio giaceva insepolto nel giardinetto sul retro: il cadavere del nostro albero di Natale!
A mia parziale discolpa, rammento alla giuria che fino a poche settimane fa la carcassa rinseccolita era occultata da abbondante neve.
E stamattina bel bello mi sono caricato sulle spalle la spoglia mortale dell'albero di Natale e l'ho portata al cassonetto dei rifiuti bio (o baio, come dicono i colti). Una vicina ramazzante spalanca gli occhi e mi fa: ma non mi dire che quello è l'albero di Natale! E io, con una faccia di bronzo che descrivervi non saprei: ma no, è l'albero di Pasqua. Noi in Italia -continuo imperterrito- facciamo per tradizione non solo l'albero a Natale, ma anche a Pasqua. E lei: ma lo decorate pure? E io: sicuro!

2 aprile 2009

Appunti da Vaasa

In questa trasferta di lavoro, divido uno degli appartamenti della compagnia con un collega indiano, anche lui in trasferta. Occupa una posizione di rilievo nel nostro ufficio a Mumbai e si vede: é istruito, ma non ha solo titoli universitari, é (abbastanza) pulito e ha anche quel po' di savoir faire dell'uomo di mondo.
Si vede pure che gioca fuori casa, tiene la cresta abbassata perché non conosce le regole del gioco in Europa, ma da certe sue sfumature un po' decisioniste intuisco che é abituato a ordinare e ad essere obbedito.
Non mi pare uno stronzo. La mattina mi prepara il té, ieri al supermercato ha preteso di portare il cestino della spesa (forse io sono troppo abituato allo stile finlandese: ognuno fa per sé e non provare ad avvicinanrti!).
Vaasa non offre granché per distrarsi dopo il lavoro e dividere l'appartamento é un bene, perché si possono fare le cose insieme. Per me non sarebbe un problema stare da solo: mi porterei in avanti sulla tabella di lettura, ma l'Indiano, visto che la tele ha solo 4 canali, non saprebbe che fare da solo (a parte rimbambirsi di internet).
Ieri sera ho fatto all'Indiano una carbonara spiccia e la sera prima lui mi ha preparato dei noodles indiani che abbiamo condito con il masala fatto dalla moglie (trattasi di salsa piccantissima preparata con una trentina di ingredienti, tutti piccantissimi).
Dopo cena l'Indiano si stura sempre un paio di bicchieri di rum indiano (42.8%) e ogni tanto scompare in balcone a fumare e io apro il libro e volo a Shandy Hall nel 1718 a conversare con i fratelli Shandy, il caporale Trim e il dottor Slop.
Stamattina l'Indiano é andato al lavoro con scarpe da ginnastica, pantaloni scuri, camicia a maniche corte con taschino (con penne inserite), cravatta e giacca non abbinata ai pantaloni.
Si consideri che in tutto l'ufficio (saremo un 200 persone) gli unici a portare la cravatta eravano l'Indiano e il sottoscritto.

A Vaasa la minoranza finlandese di lingua svedese é meno minoranza che altrove. In ufficio lo Svedese si sente quanto, se non piú, del Finlandese. In bocca ai Finlandesi lo Svedese ha un suono strano, pare una specie di cantilena con vocali chiuse tipo: brispo franfo ciriciciúúre.
Suona come una lingua dolce, ma secca, l'ideale per i film di Bergman.

Vaasa é composta da un reticolo di strade; l'asse principale va dal mare verso l'interno. Lungo questo asse ci sono due piazze l'una dopo l'altra, divise solo da un isolato o due. Una piazza é piú antica: é praticamente una solida chiesa a cortina con un vuoto intorno circondato da austeri edifici pubblici (in una delle piú tristi declinazioni dello stile Gründerzeit indigeno). Nel mondo occidentale moderno, Stato e Chiesa non sono piú tenuti in considerazione come autoritá morali, per cui questa piazza é passata di moda ed é del tutto negletta (sempre entro i limiti dello standard finlandese per "negletto"). Mentre l'altra piazza, sebbene non cosí blasonata dalle vetrate colorate della chiesa e dai bassorilievi degli edifici pubblici, sebbene sia un vuoto grigio senza particolare genio urbanistico (sarebbe da chiamare spiazzo e non piazza), é il cuore del centro di Vaasa, il buco nero che catalizza l'attenzione urbana, tutto vetrine di negozi e di locali.
É questo il cuore dell'Occidente, un vuoto grigio spazzato da venti gelidi la cui infertile oscuritá é violata dai bagliori colorati di vetrine.

6 marzo 2009

Goodbye yo Berlin

Oggi post letterario.
Ho da poco terminato Goodbye to Berlin di Christopher Isherwood, in un ben conservato Paperback di quarantanni fa recapitatomi dall'amazzone britannica.
Da un po' di tempo ho cominciato a leggere libri in Inglese, sia per il piacere di leggere in lingua originale, sia con l'intento di migliorare il mio Inglese.
L'Inglese é la lingua che uso per lavorare (insieme al Finlandese e al Russo) ed é anche una delle lingue che uso nel tempo libero (nel tempo libero preferisco peró usare l'Italiano e gustarmi accenti ed espressioni dialettali diverse, sapide di italum acetum).
Insomma, mi sono letto Goodbye to Berlin. É una raccolta di appunti durante due soggiorni Berlinesi all'inizio degli anni '30. Non possedendo l'Inglese al 100% magari mi sono perso qualche sfumatura, ma nel complesso me lo sono goduto, una volta entrato nel meccanismo stilistico dell'autore. Isherwood usa una lingua molto mimetica, adattandola di volta in volta al personaggio che parla (ci riesce bene soprattutto quando mette in bocca a differenti Tedeschi ogni volta un differente Inglese; mi é piaciuto moltissimo il Tedesco sgrammaticato, ma efficace che parla un'attricetta britannica amica del protagonista); Céline in questo é maestro.
Alcune descrizioni sono mirabili. Il testo comincia con la dichiarazione che lo sguardo dell'autore si fa telecamera che passa registrando senza selezionare. Le sue descrizioni paiono veramente cosí, ma a ben analizzare si vede la mano selettiva dei dettagli, la mano che crea collegamenti attraverso allusioni e aggettivi, insomma si vede Flaubert tra le righe!
Mi é piaciuta anche la struttura narrativa. I primi capitoli raccontano personaggi e storie in dettaglio e nell'ultimo capitolo tutti i personaggi e le loro storie s'intrecciano l'uno nell'altra dando un mirabile senso di compiutezza e d'unitá al romanzo. Come in un giallo, ogni personaggio racconta la sua storia e alla fine l'investigatore compone un mosaico in cui tutte le tessere trovano il loro posto e tutte insieme compongono un'immagine. Questo é talento, perché durante la lettura, sapevo che gli eventi narrati dovevano essere piú o meno contemporanei e i capitoli mi sembravano un po' scollegati, ma alla fine Isherwood ha dato loro senso cucendoli insieme.
 
 
Adesso ho cominciato The Life and the Opinions of Tristram Shandy, Gentleman di Lawrence Sterne. Sterne é uno dei miei autori preferiti, per me é uno che potrebbe benissimo dare del tu a Cervantes, Proust e Musil. Ho conosciuto Sterne attraverso il Foscolo: con lo pseudonimo di Didimo Chierico, il Foscolo ha tradotto il Sentimental journey sterniano. Avendo amato le avventure di Yorick, il passo al Tristram Shandy é stato breve.
Sia il Sentimental journey, sia il Tristram Shandy li ho letti due volte (la seconda lettura del Tristram Shandy
é avvenuta durante l'interrail del '98, non posso dimenticare). Forte di questa doppia rilettura, mi avventuro nell'originale. A parte la lingua (l'Inglese del '700), la difficoltá é lo stile: Sterne usa frasi sterminate disseminate di digressioni che rendono la lettura un po' straniata, come quando si é un po' sbronzi; Sterne riesce a parlare tantissimo senza dire niente eppure alla fine di ogni capitolo ti sembra che qualcosa ti sia stato comunicato. Piú che una lettura pare una conversazione, é molto simile a Montaigne (al limite a te nemmeno interessa granché quello che Montaigne dice, ma ti fa piacere che lui sia lí con te a chiacchierare). Non dico altro perché sto veramente all'inizio.

27 febbraio 2009

La prova dell'esistenza di Dio e il segreto delle leggi dei mercati

Oggi un post ambiziosetto

1) La prova dell'esistenza di Dio.
Ho la prova inconfutabile della
Sua esistenza!
Metterá d'accordo cattolici ed anglicani, che sfileranno il Primo Maggio per le vie di Belfast bevendo fiumi di birra e sidro!
Si ricrederanno atei, agnostici, rinnegati, spretati, delusi, simoniaci, illuministi, matematici impertinenti, bestemmiatori, indecisi, comunisti (trinariciuti e non), dubbiosi, eretici (in particolare i monofisiti e i nestoriani), revisionisti, negatori dell'Olocausto, panteisti, radical chic e fricchettoni!
Nevica da tre giorni e non é il nostro turno per spalare il parcheggio!
Dio c'é! Giustizia c'é! Distributiva, commutativa e sociale! Fate voi.
Giá gnostici tradizionalisti, che hanno battuto le bancarelle del Lungosenna alla ricerca di introvabili guénoniani, bisbocciano a Oloroso di Jerez dell'87 con rabbini ortodossi nei caffé di le Marais!
Giá Aristotele sussulta di gioia nella sua tomba!
Giá odo i cori festosi dei sindacalisti e dei centri sociali che imboccano la via Cavour dai fori imperiali, mentre Alemanno, er Pecora e Storace, in testa ad una falange di fasci giulivi, li aspettano a piazza della repubblica con petali di rosa e biglietti dell'autobus usati e un gay pride estemporaneo dal Colosseo marcia fino alla basilica di san Giovanni in Laterano per assistere ad una mega Messa in memoria di Jörg Haider accompagnata dai Massive Attack e Gigi d'Alessio!

2) L'andamento dell'economia
Anni fa vidi
π, un bel film americano indipendente, che racconta la storia di un immaginario matematico ebreo newyorkese arrivato a scoprire la legge che regola l'andamento dei titoli di borsa. Siccome questa legge é basata su una sequenza numerica, la scoperta fa gola alla classica multinazionale cattiva e ad un rabbino ultra-ortodosso, che crede che quei numeri siano la sequenza cabbalistica del perduto nome di Dio. Il film termina con un doppio finale: il matematico si suicida o diventa scemo.
Nel film vengono trattati con competenza e chiarezza argomenti complessi come la serie di Fibonacci e lo sviluppo della spirale costruita sulla sezione aurea, argomenti dei quali ho un'ottima cognizione avendoli approfonditi nella mia tesi di laurea insieme ad altri (le proporzioni del pentagono, le relazioni tra spirale e pentagono, i frattali, ecc.; argomenti che mi hanno condotto poi alle discipline esoteriche, ma questa é un'altra storia).
Per farla breve, ho trovato un metodo infallibile per predire l'andamento dell'economia mondiale in relazione all'andamento del prezzo del petrolio! L'aspetto piú stupefacente é che é semplicissimo e non richiede lauree, MBA alla Bocconi, abbonamenti al Sole 24 Ore o l'aver visto Wall Street di Oliver Stone!
Ora vi spiego: il prezzo del diesel, che dipende direttamente dal prezzo del petrolio (fuorché in Italia), varia in progressione perfetta con la quantitá di carburante nel serbatoio della mia macchina! Cioé: non appena il contenuto del serbatoio é inferiore alla metá della sua capienza, il prezzo del diesel (e quindi del petrolio) comincia a salire (e quindi l'economia va in crisi nera, le banche argentine falliscono e si portano nella tomba i risparmi dei lavoratori italiani, le rate del mutuo s'impennano, disoccupati e precari aumentano); il momento peggiore é quando devo fare il pieno: stai sicuro che i prezzi sono schizzati alle stelle (e il mercato globale é a pezzi); appena fatto il pieno, il fenomeno s'inverte: il prezzo del diesel (e quindi del petrolio) cala (e quindi l'economia comincia a riprendersi, segnali di ottimismo dalla banca centrale europea, aumentano i consumi, l'abbondanza di liquido in circolazione permette facile accesso al credito, i tessuti cinesi non fanno piú paura); l'andamento positivo ovviamente dura finché non si supera la metá del serbatoio e tutto ricomincia da capo.
Tutto scientifico! (come il comunismo)

14 febbraio 2009

Livida Berlino - 2

anna_blume_01Abbiamo frequentato piú del solito Prenzlauer Berg, dove vivono molti dei nostri amici russi (di solito bazzichiamo l'Ovest). Mi sono divertito a sentirli discutere animatamente come noi Italiani sulla scelta del posto dove andare a mangiare o a bere.
Ci siamo tornati anche da soli, a Prenzlauer Berg, quando i pomeriggi erano troppo cupi e il vento portava con sè un misto poco intrigante di pioggia, ghiaccio e neve.
Ci é piaciuto piú di tutti Anna Blume, un caffé dal design sobriamente liberty con fioraio annesso (Blume = fiore) sulla Kollwitzstraße.
Il curvo bancone e i lunghi e ondulati divani dalla pelle rossa, specchiati dalla modellatura del controsoffitto, creano calde sinuositá ventrali in cui indugiare a lungo, in cui perdersi in fantasticherie mangiando una succulenta fettona di torta, in cui leggere o chiacchierare o guardare gli altri clienti bevendo un frischer Minztee.
Di primavera o d'estate si puó sedere fuori, godendo della tipica quiete berlinese che spira tra i viali (tanto diversa dallo sterile silenzio di Hki) e del mite solicello.

anna_blume_02Alla nostra destra, manco a farlo apposta, sedeva una studentessa di lingue, che raccontava all'amica finnica del suo studio della lingua finlandese e dei suoi soggiorni in Finlandia. Mi sarebbe tanto piaciuto entrare nella conversazione e dire la mia, ma non mi andava di sporcare l'entusiasmo ingenuo della studentessa.
Alla nostra sinistra sedeva una giovane donna dalla lunga treccia nera, rapita nella conversazione con un uomo di mezz'etá. Ho pensato che la giovane donna fosse una studentessa e il vecchio il suo adorato professore-pigmalione. Lei era troppo felicemente concentrata sul suo interlocutore per poter pensare che questi ne fosse semplicemente il padre. Chissá che l'interesse e l'ammirazione non l'abbiamo spinta a maggiore intimitá con l'uomo. Che mi dava le spalle, onde non potevo coglierne l'espressione, se quella altera di un maestro o quella lubrica di un fauno.
Davanti, ma piú distanti, due anziane signore parlavano sottovoce con gran gesticolare.
Passava qua e lá la giovane cameriera, chiaramente una studentessa, con una smorfia un po' antipatica che le irrigidiva il bel volto.
Non paghi delle lunghe passeggiate, spesso allungavamo volutamente i tragitti in metro per osservare un po' di umanitá varia berlinese.

13 febbraio 2009

Livida Berlino - 1

Abbiamo passato alcuni giorni a Berlino.
Febbraio é forse il mese meno felice per andarsene a spasso (almeno nell'emisfero boreale); va da sé che Berlino c'incanta anche a Febbraio, persino quando é livida (non posso scrivere gelida, venendo da una gelida Helsinki).
Livida come la mattina che ci ha portato a Treptower Park, dove si trova un tempio a cielo aperto, un memoriale alla gloria eterna degli eroi socialisti dell'armata rossa che hanno donato le loro vite per liberare l'umanitá dalla schiavitú fascista (cito a memoria dall'epigrafe russa).
 
treptower park, bassorilievoSebbene io non abbia simpatia alcuna per comunismo, socialismo e sinistra in generale, sebbene il memoriale sia letteralmente farcito di frasi roboanti firmate Iosif Stalin (frasi ripetute a pappagallo per sessant'anni da alti papaveri e da scagnozzi di partito, da demagoghi sindacalisti e da fankazzisti capelloni da centro sociale fino a ridursi a locuzioni retoriche svuotate di ogni reale significato, anche politico oramai; fino a riempirsi di ridicolo in bocca a nani, ballerine, travestiti e telegenici), a Treptower Park si respira fortissimo e vivissimo il fiato greve della tragedia. Della tragedia della guerra.
Il valore politico del memoriale mi sembra passato. Una grande statua in cima ad una tozza torre mostra un soldato che tiene una bambina nel braccio sinistro e una spada reclinata nella destra (mi fa pensare all'angelo che rinfodera la lama sulla sommitá di Castel Sant'Angelo) e che calpesta una svastica spezzata (come Maria la testa del serpente?): ora non ci sono piú svastiche da spezzare, non ci sono piú le schiere hitleriane che invadono la nostra patria socialista (ora abbiamo il nazisionismo e il fascismo islamico), e non ci sono piú liberatori, armate rosse, armate a cavallo (al massimo esportiamo la democrazia o instauriamo la sharia). Il memoriale rimane a dar voce al dolore dell'umanitá ferita dalla guerra, da ogni guerra. Questa voce di dolore, atroce sorda pressione, é ancora viva, ancora lacera i nostri timpani. E nonostante che i Russi arrivassero come liberatori (e ben presto sarebbero rimasti come invasori per cinquant'anni), nonostante l'epos della conquista di Berlino, uscendo dal memoriale di Treptower Park si porta con sé la consapevolezza che la guerra, nessuna guerra é eroica.
 
treptower_parkLo stesso pesante stordimento mi ha colto ai cimiteri alleati di Cassino e alle Fosse Ardeatine.
La visita a Treptower Park ci ha segnato.
Tanto che ci vogliamo tornare in primavera, quando il risveglio della natura dará un profumo di speranza alle nostre meditazioni.
In questi giorni a Berlino c'é la Berlinale. Abbiamo visto un film danese, Lille soldat, di Annette K. Olesen. Il film racconta di Lotte, appena tornata dal servizio militare in Iraq (bella la citazione iniziale da Apocalypse now), di cui non dice niente, ma che certo ha lasciato un segno profondo in lei; senza soldi e lavoro, si vede offrire un posto da autista dal padre, che é stato assente nella vita di Lotte e che ora prospera nel giro della prostituzione. Lotte diventerá l'autista della squillo piú bella e richiesta, la nigeriana Lily. Nel film é descritto l'evolversi del singolare rapporto tra Lotte e Lily, che é anche la donna del padre di Lotte, il suo protettore. Due donne forti, Lotte cancella la propia femminilitá (ma non del tutto), Lily invece la esalta, all'opposto. Non racconto oltre.
Nonostante il tema forte, il film non é retorico o moralistico e, pur con un finale un po' melodrammatico, ti tocca.
Piacevole spizzarsi un po' gli animali da festival: arie impegnate e assorte da intellettuale, barbe incolte, lunghe sciarpe, velluto, baschi di tutte le fogge per tutti i sessi possibili immaginabili; non possono mancare i Giapponesi con la borsa a tracolla della Berlinale.
Nonostante il livido Febbraio, abbiamo fatto lunghe passeggiate in quartieri a noi poco noti: Steglitz e Tempelhof.
Steglitz é un quartiere meridionale. L'ultimo, credo, a una certa densitá prima dei quartieri giardino come Dahlem o Lichterfelde. Ha ancora il carattere herrlich (signorile) di Wilmersdorf o Charlottenburg, con le sue tranquille vie alberate fornite di edifici Gründerzeit. Un centro commerciale appena costruito pare l'abbia scosso dal suo discreto torpore borghese. Un posto dove professionisti vivono, tengono studio e parcheggiano l'Audi.
Tempelhof é piú interessante e (per noi) inaspettato. Il quartiere era fino a poco tempo fa tiranneggiato dall'aeroporto omonino. Ora che l'aeroporto é stato chiuso, si prevede un suo sviluppo, essendo confinante con i trendy (e cari) quartieri di Schöneberg e Kreuzberg. Ancora si respira quasi un'aria di paese, case basse, suono di campane, sebbene Tempelhof sia tutto sommato abbastanza centrale, perché il quartiere é isolato dal resto della cittá da ferrovia e autobahn a ovest e nord, dal vuoto dell'aeroporto a est e da un corso d'acqua a sud.
(continua)

6 febbraio 2009

Di furgoni e passeggiate

Ieri al corso di Russo l'insegnante ci spiegava il significato della parola увлечение (uvlečenie, passione). Ad esempio, mi fa, se tu hai uvlečenie per le belle macchine, ti compri: Ferrari, Ducato... E una delle signore-madri la interrompe aggiungendo: Iaguár (pronuncia russa).
Al sentire Ducato, ho sorriso: certo l'insegnante voleva dire Ducati la moto, e non Ducato il furgone! fiat_ducato
Lí per lí non ci ho badato troppo ed ho continuato a seguire la lezione, ma dopo cinque minuti mi é venuto in mente un garage strafico con una Ferrari, una Lamborghini, una Rolls-Royce, una Iaguár... e un Ducato!
E sono sbottato a ridere. Cosí, di punto in bianco.
L'insegnante, piacevolmente impressa dallo scoppio d'ilaritá, me ne ha chiesto la ragione e quando ha capito che il busillis era l'aver scambiato la Ducati per il Ducato é diventata tutta rossa, nonostante la sollevassi d'ogni responsabilitá per l'oggettiva somiglianza tra Ducati e Ducato.
Dopo il russkij urok, la lezione di Russo, ho un'oretta di buco (come si diceva ai tempi della scuola e dell'uni) dalle sei alle sette, prima che cominci il Deutschkurs.

Di solito, ai tempi dell'uni, l'oretta di buco era l'ideale per una chiacchiera, qualche sigaretta e un caffé (con panna, se girava bene); talvolta questo miscuglio di chiacchiera, sigaretta e caffé consumato ai tavolini del Bar dello Studente (con vista sul Colosseo, mica pizza e fichi!) era cosí avvincente (complice la compagnia di spiriti sopraffini quali er Pinta, er Centallóra, er Tallone e le Quotate Flautiste e galeotto il clima mite romano) che il buco si allargava fino ad inghiottire la lezione successiva, ma questa é un'altra storia!

Eravamo rimasti con questo buco di un'oretta, piacevole chance per un pigro vagolare flâneur.
Meno male che finora il tempo é stato clemente!
Siccome a Hki (e nel resto del granducato) i negozi chiudono alle sei, a parte parrucchieri e supermercati, nel mio passeggiare mi debbo accontentare di vetrine cupamente illuminate, degli sguardi assenti delle sciampiste che frizionano capoccioni di tutte le taglie e del via vai di larve schive con buste della spesa sbiadite. Incontro spesso cani portati a spasso da diafani figuri, mi accorgo all'ultimo istante di gruppi di bambini che giocano nella neve nel piú assoluto silenzio, sorvegliati da genitori mimetizzati nel buio. Dall'odore improvvismo di sigaretta intuisco che mi sta passando vicino qualcuno che fuma.
Sfilano le criniere gialle di stivalate di mezz'etá tutte tacchi e forza, sfilano biondine ricche di modernitá e di giovinezza, maschietti concentrati sulla playlist o sulla frangetta e vecchi professionisti impenetrabili intabarrati disseminatori di figli. Sono a Töölö, zona signorile, quasi europea, e non battuta dalle schiere brute degli alcolizzati.
Incrocio soprattutto donne e non perché l'occhio vede/cerca quello che gli piace, ma perché gli uomini finlandesi campano nel cono d'ombra delle donne finlandesi.
Solo soletto passeggio ruminando i miei pensieri.
Finché il tempo regge.
Quando arriverá il freddo passeró l'oretta di buco leggendo su un divano del centro culturale russo.

4 febbraio 2009

Il centauro

Quando per qualche motivo durante il giorno esco dall'ufficio, spesso trovo all'ingresso di un supermercato un Russo che muove dei burattini al ritmo di rock russo (suonato da uno stereetto scassato).
Un osservatore superficiale penserebbe che i burattini danzino, ma a guardare bene il Russo non fa altro che muoverli su e giú. Lo strepito struggente del rock non fa scopa con lo sguardo assente del burattinaio, perso in chissá quali atarassici mondi, peró fa scopa con la sua aria sdrucita da centauro alto e possente, e soprattutto maledetto. Merito di vecchia bandana, barbone nero e giubbottaccio di pelle.
Peccato che non dia l'idea di avere nemmeno una bicicletta.
Qualche mattina presto, l'ho visto in compagnia di una donna minuta, secchettina; anche lei con l'aria di averne passate tante. Mi sembrava sbronza. E lui l'aiutava ad andare piano piano.
Stamattina dalla finestra invece ho visto lui passare sbronzo e traballante, sorretto da lei.